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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Porto abusivo di armi: reato estinto ma la confisca resta
Il caso riguarda L'Imputato, condannato in appello per il porto abusivo di armi, nello specifico per aver portato con sé dei coltelli senza giustificato motivo. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione e annullando senza rinvio la condanna. Tuttavia, i giudici hanno confermato la confisca obbligatoria dei coltelli. Pur venendo meno la pena grazie alla prescrizione, la misura di sicurezza patrimoniale rimane attiva poiché non vi è stata un'assoluzione nel merito e le armi non appartengono a terzi estranei al reato.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: addio prescrizione
L'Imputata, condannata in appello per truffa e ricettazione, ha proposto ricorso lamentando l'avvenuta prescrizione dei reati prima della decisione di secondo grado. La Corte di Cassazione ha rilevato che, calcolando le sospensioni, la prescrizione è maturata solo successivamente alla sentenza d'appello. Poiché il ricorso presentato era estremamente generico, la Corte ha sancito l'inammissibilità del ricorso per cassazione. Tale vizio impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale, precludendo ai giudici la possibilità di rilevare la prescrizione maturata successivamente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: no alla prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione presentato da un cittadino contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello di Bari. L'imputato contestava la propria responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, chiedendo inoltre la prescrizione del reato commesso nel 2012. I giudici hanno stabilito che i motivi di ricorso erano ripetitivi e generici, privi di elementi concreti a supporto delle attenuanti. Inoltre, la presenza della recidiva reiterata ha escluso il decorso dei termini di prescrizione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca l’estinzione
Il Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello, lamentando la mancata dichiarazione di prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché si limitava a replicare contestazioni già superate dai giudici di merito. Questi ultimi avevano correttamente escluso la prescrizione del reato a causa della presenza della recidiva, circostanza che allunga i termini necessari per l'estinzione del reato. Di conseguenza, Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: la Cassazione respinge il ricorso ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di calunnia emessa dalla Corte d'Appello di Bari. I giudici hanno stabilito che i motivi di ricorso erano semplici ripetizioni di questioni già esaminate e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto l'eccezione di prescrizione del reato, evidenziando la presenza di una recidiva entro i cinque anni e di periodi di sospensione del processo che hanno prolungato i termini di legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Ricettazione di targhe rubate: il silenzio costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di ricettazione di targhe rubate. Le targhe erano state rinvenute nel bagagliaio della sua vettura senza che l'uomo le avesse consegnate alle autorità, dimostrando la consapevolezza della loro provenienza illecita e l'intenzione di utilizzarle. La Suprema Corte ha confermato la condanna, chiarendo che l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza d'appello. L'automobilista perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dolo di ricettazione: l’oro spezzato tradisce il venditore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre soggetti coinvolti in un furto in abitazione e nella successiva ricettazione di una collana d'oro spezzata, venduta a un negozio "Compro Oro". I giudici hanno chiarito che il dolo di ricettazione emerge chiaramente dalle condizioni del bene (spezzato in tre parti) e dall'assenza di giustificazioni plausibili da parte del venditore. Inoltre, la Corte ha stabilito che il bilanciamento della recidiva con le attenuanti generiche non cancella gli effetti della recidiva stessa sul calcolo dei tempi di prescrizione del reato. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne e infliggendo sanzioni pecuniarie ai ricorrenti.
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Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza di condanna della Corte d'Appello, sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione della recidiva qualificata e i periodi di sospensione del processo impediscono il decorso del termine ordinario, prolungando i tempi necessari per la prescrizione del reato. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la prescrizione non salva il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di evasione. I giudici hanno ritenuto generici i motivi di impugnazione e corretta la decisione della Corte d'appello di negare le circostanze attenuanti generiche, a causa dei numerosi precedenti penali della donna che dimostrano una spiccata propensione a delinquere. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che la prescrizione del reato, intervenuta dopo la sentenza d'appello, non può essere applicata se il ricorso è inammissibile, poiché l'atto non è idoneo a instaurare un regolare giudizio. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione omicidio colposo: la Cassazione nega lo sconto di tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche. Il Responsabile sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione sul presupposto di un termine di sette anni. I giudici hanno chiarito che per la prescrizione omicidio colposo sul lavoro, a seguito delle modifiche legislative del 2008 che hanno innalzato la pena massima a sette anni di reclusione, il termine di prescrizione ordinario è di quattordici anni, che può estendersi fino a diciassette anni e sei mesi in presenza di atti interruttivi. Di conseguenza, il reato non era prescritto al momento della sentenza d'appello e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: lo stato di necessità non cancella la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di evasione. La ricorrente lamentava il mancato riconoscimento dello stato di necessità per motivi di salute e l'omessa prescrizione del reato. I giudici hanno ritenuto generici i motivi relativi alla salute e alla mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che la prescrizione non è maturata a causa della presenza della recidiva specifica e infraquinquennale, la quale prolunga i tempi necessari per l'estinzione del reato. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per cassazione: il calcolo errato non salva
