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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Furto pluriaggravato: la Cassazione nega la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto pluriaggravato. L'imputato era accusato di aver sottratto beni con violenza sulle cose e su beni destinati a pubblico servizio. La difesa sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello e contestava la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha chiarito che, in presenza di tali specifiche aggravanti, il termine di prescrizione minimo è di dieci anni, periodo non ancora decorso. Inoltre, i giudici hanno ribadito che la Cassazione non può rivalutare le prove già esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Legittimo impedimento del difensore: confermata la condanna
Tre imputati, condannati nei precedenti gradi di giudizio per lesioni personali e minacce aggravate, ricorrono in Cassazione lamentando la prescrizione del reato. La difesa contesta il calcolo dei periodi di sospensione del processo legati ai rinvii delle udienze. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici stabiliscono che il legittimo impedimento del difensore determina l'arresto immediato dell'udienza e la sospensione della prescrizione, prima ancora che il giudice possa esercitare i suoi poteri ordinari, come l'accompagnamento dei testimoni assenti. Viene inoltre respinta la tesi della legittima difesa, poiché i fatti dimostrano un'aggressione unilaterale condotta anche con l'uso di un bastone. I ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la recidiva cancella lo sconto di tempo
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per lesioni aggravate, sostenendo che fosse già maturata la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a causa della recidiva specifica e reiterata applicata all'imputata, il termine di prescrizione del reato è raddoppiato a dieci anni, con scadenza fissata al 2024. Di conseguenza, la prescrizione non era affatto maturata al momento della decisione di secondo grado. L'inammissibilità del ricorso impedisce inoltre di far valere l'eventuale prescrizione maturata successivamente alla sentenza impugnata. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Giudicato progressivo: quando la colpevolezza diventa definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la rideterminazione della pena decisa in sede di rinvio. La Suprema Corte ha chiarito che, quando un annullamento precedente riguarda solo il trattamento sanzionatorio, la responsabilità penale si consolida definitivamente. Questo fenomeno, noto come giudicato progressivo, impedisce di ridiscutere la sussistenza della recidiva o di far valere la prescrizione del reato maturata successivamente. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e prescrizione negata
L'Amministratore di una società fallita è stato condannato per bancarotta fraudolenta e semplice. Ha proposto ricorso contestando la mancata concessione di attenuanti e l'assenza di dolo, ma i motivi sono stati giudicati generici. La Cassazione ha stabilito che l'inammissibilità del ricorso per cassazione impedisce al giudice di rilevare d'ufficio la prescrizione del reato di bancarotta semplice, maturata prima della sentenza di appello ma non eccepita in quella sede né dedotta nei motivi di ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per furto del 2014
L'Imputata era stata condannata nei precedenti gradi di giudizio per il reato di furto aggravato commesso nel 2014. Contro la sentenza della Corte d'Appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la responsabilità penale. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso ammissibile e non manifestamente infondato. Di conseguenza, non essendoci elementi evidenti per un immediato proscioglimento nel merito, i giudici hanno rilevato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge per punire il fatto. La Corte ha quindi dichiarato la prescrizione del reato, annullando la condanna precedente senza disporre un nuovo processo.
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Bancarotta semplice documentale: la prescrizione cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un'amministratrice per il reato di bancarotta semplice documentale. La Corte d'Appello aveva precedentemente riqualificato il reato riducendo la pena. L'imputata ha proposto ricorso contestando la sussistenza del reato e il diniego delle attenuanti. I giudici di legittimità, dopo aver escluso l'inammissibilità del ricorso e l'esistenza di evidenti cause di assoluzione immediata, hanno rilevato il decorso del termine massimo di prescrizione del reato, comprensivo dei giorni di sospensione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione, determinando la fine del procedimento penale a carico dell'imputata.
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Condanna per atti persecutori: la prescrizione non salva lo stalker
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di atti persecutori. L'imputato lamentava l'avvenuta prescrizione del reato e l'eccessività della pena inflitta, contestando anche il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che il calcolo della prescrizione doveva considerare i periodi di sospensione dovuti a impedimenti e rinvii, spostando la scadenza oltre la data della sentenza di appello. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che la determinazione della pena e la concessione delle attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivate. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Imprescrittibilità dell’omicidio aggravato: no sconti per il pentito
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per omicidio aggravato, sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione e lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito il principio dell'imprescrittibilità dell'omicidio aggravato: i reati punibili in astratto con l'ergastolo, commessi prima della riforma del 2005, non si prescrivono mai. Questo principio si applica anche se al colpevole viene inflitta una pena temporanea grazie allo sconto di pena per la collaborazione con la giustizia. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto corretto a causa dell'estrema gravità della condotta e del ruolo organizzativo ed esecutivo del Condannato nel delitto. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Abuso edilizio in zona vincolata: condanna definitiva e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un proprietario condannato per abuso edilizio in zona vincolata senza la necessaria autorizzazione paesaggistica. Il ricorrente lamentava una carenza di motivazione della sentenza d'appello e sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. I giudici di legittimità hanno invece rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi. Inoltre, la Cassazione ha respinto la tesi sulla prescrizione, calcolando correttamente i vari periodi di sospensione del termine (tra cui quelli legati alla pandemia da Covid-19), che spostavano la scadenza oltre la data dell'udienza. Di conseguenza, il proprietario è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta documentale: condanna annullata per prescrizione
L'Amministratore di una società fallita è stato condannato per il reato di bancarotta documentale a causa della sottrazione o della mancata consegna delle scritture contabili. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver agito solo come prestanome e sollevando l'eccezione di prescrizione del reato. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso ammissibile poiché i motivi non erano manifestamente infondati. Di conseguenza, accertato il decorso del tempo massimo dalla data del fallimento, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Vince l'imputato, che vede cancellata la propria condanna a tre anni di reclusione.
