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Art. 157 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1560 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Prescrizione del reato e recidiva: condanna confermata per furto
L'Imputato, condannato per tentato furto pluriaggravato commesso nel marzo 2009, ha ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta Prescrizione del reato prima della sentenza di secondo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi della difesa, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva infraquinquennale opera come circostanza ad effetto speciale. Questo elemento aumenta la pena massima edittale e allunga il tempo necessario affinché si compia la prescrizione del reato fino a tredici anni e quattro mesi. Poiché tale termine non era decorso al momento della pronuncia di appello, la condanna resta confermata. L'Imputato deve inoltre versare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità: reato estinto
Due cittadini venivano condannati a un'ammenda per il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità ex articolo 650 del codice penale, per non aver rispettato un ordine emanato dal Sindaco. Gli imputati hanno proposto ricorso, sostenendo che i giudici non avevano valutato le azioni concrete svolte per adempiere, tra cui l'incarico affidato a una ditta specializzata. La Corte di Cassazione ha riconosciuto la fondatezza delle doglianze relative alla mancanza di verifica dell'effettiva condotta esecutiva. Tuttavia, poiché dal momento del fatto è decorso il tempo massimo previsto dalla legge, i giudici hanno dichiarato l'estinzione della contravvenzione. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza di condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato: il ricorso inutile costa caro
Il Ricorrente, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, veniva condannato a sei mesi di arresto per aver guidato un'autovettura nonostante la revoca della patente. L'imputato proponeva ricorso per Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la mancata declaratoria di estinzione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per la manifesta infondatezza dei motivi. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato non era maturata prima della sentenza d'appello. Inoltre, l'inammissibilità originaria del ricorso impedisce di rilevare la prescrizione del reato eventualmente maturata successivamente, durante il giudizio di legittimità. Il Ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: ricorso tardivo costa tremila euro
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata motivazione sulla recidiva reiterata e sulla sua influenza riguardo alla prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'Imputato non può sollevare per la prima volta in Cassazione questioni mai presentate in appello. Inoltre, la Corte ha confermato che il calcolo del tempo necessario per la prescrizione del reato non risente del bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di calunnia: il ricorso inutile blocca la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di calunnia. L'imputato aveva riproposto in sede di legittimità le stesse contestazioni di fatto già respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione non può tradursi in un terzo grado di giudizio sui fatti. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha impedito la dichiarazione di prescrizione del reato, maturata successivamente alla sentenza d'appello. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Violenza a pubblico ufficiale: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di violenza a pubblico ufficiale. L'imputato ha contestato la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio e ha invocato la prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati se la motivazione della sentenza precedente è logica e coerente. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. La Suprema Corte ha quindi confermato la condanna dell'imputato, ordinando anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Omessa dichiarazione dei redditi: la prescrizione non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente condannato per il reato di omessa dichiarazione dei redditi. La difesa sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato ipotizzando un termine di sette anni e sei mesi. I giudici hanno chiarito che, per questo specifico illecito tributario, la legge prevede un termine di prescrizione di dieci anni, decorrente dal novantesimo giorno successivo alla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione. Di conseguenza, il reato non era prescritto al momento della decisione d'appello. La Suprema Corte ha inoltre respinto la tesi difensiva basata sulla mancanza di dolo, giudicandola generica, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Specificità dei motivi di ricorso: la genericità costa 3000 euro
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per il reato di ricettazione. Nel ricorso, egli invocava l'estinzione del reato per prescrizione, il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la prevalenza delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano del tutto generici. La Suprema Corte ha ribadito che la specificità dei motivi di ricorso è un requisito fondamentale: l'impugnante deve indicare in modo chiaro e preciso gli elementi di fatto e di diritto a sostegno delle sue censure. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: condannato per la centralina nel cofano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione nei confronti di un uomo trovato in possesso di una centralina automobilistica di provenienza illecita. L'oggetto era nascosto nel bagagliaio dell'auto della madre dell'imputato. La difesa ha contestato la responsabilità penale e ha richiesto l'applicazione delle attenuanti generiche, oltre a eccepire la prescrizione del reato commesso nel 2014. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La Cassazione ha chiarito che le valutazioni sui fatti compiute nei precedenti gradi di giudizio non possono essere ridiscusse in sede di legittimità e che il termine di prescrizione decennale non era ancora decorso. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: locale disponibile e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione nei confronti di un soggetto trovato in possesso di beni di provenienza illecita. La responsabilità penale deriva dalla disponibilità concreta del luogo in cui la refurtiva è stata rinvenuta. L'imputato ha proposto ricorso lamentando difetti di motivazione e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: le contestazioni sui fatti non sono ammissibili in sede di legittimità e la prescrizione non era maturata prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione successiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato di ricettazione: la recidiva blocca tutto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per ricettazione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato di ricettazione. I giudici hanno chiarito che il valore non esiguo del bene e la personalità negativa del soggetto escludono la particolare tenuità. Inoltre, per il calcolo della prescrizione del reato di ricettazione, occorre considerare la recidiva contestata in sentenza, la quale aumenta i tempi necessari all'estinzione del reato. Di conseguenza, la prescrizione non era maturata prima della sentenza d'appello. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di particolare tenuità: condanna e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per il reato di ricettazione. I giudici hanno ritenuto corretta la decisione della Corte d'Appello, che ha applicato la ricettazione di particolare tenuità ritenendola prevalente sulla recidiva reiterata in un primo passaggio, per poi considerare le attenuanti generiche equivalenti alla stessa recidiva. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di bilanciamento delle circostanze non influisce sul calcolo dei termini di prescrizione, i quali, a causa della recidiva, non erano ancora decorsi. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Invasione di edifici: il contratto tardivo non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di invasione di edifici nei confronti di due soggetti che avevano occupato abusivamente un immobile. I ricorrenti sostenevano che la successiva regolarizzazione del contratto di locazione cancellasse l'illecito e che il reato fosse prescritto. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che l'accordo contrattuale tardivo non cancella il reato precedentemente consumato. Inoltre, la natura permanente dell'occupazione sposta in avanti il termine di inizio della prescrizione, mentre la lunga durata dell'abuso impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di edifici: il tempo non cancella il reato abusivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un soggetto per il reato di invasione di edifici. L'imputata sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione prima della sentenza di appello. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che l'invasione di edifici è un reato permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo quando cessa l'occupazione abusiva dell'immobile (con l'allontanamento volontario o forzato, oppure con la pronuncia della sentenza di primo grado). Poiché l'occupazione abusiva persisteva ancora nel 2020, la prescrizione non era affatto maturata al momento della decisione d'appello nel 2022. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa a consumazione prolungata: condanna e niente prescrizione
Un cittadino è stato condannato per truffa e falso ideologico per aver percepito indebitamente somme periodiche da un ente previdenziale. La difesa ha sostenuto che i singoli episodi di truffa avvenuti nel 2014 fossero ormai prescritti. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi, chiarendo che in questi casi si configura una truffa a consumazione prolungata. Quando l'erogazione di denaro a rate deriva da un unico inganno iniziale, il reato si considera consumato solo al momento della riscossione dell'ultima rata, avvenuta nel novembre 2016. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo da quest'ultimo pagamento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna del ricorrente e obbligandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Querela per truffa: il tempo parte solo quando scopri l’inganno
Un uomo condannato per truffa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la tardività della querela e l'assenza di prove. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il termine per presentare la querela per truffa decorre solo dal momento in cui le vittime acquisiscono la piena consapevolezza del raggiro subito, e non dal momento in cui si verifica il fatto. Nel caso di specie, le dichiarazioni delle persone offese sono state ritenute pienamente credibili. Inoltre, la richiesta di prescrizione è stata rigettata poiché non era ancora decorso il termine massimo di sette anni e mezzo dal reato commesso nel 2016. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto pluriaggravato: il ricorso inutile costa caro al reo
L'Imputato, condannato per il reato di furto pluriaggravato, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della pena, l'applicazione del vincolo della continuazione e sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione sulla continuazione è priva di interesse, poiché l'istituto è di favore ed era stato richiesto dallo stesso imputato. La prescrizione è stata ritenuta infondata in quanto il termine massimo scadrà solo nel 2025. Infine, la censura sull'eccessività della pena è stata giudicata troppo generica e priva di elementi specifici. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Risarcimento del danno da furto: restituire i beni non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per furto pluriaggravato. L'imputato lamentava la mancata concessione della circostanza attenuante per la restituzione della refurtiva. La Suprema Corte ha chiarito che il risarcimento del danno da furto, per diminuire la pena, richiede un ristoro totale, effettivo e tempestivo del danno patrimoniale e morale prima del giudizio. La semplice restituzione parziale della refurtiva non è sufficiente per ottenere lo sconto di pena previsto dall'articolo 62, numero 6, del codice penale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsità materiale commessa dal privato: ricorso respinto e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di falsità materiale commessa dal privato in certificati o autorizzazioni amministrative. L'imputato contestava la mancata riqualificazione del fatto in uso di atto falso e il diniego delle attenuanti generiche, sollevando anche l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi rispetto a quelli già respinti in appello. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce la dichiarazione di prescrizione del reato, anche se il termine massimo è decorso successivamente alla sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di lieve entità: condanna ferma e niente prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di un soggetto, dichiarando inammissibile il suo ricorso. La difesa sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione, calcolando il tempo necessario sulla base della pena ridotta prevista per la ricettazione di lieve entità. I giudici di legittimità hanno però chiarito che la ricettazione di lieve entità non costituisce un reato autonomo, ma rappresenta una circostanza attenuante speciale. Di conseguenza, il calcolo del tempo necessario per la prescrizione deve essere effettuato basandosi sulla pena più severa stabilita per l'ipotesi base del reato, e non su quella attenuata. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna alle spese.
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