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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Guida in stato di ebbrezza: condanna annullata per prescrizione
Il conducente di un veicolo veniva condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel novembre 2015. La Corte d'Appello riduceva la pena a due mesi di arresto e mille euro di ammenda. L'imputato proponeva ricorso per Cassazione contestando la sussistenza dello stato di alterazione e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha rilevato che il primo motivo di ricorso non era palesemente infondato, a causa di contrasti interpretativi nella giurisprudenza. Di conseguenza, non potendosi dichiarare l'inammissibilità del ricorso, i giudici hanno dovuto rilevare l'avvenuta prescrizione del reato, maturata nel termine di cinque anni. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata per estinzione del reato.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna del datore
Il caso riguarda un Datore di Lavoro condannato in primo grado per lesioni colpose ai danni di un lavoratore, a causa della presunta mancanza di sicurezza sul lavoro. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile il suo gravame. L'imprenditore ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando il travisamento dei fatti in merito alla fornitura dei dispositivi di protezione individuale e alla presenza di un caporeparto addetto alla vigilanza. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso non erano manifestamente infondati. Di conseguenza, non potendosi considerare il ricorso inammissibile fin dal principio, i giudici hanno dovuto rilevare l'avvenuta estinzione del reato. La Cassazione ha quindi pronunciato l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato, poiché era decorso il termine massimo di sette anni e sei mesi.
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Reato di ricettazione: condanna definitiva per 800 kg di arance
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione per il possesso ingiustificato di circa ottocento chili di arance rubate. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato, l'eccessività della pena e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato non era prescritto a causa di una sospensione dei termini e che l'inammissibilità del ricorso preclude la rilevabilità della prescrizione. Inoltre, la pena inflitta, vicina al minimo edittale, è stata ritenuta congrua e adeguatamente motivata in relazione all'ingente quantitativo di merce. Infine, le attenuanti generiche non possono essere concesse in assenza di elementi positivi specifici indicati dalla difesa. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Niente circostanze attenuanti generiche per chi ha precedenti
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Per quanto riguarda la prescrizione, i termini non erano decorsi prima della sentenza di appello. In merito alle circostanze attenuanti generiche, i giudici hanno confermato che la presenza di precedenti penali e l'assenza di resipiscenza (pentimento) giustificano pienamente il loro diniego. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione e contraffazione: la Cassazione nega sconti ai pirati
Il caso riguarda un uomo condannato per aver acquistato e detenuto supporti audiovisivi piratati destinati alla vendita. La Corte di Cassazione ha analizzato la configurabilità del reato di ricettazione e contraffazione di opere protette. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando che chi acquista e detiene materiale piratato per commercializzarlo risponde di entrambi i reati in concorso tra loro. I giudici hanno ritenuto corretta la pena applicata e legittimo il diniego delle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: arresti in ospedale ma seduto in cortile
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari presso una struttura ospedaliera è stato sorpreso dalle forze dell'ordine mentre si trovava seduto su una panchina nel cortile esterno dell'edificio. Accusato del reato di evasione, l'imputato ha presentato ricorso in Cassazione deducendo l'insussistenza del fatto, richiedendo l'applicazione dell'attenuante per il rientro spontaneo e sollevando l'eccezione di prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'uomo, evidenziando che l'allontanamento dal reparto configura il reato di evasione e che il rientro è avvenuto solo dopo il sollecito dei militari, escludendo così l'attenuante. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: la condanna salta per prescrizione
Un automobilista veniva condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, accertato tramite alcoltest con valori superiori ai limiti di legge. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione lamentando, tra i vari motivi, l'invalidità della notifica del decreto di citazione a giudizio e la mancata concessione di benefici di legge. La Suprema Corte, rilevando che il primo motivo di ricorso non era manifestamente infondato, ha dichiarato l'ammissibilità dell'impugnazione. Di conseguenza, i giudici hanno rilevato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge e hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna. Il reato si è infatti estinto per prescrizione, poiché il fatto risaliva al maggio del 2016. L'automobilista ottiene così la cancellazione della condanna.
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Guida in stato di ebbrezza: la Cassazione annulla la condanna
Il Conducente veniva condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale e dall'essere neopatentato, con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione contestando il funzionamento dell'etilometro, la qualifica di neopatentato, la dinamica dell'incidente e l'omessa valutazione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte, rilevando l'ammissibilità del ricorso a causa della totale mancanza di motivazione del giudice d'appello sulle attenuanti generiche, ha dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, liberando il conducente dalle sanzioni penali.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Un automobilista, accusato di guida in stato di ebbrezza per aver causato un incidente stradale con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, ha fatto ricorso in Cassazione. Il conducente ha contestato diverse violazioni procedurali, tra cui la mancata segnalazione della possibilità di accedere alla messa alla prova nel decreto di condanna originario. La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso ammissibile e non manifestamente infondato. Di conseguenza, poiché il fatto risaliva al dicembre 2015, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del reato per decorso dei termini di tempo. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna, liberando l'imputato da ogni conseguenza penale grazie alla prescrizione.
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Prescrizione del reato: condanna confermata per monete false
L'Imputata veniva condannata per il reato di spendita di monete false senza concerto. Successivamente, proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per questo specifico reato, il termine di prescrizione ordinario è di otto anni, che sale a dieci anni in presenza di atti interruttivi. Poiché i fatti risalivano a fine gennaio 2007, la prescrizione del reato non si era ancora compiuta al momento della sentenza di secondo grado nel luglio 2016. Di conseguenza, l'imputata perde la causa e viene condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione per crisi di astinenza: lo stato di necessità non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato si era allontanato dalla propria abitazione giustificandosi con la necessità di reperire del metadone a causa di una grave crisi di astinenza. La difesa ha invocato lo stato di necessità, ma la Suprema Corte ha ritenuto il motivo generico e ripetitivo. Inoltre, i giudici hanno respinto la richiesta di prescrizione del reato a causa della presenza di una recidiva specifica e reiterata, che ha allungato i tempi di estinzione del reato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. L'evasione per crisi di astinenza non configura quindi una scriminante automatica.
