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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Bancarotta fraudolenta: ricorso inammissibile, condanna confermata
L'Imprenditore è stato condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la prescrizione dei reati e la non configurabilità della bancarotta documentale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondate le doglianze sulla prescrizione, basate su una diversa qualificazione giuridica dei fatti, e ha escluso la possibilità di rivalutare le prove. La condanna per bancarotta fraudolenta è stata confermata, con l'Imprenditore obbligato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Tentata estorsione: la prescrizione non cancella la condanna
Due imputati hanno proposto ricorso contro la condanna per tentata estorsione in concorso, sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato e richiedendo una diversa ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte di Cassazione ha rigettato le tesi difensive, dichiarando i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il rinvio operato dalla norma sull'estorsione alle aggravanti della rapina è di tipo dinamico, prolungando così i termini di prescrizione. Inoltre, la Cassazione ha ribadito il divieto di procedere a una nuova valutazione delle prove già esaminate dai giudici di merito. L'esito ha sancito la definitiva conferma della condanna penale per entrambi gli imputati, con l'ulteriore obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e prescrizione negata
Due imputati, condannati per furto aggravato e danneggiamento, hanno impugnato la sentenza di secondo grado lamentando vizi di motivazione e l'errata applicazione della recidiva. I ricorrenti hanno inoltre invocato la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I motivi sollevati difettavano di specificità ed erano slegati dalle argomentazioni dei giudici di appello. Inoltre, la doglianza sulla recidiva costituiva una questione del tutto inedita. L'inammissibilità del ricorso per cassazione ha impedito il formarsi di un valido rapporto di impugnazione, precludendo l'estinzione del reato per prescrizione maturata successivamente al secondo grado. I condannati devono pagare le spese di giudizio e una sanzione pecuniaria.
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Furto e Prescrizione: L’Inammissibilità del Ricorso Penale Blocca Tutto
Un Imputato, condannato per furto, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse prescritto prima della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'argomento della prescrizione era infondato, considerando la recidiva e una sospensione di 64 giorni dovuta all'emergenza COVID. Ha ribadito che l'inammissibilità ricorso penale preclude la valutazione della prescrizione maturata dopo la sentenza impugnata. L'Imputato ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di calunnia: la querela tardiva non evita la condanna
Tre soggetti hanno proposto ricorso in Cassazione per contestare la condanna relativa al reato di calunnia. Gli accusati sostenevano che la falsa denuncia riguardasse un illecito non punibile a causa di una querela tardiva o della prescrizione del reato stesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il reato di calunnia sussiste anche quando la querela è presentata in ritardo o quando il fatto denunciato è ormai prescritto. In entrambi i casi, infatti, l'autorità giudiziaria deve comunque avviare accertamenti ed effettuare indagini per verificare i termini. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Omesso versamento contributi: la prescrizione salva l’ex datore di lavoro
Un ex datore di lavoro è stato condannato per l'omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali dei suoi dipendenti, relative all'anno 2013. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la condanna e, in particolare, sollevando l'eccezione di prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha esaminato il caso e ha stabilito che, sebbene la responsabilità per l'omesso versamento fosse stata correttamente accertata, il reato era ormai estinto per prescrizione omesso versamento contributi. I termini di legge erano infatti scaduti prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio, riconoscendo che il tempo massimo per perseguire il reato era ormai trascorso.
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Insolvenza Fraudolenta: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un Commerciante è stato condannato per insolvenza fraudolenta, reato confermato dalla Corte d'Appello. Ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che le contestazioni sulla responsabilità penale fossero infondate, poiché i fatti erano stati adeguatamente motivati, evidenziando che il conto per il pagamento era collegato a una società inattiva. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso la prescrizione del reato, poiché il termine massimo era scaduto dopo la sentenza di secondo grado. Il Commerciante dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del Reato: La Recidiva Bilanciata non la Annulla
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati, condannati in appello per vari reati. Entrambi lamentavano l'errata applicazione della prescrizione del reato, sostenendo che i loro reati fossero estinti. La Corte ha chiarito che la recidiva, anche se bilanciata da attenuanti generiche, incide sul calcolo dei termini di prescrizione, prolungandoli. Di conseguenza, i reati non erano prescritti. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, e gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del Reato: Ricorso Inammissibile e Condanna alle Spese
Un Lavoratore è stato condannato per un reato (falsificazione di valori di bollo). Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse ormai estinto per Prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il termine massimo di prescrizione non fosse ancora scaduto. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Rifiuto accertamento alcoltest: l’elusione è reato? La Cassazione risponde
La Corte di Cassazione ha chiarito che il rifiuto accertamento alcoltest si configura anche quando un conducente, invitato a recarsi in caserma per l'esame etilometrico, elude l'invito e si rende irreperibile. Nel caso specifico, un Conducente era stato condannato per questo reato. Egli ha impugnato la sentenza sostenendo che la sua condotta non fosse un vero rifiuto, che il reato fosse prescritto e che gli spettasse la sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'elusione dell'invito integra il rifiuto. Ha escluso la prescrizione per via di sospensioni processuali e ha negato la sospensione condizionale, considerando la personalità trasgressiva del Conducente e il fatto che avesse commesso il reato mentre era già sottoposto a misura cautelare. Il Conducente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione aggiuntiva.
