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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Reato di calunnia: la recidiva blocca la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato condannato per il reato di calunnia. Il ricorrente contestava l'esistenza del dolo, contestava l'applicazione della recidiva e invocava l'avvenuta prescrizione dei fatti prima della decisione di secondo grado. I giudici supremi hanno chiarito che i giudici di merito hanno ampiamente motivato la piena consapevolezza dell'illecito. Inoltre, l'applicazione della recidiva specifica ha aumentato i termini massimi di estinzione del reato, impedendo la maturazione della prescrizione. A causa della manifesta infondatezza delle doglianze, l'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Bancarotta preferenziale: l’ammissibilità annulla la condanna
I soci di una società commerciale subiscono una condanna in appello per bancarotta preferenziale e bancarotta documentale semplice a seguito del fallimento aziendale. Gli imputati presentano ricorso per Cassazione contestando la decisione di merito. I giudici di legittimità ritengono il ricorso ammissibile, in quanto i motivi sollevati non appaiono manifestamente infondati. Tale valutazione impedisce la conferma della condanna e impone l'applicazione dell'estinzione dei reati per intervenuto decorso del tempo massimo di legge. La Suprema Corte dichiara quindi l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per estinzione dei reati fallimentari per prescrizione, non emergendo elementi evidenti per una piena assoluzione nel merito.
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Prescrizione del reato di ricettazione: stop alla condanna
L'Imputato subiva una condanna per il delitto di ricettazione di lieve entità risalente al giugno 2011, dopo che i giudici d'appello avevano già estinto altre accuse collegate alle armi. Il difensore proponeva ricorso per Cassazione contestando la prova sul reato presupposto e invocando il decorso del tempo massimo consentito dalla legge per punire l'illecito. La Suprema Corte ha verificato l'ammissibilità dell'impugnazione, passaggio indispensabile per poter rilevare la causa estintiva. Poiché il fatto risaliva a oltre dieci anni prima senza alcuna sospensione del procedimento, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato di ricettazione, disponendo l'annullamento senza rinvio del verdetto e cancellando definitivamente la condanna.
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Guida senza patente con recidiva: condanna e prescrizione
Un automobilista subisce una condanna per il reato contravvenzionale di guida senza patente con recidiva nel biennio. Il difensore propone ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Durante il procedimento di legittimità matura il termine massimo di prescrizione quinquennale dal compimento dell'illecito. I giudici supremi rilevano d'ufficio il decorso del tempo ed escludono l'evidente innocenza nel merito. La Corte di Cassazione annulla la condanna senza rinvio per estinzione del reato e dispone la trasmissione degli atti alla Prefettura per le sanzioni amministrative.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca lo sconto del tempo
Un imputato, condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di sostituzione di persona, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta estinzione dell'illecito per decorso del tempo. La difesa lamentava il mancato rilievo del termine estintivo, ritenendo prevalenti le circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo della prescrizione del reato deve sempre considerare l'aumento di pena previsto dalla recidiva qualificata, a prescindere dall'esito del bilanciamento con le attenuanti. Il ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Allaccio abusivo: il furto aggravato di acqua costa la condanna
Tre residenti subiscono una condanna penale per furto aggravato di acqua mediante allacci abusivi alla rete idrica a servizio delle proprie abitazioni. Gli imputati impugnano la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, eccependo l'estinzione del reato per prescrizione e contestando la prova del concorso criminoso. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici stabiliscono che la presenza delle circostanze aggravanti allunga il termine massimo di prescrizione oltre i dodici anni, impedendo l'estinzione dell'illecito. Inoltre, la responsabilità penale non deriva dalla semplice proprietà degli immobili, bensì dall'uso effettivo e quotidiano dell'acqua pubblica senza corrispettivo. I ricorrenti perdono definitivamente il giudizio e devono pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Prescrizione del reato: condanna valida per furto