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Bancarotta fraudolenta: condannato il gestore senza nomina
L'Amministratore di Fatto di una società fallita è stato condannato per bancarotta fraudolenta, documentale e distrattiva. Egli ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione dei reati e contestando la propria qualifica di amministratore di fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prescrizione non era maturata a causa di diversi periodi di sospensione dovuti ad astensioni degli avvocati e rinvii richiesti dalla difesa. Inoltre, la contestazione sulla qualifica di amministratore di fatto è stata ritenuta generica e ripetitiva di questioni già risolte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva e prescrizione del reato: il tempo non cancella la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna per ricettazione. L'Imputato sosteneva che il reato fosse estinto per il decorso del tempo. La Suprema Corte ha invece chiarito che la recidiva e prescrizione del reato sono strettamente collegate: la recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, operando come circostanza aggravante ad effetto speciale, allunga i tempi necessari per la prescrizione e aumenta i limiti di proroga in caso di atti interruttivi. Di conseguenza, il reato non era affatto prescritto. I giudici hanno inoltre confermato l'applicazione della recidiva, giustificata dalla spiccata pericolosità sociale dell'uomo e dalla sua costante inclinazione a delinquere. L'Imputato perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Calcolo della prescrizione: la recidiva pesa anche se esclusa dal giudice
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della prescrizione per il reato a lui contestato. Secondo la difesa, i giudici non avrebbero dovuto considerare la recidiva reiterata e specifica, poiché ritenuta sub-valente rispetto all'attenuante della ricettazione di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per il calcolo della prescrizione, la recidiva ad effetto speciale va sempre considerata per determinare il tempo necessario a prescrivere il reato, anche se nel giudizio di bilanciamento è stata considerata inferiore alle attenuanti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: la recidiva pesa anche se sub-valente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino che contestava il calcolo del tempo necessario per la prescrizione del reato. L'imputato sosteneva che, nel calcolo del termine di prescrizione, non si dovesse considerare la recidiva qualificata come sub-valente rispetto alle attenuanti generiche. I giudici hanno invece ribadito che, ai fini della prescrizione del reato, la recidiva ad effetto speciale deve essere sempre computata per determinare la pena massima, a prescindere dall'esito del giudizio di bilanciamento con le attenuanti. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Omesso versamento ritenute previdenziali: il DM10 fa prova
Il Datore di Lavoro è stato condannato a tre anni e due mesi di reclusione per il reato di omesso versamento ritenute previdenziali. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di non aver effettivamente pagato gli stipendi e che il reato fosse prescritto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la presentazione dei modelli DM10 da parte dell'azienda costituisce prova dell'avvenuto pagamento delle retribuzioni ai dipendenti, in mancanza di prove contrarie. Inoltre, calcolando correttamente le sospensioni di legge, il reato commesso nel 2018 non era affatto prescritto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione dell’abuso edilizio: la condanna resta definitiva
I Proprietari di un immobile, condannati per lavori abusivi a due mesi di arresto e 6.000 euro di ammenda, hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse estinto per il decorso del tempo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la prescrizione dell'abuso edilizio non era maturata poiché il termine di cinque anni era rimasto sospeso, come previsto dalla legge, tra la data fissata per il deposito della sentenza di primo grado e la pronuncia del dispositivo in appello. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Bancarotta fraudolenta: condanna annullata per prescrizione
Un soggetto, ritenuto amministratore di fatto e dominus di una società per azioni dichiarata fallita nel 2013, è stato condannato nei gradi precedenti per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale. L'accusa si basava sulla distrazione di risorse societarie tramite un investimento compiuto poco dopo la cessione delle sue quote. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualifica di amministratore di fatto e la quantificazione della pena. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato, consentendo l'instaurazione del giudizio di legittimità. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il reato si era estinto per prescrizione il 22 febbraio 2026. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, determinando la fine del processo senza alcuna conseguenza penale per l'imputato.
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Bancarotta fraudolenta: la prescrizione salva l’amministratore
L'Amministratore di una società fallita è stato condannato per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha sostenuto che l'imputato fosse una semplice 'testa di legno' priva di effettivo potere decisionale. La Suprema Corte ha chiarito che non si può considerare amministratore apparente chi, pur non compiendo atti materiali, autorizza operazioni pericolose per il patrimonio sociale, dimostrando il controllo dell'azienda. Tuttavia, poiché il ricorso era ammissibile e nel frattempo è decorso il termine massimo di tempo previsto dalla legge, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione.
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Prescrizione del reato: la Cassazione frena i furbi del tempo
Il Ricorrente, condannato per una violazione delle misure di prevenzione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'avvenuta prescrizione del reato. Secondo la difesa, tra la sentenza di primo grado del 2021 e la citazione in appello del 2025 era decorso il termine quadriennale previsto per le contravvenzioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la prescrizione del reato era rimasta sospesa in applicazione della Riforma Orlando (Legge 103/2017). Questa norma prevede la sospensione del corso della prescrizione, fino a un massimo di un anno e sei mesi per ciascun grado di giudizio, nel tempo intercorrente tra il termine per il deposito della motivazione della sentenza e la pronuncia del grado successivo. Di conseguenza, il reato si prescriverà solo nel 2027. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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