L'Imputato, condannato per omicidio colposo stradale, ha proposto un ricorso straordinario per cassazione lamentando l'omesso rilievo della prescrizione del reato. Secondo la difesa, il termine di prescrizione di sei anni era già decorso prima della sentenza definitiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per il reato di omicidio colposo stradale, punito con pena massima di sette anni, i termini di prescrizione sono raddoppiati per legge. Di conseguenza, il reato non era affatto prescritto. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: condanna definitiva contro tempo scaduto
L'Imputato, condannato per furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione da parte del giudice di rinvio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di annullamento parziale della sentenza limitato esclusivamente al trattamento sanzionatorio, la responsabilità penale è ormai accertata in via definitiva. Questo giudicato parziale impedisce la successiva declaratoria di prescrizione del reato, anche se il termine matura dopo la pronuncia di annullamento. Di conseguenza, la prescrizione del reato non può più essere applicata se la colpevolezza è già irrevocabile. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Porto di armi improprie: condanna definitiva senza prescrizione
L'Imputato è stato condannato al pagamento di un'ammenda di 667 euro per il reato di porto di armi improprie, dopo essere stato trovato in possesso di un coltello senza alcuna giustificazione valida. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'oggetto non fosse idoneo a offendere e che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, confermando la decisione della Corte d'appello. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha impedito anche l'applicazione della prescrizione, costringendo l'uomo a pagare l'ammenda e le spese processuali.
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Prescrizione del reato di ricettazione: condanna senza sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per ricettazione. I giudici hanno chiarito che, ai fini del calcolo del tempo necessario per la prescrizione del reato di ricettazione, la circostanza attenuante della speciale tenuità del fatto non rileva. Il termine di prescrizione si calcola infatti sulla pena massima prevista per il reato base. Inoltre, la Corte ha ribadito che la mancata giustificazione del possesso di un bene rubato dimostra la consapevolezza della sua provenienza illecita, e che il reato sussiste anche se manca la querela per il furto originario. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta documentale semplice: prescrizione cancella la pena
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imprenditore condannato per il reato di bancarotta documentale semplice, originariamente contestato come fraudolento. L'imputato ha impugnato la sentenza lamentando la mancata valutazione delle prove sulla regolare tenuta dei registri e il decorso dei termini di prescrizione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, rilevando che la Corte d'Appello ha omesso di motivare sulle prove della difesa. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'aggravante della recidiva, poiché applicabile solo ai delitti dolosi e non a quelli colposi come la bancarotta documentale semplice. Di conseguenza, accertato il decorso del termine massimo di sette anni e sei mesi, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato, liberando definitivamente l'imputato da ogni conseguenza penale.
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Bancarotta fraudolenta: la prescrizione cancella la condanna
Gli Amministratori di una società venivano condannati in appello per il reato di bancarotta fraudolenta societaria. Contro tale decisione, i difensori proponevano ricorso in Cassazione sollevando dieci diversi motivi, tra cui l'indeterminatezza dell'accusa e l'errata contestazione di una condotta omissiva anziché attiva. La Suprema Corte, rilevando che i motivi di ricorso non erano manifestamente infondati, ha preso atto del decorso del tempo massimo consentito dalla legge per perseguire il reato. Di conseguenza, in assenza di elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto per prescrizione.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna e multa
Un cittadino ha proposto ricorso contro la sentenza di condanna della Corte d'Appello di Napoli, contestando la propria responsabilità penale, la misura della pena e la mancata prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha rilevato che le contestazioni sui fatti e sulla sanzione riproducevano censure già esaminate e richiedevano una inammissibile rivalutazione delle prove. Inoltre, la richiesta sulla prescrizione è stata ritenuta infondata poiché la presenza della recidiva reiterata e specifica allunga i tempi di estinzione del reato. Per questi motivi, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Omesso versamento IVA: subentrare non salva il nuovo liquidatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un liquidatore societario condannato per il reato di omesso versamento IVA. Il ricorrente sosteneva di non essere responsabile poiché era subentrato nella carica dopo la presentazione della dichiarazione fiscale, ma prima della scadenza del pagamento. I giudici hanno stabilito che il nuovo amministratore risponde del reato a titolo di dolo eventuale se omette di effettuare i controlli contabili minimi sulle scadenze fiscali pendenti, accettando così il rischio dell'inadempimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per porto d’armi
L'Imputato era stato condannato per porto abusivo di armi comuni da sparo. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito l'omessa dichiarazione di estinzione del reato per il decorso del tempo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza d'appello, sebbene non fosse stata rilevata in quella sede. La Corte ha chiarito che la causa estintiva, anche se non eccepita in appello, è sempre rilevabile in sede di legittimità per evitare disparità di trattamento lesive del principio di uguaglianza. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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