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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Prescrizione del reato: la citazione in appello ferma il tempo
L'Imputato, condannato per false dichiarazioni sulla propria identità, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. Secondo la difesa, tra la sentenza di primo grado del 2012 e quella di appello del 2020 era decorso il termine massimo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione del reato, pari a sette anni e sei mesi per via della recidiva reiterata, è stato validamente interrotto dalla notifica del decreto di citazione per il giudizio di appello nel gennaio 2020. Di conseguenza, la prescrizione del reato non si era compiuta. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa con assegni falsi: niente sconti di pena in Cassazione
Un uomo è stato condannato per il reato di truffa con assegni falsi, commesso durante l'acquisto di un veicolo. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la prescrizione del reato e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, ritenendo la pena eccessiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione non era decorso a causa di una sospensione dovuta all'astensione degli avvocati dalle udienze. Inoltre, la Cassazione ha confermato la legittimità del diniego delle attenuanti generiche, motivato dai precedenti penali dell'imputato. La determinazione della pena rientra infatti nei poteri discrezionali del giudice di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di assegno rubato: l’acquisto dell’auto costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la ricettazione di assegno rubato del valore di 1.930 euro, utilizzato per acquistare un'autovettura senza chiarirne la provenienza. L'imputato contestava la valutazione delle prove e sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. Inoltre, calcolando i periodi di sospensione dovuti all'astensione degli avvocati dalle udienze, la prescrizione non era ancora maturata al momento della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione: l’auto smarrita non evita la condanna penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di ricettazione. L'imputato sosteneva che il fatto dovesse essere qualificato come semplice appropriazione di cose smarrite. I giudici hanno chiarito che, se un oggetto smarrito conserva segni evidenti della proprietà altrui (come un'autovettura), chi se ne appropria commette furto e non appropriazione di cose smarrite. Di conseguenza, la successiva circolazione del bene integra il reato di ricettazione per i successivi possessori consapevoli della provenienza illecita. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti e l'applicazione della recidiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato e recidiva: quando il tempo non salva
L'Imputato, condannato per ricettazione, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per il decorso del tempo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, ai fini del calcolo del tempo necessario per la prescrizione del reato e recidiva qualificata, quest'ultima deve essere sempre considerata per allungare i termini di estinzione del reato. Questo principio si applica anche se la recidiva è stata ritenuta equivalente o inferiore rispetto alle circostanze attenuanti nel bilanciamento della pena. Di conseguenza, il termine di prescrizione per il delitto commesso nel 2009 scadrà solo nel 2031. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per errore di calcolo
Il caso riguarda un commerciante condannato nei primi due gradi di giudizio per ricettazione e commercio di prodotti contraffatti. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del difensore, rilevando un errore di calcolo dei giudici d'appello sui tempi di estinzione del reato. La Suprema Corte ha accertato che la prescrizione del reato di contraffazione era già maturata prima della sentenza d'appello, riducendo così la pena complessiva per il solo reato di ricettazione. Di conseguenza, è stato disposto l'annullamento senza rinvio della condanna per la contraffazione, rideterminando la pena finale in due mesi e dieci giorni di reclusione e 67 euro di multa.
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Guida in stato di ebbrezza: il verbale smentisce il conducente
Il Conducente, condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata informazione sulla facoltà di farsi assistere da un difensore durante l'alcoltest e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'avvertimento sul difensore era regolarmente documentato nel verbale della polizia, atto dotato di fede privilegiata. Inoltre, la prescrizione non era maturata prima della sentenza d'appello a causa delle sospensioni per lo sciopero degli avvocati e per l'emergenza Covid. Di conseguenza, il Conducente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna annullata per prescrizione
Il Conducente veniva condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di guida in stato di ebbrezza. Proponeva ricorso in Cassazione lamentando la tardività dell'avviso di farsi assistere da un difensore prima dell'alcoltest e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte, rilevando che le contestazioni difensive non erano manifestamente inammissibili, ha dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, annullando la sentenza di condanna senza rinvio.
