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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Furto Pluriaggravato: La Prescrizione Reato Furto Non Scatta
Un Lavoratore è stato condannato per furto pluriaggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse ormai prescritto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il calcolo della prescrizione reato furto non tiene conto del bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti. Il termine di prescrizione, aumentato per la recidiva, non era ancora scaduto al momento della decisione. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a un pubblico ufficiale: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di resistenza a un pubblico ufficiale. La difesa sosteneva la non imputabilità dell'imputato e la prescrizione del reato. I giudici hanno stabilito che le censure sull'incapacità di intendere e volere erano del tutto generiche e prive di riscontri oggettivi. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che la prescrizione maturata dopo la sentenza di secondo grado non produce alcun effetto estintivo se il ricorso per cassazione risulta inammissibile. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso e prescrizione: la condanna resta
L'Imputato propone ricorso per cassazione contro la sentenza di condanna per il reato di truffa, contestando la motivazione dei giudici di merito e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara l'atto inammissibile poiché i motivi sono generici e meramente riproduttivi di censure già respinte. Riguardo alla relazione tra inammissibilità del ricorso e prescrizione, i giudici stabiliscono che un'impugnazione inammissibile non crea un valido rapporto processuale e impedisce di rilevare l'estinzione del reato maturata dopo l'appello. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso in Cassazione: stop alla prescrizione
L'Imputata ha proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte contestando la condanna per reati legati a dichiarazioni non veritiere e invocando l'esimente di non punibilità, oltre all'estinzione del reato per prescrizione maturata dopo l'appello. I giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso in Cassazione poiché i motivi riproducevano mere censure di merito già respinte. Il vizio originario dell'atto ha impedito la valida instaurazione del rapporto processuale, precludendo l'accertamento della prescrizione. La ricorrente ha subito la conferma della condanna, il pagamento delle spese e l'ammenda di tremila euro.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no alla prescrizione
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna d'appello, contestando la propria identificazione, la sussistenza del reato e il calcolo della pena, invocando anche la prescrizione. La Suprema Corte ha pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che l'identificazione andava eccepita in appello e che le doglianze sul reato erano puramente ripetitive. Inoltre, un ricorso inammissibile non instaura un valido rapporto processuale e impedisce di beneficiare della prescrizione maturata successivamente. L'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato di violenza privata: condanna annullata
La vicenda riguarda un imputato accusato del delitto di violenza privata ai danni di un'altra persona. Il giudice di primo grado ha dichiarato la responsabilità penale dell'imputato, condannandolo alla pena ritenuta congrua e al risarcimento del danno in favore della parte offesa. Successivamente, la Corte di Appello ha riformato la decisione, applicando l'aggravante della recidiva reiterata con aumento della pena e revocando le disposizioni risarcitorie civili. La difesa ha quindi presentato ricorso in Cassazione contestando il calcolo della recidiva. I Supremi Giudici hanno accertato la validità del motivo di impugnazione e hanno rilevato il decorso del tempo massimo previsto dalla legge. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato la prescrizione del reato di violenza privata e ha annullato la sentenza senza rinvio.
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Falsità ideologica in atto pubblico: condanna annullata
La vicenda riguarda un cittadino accusato del reato di falsità ideologica in atto pubblico per aver reso dichiarazioni mendaci in una dichiarazione sostitutiva presentata nell'agosto 2014. Dopo una prima assoluzione, la Corte di Appello ha riformato la decisione condannando l'imputato. Quest'ultimo ha presentato ricorso in Cassazione contestando errori nell'applicazione delle norme sulle autocertificazioni e vizi di motivazione, chiedendo in subordine la declaratoria di estinzione del reato. I giudici di legittimità hanno accertato la validità formale dell'impugnazione e verificato il decorso del termine massimo previsto dalla legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha disposto l'annullamento della condanna senza rinvio perché il reato contestato è estinto per intervenuta prescrizione.
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Prescrizione del reato: inammissibile il ricorso infondato
Un Lavoratore è stato condannato per un reato legato agli stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per la **prescrizione del reato**. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, al momento della sentenza d'appello, la prescrizione non era ancora maturata. Anche se fosse maturata in seguito, l'originaria infondatezza del ricorso impediva di considerare l'estinzione. Il Lavoratore ha quindi perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: le attenuanti non bloccano la prescrizione
L'Imputato ricorre per Cassazione contestando il riconoscimento della recidiva reiterata e il relativo calcolo del tempo di prescrizione. La difesa sostiene che manchi una precedente pronuncia esplicita di recidiva e che la prevalenza delle circostanze attenuanti debba impedire l'allungamento dei tempi di prescrizione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che l'imputato risultava già formalmente condannato con recidiva specifica. Inoltre, la legge stabilisce che le aggravanti a effetto speciale prolungano il tempo necessario per prescrivere il reato a prescindere dal giudizio di bilanciamento con le attenuanti. L'Imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione: Cassazione conferma condanna, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Imputato per il reato di ricettazione. L'Imputato aveva contestato la decisione, sostenendo la prescrizione del reato o la sua riqualificazione in furto, e lamentando la mancata concessione di attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le argomentazioni erano già state esaminate e ritenute infondate dai giudici precedenti. Ha inoltre sottolineato che la ricettazione non era prescritta, anche a causa delle sospensioni dovute all'emergenza pandemica.
