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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a nuove prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino contro la sentenza di condanna della Corte di Appello. Il ricorrente contestava la propria responsabilità penale richiedendo una nuova valutazione dei fatti e delle prove, attività preclusa in sede di legittimità. Inoltre, l'eccezione di prescrizione è stata ritenuta infondata poiché la difesa non ha calcolato i periodi di sospensione dei termini. Infine, i motivi relativi alle attenuanti generiche e alla quantificazione della pena sono stati giudicati generici e non specifici. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato di ricettazione: la recidiva blocca tutto
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata dichiarazione di estinzione del reato di ricettazione per decorso del tempo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a causa della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale contestata all'imputata, e considerando le interruzioni del corso della prescrizione, il termine necessario per estinguere il reato è pari a ventidue anni, due mesi e venti giorni. Poiché tale termine non è ancora decorso, la prescrizione del reato di ricettazione non si è verificata. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando la sua responsabilità penale.
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Attenuante del danno di particolare tenuità: la restituzione non basta
L'Imputato è stato condannato per furto in abitazione per aver sottratto una vettura parcheggiata in un'area di pertinenza domestica. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di particolare tenuità, sostenendo che il veicolo era stato rapidamente restituito dalle forze dell'ordine. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di particolare tenuità deve essere valutata al momento della consumazione del reato. La restituzione della refurtiva rappresenta un mero comportamento successivo che non cancella la gravità iniziale del danno. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso anche la rilevabilità della prescrizione del reato, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta fraudolenta distrattiva: condanna annullata per prescrizione
L'Amministratore di una società fallita veniva condannato per bancarotta fraudolenta distrattiva per aver versato 50.000 euro a una consociata, nonostante la fallita vantasse crediti verso quest'ultima. L'Amministratore ricorreva in Cassazione contestando la qualificazione del reato e la mancata concessione dell'attenuante della speciale tenuità del danno, calcolata solo sull'importo assoluto e non sul contesto aziendale. Nelle more del giudizio di legittimità, il reato si è prescritto. La Corte di Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Attenuanti generiche negate: pesano i precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato in appello. L'uomo contestava la mancata prescrizione del reato e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il calcolo della prescrizione doveva considerare una sospensione di 210 giorni avvenuta in primo grado. Riguardo alle attenuanti generiche, i giudici hanno ribadito che il diniego è legittimo se fondato anche su un solo elemento rilevante, come i numerosi precedenti penali specifici del ricorrente. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: oro in casa e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due coniugi condannati per il reato di ricettazione in concorso. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella loro abitazione comune numerosi monili d'oro di provenienza furtiva, di cui gli imputati non hanno saputo fornire alcuna giustificazione plausibile. La Suprema Corte ha chiarito che il possesso ingiustificato di beni rubati in casa configura la responsabilità penale. Inoltre, i giudici hanno respinto l'eccezione di prescrizione: la presenza della recidiva qualificata comporta un raddoppio dei termini di prescrizione, spostando la scadenza del reato ben oltre il limite calcolato dalla difesa. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno.
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Bancarotta documentale semplice: la prescrizione cancella la condanna
L'amministratore di una società fallita nel 2017 viene condannato in primo grado per reati fallimentari. In appello, i giudici riqualificano il fatto in bancarotta documentale semplice, riducendo la pena. L'imputato ricorre in Cassazione, eccependo che il reato si è estinto per il decorso del tempo. La Suprema Corte accoglie il ricorso: il termine massimo di prescrizione di sette anni e sei mesi è scaduto a novembre 2024, successivamente alla sentenza di primo grado ma prima della pronuncia d'appello del 2025. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. L'imputato ottiene così la cancellazione della condanna.
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Recidiva reiterata e prescrizione: la Cassazione nega sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per possesso di documenti falsi. La Suprema Corte ha chiarito che la recidiva reiterata incide legittimamente sia sul calcolo del tempo minimo di prescrizione sia su quello massimo in caso di interruzione. Questa duplice valenza non viola il principio del divieto di doppio giudizio (ne bis in idem), poiché la prescrizione non rientra nella tutela della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. I giudici hanno inoltre confermato la discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena e nel diniego delle attenuanti generiche, ritenendo corretta la valutazione della pericolosità sociale del soggetto basata sui suoi precedenti penali. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello lamentando la mancata dichiarazione della prescrizione del reato. Secondo la difesa, il giudice avrebbe dovuto considerare il reato prescritto a causa del bilanciamento in equivalenza tra le circostanze attenuanti generiche e la recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, ai fini del calcolo del tempo necessario per la prescrizione, la recidiva mantiene la sua efficacia anche se posta in equivalenza con le attenuanti. Di conseguenza, la prescrizione del reato e recidiva seguono regole precise: l'aggravante paralizza l'attenuante e allunga i tempi di prescrizione. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: i fatti contro le norme
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione presentato dall'imputato contro la sentenza di condanna della Corte d'Appello. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso proponeva censure di fatto non consentite in sede di legittimità, limitandosi a riprodurre argomenti già ampiamente analizzati e respinti. Inoltre, il corretto riconoscimento della recidiva ha comportato il prolungamento dei termini di prescrizione del reato, impedendone l'estinzione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di documento smarrito: condannato senza scuse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione di documento smarrito. L'uomo era stato trovato in possesso di una carta d'identità smarrita senza fornire alcuna giustificazione plausibile sul come ne fosse entrato in possesso. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità di alcune dichiarazioni e la prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che la condanna non si basa sulle parole dell'imputato, ma sul dato oggettivo del possesso ingiustificato del documento altrui. Inoltre, a causa della recidiva qualificata contestata, il termine di prescrizione è di ben diciotto anni, escludendo l'estinzione del reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione dell’abuso edilizio: salvata la cantina abusiva
Il Proprietario di un immobile è stato condannato per aver trasformato una cantina seminterrata in un locale abitabile senza autorizzazione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'allaccio delle utenze risaliva al 2010 e che il reato era ormai estinto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che, anche calcolando il tempo dalla data contestata dall'accusa (dicembre 2015), il termine massimo era ampiamente decorso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione dell'abuso edilizio e ha revocato l'ordine di rimessione in pristino dell'immobile.