Un imputato, condannato per concorso in furto aggravato, presenta ricorso in Cassazione sostenendo che la prescrizione del reato ha estinto l'accusa prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e conferma la validità della condanna. I giudici spiegano che il termine di prescrizione non è decorso poiché diversi atti processuali hanno interrotto il tempo utile. In particolare, il decreto di citazione a giudizio per l'appello possiede una piena efficacia interruttiva. Di conseguenza, il termine massimo complessivo di sette anni e sei mesi non risultava ancora superato al momento della decisione di secondo grado. Il ricorrente subisce quindi la condanna alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca l’impunità
L'imputata ha proposto ricorso per contestare il calcolo del termine di prescrizione del reato di furto aggravato. La difesa sosteneva che il tempo utile per estinguere l'addebito fosse già interamente decorso al momento della pronuncia di secondo grado. I giudici hanno invece confermato la validità della recidiva qualificata, bilanciata come equivalente rispetto alle circostanze attenuanti generiche. Secondo i principi consolidati di legittimità, la recidiva equivalente produce effetti concreti sul calcolo del tempo necessario all'estinzione del reato, allungando i termini massimi previsti. La Corte di Cassazione ha accertato che il termine finale scadeva in epoca successiva alla pronuncia impugnata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta e condanna: scatta la prescrizione del reato
L'Imputato, condannato nei gradi di merito per bancarotta fraudolenta, ha proposto ricorso per cassazione contestando la validità delle ricerche effettuate per la dichiarazione di latitanza. I giudici di secondo grado avevano omesso di verificare l'effettività delle ricerche nei luoghi previsti dalla legge. La Suprema Corte ha ritenuto non manifestamente infondata l'eccezione difensiva. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno accertato il decorso del tempo necessario e hanno dichiarato la prescrizione del reato, cancellando la condanna senza rinvio.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: la condanna si prescrive
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un imprenditore per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per intervenuta estinzione del reato. I giudici di secondo grado avevano confermato la responsabilità penale e rideterminato le pene accessorie, negando tuttavia le circostanze attenuanti generiche con una motivazione contrastante: la corte territoriale aveva infatti richiamato i precedenti penali dell'imputato definendoli allo stesso tempo lievi. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato proprio per questa incoerenza logica. Di conseguenza, l'ammissibilità dell'impugnazione ha permesso di rilevare il decorso del tempo massimo di legge e di dichiarare la prescrizione maturata prima del giudizio di legittimità, cancellando ogni statuizione penale.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per doppio conteggio
Un cittadino subisce una condanna in primo grado per i reati di lesioni personali e minaccia commessi nel 2012. Il giudice di merito emette la sentenza nel novembre 2020, respingendo l'eccezione difensiva sul decorso del tempo. La difesa propone ricorso per Cassazione evidenziando l'avvenuta prescrizione del reato prima della decisione impugnata. Il giudice territoriale aveva erroneamente duplicato i periodi di stop del procedimento, sommando la sospensione per sciopero degli avvocati e quella per emergenza sanitaria nazionale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e chiarisce che i due periodi si sovrapponevano e non andavano sommati. I Supremi Giudici annullano la condanna senza rinvio per intervenuta estinzione delle accuse.
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Tentato furto aggravato: l’accusa decade per prescrizione
La vicenda riguarda un imputato accusato del reato di tentato furto aggravato per avere forzato alcuni armadietti all'interno dello spogliatoio di una palestra, cercando di asportare i beni custoditi al loro interno. Dopo la pronuncia dei giudici di merito, la difesa ha contestato la sussistenza della specifica circostanza aggravante della violenza sulle cose, portando il caso all'attenzione della Suprema Corte. I giudici di legittimità hanno ritenuto la questione giuridica non manifestamente infondata. Di conseguenza, il decorso del tempo ha fatto maturare il termine massimo previsto dalla legge per punire il fatto, calcolando anche le pause processuali per legittimo impedimento del difensore. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta estinzione del reato per prescrizione.
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Bancarotta Fraudolenta: Prescrizione Annulla Condanna per l’Imprenditore
Un Imprenditore è stato condannato per bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento della sua Azienda. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, rideterminando le pene accessorie. L'Imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza senza rinvio. I reati di bancarotta fraudolenta sono stati dichiarati estinti per prescrizione, tenendo conto delle sospensioni del termine durante il giudizio di primo grado e dell'esclusione della recidiva. L'Imprenditore non dovrà scontare la pena.
