LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 15 di 40

1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Prescrizione del reato di furto: il ricorso fallisce
Un imputato, condannato per il delitto di furto in abitazione, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della prescrizione e delle attenuanti generiche. Il ricorrente sosteneva che il tempo per punire il fatto fosse scaduto prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il conteggio difensivo ignorava i periodi di sospensione del procedimento, tra cui oltre otto mesi di astensione delle udienze. Di conseguenza, la prescrizione del reato di furto non è maturata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
Continua »
Reato di ricettazione: smentita la prescrizione
L'imputato subiva una condanna per porto di arma clandestina e ricettazione. Nel ricorso in Cassazione, la difesa chiedeva la prescrizione per il reato di ricettazione, sostenendo che l'acquisto dell'arma risalisse a circa dieci anni prima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno osservato che il perfetto stato di conservazione dell'arma sequestrata smentisce la versione dell'acquisto remoto fornita dall'imputato, il quale peraltro non ha indicato il prezzo né il venditore. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione con ottocento euro di multa, condannando il ricorrente anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di truffa e recidiva: condanna definitiva senza sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico de L'Imputato per il reato di truffa patrimoniale. La difesa contestava l'esistenza degli elementi della frode, lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche ed eccepiva l'avvenuta prescrizione del reato, sostenendo l'inapplicabilità della recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'impugnazione si limitava a riproporre argomenti già ampiamente smentiti dalle prove raccolte nei precedenti gradi di giudizio, senza una critica puntuale alla decisione impugnata. Inoltre, la Corte ha ribadito che le attenuanti generiche non costituiscono un diritto automatico e che la recidiva reiterata, regolarmente applicata fin dal primo grado, ha esteso i termini di prescrizione, impedendo l'estinzione del reato. L'Imputato è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
Continua »
Prescrizione lottizzazione abusiva: i lavori prolungano il reato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la prescrizione lottizzazione abusiva fosse già maturata prima dell'azione penale. Il ricorrente collocava la fine dei lavori a una data antecedente rispetto a quella accertata dai rilievi fotografici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che questo reato urbanistico ha natura progressiva. L'illecito non cessa con i frazionamenti iniziali, ma continua fino all'ultima opera di completamento, come l'installazione di vetrate e coperture. Di conseguenza, il decorso del tempo non ha cancellato il reato e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese.
Continua »
Getto pericoloso di cose: no alla tenuità tra condomini
Due vicini di casa versavano continuamente dal proprio balcone acqua sporca ed escrementi di cane sul cortile comune sottostante. Inoltre accatastavano mobili vecchi che causavano la proliferazione di topi vicino all'abitazione della persona offesa. I responsabili hanno proposto ricorso per cassazione invocando la prescrizione, l'inattendibilità dei testimoni e la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato di getto pericoloso di cose. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, escluso la prescrizione grazie ai periodi di sospensione e negato la lieve entità a causa della condotta molesta ripetuta nel tempo.
Continua »
Rapina aggravata: l’imputato perde il ricorso in Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il delitto di rapina aggravata, commesso mediante accerchiamento e intimidazione della persona offesa. La difesa contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche, l'omessa dichiarazione di prescrizione e la mancata informazione sulla possibilità di richiedere pene sostitutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che la gravità della condotta giustifica il bilanciamento delle circostanze e che la prescrizione deve computare le aggravanti ad effetto speciale, a prescindere dalle attenuanti concorrenti. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che la richiesta di pene sostitutive grava esclusivamente sull'imputato e deve intervenire entro la discussione in appello, senza alcun dovere di avviso d'ufficio da parte del collegio giudicante.
