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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Appropriazione indebita: la prescrizione non salva se c’è sospensione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di appropriazione indebita. La difesa sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione, contestando la data di consumazione individuata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che, anche ipotizzando la consumazione del reato nel termine più favorevole indicato dalla difesa, la prescrizione non era comunque maturata prima della sentenza d'appello. Nel calcolo dei tempi, infatti, i giudici hanno computato una sospensione di sessanta giorni dovuta a un impedimento dell'imputato stesso. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Abbandono di animali: nessuna violenza ma scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un'ammenda di 1.667,00 euro nei confronti di una donna per il reato di abbandono di animali (art. 727 c.p.). L'imputata teneva il proprio cane in un locale fatiscente, in pessime condizioni igieniche e circondato da escrementi. La difesa ha contestato il calcolo della prescrizione e ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per configurare l'abbandono di animali non serve la crudeltà intenzionale, ma basta una grave trascuratezza o il disinteresse verso il benessere dell'animale. Inoltre, spetta all'imputato dimostrare i presupposti per l'esclusione della punibilità. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Danneggiamento aggravato: ricorso inutile e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata contro la sentenza d'appello che l'aveva condannata per il reato di danneggiamento aggravato. La ricorrente lamentava la mancata prescrizione del reato, l'assenza di condizioni di procedibilità e un errore nel calcolo della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi rispetto a quanto già esaminato e respinto in appello. La Corte d'appello aveva infatti calcolato correttamente i tempi di prescrizione, considerando i periodi di sospensione, e individuato correttamente la gravità del fatto. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occultamento di scritture contabili: condanna definitiva
Un socio accomandatario di una società è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione per il reato di occultamento di scritture contabili. L'imprenditore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i documenti fossero stati distrutti (circostanza che avrebbe fatto scattare la prescrizione) e non nascosti, e lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in mancanza di prove sulla distruzione fisica dei registri, la condotta costituisce occultamento, reato di natura permanente che sposta in avanti il calcolo della prescrizione. Inoltre, la presenza di precedenti penali esclude la concessione delle attenuanti generiche. L'imprenditore perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa testimonianza: la Cassazione nega la prescrizione tardiva
Il Testimone ha proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per falsa testimonianza, sostenendo di aver assistito a un incidente stradale e eccependo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ricostruzione dei fatti non può essere riesaminata in sede di legittimità e che la data indicata per la prescrizione era errata. Poiché il ricorso è inammissibile, non è possibile rilevare la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: incidente non provato, reato estinto
Un automobilista viene condannato per guida in stato di ebbrezza, aggravata dall'aver provocato un incidente stradale di notte. L'imputato ricorre in Cassazione contestando la validità dell'alcoltest, eseguito dopo un'ora e privo di prova di omologazione, e l'assenza di prova sul nesso causale tra lo stato di ebbrezza e l'incidente. La Suprema Corte rileva che il reato è ormai estinto per prescrizione. Inoltre, evidenzia che i motivi di ricorso non sono manifestamente infondati, poiché i giudici di merito non hanno motivato sul nesso di strumentalità-occasionalità tra l'ebbrezza e il sinistro. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato.
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Sospensione condizionale della pena ammessa dopo i lavori utili
Un automobilista, fermato alla guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico di 1,68 g/l dopo un incidente notturno, si è visto negare la sospensione condizionale della pena a causa di un precedente reato analogo, estinto grazie allo svolgimento positivo di lavori di pubblica utilità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che un reato precedentemente estinto tramite lavori di pubblica utilità non costituisce un ostacolo per concedere la sospensione condizionale della pena in un successivo procedimento. Di conseguenza, accertata anche la scadenza dei termini temporali per giudicare il fatto, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Violenza sulle cose: staccare il codice a barre non è aggravante
L'Imputato è stato accusato di tentato furto di merce in un supermercato, con l'aggravante della violenza sulle cose per aver rimosso un codice a barre da una confezione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la semplice rimozione o rottura di un codice a barre non costituisce violenza sulle cose, poiché l'etichetta serve solo a identificare il prezzo e non a proteggere il bene dai furti. Non essendoci un vero danneggiamento del sistema di sicurezza, l'aggravante decade. Di conseguenza, venuta meno la gravità del reato, la Suprema Corte ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, annullando la precedente condanna senza rinvio.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Il caso riguarda un automobilista accusato del reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver causato un incidente stradale in orario notturno nel 2015. Dopo la condanna in appello, il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando la responsabilità penale. I giudici di legittimità hanno rilevato d'ufficio che, nelle more del giudizio, è decorso il termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato. Poiché il ricorso non era inammissibile, la Corte ha potuto applicare la causa di estinzione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto per prescrizione, non essendovi elementi evidenti per un'assoluzione nel merito.
