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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a una donna per il reato di guida in stato di ebbrezza, commesso nel 2016. I giudici hanno rilevato che uno dei motivi di ricorso, riguardante la mancata concessione della sospensione condizionale della pena, non era manifestamente infondato. Di conseguenza, l'ammissibilità del ricorso ha permesso di rilevare l'avvenuta prescrizione del reato, maturata dopo cinque anni dal fatto. Non essendoci prove evidenti per un'assoluzione nel merito, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione, disponendo anche la revoca di tutte le sanzioni amministrative accessorie, come la sospensione della patente.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna annullata per prescrizione
L'Automobilista era stato condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel giugno 2015. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il funzionamento dell'etilometro e l'applicazione delle sanzioni. La Suprema Corte ha rilevato che, non essendoci prove evidenti di innocenza immediata, il reato doveva dichiararsi estinto per prescrizione, essendo decorsi i cinque anni previsti dalla legge. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna, eliminando anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente.
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Furto pluriaggravato: prescrizione parziale ma la pena resta
L'Imputato, condannato per diversi reati tra cui il furto pluriaggravato, ricorre in Cassazione contestando il calcolo della pena residua dopo che altri reati minori si sono estinti per prescrizione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano la correttezza del calcolo effettuato dalla Corte d'Appello: partendo dalla pena base di due anni di reclusione e 700 euro di multa per il furto pluriaggravato, è stata correttamente applicata la riduzione di un terzo prevista per la scelta del rito alternativo. Di conseguenza, la pena finale di un anno e quattro mesi di reclusione, oltre a 466 euro di multa, risulta inattaccabile. L'Imputato viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato o tenuità del fatto? Vince il tempo
L'Imputato era stato condannato per tentato furto in abitazione commesso nel 2013. La Cassazione rileva che la corte d'appello ha erroneamente negato la particolare tenuità del fatto basandosi su un solo precedente penale. Tuttavia, nel frattempo è maturata la prescrizione del reato. I giudici chiariscono che la dichiarazione di estinzione per prescrizione prevale sulla particolare tenuità del fatto, poiché elimina completamente il reato anziché lasciarne inalterata la sussistenza storica. La Suprema Corte annulla quindi la condanna senza rinvio.
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Assegno a vuoto e particolare tenuità del fatto: no al perdono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per l'emissione di un assegno senza provvista. L'imputato contestava il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato che l'elevato importo dell'assegno e il mancato risarcimento della vittima, con conseguente danno non lieve, escludono tale beneficio. Inoltre, la Cassazione ha respinto la richiesta di sospensione condizionale della pena, già concessa due volte in precedenza, e l'eccezione di prescrizione del reato, maturata solo dopo la sentenza d'appello. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato fallimentare: condanna annullata
L'Amministratore di una società fallita è stato condannato per non aver consegnato le scritture contabili al curatore. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, negando le attenuanti generiche sulla base di vecchi precedenti penali risalenti al 1991. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la mancata personalizzazione della pena. La Suprema Corte ha ritenuto fondato questo motivo, riscontrando un grave difetto di motivazione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato fallimentare, maturata nelle more del procedimento, annullando senza rinvio la sentenza di condanna. L'imputato ottiene così l'estinzione del reato.
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Furto pluriaggravato in concorso: ricorso debole, condanna certa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di furto pluriaggravato in concorso. Gli imputati avevano contestato la ricostruzione dei fatti e invocato la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha stabilito che le contestazioni sulla responsabilità erano generiche e non proponibili in sede di legittimità. Inoltre, la richiesta di prescrizione è stata respinta poiché formulata in modo aspecifico, senza considerare la pena edittale massima di dieci anni di reclusione e i relativi termini di sospensione e interruzione. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Condanna per lesioni annullata: opera la prescrizione del reato
Quattro imputati erano stati condannati in appello per il reato di lesioni aggravate ai danni di una vittima. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dell'aggravante e lamentando che la Corte d'appello avesse rifiutato, con una motivazione del tutto apparente, l'esame di un testimone della difesa e di uno degli imputati. La Corte di Cassazione ha ritenuto i motivi di ricorso non manifestamente infondati. Di conseguenza, non potendo dichiarare l'inammissibilità del ricorso, i giudici di legittimità hanno dovuto rilevare il decorso del tempo massimo consentito dalla legge per perseguire il fatto. La Suprema Corte ha quindi pronunciato l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando la sopravvenuta prescrizione del reato.
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Inammissibilità dell’appello penale: l’errore del giudice cancella la pena
L'Imputato era stato condannato in primo grado per lesioni aggravate e porto di arma impropria. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'inammissibilità dell'appello valutando i motivi come infondati nel merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che il giudice di secondo grado non può dichiarare l'inammissibilità dell'appello penale basandosi sulla semplice infondatezza dei motivi, ma deve farlo solo se mancano i requisiti formali di specificità. Poiché l'ordinanza d'appello era illegittima e il ricorso ammissibile, la Cassazione ha rilevato il decorso dei termini di tempo e ha annullato la sentenza senza rinvio per intervenuta prescrizione dei reati.
