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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Assunzioni fittizie: la condanna resta nonostante il ricorso
Un datore di lavoro è stato condannato per truffa e falso per induzione a causa di assunzioni fittizie e false giornate lavorative comunicate agli enti previdenziali. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la fittizietà dei rapporti di lavoro e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, oltre a invocare la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti non può essere riesaminata in sede di legittimità. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali giustifica pienamente il diniego delle attenuanti generiche, mentre la recidiva qualificata impedisce il calcolo favorevole della prescrizione. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Divieto di reformatio in peius: pena confermata, reato estinto
L'Imputato era stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. La Corte d'appello aveva escluso una circostanza aggravante, ma aveva confermato la pena di un anno di reclusione senza ridurla. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione denunciando la violazione del divieto di reformatio in peius. La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso: se si esclude un'aggravante, la pena va ridotta. Tuttavia, poiché i fatti risalivano al 2013, la Cassazione ha rilevato il decorso del termine massimo di prescrizione, prolungato per le sospensioni Covid-19. Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per estinzione dei reati.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la condanna resta definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione e chiedeva il riconoscimento del vizio totale di mente anziché parziale. I giudici hanno respinto le richieste evidenziando che la recidiva specifica e i periodi di sospensione del processo hanno prolungato i tempi di prescrizione. Inoltre, la perizia medica ha confermato solo la parziale incapacità del soggetto. Di conseguenza, la condanna precedente resta valida e l'imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca lo sconto di tempo
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, sostenendo che fosse già maturata la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a causa della recidiva contestata, il termine di prescrizione si allunga a tredici anni e sei mesi, spostando la scadenza al febbraio 2022. Di conseguenza, al momento della decisione d'appello, il reato non era affatto estinto. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Calunnia per falsa denuncia: Rolex pagati con assegni ‘smarriti’
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di calunnia per falsa denuncia. L'imputato aveva denunciato lo smarrimento di alcuni assegni, in realtà consegnati a un terzo come pagamento per l'acquisto di orologi di lusso. La Suprema Corte ha confermato la ricostruzione dei giudici di merito, ritenendo pienamente attendibile la persona offesa. I giudici hanno inoltre chiarito che la sospensione della prescrizione dovuta all'astensione degli avvocati si calcola per l'intero periodo del rinvio. Infine, l'eventuale violazione del divieto di doppio giudizio (ne bis in idem), richiedendo accertamenti di fatto sul merito, non può essere dedotta direttamente in sede di legittimità, ma va proposta davanti al giudice dell'esecuzione. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: la falsa accusa non si cancella smentendola
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di calunnia. L'imputato aveva falsamente accusato un soggetto sapendolo innocente, cercando poi di far valere una ritrattazione tardiva e la prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che la ritrattazione non cancella il dolo iniziale e che l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: la recidiva cancella lo sconto di tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato, ma i giudici hanno chiarito che la presenza della recidiva reiterata e specifica aumenta i tempi necessari per estinguere l'illecito. Nel caso specifico, il termine di prescrizione è salito a sedici anni e otto mesi, impedendo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha inoltre confermato la responsabilità penale dell'imputato, provata da intercettazioni telefoniche che dimostravano la consegna di droga a credito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: ricorso nullo e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di minacce. L'imputato lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche e sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha chiarito che, per i reati di competenza del Giudice di Pace, non è ammesso il ricorso per vizi di motivazione. Inoltre, i giudici hanno ribadito un principio fondamentale: l'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale di impugnazione. Di conseguenza, non è possibile rilevare la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di secondo grado. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falso ideologico in atto pubblico: ufficio invece del domicilio
Un cancelliere del Tribunale è stato condannato per il reato di falso ideologico in atto pubblico per aver redatto verbali di inventario di eredità senza recarsi personalmente presso l'ultimo domicilio dei defunti. Il pubblico ufficiale si era limitato a ricevere i documenti cartacei in ufficio, attestando falsamente la regolarità delle operazioni sul posto. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per questo comportamento, chiarendo che il cancelliere ha l'obbligo di verificare personalmente i beni. Tuttavia, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna per uno dei capi d'imputazione poiché il reato era ormai caduto in prescrizione, riducendo la pena complessiva di venti giorni di reclusione e dichiarando inammissibile il resto del ricorso.
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Prescrizione del reato di atti persecutori: salta la condanna
L'Imputato, condannato in primo grado per il reato di atti persecutori, ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile il suo appello. La Suprema Corte ha ritenuto fondato il ricorso e ha rilevato il decorso del termine di prescrizione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la decisione impugnata, dichiarando l'estinzione del reato. La decisione evidenzia come la prescrizione del reato di atti persecutori possa determinare la fine del processo penale prima di una condanna definitiva.
