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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Prescrizione del reato e recidiva: la frode non si cancella
L'Imputato, condannato per frode assicurativa (art. 642 c.p.), ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestata recidiva reiterata e specifica, operando come circostanza aggravante ad effetto speciale, allunga notevolmente i tempi necessari per la prescrizione del reato e recidiva. Di conseguenza, il termine massimo di prescrizione scadrà solo nel marzo 2026. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: lo sciopero difensivo evita l’impunità
L'Imputato, condannato per furto in abitazione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato la tesi difensiva, evidenziando che il termine di prescrizione del reato, originariamente pari a sette anni e sei mesi, ha subito due sospensioni dovute all'adesione del difensore all'astensione dalle udienze proclamata dalle Camere penali. Queste sospensioni hanno posticipato la scadenza del termine al 27 luglio 2022, data successiva alla sentenza d'appello del 28 aprile 2022. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: condanna ferma e niente prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commerciante condannato per il reato di furto di energia elettrica aggravato. L'uomo aveva sottratto elettricità per la propria attività commerciale. I giudici hanno chiarito che il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti spetta al giudice di merito e che il calcolo della prescrizione non viene influenzato da tale bilanciamento. Poiché il ricorso è stato ritenuto inammissibile, non è stato possibile dichiarare la prescrizione del reato, maturata successivamente alla sentenza d'appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione: la condanna resta e la prescrizione sfuma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto in abitazione aggravato dalla violenza sulle cose. L'imputato lamentava l'errata applicazione della legge penale e la mancata dichiarazione di prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, in presenza di recidiva reiterata specifica infraquinquennale, il termine di prescrizione aumenta notevolmente, superando i tredici anni e quattro mesi di base, incrementati ulteriormente di due terzi. Di conseguenza, il reato commesso nel 2009 non è risultato prescritto. La Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato, ordinando anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: la prescrizione non salva il ladro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di tentato furto in abitazione aggravato. L'imputato chiedeva che venisse dichiarata la prescrizione del reato, sostenendo che fosse decorso il tempo massimo previsto dalla legge. I giudici hanno invece chiarito che, per la gravità del reato contestato (tentato furto in abitazione pluriaggravato), il termine massimo di prescrizione è pari a otto anni e quattro mesi. Poiché il fatto era stato commesso nell'aprile del 2015, alla data della decisione il termine non era ancora interamente decorso. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: la prescrizione non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto pluriaggravato. L'imputato contestava la violazione di norme procedurali e sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che, trattandosi di furto pluriaggravato, i termini di prescrizione non erano ancora decorsi al momento della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha obbligato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: ricalcolo pena e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione abusiva di armi. Il ricorrente contestava la misura della pena e sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha chiarito che il calcolo della sanzione era logico e motivato. Ha inoltre stabilito che la prescrizione del reato non opera se la sentenza d'appello deriva da un precedente annullamento con rinvio limitato alla sola determinazione della pena. In questo caso, infatti, la responsabilità penale è già accertata in via definitiva. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di assegno smarrito: condannato l’amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro mesi di reclusione per un amministratore di un'impresa, accusato di ricettazione di assegno smarrito. L'imputato era entrato in possesso di un titolo di credito perso dal legittimo proprietario e lo aveva utilizzato in transazioni commerciali senza fornire spiegazioni sulla sua provenienza. I giudici hanno chiarito che lo smarrimento di un bene che conserva i segni del legittimo possesso altrui non fa venire meno il potere del proprietario. Di conseguenza, chi se ne impossessa commette furto, mentre la successiva circolazione integra la ricettazione di assegno smarrito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, escludendo sia la particolare tenuità del fatto, sia la prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
Il caso riguarda un uomo condannato per false dichiarazioni sulla propria identità. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo il calcolo dei termini. Poiché all'imputato era stata contestata la recidiva specifica e infraquinquennale, il tempo base di prescrizione di sei anni è stato aumentato della metà, arrivando a nove anni. Con l'ulteriore aumento dovuto agli atti interruttivi, il termine complessivo per la prescrizione del reato è stato fissato a tredici anni e sei mesi, posticipando la scadenza al febbraio 2026. Di conseguenza, nel 2023 il reato non era affatto prescritto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: condanna valida per soli quattro giorni
Il caso riguarda un uomo accusato di aver violato le prescrizioni di una misura di prevenzione nel marzo 2013. La difesa sosteneva che fosse ormai maturata la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno calcolato che il termine di prescrizione di sette anni e sei mesi, tenendo conto di sospensioni processuali per un totale di 508 giorni, scadeva il 28 gennaio 2022. Poiché la sentenza d'appello impugnata risaliva al 24 gennaio 2022, il reato non era ancora estinto al momento della decisione di secondo grado. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna tardiva
Il caso riguarda un soggetto accusato del reato di molestia o disturbo alle persone. La Corte di Cassazione ha rilevato che il termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato era già interamente decorso prima della pronuncia della sentenza d'appello. Nonostante la questione non fosse stata sollevata in secondo grado, i giudici di legittimità hanno chiarito che la causa estintiva può essere rilevata d'ufficio anche in Cassazione per evitare disparità di trattamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato.
