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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Terza Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Risarcimento danni: chi paga se la società fallisce?
Un'imprenditrice ha agito in giudizio per i danni da allagamento subiti dal suo bar, gestito tramite una società poi fallita. La Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo un principio fondamentale sul risarcimento danni: il diritto al ristoro spetta unicamente al soggetto giuridico che ha subito il pregiudizio, in questo caso la società. Poiché la società fallita non aveva impugnato la sentenza di primo grado, la sua legale rappresentante non poteva chiedere in proprio il risarcimento per le spese sostenute dall'azienda.
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Inammissibilità appello: quando le censure sono generiche
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello presentato da un avvocato per la richiesta delle proprie spese legali. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che non criticavano specificamente la sentenza di primo grado. L'ordinanza ribadisce i requisiti formali dell'atto di appello e conferma la legittimità della sanzione per responsabilità processuale aggravata inflitta al legale. Questo caso sottolinea l'importanza di formulare censure precise per evitare una declaratoria di inammissibilità appello.
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Responsabilità commercialista: quando è tenuto al risarcimento
Un imprenditore ha citato in giudizio il proprio commercialista per inadempimento professionale, a causa dell'omessa presentazione di una dichiarazione dei redditi e di errori in un'altra, che hanno portato all'emissione di una cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del professionista al risarcimento del danno, rigettando il suo ricorso. La sentenza chiarisce che la responsabilità commercialista sussiste in quanto l'incarico di predisporre una dichiarazione fiscale include implicitamente anche l'obbligo del suo invio telematico. Inoltre, ha precisato che il cliente non è tenuto a intraprendere azioni legali onerose per mitigare il danno subito.
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Danno manutentivo: onere della prova del locatore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società proprietaria contro una società conduttrice per un risarcimento danno manutentivo. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il deterioramento dell'immobile spetta al locatore, il quale deve dimostrare lo stato del bene all'inizio della locazione e il peggioramento al momento della riconsegna. In caso di vendita dell'immobile, si presume che il prezzo di acquisto abbia già tenuto conto dello stato manutentivo, escludendo il diritto al risarcimento per il nuovo proprietario se non prova il contrario.
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Canone di depurazione: quando spetta il rimborso?
Un utente ha richiesto il rimborso del canone di depurazione per un servizio non fornito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3468/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sebbene la Corte ribadisca che l'onere di provare il funzionamento dell'impianto spetta al gestore, ha ritenuto che la decisione del giudice di merito, basata sulla documentazione attestante la progettazione dell'impianto, non fosse censurabile in sede di legittimità per i motivi addotti dal ricorrente.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di legittimità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due privati contro una società di leasing. Il caso riguardava il pagamento di extra canoni per chilometraggio eccedente su un veicolo poi acquistato dagli stessi utilizzatori. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a un riesame dei fatti e dell'interpretazione contrattuale, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorso inammissibile ha portato alla conferma delle decisioni dei giudici di merito e alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il pagamento?
Un presidente di una società sportiva ha emesso un assegno a favore di alcuni atleti per rimborsi spesa, sostenendo poi di averli già pagati in altro modo e di aver denunciato lo smarrimento del titolo. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha ribadito un principio fondamentale sull'onere della prova: una volta che il creditore dimostra l'esistenza del credito, spetta unicamente al debitore provare di averlo estinto completamente. Non basta dimostrare pagamenti generici, ma è necessario collegarli in modo inequivocabile al debito specifico richiesto. L'appello del debitore è stato quindi respinto.
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Assegno circolare sequestrato: il ricorso è inammissibile
Un creditore ricorre in Cassazione dopo che i giudici di merito avevano dichiarato la 'cessazione della materia del contendere' riguardo un assegno circolare non pagato. L'assegno era stato oggetto di sequestro penale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che il sequestro del documento fisico (assegno circolare sequestrato) gli fa perdere la qualità di titolo esecutivo, eliminando l'interesse ad agire. Il ricorrente è stato inoltre sanzionato per lite temeraria.
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Danno da diffamazione: come si calcola il risarcimento?
Un ex magistrato ha citato in giudizio un quotidiano per diffamazione. Il tribunale di primo grado ha liquidato un risarcimento di 80.000 euro, ma la Corte d'Appello lo ha ridotto a 25.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la riduzione, stabilendo che la quantificazione del danno da diffamazione non può essere arbitraria ma deve basarsi su criteri oggettivi e motivati, come la notorietà del diffamante e la diffusione della testata. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso che mirava a una rivalutazione dei fatti.