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Violenza e Lesioni: La Prescrizione del Reato Annulla la Condanna
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un imputato per violenza privata e lesione personale aggravata. I giudici di merito avevano precedentemente confermato la sua responsabilità. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che la **prescrizione del reato** era maturata il 20 gennaio 2022. Questo significa che il tempo massimo per perseguire i reati era scaduto. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata senza rinvio, poiché i reati non potevano più essere puniti. L'imputato ha così ottenuto l'estinzione dei reati contestati.
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Prescrizione del Reato: Errore di Calcolo Costa Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore, condannato per resistenza e lesioni, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la mancata dichiarazione della Prescrizione del reato di resistenza, sostenendo che il termine fosse scaduto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato un errore nel calcolo dei periodi di sospensione della prescrizione da parte della difesa. In particolare, i rinvii delle udienze dovuti a richieste difensive o astensioni degli avvocati prolungano la sospensione. Pertanto, il reato non era prescritto. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Omessa presentazione della dichiarazione e calcolo prescrizione
Un contribuente ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato tributario di omessa presentazione della dichiarazione relativo all'anno di imposta 2010. L'imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione nel periodo intercorso tra la lettura del dispositivo e il deposito della motivazione della sentenza di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che i termini di prescrizione per i reati fiscali commessi dopo il 17 settembre 2011 sono aumentati di un terzo, raggiungendo i dieci anni. Al momento della pronuncia della sentenza d'appello il termine non era ancora decorso. L'inammissibilità del ricorso preclude la possibilità di dichiarare la prescrizione maturata successivamente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione inammissibile: condanna confermata
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per reati legati alla detenzione e gestione illecita di armi. La Corte d'Appello ha rideterminato la pena in un anno e nove mesi di reclusione, oltre alla multa di millenovecento euro, dopo aver dichiarato prescritto un altro reato contestato. Il difensore dell'Imputato ha presentato ricorso lamentando un difetto di motivazione nella sentenza di secondo grado. La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso per cassazione inammissibile per la genericità delle censure non consente di riaprire il processo. Le contestazioni difensive erano infondate e prive di critica specifica rispetto alle ragioni dei giudici d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e condannato l'Imputato al pagamento delle spese e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato e recidiva: quando il ricorso fallisce
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sentenza di condanna e sostenendo la prescrizione del reato e recidiva mal calcolata, insieme a vizi di motivazione e mancata assunzione di una prova. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la prescrizione non si è verificata prima del giudizio di secondo grado a causa dei prolungamenti dovuti alla recidiva e alle sospensioni del processo. Le contestazioni sui fatti e sulle prove sono state ritenute inammissibili perché generiche e non consentite in sede di legittimità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso penale: Prescrizione negata, condanna confermata
La Corte d'Appello ha confermato una condanna per lesioni personali. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata applicazione di una scriminante, l'illogicità della motivazione e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato i primi due motivi inammissibili, poiché miravano a una rivalutazione delle prove o riproducevano censure già respinte. Il terzo motivo, sulla prescrizione, è stato ritenuto infondato. L'**inammissibilità del ricorso penale** ha impedito la costituzione di una valida fase processuale, determinando la formazione del "giudicato sostanziale". Per questo, la Cassazione non ha potuto rilevare la prescrizione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, e il Lavoratore condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Condanna per Violenza Privata: il Ricorso inammissibile in Cassazione
Un Lavoratore, condannato per violenza privata (art. 610 c.p.), ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello. Il Lavoratore contestava la valutazione delle prove e l'intervenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni sulle prove fossero mere doglianze di fatto, non ammissibili in sede di legittimità. Inoltre, l'eccezione di prescrizione è stata respinta, poiché il tempo utile si calcola dalla lettura del dispositivo della sentenza, e l'inammissibilità del ricorso impedisce ulteriori decorrenze. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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False dichiarazioni sull’identità: noto ai vigili ma condannato
Un cittadino ha fornito generalità non veritiere alla polizia municipale durante un controllo stradale. L'uomo ha poi impugnato la condanna penale sostenendo che gli agenti lo conoscessero già di persona e invocando l'estinzione del reato per decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Gli ermellini hanno evidenziato che gli operanti hanno dovuto consultare l'anagrafe per accertare i suoi dati anagrafici, confermando la rilevanza penale delle false dichiarazioni sull'identità. Inoltre, la presenza della recidiva reiterata ha esteso i termini di prescrizione fino a dodici anni e sei mesi, rendendo la pena definitiva con l'aggiunta di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: Recidiva e termini, la Cassazione chiarisce
Un Ricorrente ha impugnato una sentenza, sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che per calcolare la prescrizione del reato si devono considerare le date dei fatti e la recidiva (ripetizione del reato). La recidiva, essendo una circostanza aggravante con effetti speciali, incide sia sul termine base di prescrizione sia sulle sue eventuali proroghe dovute ad atti interruttivi. Il ricorso è stato ritenuto infondato perché non teneva conto di questi principi legali.
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Furto Aggravato: La Prescrizione del Reato Annulla la Condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due imputati condannati per furto aggravato. I ricorrenti hanno sollevato diverse questioni, tra cui l'intervenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accertato che, prima ancora che la Corte d'Appello pronunciasse la sua sentenza, era già scaduto il termine per la prescrizione del reato. Per questo motivo, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, dichiarando il reato estinto per prescrizione. Questo significa che i due imputati non subiranno alcuna pena per il reato contestato.
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