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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
L'Imputato, condannato in primo grado per lesioni personali commesse nel 2013, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte d'Appello aveva precedentemente respinto l'eccezione applicando la sospensione di sessantaquattro giorni legata all'emergenza Covid-19. La Suprema Corte, pur confermando la legittimità della sospensione emergenziale, ha rilevato che, calcolando il termine massimo di sette anni e sei mesi comprensivo delle interruzioni, la prescrizione del reato era comunque interamente maturata prima della decisione di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, sancendo la definitiva estinzione del reato per decorso del tempo.
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Misure di prevenzione: condanna annullata per prescrizione
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, accusato di non essersi presentato quotidianamente alla polizia giudiziaria in tre occasioni nel marzo 2012. La difesa ha eccepito la violazione del principio del ne bis in idem, sostenendo che il fatto fosse già stato giudicato in un altro procedimento relativo a una violazione commessa il giorno successivo. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondata l'eccezione di ne bis in idem a causa della diversità di date e luoghi delle condotte. Tuttavia, accertando che il ricorso non era manifestamente infondato, la Suprema Corte ha rilevato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna a sei mesi di reclusione poiché i reati legati alle violazioni delle misure di prevenzione si sono estinti per intervenuta prescrizione.
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Sentenza irrevocabile: niente sconti di pena retroattivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione e spaccio di lieve entità. Sebbene il reato di evasione sia stato dichiarato prescritto in appello, la condanna per il reato di droga era già diventata definitiva poiché l'imputato non l'aveva contestata nel primo atto di appello. Di conseguenza, essendosi formata una sentenza irrevocabile su questo punto, la Cassazione ha chiarito che non è possibile applicare retroattivamente la legge successiva più favorevole, né rilevare la prescrizione del reato ormai definitivo. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: il ricorso generico blocca l’estinzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per falsità ideologica. I motivi di impugnazione sono stati giudicati generici e privi di confronto con la sentenza d'appello. La Suprema Corte ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione del reato. Poiché il termine di prescrizione è scaduto successivamente alla sentenza di secondo grado, l'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale. Di conseguenza, non è possibile far valere la prescrizione maturata dopo la decisione d'appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: l’errore sulle date salva l’imputata
L'Imputata è stata condannata in primo grado per furto aggravato. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Tuttavia, l'udienza di appello si è svolta il 22 settembre 2020, mentre il decreto di citazione indicava erroneamente la data del 19 ottobre 2020. Questa grave violazione del diritto di difesa ha reso nullo il giudizio di secondo grado. La Corte di Cassazione, rilevando la validità del ricorso dell'Imputata, ha constatato che nel frattempo è decorso il termine massimo per la prescrizione del reato (15 novembre 2020). Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, sancendo la definitiva estinzione del reato per prescrizione del reato. L'Imputata evita così ogni conseguenza penale.
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Furto di energia elettrica: il trucco del contatore costa caro
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto di energia elettrica, aggravato dall'uso di un mezzo fraudolento consistente nella manomissione del contatore per alterare la registrazione dei consumi. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dell'aggravante e sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la manomissione del contatore integra pienamente l'aggravante del mezzo fraudolento. Inoltre, il calcolo della prescrizione ha rivelato che il termine non era ancora decorso al momento della decisione di secondo grado, considerando anche il periodo di sospensione per l'astensione del difensore. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: ricorso inammissibile e niente prescrizione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di calunnia. I motivi di impugnazione si basavano su contestazioni di fatto e sulla richiesta di attenuanti generiche, già respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la Cassazione non può rivalutare i fatti storici ma solo la corretta applicazione della legge. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha impedito l'applicazione della prescrizione del reato, maturata successivamente alla sentenza d'appello. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato che lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La difesa sosteneva che la parziale incapacità di intendere e di volere del soggetto dovesse comportare una riduzione di pena. I giudici hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e che non vi è alcun automatismo tra vizio parziale di mente e attenuanti generiche. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha reso del tutto irrilevante la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza d'appello, poiché un ricorso non valido impedisce l'avvio del giudizio di legittimità. L'imputato è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di munizioni: la Cassazione cancella la condanna
Il caso riguarda la detenzione di munizioni calibro 9 Parabellum con marchio Nato. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano condannato l'imputato, ritenendo tali proiettili munizioni da guerra. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che una legge del 2021 ha chiarito la natura di tali munizioni e che tale norma non poteva applicarsi retroattivamente al suo caso, risalente al 2012. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato. Di conseguenza, non potendosi considerare inammissibile l'impugnazione, i giudici hanno rilevato il decorso del tempo massimo per giudicare il fatto. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la condanna precedente, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: sanzione da 3000 euro
Due imputati, condannati in primo grado per truffa, ottengono in appello la dichiarazione di prescrizione del reato, ma restano obbligati al risarcimento dei danni civili. Gli stessi propongono ricorso dinanzi alla Suprema Corte contestando nuovamente la qualificazione giuridica del fatto. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso per Cassazione poiché i motivi presentati sono meramente ripetitivi di questioni già ampiamente e correttamente risolte dai giudici d'appello. Di conseguenza, i ricorrenti perdono definitivamente la causa e vengono condannati al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per aver presentato un ricorso palesemente infondato.