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Prescrizione del reato: condanna annullata ma senza assoluzione
Il Giudice di Pace aveva condannato L'Imputato per il reato di diffamazione ai danni della Persona Offesa. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando che la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza di condanna. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando il decorso del tempo massimo per perseguire il reato. La Corte ha chiarito che l'assoluzione nel merito prevale sulla causa estintiva solo se l'innocenza emerge in modo evidente e immediato. Poiché nel caso specifico le difese richiedevano una complessa valutazione sull'esercizio di un diritto, il giudice ha dovuto limitarsi a dichiarare l'estinzione del procedimento. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per il furto
Due soggetti, accusati di tentato furto aggravato commesso nel 2010, sono stati condannati nei primi gradi di giudizio. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione evidenziando che il tempo massimo per perseguire il reato era ormai scaduto. La Suprema Corte ha rilevato che la prescrizione del reato si era effettivamente compiuta il 7 novembre 2019, prima della sentenza d'appello. Poiché non emergevano prove evidenti e immediate per un'assoluzione nel merito, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna. Di conseguenza, il processo si chiude definitivamente senza alcuna pena per gli imputati, prevalendo la causa estintiva sul merito della vicenda penale.
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Bancarotta semplice: condanna annullata per prescrizione
L'Imprenditore, originariamente accusato di bancarotta fraudolenta documentale, ha ottenuto in appello la riqualificazione del fatto in bancarotta semplice ai sensi dell'art. 217 della legge fallimentare. Tuttavia, i giudici di secondo grado non hanno rilevato che per il reato di bancarotta semplice, meno grave, era già decorso il termine massimo di prescrizione di sette anni e sei mesi dalla dichiarazione di fallimento avvenuta nel 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, annullando senza rinvio la sentenza d'appello poiché il reato si è estinto per prescrizione.
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Decreto di archiviazione nullo ma il reato è prescritto
La Persona Offesa ha impugnato il decreto di archiviazione emesso dal Giudice di Pace, lamentando la mancata notifica della richiesta di archiviazione, che le ha impedito di opporsi. La Corte di Cassazione rileva che l'omesso avviso viola effettivamente il contraddittorio, determinando la nullità del provvedimento. Tuttavia, i giudici evidenziano che nel frattempo è decorso il termine ordinario di sei anni per la prescrizione del reato. Di conseguenza, in presenza di una causa di estinzione del reato, non è possibile rilevare vizi o nullità in sede di legittimità, poiché il giudice di rinvio dovrebbe comunque dichiarare subito la prescrizione. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di interesse della Persona Offesa.
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Ricettazione di particolare tenuità: attenuante o reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per ricettazione. L'imputato sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione, ritenendo che la ricettazione di particolare tenuità costituisse un reato autonomo con tempi di prescrizione più brevi. I giudici hanno invece chiarito che la lieve entità rappresenta solo una circostanza attenuante e non influisce sul calcolo del tempo necessario alla prescrizione, il quale va calcolato sulla pena massima del reato base. Di conseguenza, il reato non era prescritto e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: le attenuanti non cancellano le aggravanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per ricettazione di lieve entità. L'imputato sosteneva che la prescrizione del reato fosse già maturata, ritenendo che il riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti sulla recidiva dovesse ridurre il tempo necessario per la prescrizione. I giudici hanno invece ribadito che, per determinare la prescrizione del reato, le aggravanti ad effetto speciale mantengono la loro rilevanza anche se soccombenti nel giudizio di bilanciamento con le attenuanti. Di conseguenza, il reato non era prescritto e la condanna a due mesi di reclusione e 180 euro di multa è stata confermata, con l'aggiunta di una sanzione pecuniaria per il ricorso inammissibile.
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Truffa online o ritardo civile? La Cassazione decide la condanna
Un venditore è stato condannato per due episodi di truffa online. L'imputato pubblicava annunci di vendita sul web, riceveva il pagamento dai clienti, ma non consegnava la merce e si rifiutava di restituire il denaro. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice inadempimento contrattuale di natura civile. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'intenzione di ingannare (dolo) era presente fin dal momento della pubblicazione degli annunci. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di appello. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato di ricettazione: la recidiva blocca tutto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per ricettazione. La difesa sosteneva l'avvenuta estinzione della punibilità, ma i giudici hanno escluso la prescrizione del reato di ricettazione a causa della presenza della recidiva reiterata specifica. Questa aggravante comporta infatti un aumento di due terzi dei termini di prescrizione ordinari e massimi. La Suprema Corte ha inoltre confermato il diniego dell'attenuante della particolare tenuità del fatto, valutando la natura e il valore del bene sottratto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: finto proprietario condannato in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di truffa contrattuale. L'imputato si era presentato alla vittima con false generalità, fingendosi proprietario di un immobile e inducendola a stipulare un contratto di locazione nullo, incassando somme mai restituite. La difesa ha eccepito la prescrizione del reato, contestando il calcolo della sospensione per l'emergenza Covid-19, e ha richiesto una rivalutazione delle prove. La Suprema Corte ha respinto i motivi: la prescrizione non era comunque decorsa e la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: la condanna resta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per i reati di sostituzione di persona, truffa e ricettazione. L'imputato aveva proposto ricorso lamentando una errata valutazione delle prove e la mancata dichiarazione di prescrizione dei reati. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e non si confrontavano con le motivazioni della sentenza d'appello, in particolare riguardo ai periodi di sospensione della prescrizione. Per queste ragioni, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Truffa e circostanze attenuanti generiche: no allo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per truffa. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la mancata prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che la concessione delle circostanze attenuanti generiche rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il quale ha legittimamente valorizzato la gravità del fatto e la tendenza del soggetto a commettere reati contro il patrimonio. Inoltre, calcolando i periodi di sospensione, la prescrizione non era maturata. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione alla Cassa delle ammende.
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