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Prescrizione del reato: quando la condanna definitiva la blocca
L'Imputato è stato condannato per la violazione delle misure di prevenzione. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, ha rideterminato la pena a sei mesi di arresto. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione della prescrizione del reato e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando la responsabilità penale è ormai accertata in via definitiva e il rinvio riguarda solo la pena, non è più possibile dichiarare la prescrizione del reato maturata successivamente. Inoltre, la sospensione condizionale è stata legittimamente negata a causa di un precedente penale ostativo di sette anni di reclusione. L'Imputato è stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di lieve entità: no allo sconto sulla prescrizione
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di alcuni gioielli. La Corte d'Appello ha applicato la circostanza attenuante speciale della ricettazione di lieve entità. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione, calcolando il tempo sulla base della pena ridotta dall'attenuante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ricettazione di lieve entità non è un reato autonomo, ma una semplice attenuante. Di conseguenza, il tempo necessario per la prescrizione deve essere calcolato sulla pena base del reato principale, senza considerare la riduzione. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: Cassazione annulla condanna per rissa
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un cittadino per i reati di rissa e lesioni personali. I giudici di legittimità hanno rilevato che, non essendo inammissibili i motivi di ricorso presentati dall'imputato, si è verificata la prescrizione del reato. Il termine massimo per perseguire i fatti contestati è infatti decorso interamente prima della decisione definitiva, determinando l'estinzione dei reati e la cancellazione degli effetti della condanna precedente.
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Minaccia e condanna annullata: la prescrizione del reato vince
Il Giudice di Pace aveva condannato L'Imputato per il reato di minaccia. La difesa ha impugnato la decisione denunciando gravi violazioni procedurali, tra cui il mancato esame dell'imputato e il diniego di rinvio per legittimo impedimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che i motivi non erano inammissibili. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato, maturata addirittura prima della sentenza di primo grado, calcolando anche i periodi di sospensione. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna, sancendo che la prescrizione del reato cancella ogni accusa quando il decorso del tempo impedisce la prosecuzione del processo in assenza di ricorsi manifestamente infondati.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna definitiva
Un uomo, condannato nei primi due gradi di giudizio per violenza privata, danneggiamento, minaccia e lesioni, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano generici, ripetitivi e miravano a una non consentita rivalutazione dei fatti già accertati. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato, maturata dopo la sentenza d'appello, non può essere rilevata a causa dell'inammissibilità del ricorso stesso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Indebita compensazione: condanna annullata per prescrizione
Il Contribuente è stato condannato per il reato di indebita compensazione per aver utilizzato crediti d'imposta inesistenti, per oltre 445.000 euro, al fine di azzerare i propri debiti con l'Erario. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, ma ha omesso di valutare la prescrizione del reato, maturata prima della decisione. Il Contribuente ha quindi proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'inesistenza del credito dimostra di per sé l'intenzione di ingannare il fisco. Tuttavia, accogliendo il motivo sulla prescrizione, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza d'appello. Il reato è stato dichiarato estinto per decorso del tempo, determinando la vittoria finale del Contribuente.
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Accertamento alcolimetrico nullo se manca l’interprete
Un automobilista straniero, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la nullità dell'accertamento alcolimetrico. Il ricorrente ha eccepito che l'avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore non gli era stato fornito in una lingua a lui comprensibile, senza che la polizia avesse cercato un interprete. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso ammissibile e non manifestamente infondato, poiché l'effettiva idoneità dell'avviso formale richiede una reale comprensione linguistica. Di conseguenza, l'ammissibilità del ricorso ha consentito di rilevare l'avvenuto decorso del termine di prescrizione del reato. La Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato.
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Furto aggravato: la Cassazione annulla la condanna per prescrizione
L'Imputata era stata condannata per il reato di furto aggravato. Contro la sentenza d'appello, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante della speciale tenuità del danno, dato lo scarso valore della merce sottratta, e l'errata valutazione della sua responsabilità. La Suprema Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso, evidenziando la fondatezza delle doglianze sul mancato accertamento del valore reale dei beni. Di conseguenza, l'ammissibilità del ricorso ha consentito ai giudici di rilevare l'avvenuto decorso del termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando il reato estinto per prescrizione.
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Porto di armi ed oggetti atti ad offendere: condanna annullata
L'Imputato veniva condannato nei gradi di merito per il reato di porto di armi ed oggetti atti ad offendere, a causa del rinvenimento di un coltello a serramanico all'interno della propria autovettura. Contro la condanna, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'attenuante della lieve entità e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha ritenuto ammissibili e fondati i motivi di ricorso a causa del difetto di motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, non essendo il ricorso inammissibile, i giudici hanno dichiarato l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata poiché il reato è andato prescritto per il decorso del tempo, confermando unicamente la confisca e la distruzione del coltello.
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Prescrizione del reato: condanna annullata dopo lo stop Covid
Il Giudice di Pace aveva condannato L'Imputato per violazione delle norme sull'immigrazione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il termine di prescrizione era già decorso prima della sentenza di primo grado. I giudici hanno escluso dal calcolo il periodo di sospensione Covid-19 compreso tra l'11 maggio e il 30 giugno 2020, applicando la sentenza della Corte Costituzionale n. 140 del 2021. Tale pronuncia ha dichiarato illegittima la norma emergenziale che prolungava i termini di prescrizione basandosi su provvedimenti organizzativi dei singoli uffici giudiziari, violando il principio di legalità. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione del reato.
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