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Ricettazione di assegno rubato: condanna definitiva e sanzione
Due soggetti sono stati condannati per la ricettazione di assegno rubato. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo l'applicazione delle attenuanti generiche e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi presentati miravano esclusivamente a una inammissibile rivalutazione delle prove, compito precluso ai giudici di legittimità. Di conseguenza, la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello non ha potuto trovare applicazione. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato di ricettazione: ricorso respinto e multa
L'Imputato, condannato per il reato di ricettazione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di prescrizione del reato di ricettazione. Secondo la difesa, la particolare tenuità del fatto avrebbe dovuto ridurre i tempi necessari per la prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità del fatto costituisce solo una circostanza attenuante e non un reato autonomo; pertanto, non influisce sul calcolo dei tempi di prescrizione, che rimangono quelli ordinari. Inoltre, la Cassazione ha confermato il diniego della sospensione condizionale della pena, giustificato dal rischio concreto che il soggetto possa commettere nuovi reati in futuro. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato e recidiva: quando il passato condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di ricettazione. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva e sosteneva l'avvenuta estinzione del reato per il decorso del tempo. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che la contestazione sulla recidiva era generica e priva di prove documentali aggiornate. Di conseguenza, la corretta applicazione della recidiva ha comportato un prolungamento dei termini di prescrizione, impedendo così la maturazione della causa estintiva prima della sentenza d'appello. La decisione ribadisce il legame indissolubile tra la valutazione della pericolosità sociale del reo e il calcolo dei tempi per la prescrizione del reato e recidiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Porto illegale di armi: condanna confermata ma pena ridotta
L'Imputato è stato condannato per porto illegale di armi, avendo con sé un fucile a canne mozze e un coltello, e per detenzione abusiva di munizioni. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno rilevato che il reato di detenzione abusiva di munizioni si era estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per questo specifico reato. La pena complessiva per il porto illegale di armi è stata rideterminata a un anno e quattro mesi di reclusione, oltre a una multa di 3.866 euro, confermando la colpevolezza per le restanti accuse.
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Prescrizione del reato: il ricorso inutile costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sua condanna a un mese di arresto. L'imputato lamentava, tra le varie questioni, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e la mancata conversione della pena detentiva in sanzione pecuniaria. Inoltre, sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la prescrizione del reato non si era compiuta prima della sentenza d'appello, anche a causa delle sospensioni previste dalle riforme legislative. La Cassazione ha ribadito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere il decorso del tempo successivo alla decisione di secondo grado. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese del procedimento e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato in fase esecutiva: no alla scarcerazione
Il Condannato, detenuto in esecuzione di una pena definitiva, ha richiesto la scarcerazione eccependo la prescrizione del reato e la nullità del processo originario. Il Tribunale di Frosinone ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato in fase esecutiva e i vizi del giudizio di merito non possono essere sollevati davanti al giudice dell'esecuzione, in quanto preclusi dal passaggio in giudicato della sentenza. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Porto ingiustificato di coltello: condanna evitata per tempo
Uno studente veniva fermato con un coltello a serramanico nello zaino scolastico, destinato a usi leciti come tagliare la frutta. I giudici di merito dichiaravano la non punibilità per particolare tenuità del fatto. Lo studente proponeva ricorso in Cassazione per ottenere una formula di assoluzione più favorevole, contestando la sussistenza stessa del reato di porto ingiustificato di coltello. La Suprema Corte, ritenendo non inammissibili i motivi di ricorso, ha rilevato il decorso del tempo massimo stabilito dalla legge per perseguire il reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Il ricorrente ottiene così la cancellazione della precedente pronuncia.
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Prescrizione del reato: quando i rinvii bloccano il tempo
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello contestando la mancata dichiarazione di prescrizione del reato e il diniego dei benefici di legge sulla pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la prescrizione del reato è stata validamente interrotta dal decreto di citazione in appello del novembre 2017 e dalla successiva udienza del gennaio 2023. Inoltre, le contestazioni sul trattamento sanzionatorio sono state giudicate generiche perché non si confrontavano con le motivazioni della sentenza di secondo grado. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Passeggero ma complice: il concorso nel reato di ricettazione
Un uomo, che viaggiava come passeggero su un'auto rubata, è stato condannato per concorso nel reato di ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente sosteneva che il suo ruolo di semplice passeggero escludesse la sua responsabilità. La Corte di Cassazione ha invece confermato la sua colpevolezza, ritenendo provata la sua consapevole partecipazione sia nella ricezione del veicolo rubato sia nella successiva fuga per evitare il controllo delle forze dell'ordine. Tuttavia, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna per una violazione minore perché il reato si è estinto per prescrizione. Di conseguenza, la pena complessiva è stata rideterminata in sette mesi e dieci giorni di reclusione, oltre a una multa di 300 euro.
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Prescrizione del reato: quando l’errore costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello. Il ricorrente sosteneva che fosse intervenuta la prescrizione del reato. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il ricorso era del tutto generico, poiché non considerava i periodi di sospensione del corso della prescrizione che avevano impedito la maturazione del termine. Inoltre, le restanti contestazioni riguardavano questioni di fatto, non valutabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, escludendo invece la liquidazione delle spese per la parte civile.
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