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Prescrizione del reato: la Cassazione frena i ricorsi pretestuosi
I Ricorrenti hanno proposto ricorso per Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e chiedendo la dichiarazione di prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Il motivo sulla recidiva è stato ritenuto inammissibile poiché richiedeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità, e ripeteva argomenti già respinti in appello. La richiesta di prescrizione del reato è stata giudicata infondata, in quanto i ricorrenti non hanno considerato i periodi di sospensione della prescrizione introdotti dalla legge Orlando. Di conseguenza, la Corte ha condannato i soggetti al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: cancellata la condanna per lesioni
L'Imputato era stato condannato per lesioni personali aggravate dall'uso di un'arma ai danni della Persona Offesa. Avverso la sentenza d'appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione denunciando violazioni procedurali. La Suprema Corte, rilevata l'ammissibilità del ricorso e l'assenza di elementi per un'immediata assoluzione nel merito, ha calcolato il decorso del tempo utile per la punibilità del fatto. Computando i periodi di sospensione dovuti all'astensione dei difensori e all'impedimento dell'imputato detenuto all'estero, i giudici hanno accertato l'avvenuta prescrizione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Furto e condanna cancellati: scatta la prescrizione del reato
L'Imputata era stata condannata per furto in abitazione e utilizzo indebito di carte di credito, fatti commessi nel 2010 con l'aggravante della recidiva. Contro la condanna della Corte d'Appello, l'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno verificato che il ricorso non era inammissibile e hanno ricalcolato i tempi necessari per l'estinzione dei reati. Applicando le regole sul calcolo della recidiva, la Corte ha accertato il decorso dei termini massimi di legge. Di conseguenza, la Cassazione ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando la avvenuta prescrizione del reato per entrambe le contestazioni. L'Imputata ottiene così la cancellazione della condanna.
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Condanna cancellata: la prescrizione del reato salva l’imputato
L'Imputato era stato condannato per il reato di falsità ideologica in certificati, commesso nel luglio 2011. Contro la decisione della Corte d'Appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno ritenuto il ricorso ammissibile. Poiché non sussistevano i presupposti per un'assoluzione immediata nel merito, la Suprema Corte ha dovuto calcolare il tempo trascorso dal fatto. Tenendo conto dei periodi di sospensione del processo, i giudici hanno rilevato l'avvenuta prescrizione del reato, maturata nel luglio 2020. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Prescrizione del reato: i rinvii difensivi salvano la condanna
L'Imputato è stato condannato per truffa, sostituzione di persona e possesso di documenti falsi. Ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che fosse già maturata la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno calcolato che il termine di prescrizione non era decorso prima della sentenza di secondo grado, poiché andavano computati ben 453 giorni di sospensione dovuti a rinvii richiesti dalla difesa e ad astensioni degli avvocati. Di conseguenza, la prescrizione del reato si è perfezionata solo successivamente alla decisione d'appello, rendendo infondata la tesi difensiva. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: condanna ridotta per l’esplosivo
L'Imputato era stato condannato in appello a tre anni di reclusione per detenzione e porto di un ordigno esplosivo. Contro la sentenza ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando il rifiuto di ascoltare nuovi testimoni e la mancata dichiarazione di estinzione del reato per il decorso del tempo. La Suprema Corte ha ritenuto infondati i motivi sulla prova testimoniale, confermando che il giudice d'appello non deve riaprire l'istruttoria se le prove sono già complete. Tuttavia, ha accolto il motivo sulla prescrizione del reato di detenzione di esplosivi, maturata prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per questo specifico reato e ha rideterminato la pena per il porto d'arma residuo a due anni e dieci mesi di reclusione e cinquemila euro di multa.
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Furto di energia elettrica: la prescrizione cancella la condanna
L'Utente era stata condannata per il reato di furto di energia elettrica, realizzato tramite un allaccio abusivo ottenuto modificando il cavo dell'ente erogatore. L'Utente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la responsabilità, l'aggravante della violenza sulle cose e il mancato riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno, già accettato dall'ente. La Suprema Corte ha ritenuto non manifestamente infondato il motivo relativo al risarcimento del danno. Questa valutazione ha impedito la dichiarazione di inammissibilità totale del ricorso, consentendo così di rilevare l'avvenuto decorso del tempo massimo per punire il fatto. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per estinzione del reato dovuta a prescrizione.
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Calcolo della prescrizione: il tempo non salva il recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello. Il ricorrente contestava il calcolo della prescrizione effettuato dai giudici di merito, ritenendolo errato. La Suprema Corte ha invece chiarito che la recidiva (la ripetizione di reati), incidendo sulla pena massima applicabile, aumenta automaticamente anche i termini di tempo necessari affinché il reato si estingua per prescrizione. Di conseguenza, il calcolo iniziale era corretto. Il cittadino ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: contatti vietati e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'uomo era stato condannato per aver violato le prescrizioni della misura, associandosi abitualmente a soggetti pregiudicati. La difesa sosteneva che gli incontri con pregiudicati diversi non integrassero l'abitualità e che il reato fosse prescritto. I giudici hanno chiarito che l'abitualità si configura anche con contatti programmati e ravvicinati con più pregiudicati di elevato spessore criminale. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di dichiarare la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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