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Furto aggravato e prescrizione: quando la recidiva blocca l’impunità
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per furto aggravato in concorso. La difesa ha lamentato la mancata dichiarazione di prescrizione del reato e l'errata qualificazione del fatto come consumato anziché tentato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Riguardo al tema del furto aggravato e prescrizione, i giudici hanno chiarito che il termine prescrizionale sale a quindici anni a causa delle plurime aggravanti e della recidiva specifica infraquinquennale. Inoltre, la qualificazione del furto come consumato è stata ampiamente e correttamente motivata nei gradi precedenti. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la sua piena responsabilità penale.
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Falso in atto pubblico: documenti finti al notaio e condanna
L'Imputato ha presentato documenti d'identità falsi a un notaio durante la stipula di un atto di cessione di quote societarie, inducendo il pubblico ufficiale ad attestare l'identità di un soggetto diverso. Condannato nei gradi precedenti, l'imputato ha presentato ricorso in Cassazione per contestare il reato ed eccepire la prescrizione. La Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato di Falso in atto pubblico commesso mediante l'inganno del pubblico ufficiale. I giudici hanno chiarito che l'esibizione di documenti falsificati travisa la reale identità delle parti e vizia l'atto notarile. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, precludendo la possibilità di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. L'imputato deve versare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: la prescrizione non salva il ricorso
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di furto di energia elettrica. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione invocando il travisamento dei fatti, lo stato di necessità e l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per estrema genericità dei motivi, poiché la difesa si è limitata ad elencare le doglianze senza fornire argomentazioni a supporto. I giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce la formazione di un valido rapporto di impugnazione. Di conseguenza, la Corte non ha potuto rilevare la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso e prescrizione: la condanna resta
L'Imputato è stato condannato nei primi gradi di giudizio per i reati di percosse e minacce aggravate dall'uso di un'arma. Contro la sentenza d'appello, l'uomo ha proposto ricorso per cassazione chiedendo l'annullamento della decisione. La difesa ha sostenuto l'estinzione dei reati per decorso del tempo e ha contestato la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso e prescrizione non rilevabile. I giudici hanno spiegato che un ricorso inammissibile non crea un valido rapporto processuale di impugnazione, impedendo di far valere il tempo trascorso dopo la sentenza d'appello. Inoltre, le contestazioni sui fatti non sono consentite in sede di legittimità. Il condannato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per decorso del tempo
Un cittadino ha subito una condanna nei precedenti gradi di giudizio per il reato di falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la presenza dell'elemento soggettivo dell'illecito. I giudici della Suprema Corte hanno accertato l'ammissibilità dell'impugnazione, pur rilevando l'assenza dei presupposti per pronunciare un'assoluzione piena nel merito. Tuttavia, durante lo svolgimento del procedimento, è maturata la prescrizione del reato in mancanza di cause di sospensione dei termini. Per questa ragione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione definitiva dell'accusa per il mero decorso del tempo.
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Riqualificazione dell’impugnazione e prescrizione del reato
L'Imputato, condannato dal Giudice di Pace a una sola pena pecuniaria per lesioni personali, ha proposto appello. Il Tribunale ha dichiarato l'atto inammissibile, rifiutando di convertire l'impugnazione errata in ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la riqualificazione dell'impugnazione è obbligatoria quando emerge la chiara volontà di contestare il provvedimento. A seguito della corretta conversione dell'atto, la Suprema Corte ha preso atto del decorso del termine massimo di legge e ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: niente prescrizione
L'Imputato è stato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando il riconoscimento della recidiva e sostenendo la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che le contestazioni sulla recidiva erano del tutto generiche e già respinte nei precedenti gradi. Inoltre, la presenza della recidiva infraquinquennale estende il termine di prescrizione fino a tredici anni e sei mesi, impedendo l'estinzione del reato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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