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Prescrizione del reato: stop se la condanna è già certa
L'Imputato affronta un lungo processo penale per ricettazione e violazione del diritto d'autore. La Suprema Corte estingue il primo reato ma conferma la responsabilità penale per la ricettazione, rinviando alla Corte di Appello solo per rideterminare la pena. Il giudice di merito riduce la sanzione. L'Imputato ricorre nuovamente sostenendo l'estinzione della ricettazione a causa del tempo trascorso. I giudici di legittimità dichiarano inammissibile il ricorso. La Cassazione chiarisce che la prescrizione del reato non opera quando la responsabilità penale è già accertata in modo definitivo, restando aperta solo la quantificazione della pena. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità Ricorso Penale: La Cassazione Conferma la Condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di inammissibilità ricorso penale presentato da un socio accomandatario. L'imputato era stato condannato per reati legati alla presenza di cisterne non documentate in un'area di deposito della sua attività. La Corte d'Appello aveva già parzialmente riformato la sentenza, dichiarando alcuni reati estinti per prescrizione e rideterminando la pena per il residuo. Il ricorso in Cassazione mirava a contestare la responsabilità e la prescrizione. Tuttavia, la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile, ribadendo che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti. Ha confermato la responsabilità del ricorrente, data la sua posizione e i doveri di controllo, e lo ha condannato alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Sospensione della Prescrizione: Sciopero Avvocati e Condanna Confermata
Un imputato è stato condannato per il reato previsto dall'Art. 707 c.p. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione e l'insufficiente motivazione sul diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che la sospensione della prescrizione opera per l'intero periodo di rinvio del processo dovuto all'adesione del difensore a uno sciopero o ad altri impedimenti. Ha inoltre ritenuto adeguata la motivazione sul diniego delle attenuanti generiche, basata sulla gravità della condotta e sui precedenti penali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Condanna e tempo: cade il reato di violenza privata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di violenza privata commesso nel maggio 2014. La difesa ha contestato la mancata applicazione dell'esercizio di un diritto e il diniego dell'attenuante per il risarcimento del danno. I giudici di legittimità hanno ritenuto i motivi di impugnazione non manifestamente infondati. Questa ammissibilità ha consentito di rilevare l'intervenuta prescrizione, maturata nel novembre 2021 per il decorso dei termini massimi. Non emergendo prove evidenti per una piena assoluzione nel merito, la Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione definitiva del reato.
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Occultamento di scritture contabili: condanna anche con dati terzi
L'imprenditore non ha esibito i registri fiscali durante una verifica tributaria. I verificatori hanno ricostruito il volume di affari tramite fatture e dati ottenuti da soggetti terzi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occultamento di scritture contabili, respingendo il ricorso presentato dal contribuente. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste anche se il Fisco recupera la contabilità aliunde (presso altre fonti). Inoltre, trattandosi di un reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo dal momento della verifica fiscale e non dalla scadenza degli adempimenti tributari. Il ricorso inammissibile ha precluso la dichiarazione della prescrizione maturata successivamente alla sentenza di appello.
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Foglio di Via e Prescrizione del Reato: Quando il Tempo Annulla la Pena
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva confermato un foglio di via obbligatorio per una persona. La decisione originale si basava su una presunta pericolosità sociale, dedotta da condotte non penali come frequentare un pregiudicato, essere senza lavoro o domicilio, e mendicare. Inoltre, si faceva riferimento a un'indagine generica per furto, priva di dettagli specifici. La Cassazione ha ribadito che il giudice deve verificare la conformità dell'ordine di allontanamento alla legge, esigendo una motivazione basata su fatti concreti, non su illazioni. Nel caso specifico, i fatti risalivano a oltre cinque anni prima. Pertanto, il reato contestato si è estinto per **prescrizione del reato**, portando all'annullamento definitivo della condanna senza necessità di un nuovo giudizio.
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Ricorso Penale Inammissibile: Prescrizione e Limiti dell’Appello
Due Ricorrenti hanno presentato un ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto che l'annullamento precedente riguardava solo la pena per un reato specifico, non la condanna in sé. I termini di prescrizione non potevano più decorrere. I motivi di ricorso erano già stati giudicati inammissibili in precedenza. La Corte ha condannato i Ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Notifica della citazione a giudizio: ricorso nullo e condanna
L'imputato impugna la condanna penale lamentando la nullità del processo per omessa notifica della citazione a giudizio, sostenendo di essere stato agli arresti domiciliari anziché reperibile al domicilio eletto. Inoltre, la difesa deduce la prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza d'appello. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. L'imputato non ha mai dimostrato la propria detenzione domiciliare né il difensore presente in aula ha eccepito l'omissione. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare l'eventuale prescrizione successiva alla decisione di secondo grado, emessa prima del decorso del termine massimo.
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Calunnia Prescritta, Ricorso Inammissibile: La Cassazione Decide
Un Imputato ha presentato ricorso contro una sentenza che, pur dichiarando la prescrizione del reato di calunnia, confermava le statuizioni civili a favore della parte lesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi addotti dall'Imputato riguardavano nullità processuali divenute irrilevanti per la già intervenuta prescrizione del reato. Inoltre, altre doglianze miravano a riesaminare il merito della vicenda, cosa non consentita nel giudizio di legittimità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione: La Cassazione conferma la condanna e l’inammissibilità del ricorso
Un Lavoratore è stato condannato per due episodi di ricettazione di un assegno. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la prescrizione del reato e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la prescrizione del reato non era maturata, a causa della recidiva che ne ha allungato i termini. Inoltre, ha ribadito che non può riesaminare il merito dei fatti o la valutazione delle prove già compiuta dai giudici precedenti, se la motivazione è logica. L'Imputato è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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