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Domanda nuova inammissibile: limiti alla modifica
Una nuova proprietaria, dopo aver acquistato un immobile all'asta, fa causa a un vicino per danni a seguito del negato accesso a una via. Durante il processo, aggiunge una richiesta per accertare la proprietà di tale via. La Corte di Cassazione ha dichiarato questa domanda nuova inammissibile. La Suprema Corte ha confermato che non è possibile chiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità e che la domanda aggiuntiva è stata correttamente ritenuta inammissibile perché ampliava l'oggetto originario della causa.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2958/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano il risarcimento del danno per la mancata retribuzione durante la specializzazione. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato sulla prescrizione per i medici specializzandi, stabilendo che il termine decennale per l'azione di risarcimento decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/99. Poiché il ricorso si poneva in contrasto con questa giurisprudenza, è stato rigettato in via preliminare.
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Responsabilità da cose in custodia: quando è inammissibile
Una donna cade a causa di un gradino scheggiato e cita in giudizio l'ente proprietario dell'immobile. Dopo due sentenze sfavorevoli, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non è sua competenza riesaminare le prove o i fatti già accertati dai giudici di merito. L'analisi si concentra sui limiti del ricorso per cassazione in materia di responsabilità da cose in custodia e sulla condotta del danneggiato.
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Onere della prova pignoramento: chi deve provare
In un caso di pignoramento presso terzi, una società ha contestato il suo debito eccependo un controcredito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo la regola sull'onere della prova pignoramento: il creditore deve provare la fonte del credito (il contratto), mentre il terzo pignorato deve dimostrare i fatti estintivi, come pagamenti o controcrediti specifici. L'ordinanza ha anche ritenuto legittimo l'uso di un lodo arbitrale annullato come semplice elemento documentale a supporto della decisione.
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Rimborso IVA spese legali: onere della prova
Una società si opponeva al pagamento dell'IVA sulle spese legali a favore di due privati, sostenendo la mancata prova del versamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere di provare il diritto alla detrazione IVA spetta alla parte soccombente. Poiché i privati non possono detrarre l'imposta, il rimborso IVA spese legali è dovuto come costo effettivo del processo. La Corte ha invece accolto il ricorso incidentale dei privati per un errato calcolo delle spese di lite.
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Onere della prova: Cassazione su prova generica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di servizi agricoli, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso riguarda l'onere della prova per il pagamento di prestazioni. La Corte ha stabilito che una fattura e testimonianze generiche sono insufficienti a dimostrare l'esistenza e la specificità del servizio reso, specialmente quando si deve distinguere da altre attività già retribuite. La valutazione delle prove è compito del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Giurisdizione controversie sanitarie: la Cassazione
Una struttura sanitaria privata ha contestato i tagli ai pagamenti decisi da un'ASL dopo verifiche ispettive. La Cassazione ha stabilito che la competenza a giudicare non è del giudice ordinario ma di quello amministrativo, poiché le contestazioni riguardavano le modalità di esercizio del potere di controllo pubblico (composizione e procedure della commissione ispettiva). Il ricorso è stato respinto, confermando la decisione sulla giurisdizione controversie sanitarie.
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Risoluzione contratto somministrazione: non basta
Un condominio ha richiesto la risoluzione contratto somministrazione con il proprio fornitore di energia a causa di ripetuti disservizi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno stabilito che gli inadempimenti non erano sufficientemente gravi da giustificare la risoluzione, tenendo conto anche della condotta del condominio (pagamenti parziali) e del fatto che una delle interruzioni era imputabile al fornitore 'a monte', escludendo la responsabilità del venditore finale.
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Patto commissorio: nullità contratti collegati
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società finanziaria, confermando la nullità di un'operazione di compravendita e leasing. I giudici hanno stabilito che i contratti, sebbene formalmente distinti, costituivano un'unica operazione elusiva del divieto di patto commissorio, finalizzata a garantire un creditore con la proprietà di un bene del debitore in caso di inadempimento. Viene inoltre ribadita la limitata efficacia probatoria del giudicato endofallimentare in un giudizio ordinario.
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Fattura Commerciale: Prova del Contratto? La Cassazione
Una cooperativa di ristorazione ha richiesto il pagamento di pasti forniti ai dipendenti di una società di handling aeroportuale. Quest'ultima ha contestato l'esistenza di un contratto diretto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha stabilito che la sola fattura commerciale, se il rapporto sottostante è negato, non costituisce prova sufficiente del contratto. Spetta a chi avanza la pretesa creditoria dimostrare, con altri mezzi, l'esistenza dell'obbligazione. Di conseguenza, il ricorso della cooperativa è stato respinto.
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Onere della prova del garante: il caso in Cassazione
Una società garante ha agito in giudizio per recuperare le somme versate a una società di leasing per conto di un utilizzatore inadempiente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La motivazione principale risiede nella mancata dimostrazione dell'onere della prova da parte della società garante, che non ha fornito prove sufficienti del titolo giuridico (la garanzia) su cui si fondava la sua pretesa. La Corte ha sottolineato che non è sufficiente agire in giudizio, ma è necessario provare i fatti costitutivi del proprio diritto.
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