Continua »
Prescrizione del reato: la recidiva blocca l’estinzione
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. Il soggetto contestava la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, il diniego delle attenuanti e l'errato calcolo della pena. Inoltre, il ricorrente eccepiva l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che i precedenti penali dell'interessato comportano la recidiva reiterata specifica ed infraquinquennale. Tale aggravante estende il termine massimo per la prescrizione del reato fino a dieci anni. A questo lasso temporale si aggiungono anche sessantaquattro giorni di sospensione dovuti al blocco dei processi per l'emergenza pandemica. Di conseguenza, il termine non era affatto scaduto. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di calunnia e prescrizione: la condanna resta definitiva
L'imputato ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la condanna inflitta per il reato di calunnia, sostenendo l'intervenuta prescrizione dei fatti e contestando la sussistenza dell'elemento soggettivo del dolo. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione inammissibile. Il calcolo della prescrizione eseguito dai giudici di merito è risultato corretto, poiché ha tenuto conto dei periodi di sospensione per l'astensione del difensore e per il blocco processuale dell'emergenza pandemica. I giudici hanno inoltre accertato la piena consapevolezza dell'imputato nell'incolpare ingiustamente la vittima. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese del procedimento oltre a una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Prescrizione del reato e recidiva: ricorso respinto in Cassazione
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'estinzione del proprio reato per decorso del tempo. La Suprema Corte ha respinto la richiesta chiarendo i criteri per la prescrizione del reato. I giudici hanno spiegato che la recidiva aumenta i termini necessari all'estinzione dell'illecito di due terzi rispetto al tempo base. Inoltre, i periodi di sospensione del procedimento allungano ulteriormente il conteggio. Nel caso di specie, l'intervallo tra la sentenza di primo grado e la citazione in appello rientrava pienamente nei limiti di legge. Non essendo spirato né il termine ordinario né quello massimo, la Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La ricorrente ha subito la condanna alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi vaghi
L'Imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando vizi di motivazione, l'errata determinazione della sanzione e l'omessa dichiarazione di prescrizione del reato. I Supremi Giudici hanno rilevato la genericità di tutte le censure difensive. In particolare, la difesa ha trascurato la data limite di prescrizione fissata correttamente dalla Corte di Appello e ha contestato la pena nonostante i giudici di merito avessero già applicato il minimo edittale con le attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di ricettazione: condanna confermata ma pena ridotta
L'Imputato è stato trovato in possesso di beni preziosi di provenienza illecita, senza fornire alcuna spiegazione plausibile sulla loro origine. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di ricettazione e per la vendita di prodotti con segni falsi. La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso presentato dalla difesa. I giudici supremi hanno accertato che il reato di contraffazione era caduto in prescrizione prima della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la condanna per la contraffazione senza rinvio. Il ricorso è stato invece dichiarato inammissibile relativamente al reato di ricettazione, poiché chi detiene refurtiva senza giustificarne la provenienza risponde pienamente dell'illecito penale. La pena finale per L'Imputato è stata rideterminata in un anno e quattro mesi di reclusione, oltre al pagamento di quattrocento euro di multa.
Continua »
Prescrizione del reato: Cassazione respinge il ricorso del PG
La Procura Generale impugnava davanti alla Corte di Cassazione la decisione della Corte di Appello che dichiarava la prescrizione del reato contestato a un imputato. L'accusa contestava l'avvenuto decorso del tempo utile per punire l'illecito penale. La Suprema Corte ha respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile e manifestamente infondata. I giudici hanno chiarito che il termine massimo previsto dalla legge era già interamente spirato prima della pronuncia impugnata, perfino tenendo conto dei periodi di sospensione temporale previsti dalla cosiddetta Legge Orlando. Di conseguenza, l'imputato ottiene la definitiva chiusura del procedimento a proprio favore.
Continua »
Prescrizione del reato: la recidiva blocca lo stop alle accuse
L'Imputato propone ricorso per Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato e lamentando la mancata assunzione di nuove prove in appello. La Suprema Corte dichiara l'impugnazione inammissibile. I giudici stabiliscono che la recidiva reiterata estende sensibilmente il termine massimo di estinzione dell'illecito, quantificato nel caso specifico in sedici anni e otto mesi. Inoltre, il quadro probatorio documentale e testimoniale già raccolto risulta completo e non necessita di alcuna integrazione in secondo grado. L'Imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Indebito utilizzo di carte di credito e ricettazione: condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione nei confronti di un'imputata responsabile dei reati di ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito. La difesa sosteneva che il reato di utilizzo indebito dovesse assorbire quello di ricettazione in base al principio di specialità. I giudici supremi hanno respinto questa tesi: chi riceve tessere di pagamento contraffatte o rubate e successivamente le impiega risponde di entrambi i delitti in concorso tra loro. Inoltre, la Corte ha escluso la prescrizione a causa della recidiva qualificata dell'imputata e ha negato le attenuanti generiche per via dei numerosi precedenti penali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Prescrizione del reato di ricettazione: le regole di calcolo
L'Imputato, condannato per ricettazione di particolare tenuità con recidiva reiterata ed infraquinquennale, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'estinzione del reato per decorso del tempo. La difesa riteneva maturata la prescrizione del reato di ricettazione calcolando i termini sulla pena ridotta per la lieve entità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la lieve entità non costituisce un reato autonomo ma una semplice attenuante speciale. Di conseguenza, il calcolo della prescrizione deve basarsi sulla pena massima del reato base, con i relativi aumenti per recidiva e atti interruttivi.