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Prescrizione del reato edilizio salva la casa dalla demolizione
I Proprietari e gli Esecutori dei Lavori venivano condannati per aver realizzato opere in totale difformità rispetto al permesso di costruire, con ordine di demolizione dell'immobile. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione, evidenziando il rilascio di un permesso in sanatoria ignorato dai giudici d'appello. La Corte di Cassazione, pur rilevando la fondatezza dei motivi legati alla sanatoria, ha dichiarato l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. La decisione si basa sulla sopravvenuta prescrizione del reato edilizio, maturata prima della decisione finale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha revocato anche l'ordine di demolizione dell'opera, ponendo fine al procedimento penale a carico dei ricorrenti.
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Prescrizione del reato: Cassazione cancella la condanna
Due soggetti venivano condannati in appello per i reati di lesioni e minacce commessi in concorso. Gli imputati proponevano ricorso per Cassazione, lamentando la mancata e corretta contestazione della circostanza aggravante delle più persone riunite, contestata solo come concorso di persone. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato. Di conseguenza, non trattandosi di ricorso inammissibile, i giudici hanno dovuto rilevare il decorso del tempo massimo dall'epoca dei fatti, risalenti al 2013. La Corte ha quindi dichiarato la prescrizione del reato, annullando senza rinvio la sentenza di condanna precedente. Gli imputati hanno così ottenuto l'estinzione delle accuse a loro carico.
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Condanna annullata: la prescrizione del reato cancella il furto
L'Imputato era stato condannato per furto aggravato commesso nel 2012. Contro la sentenza della Corte d'Appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo, tra i vari motivi, l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il termine massimo di prescrizione era interamente decorso l'8 febbraio 2020, prima ancora della pronuncia della sentenza d'appello, in assenza di cause di sospensione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata. Il processo si chiude così con la cancellazione della condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato: minaccia con coltello ma niente condanna
L'Imputato era stato condannato per il reato di minaccia aggravata dall'uso di un coltello. Contro la sentenza d'appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra i vari motivi, il mancato riconoscimento dell'attenuante della provocazione. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso ammissibile e non manifestamente infondato. Di conseguenza, i giudici hanno potuto rilevare l'avvenuto decorso del tempo utile a estinguere l'illecito. Calcolando i periodi di sospensione dovuti all'astensione degli avvocati dalle udienze, la Corte ha accertato la prescrizione del reato, maturata prima della decisione di legittimità. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
L'Imputato, condannato in appello per i reati di false dichiarazioni sull'identità e sottrazione di cose sequestrate commessi nel 2012, ha proposto ricorso per Cassazione eccependo l'omessa citazione a giudizio. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non inammissibile, rilevando che l'eccezione processuale era fondata. Poiché nel frattempo è decorso il termine massimo di tempo senza sospensioni, la Corte ha dichiarato la prescrizione del reato, annullando la condanna senza rinvio.
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Furto di energia elettrica: condanna annullata per prescrizione
Un cittadino riceve una condanna per furto di energia elettrica a causa di un allaccio abusivo nella propria abitazione. L'imputato propone appello, sostenendo di aver occupato l'immobile solo due giorni prima del controllo. La Corte di Appello dichiara il ricorso inammissibile per genericità dei motivi. L'imputato si rivolge quindi alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità ritengono valido il ricorso, poiché la contestazione temporale era specifica e non generica. Di conseguenza, la Suprema Corte rileva il decorso del tempo e dichiara l'estinzione del reato per prescrizione. La sentenza impugnata viene annullata senza rinvio, liberando l'imputato dalla condanna.
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Condanna per furto annullata: vince la prescrizione del reato
L'Imputato è stato condannato in appello per un furto aggravato commesso nel maggio 2011. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato, maturata il 9 novembre 2018, ben prima della sentenza di secondo grado emessa a luglio 2020. La Corte di Appello aveva erroneamente ritenuto il termine non decorso a causa di sospensioni successive, incluse quelle per l'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le sospensioni successive alla scadenza del termine sono del tutto irrilevanti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, sancendo la vittoria dell'Imputato e la cancellazione della condanna.
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Prescrizione del reato fallimentare: cancellata la condanna
L'Imprenditore è stato condannato per il reato di inosservanza degli obblighi previsti dalla legge fallimentare. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la configurabilità del reato e il trattamento sanzionatorio, in particolare il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso poiché la motivazione dei giudici d'appello sulla pena era solo apparente. Di conseguenza, i giudici hanno rilevato il decorso del tempo e dichiarato la prescrizione del reato fallimentare, annullando senza rinvio la sentenza di condanna precedente. L'Imprenditore ottiene così l'estinzione del reato.
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