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Prescrizione del reato: il calcolo non cambia con le attenuanti
L'Imputato, condannato in appello per furto pluriaggravato a seguito di concordato, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La tesi difensiva sosteneva che il giudizio di equivalenza tra le attenuanti generiche e le aggravanti dovesse ridurre il tempo necessario a prescrivere il reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, ai sensi dell'articolo 157 del codice penale, il bilanciamento delle circostanze non influisce sul calcolo del tempo necessario per la prescrizione del reato. Poiché il furto risaliva al 2009 e il termine massimo di prescrizione era di venti anni, il reato non era estinto. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione tardivo: il ritardo blinda la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per furto pluriaggravato. Il motivo principale della decisione risiede nella presentazione di un ricorso per cassazione tardivo. La sentenza d'appello era stata depositata nei termini, facendo decorrere il periodo di quarantacinque giorni per l'impugnazione, scaduto ad aprile 2020. Il ricorrente ha invece depositato l'atto solo a giugno 2020. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che il reato non era prescritto, poiché il termine massimo di prescrizione sarebbe scaduto solo nel 2022, e ha respinto la richiesta di attenuanti poiché già valutata nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Reato di rissa: condanna confermata anche per chi si difende
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di quattro imputati per il reato di rissa aggravata. I ricorrenti avevano impugnato la sentenza della Corte di Appello di Palermo, sostenendo l'insufficienza delle prove, il mancato accertamento del numero minimo di partecipanti e invocando la legittima difesa. Hanno inoltre eccepito la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che la condanna di quattro persone dimostra il superamento della soglia minima di partecipanti (almeno tre) e che la legittima difesa era priva di riscontri. Infine, l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza di appello. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per furto
L'Imputato era stato condannato per furto aggravato di energia elettrica. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata partecipazione al processo d'appello e l'omessa valutazione della prescrizione di gran parte dei prelievi illeciti. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso non erano inammissibili e che il termine di prescrizione era effettivamente decorso. Ricordando che il proscioglimento nel merito prevale sulla prescrizione solo se l'innocenza emerge in modo evidente e immediato (ictu oculi), e non essendoci tale evidenza, la Corte ha applicato la prescrizione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Condanna per lesioni e prescrizione del reato: la Cassazione annulla
Due imputati, condannati in appello per lesioni volontarie aggravate dopo un'iniziale assoluzione, hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione sulle aggravanti e sulle attenuanti. La Suprema Corte ha rilevato che i ricorsi non erano inammissibili. Di conseguenza, ha preso atto del decorso del tempo e del compimento della prescrizione del reato. Poiché dagli atti non emergeva in modo evidente e immediato l'innocenza degli imputati (condizione necessaria per un'assoluzione nel merito in presenza di una causa estintiva), la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
Il Conducente veniva fermato per un controllo stradale e, dopo tentativi falliti di alcoltest, sottoposto a prelievo ematico in ospedale. Condannato nei gradi precedenti per guida in stato di ebbrezza, proponeva ricorso in Cassazione eccependo l'inutilizzabilità del prelievo e la violazione dei diritti di difesa. La Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'intervenuta prescrizione del reato, maturata dopo il decorso del termine massimo di cinque anni dal fatto. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, ritenendo superfluo l'esame dei motivi di merito proposti dalla difesa, non ricorrendo i presupposti per un'assoluzione piena.
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Furto e prescrizione del reato: la Cassazione annulla la condanna
Due imputati, condannati in primo grado per furto aggravato, si sono visti dichiarare inammissibile l'appello dalla Corte territoriale. Hanno quindi proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso non erano manifestamente infondati. Nel frattempo, è decorso il tempo necessario a determinare la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha ricordato che, in assenza di prove evidenti di innocenza per un proscioglimento immediato a colpo d'occhio, la presenza di una causa di estinzione impone l'annullamento della sentenza. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la decisione impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione del reato.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca i ripensamenti
L'Imputato, condannato per calunnia, proponeva concordato in appello concordando una pena di due anni di reclusione con la riqualificazione della recidiva. Successivamente, proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'errata applicazione della recidiva e la conseguente prescrizione del reato. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che, una volta perfezionato il concordato in appello, l'imputato non può contestare la misura della pena liberamente concordata con la pubblica accusa e ritenuta congrua dal giudice. Inoltre, la recidiva reiterata risultava chiaramente dal certificato penale, escludendo il decorso dei termini di prescrizione. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Omissione di soccorso in gara: la Cassazione annulla la condanna
Durante una gara ciclistica a squadre, un corridore causa la caduta di una compagna e prosegue la corsa senza fermarsi. Accusato di omissione di soccorso, si difende sostenendo che nelle competizioni sportive si applicano le regole della gara e che il medico del servizio d'ordine ha prestato immediata assistenza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso ritenendo non manifestamente infondata la tesi difensiva sull'inapplicabilità del Codice della Strada in contesti agonistici chiusi. Tuttavia, dichiara il reato estinto per prescrizione, annullando la condanna senza rinvio.
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Particolare tenuità del fatto: furto da 80 euro ma vince il tempo
Una cliente viene accusata di furto aggravato per aver sottratto merce del valore di 80 euro dagli scaffali di un supermercato. La Corte d'Appello riconosce le attenuanti generiche ma ignora la richiesta di applicare la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La cliente si rivolge quindi alla Corte di Cassazione, lamentando questa totale omissione di valutazione. I giudici di legittimità ritengono il ricorso ammissibile, ma rilevano che nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge per punire il reato. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla la condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto per prescrizione. La cliente ottiene così la cancellazione della condanna.
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Furto in abitazione: la prescrizione cancella la condanna
L'Imputato era stato condannato per il reato di furto in abitazione per aver sottratto una collana d'oro all'interno di una casa privata. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo un vizio di procedura: la mancata citazione diretta a giudizio, che aveva precluso all'imputato la possibilità di richiedere l'accesso alla messa alla prova. La Suprema Corte ha accolto la tesi difensiva, confermando che per il furto in abitazione si deve procedere con citazione diretta. Poiché il ricorso è stato ritenuto ammissibile, i giudici hanno potuto rilevare il decorso del termine di prescrizione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Prescrizione del reato: la recidiva pesa anche se esclusa
Un uomo, condannato per detenzione di cocaina ai fini di spaccio, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. Secondo la difesa, nel calcolo del tempo necessario alla prescrizione non si sarebbe dovuto tenere conto della recidiva qualificata, in quanto ritenuta subvalente rispetto alle circostanze attenuanti nel giudizio di bilanciamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, ai fini del calcolo della prescrizione del reato, la recidiva mantiene la sua rilevanza per determinare il tempo necessario all'estinzione dell'illecito, anche se è stata considerata subvalente nel bilanciamento delle circostanze. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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