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Prescrizione del reato: condanna cancellata per guida in stato di ebbrezza
Il Conducente è stato condannato per guida in stato di ebbrezza ai sensi dell'articolo 186 del Codice della Strada per un fatto commesso nel maggio 2016. Contro la condanna della Corte d'Appello, il difensore ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno rilevato d'ufficio la prescrizione del reato, maturata dopo cinque anni dal fatto. Poiché il ricorso era ammissibile, la Corte ha potuto applicare la causa di non punibilità, annullando la sentenza di condanna senza rinvio. Non essendoci elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la decisione si è basata esclusivamente sulla prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato: condanna annullata in Cassazione
Il Conducente veniva accusato del reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel 2016. Dopo la condanna nei gradi precedenti, proponeva ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte, rilevando che il ricorso non era inammissibile, ha dichiarato d'ufficio la prescrizione del reato, maturata dopo la sentenza d'appello. Poiché erano decorsi più di cinque anni dal fatto senza una condanna definitiva e non emergevano elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Corte ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio. Il procedimento si conclude così con l'estinzione del reato per prescrizione del reato, liberando il Conducente da ogni conseguenza penale.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per alcol
Il caso riguarda un automobilista condannato nei gradi precedenti per guida in stato di ebbrezza aggravata. Il conducente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la regolarità dei controlli e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rilevato che, nel frattempo, è maturata la prescrizione del reato, essendo trascorsi più di cinque anni dal fatto senza che il ricorso fosse inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna. La prescrizione del reato ha così estinto ogni accusa, determinando la vittoria del conducente che evita la sanzione penale.
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Prescrizione del reato: addio condanna per guida in stato di ebbrezza
L'Automobilista era stata condannata per guida in stato di ebbrezza con le aggravanti dell'incidente stradale e delle ore notturne. Contro la sentenza d'appello, l'imputata ha proposto ricorso per Cassazione. I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso era ammissibile, non presentando vizi formali o manifesta infondatezza. Di conseguenza, si è potuto constatare il decorso del termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato, maturato successivamente alla sentenza d'appello. Non essendoci elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione del reato. L'Automobilista ha così ottenuto la cancellazione della condanna senza subire ulteriori procedimenti.
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Prescrizione del reato: salva la patente nonostante l’alcol
La Conducente era stata condannata per guida in stato di ebbrezza per un fatto commesso nel luglio 2014. La Corte di Cassazione ha rilevato che, trattandosi di una contravvenzione, il termine massimo per la prescrizione del reato è di cinque anni. Poiché tale termine è decorso dopo la sentenza d'appello e non emergono prove evidenti e immediate di innocenza ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. Di conseguenza, è stata dichiarata la prescrizione del reato con la revoca delle sanzioni accessorie della confisca del veicolo e della revoca della patente di guida.
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Prescrizione del reato: condanna annullata e patente salvata
L'Imputato era stato condannato nei gradi precedenti per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel 2014. La Corte di Cassazione ha rilevato che la violazione, qualificata come contravvenzione, era ormai estinta per il decorso del termine massimo di cinque anni. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato prevale sull'assoluzione nel merito, a meno che l'innocenza dell'imputato non emerga in modo immediato e indiscutibile dagli atti di causa. Non riscontrando tale evidenza lampante, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, eliminando anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente.
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Condanna cancellata: la prescrizione del reato batte l’omissione
Un automobilista era stato condannato per omissione di soccorso a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 2012. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove. I giudici di legittimità hanno rilevato che, nel frattempo, era maturata la prescrizione del reato, essendo ampiamente decorso il termine massimo di sette anni e sei mesi. La Suprema Corte ha chiarito che l'assoluzione nel merito prevale sulla prescrizione solo se l'innocenza emerge in modo evidente e immediato ("ictu oculi"). Non essendoci prove lampanti di innocenza, la Corte ha annullato senza rinvio la condanna proprio per intervenuta prescrizione del reato, eliminando anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente.
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Prescrizione del reato: salta la condanna per guida in ebbrezza
L'Imputato era stato condannato per guida in stato di ebbrezza per un fatto commesso nel novembre 2014. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rilevato che il termine massimo di cinque anni per la contravvenzione era decorso dopo la sentenza d'appello. Poiché dagli atti non emergeva in modo evidente e immediato l'innocenza dell'imputato, i giudici non hanno potuto pronunciare l'assoluzione nel merito. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando la prescrizione del reato ed eliminando anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Un automobilista, condannato nei gradi precedenti per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel 2015, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha rilevato che, trattandosi di una contravvenzione, il termine massimo di prescrizione di cinque anni era ormai interamente decorso dopo la sentenza d'appello. I giudici hanno chiarito che l'assoluzione nel merito prevale sulla prescrizione solo se l'innocenza dell'imputato emerge in modo evidente e immediato dagli atti, senza necessità di ulteriori accertamenti. Non ricorrendo tale evidenza nel caso di specie, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato, eliminando anche la sanzione amministrativa accessoria applicata.
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Condanna per furto annullata: vince la prescrizione del reato
L'Imputato, condannato nei gradi precedenti per furto aggravato commesso nel 2013, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione del fatto. Durante il procedimento, è emerso il decorso del termine massimo di sette anni e sei mesi, determinando la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rilevato che, in assenza di prove evidenti e immediate dell'innocenza dell'imputato ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale, la causa estintiva prevale sulla valutazione del merito. Di conseguenza, la Corte ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando estinto il reato per prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato: evita la condanna ma perde la patente
Un automobilista è stato condannato in primo grado per guida in stato di ebbrezza. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso lamentando l'ingiusta concessione delle attenuanti generiche e la mancata confisca del veicolo. La Corte di Cassazione ha rilevato d'ufficio l'avvenuta prescrizione del reato, essendo decorso il termine massimo di cinque anni dal fatto. I giudici hanno chiarito che, in presenza di una causa di estinzione come la prescrizione del reato, non è possibile esaminare i vizi di motivazione sollevati dal ricorrente, né procedere a un rinvio. Non emergendo elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti al Prefetto per i provvedimenti amministrativi sulla patente.
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