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Prescrizione del reato: le aggravanti pesano anche se bilanciate
L'Imputato, condannato per furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, ai fini del calcolo della prescrizione del reato, si deve tenere conto delle circostanze aggravanti ad effetto speciale. Questo principio si applica anche se tali aggravanti sono state considerate inferiori rispetto alle attenuanti nel giudizio di bilanciamento. L'articolo 157 del codice penale esclude infatti che il bilanciamento delle circostanze influisca sulla determinazione del tempo necessario a prescrivere il reato. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: le aggravanti bloccano l’estinzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto aggravato. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti, il calcolo della pena e la mancata prescrizione del reato. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non può rivalutare le prove o il merito della decisione. Riguardo alla prescrizione del reato, i giudici hanno ribadito che le circostanze aggravanti ad effetto speciale incidono sul calcolo del tempo necessario a prescrivere il reato, anche se nel bilanciamento con le attenuanti sono state considerate equivalenti o subvalenti. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in concorso: ricorso inutile e condanna confermata
Due soggetti sono stati condannati per il reato di furto aggravato in concorso. Hanno presentato ricorso in Cassazione contestando l'aggravante della violenza sulle cose, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e invocando la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'errore materiale nel riferimento normativo dell'aggravante non annulla la contestazione di fatto. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: Cassazione annulla condanna per furto
Tre persone erano state condannate nei primi gradi di giudizio per il reato di furto aggravato commesso nel giugno del 2014. Gli imputati hanno proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione eccependo il decorso del tempo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il termine massimo per la consumazione del reato, pari a sette anni e sei mesi, era ormai ampiamente decorso nel gennaio del 2022, calcolando anche un breve periodo di sospensione dovuto a un rinvio d'udienza richiesto dai difensori. Di conseguenza, la Corte ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. La decisione sancisce l'applicazione della prescrizione del reato, che azzera gli effetti della condanna precedente a causa del superamento dei limiti temporali previsti dalla legge per l'esercizio dell'azione penale.
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Prescrizione del reato: il furto aggravato non si cancella
L'Imputato, condannato per furto pluriaggravato, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato si calcola sulla pena edittale massima di dieci anni prevista per il furto pluriaggravato. Il giudizio di bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti non influisce sul calcolo del tempo necessario a prescrivere il reato, come stabilito dall'articolo 157 del codice penale. Inoltre, la presenza della recidiva comporta un aumento del termine di prescrizione di due terzi. Di conseguenza, il reato non era affatto prescritto. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: rissa estinta e condanna annullata
Il caso riguarda un uomo condannato nei gradi precedenti per il reato di rissa a seguito di un episodio avvenuto nel 2015. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti, l'utilizzo di prove non valide e la mancata concessione delle attenuanti generiche da parte della Corte d'appello. La Suprema Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso, evidenziando in particolare l'omessa risposta dei giudici di secondo grado sulle attenuanti. Di conseguenza, non essendoci elementi per un'assoluzione immediata nel merito, la Corte ha rilevato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge. È scattata così la prescrizione del reato. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna, sancendo la definitiva estinzione del reato per intervenuta prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato: salvo dopo il furto di merendine
L'Imputato era stato condannato per il tentato furto di merendine e lattine da un distributore, fatto aggravato commesso nel 2014. Contro la condanna, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso ammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno dovuto rilevare il decorso del tempo. Poiché dal momento del fatto al calcolo finale sono trascorsi più di otto anni senza sospensioni, la Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato. La sentenza impugnata è stata quindi annullata senza rinvio, estinguendo definitivamente ogni accusa a carico dell'uomo.
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Bancarotta fraudolenta: pena illegale cancella la condanna
L'Imprenditore, dichiarato fallito, riceve una condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, con l'applicazione della pena accessoria fissa di dieci anni. L'Imprenditore ricorre in Cassazione. I giudici rilevano d'ufficio l'illegalità della pena accessoria fissa, dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale nel 2018, che prevede oggi una durata flessibile fino a dieci anni. Poiché l'illegalità della pena impedisce il passaggio in giudicato della condanna, e in assenza di elementi per un proscioglimento nel merito, la Corte di Cassazione dichiara l'estinzione dei reati per decorso del termine massimo di prescrizione. La sentenza impugnata viene quindi annullata senza rinvio, liberando l'imputato da ogni conseguenza penale.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per vizio di forma
L'Imputato era stato condannato per il reato di falsità in atto pubblico per induzione. Contro la condanna, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso ammissibile, poiché la motivazione dei giudici d'appello sul rifiuto della particolare tenuità era del tutto generica e non in linea con i principi stabiliti dalle Sezioni Unite. Di conseguenza, l'ammissibilità del ricorso ha consentito di rilevare il decorso del tempo massimo per punire il fatto. La Corte ha quindi disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando la prescrizione del reato, maturata prima della decisione di legittimità.
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