Continua »
Ricettazione di merce contraffatta: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a nove mesi di reclusione e quattrocento euro di multa a carico di un individuo accusato di ricettazione di merce contraffatta e detenzione per la vendita di prodotti con marchi falsi. L'imputato trasportava all'interno di un borsone numerosi articoli nuovi, sigillati e muniti di cartellino, senza possedere alcuna fattura o documento d'acquisto. I giudici hanno ritenuto inverosimile la tesi difensiva dell'acquisto destinato all'uso personale e familiare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva questioni di merito già risolte nei gradi precedenti, sollevava calcoli errati sulla prescrizione ed eccepiva la particolare tenuità del fatto per la prima volta in sede di legittimità. L'uomo deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Tentata truffa con bonifico falso: la recidiva nega la prescrizione
Due soggetti affrontano un processo per tentata truffa aggravata ai danni di una controparte contrattuale. Gli imputati simulano il pagamento di una prestazione commerciale attraverso l'invio via fax della contabile di un bonifico bancario palesemente falsificata, giustificando la mancata esibizione dell'originale con un inesistente incidente personale e inventando l'apertura di una nuova impresa. La Corte di Cassazione esamina la condotta ingannevole e dichiara estinto il reato per prescrizione nei confronti della coimputata. Al contrario, la Suprema Corte rigetta il ricorso del primo imputato: la presenza della recidiva reiterata e specifica allunga i termini legali di estinzione del reato. L'uomo subisce quindi la conferma della condanna penale, il pagamento delle spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Prescrizione del reato e recidiva: stop ai calcoli di favore
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per ricettazione e uso illecito di strumenti di pagamento. La difesa sosteneva l'avvenuta estinzione dei reati per decorso del tempo, ritenendo che il bilanciamento favorevole tra attenuanti e aggravanti dovesse accorciare i termini di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il tema centrale riguarda la prescrizione del reato e recidiva qualificata. I giudici hanno chiarito che le circostanze aggravanti a effetto speciale, inclusa la recidiva pluriaggravata, aumentano la pena massima e allungano i tempi di prescrizione. Tale aumento opera anche se il giudice ritiene prevalenti o equivalenti le circostanze attenuanti. L'Imputata perde la causa, la condanna diventa definitiva ed e tenuta a versare tremila euro alla Cassa delle Ammende oltre alle spese legali.
Continua »
Prescrizione del reato di ricettazione e peso della recidiva
L'Imputato è stato condannato per il delitto di ricettazione dopo la prescrizione di una contestazione parallela. Nel ricorso per Cassazione, la difesa ha sostenuto l'avvenuta estinzione della pena per decorso del tempo, invocando l'attenuante del danno di particolare tenuità. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nel computo della prescrizione del reato di ricettazione, non si considerano le circostanze attenuanti. Rilevano invece le aggravanti a effetto speciale, inclusa la recidiva specifica commessa entro il quinquennio, a prescindere dal giudizio di comparazione. La condanna penale resta pertanto confermata e l'Imputato deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto e condanna: interviene la prescrizione del reato di furto
I giudici di merito avevano condannato L'Imputato per il reato di furto monoaggravato. La persona accusata ha proposto ricorso per cassazione contestando la valutazione della propria responsabilità penale. La Suprema Corte ha verificato la piena validità del ricorso e ha rilevato il decorso del tempo massimo previsto dalla legge per punire il fatto. Mancando prove evidenti per un proscioglimento immediato nel merito, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato di furto. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente. L'Imputato ottiene così la definitiva cancellazione della pena inflitta.
Continua »