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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Terza Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Autosufficienza del ricorso: i requisiti essenziali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un debitore contro una società finanziaria. La decisione si fonda sul mancato rispetto del principio di autosufficienza del ricorso, in quanto l'atto non esponeva in modo chiaro i fatti di causa e non specificava i documenti a sostegno delle proprie tesi, rendendo impossibile per la Corte una valutazione nel merito.
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Responsabilità banca: il concorso di colpa del cliente
La Corte di Cassazione ha confermato la riduzione del risarcimento del danno a carico di un istituto di credito a causa della condotta negligente dei clienti. La responsabilità banca per l'operato illecito del proprio promotore finanziario è stata mitigata al 50% poiché i risparmiatori avevano consapevolmente partecipato a un sistema di investimento parallelo e anomalo, caratterizzato da operazioni fuori conto e modalità di pagamento irregolari.
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Azione revocatoria: ricorso in Cassazione inammissibile
Una società creditrice ottiene l'inefficacia di un fondo patrimoniale tramite un'azione revocatoria. Il debitore ricorre in Cassazione, ma il suo appello viene dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ribadisce di non poter riesaminare nel merito la valutazione dei fatti, come la sussistenza del credito e l'intento fraudolento, confermando la decisione dei giudici di grado inferiore.
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Imputazione del pagamento: la prova spetta al creditore
Una scuola di sci ha citato in giudizio un'associazione sportiva per lezioni non pagate relative alle stagioni 2009-2011. L'associazione ha sostenuto di aver pagato, producendo ricevute del 2012. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di contestazione sull'imputazione del pagamento, spetta al creditore dimostrare l'esistenza di un debito diverso a cui attribuire la somma. Poiché la scuola di sci ha fornito tale prova tramite testimoni, il ricorso dell'associazione è stato respinto, confermando la sua condanna.
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Inammissibilità ricorso cassazione: motivi generici
Un istituto di credito, dopo aver acquisito un credito da una società energetica nei confronti di un Comune, ha agito per il pagamento. Dopo aver perso in primo e secondo grado, la banca ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano troppo generici e miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Il caso sottolinea i rigidi requisiti formali per evitare l'inammissibilità del ricorso per cassazione.
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Responsabilità funzionario pubblico: quando paga di tasca sua
Un funzionario pubblico ha autorizzato un servizio professionale per un ente locale senza una formale delibera di spesa. La Corte di Cassazione ha confermato la sua responsabilità personale per il pagamento, ribadendo che il finanziamento generale di un progetto non sostituisce il necessario impegno contabile specifico. La decisione sottolinea la stringente responsabilità del funzionario pubblico in assenza delle corrette procedure amministrative.
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Spese accertamento tecnico preventivo: quando si ha diritto
Un proprietario, coinvolto in un accertamento tecnico preventivo (ATP) per infiltrazioni e risultato estraneo ai fatti, ha citato in giudizio la controparte per ottenere il rimborso delle spese legali e tecniche sostenute. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, specificando che le spese dell'accertamento tecnico preventivo non possono essere recuperate con un'azione autonoma per danni. Esse possono essere liquidate solo nel successivo giudizio di merito, a condizione che vi sia un nesso di strumentalità, ovvero che l'ATP sia stato propedeutico a quella specifica causa.
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Risarcimento danni: prova essenziale, no liquidazione
Una società edile ha citato in giudizio i proprietari di immobili confinanti, chiedendo il risarcimento danni per un ritardo nei lavori causato dalla condizione pericolante delle loro proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente la richiesta, stabilendo che la liquidazione equitativa del danno non può essere concessa in assenza di prove concrete fornite dalla parte che richiede il risarcimento. La sentenza sottolinea che l'onere della prova rimane un principio fondamentale del processo civile.
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Responsabilità commercialista: prova dell’informativa
Un liquidatore ha citato in giudizio il commercialista della società per negligenza professionale, accusandolo di non averlo informato di una sentenza sfavorevole e della possibilità di appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prova dell'adempimento dell'obbligo informativo può essere fornita anche tramite una mail semplice, se corroborata da altri elementi come una ricevuta firmata dal cliente. La Corte ha chiarito che spetta a chi lo denuncia provare il riempimento abusivo di un foglio firmato in bianco, confermando la piena responsabilità del professionista.
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Opposizione atti esecutivi: i rimedi corretti
Un debitore ha proposto opposizione a un atto di precetto, lamentando vizi formali e di merito del titolo esecutivo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24927/2024, ha chiarito importanti principi procedurali. Ha stabilito che la sentenza che decide sull'opposizione agli atti esecutivi non è appellabile, ma solo ricorribile per cassazione. Inoltre, ha ribadito che i vizi della sentenza originaria non possono essere fatti valere in sede di opposizione all'esecuzione, ma solo tramite l'impugnazione di quel provvedimento.
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Responsabilità professionale consulente: Cassazione chiarisce
Una società ha citato in giudizio i propri consulenti del lavoro per un significativo aumento dei contributi associativi, lamentando una mancata informazione. I tribunali di merito hanno respinto la richiesta, avendo provato che la società era stata messa in condizione di conoscere la situazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e che il ricorso deve contestare tutte le ragioni della decisione impugnata. Il caso definisce i contorni della responsabilità professionale del consulente quando il cliente ha accesso alle informazioni rilevanti.
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Assunzione di responsabilità via email: vale come impegno?
Un architetto revoca l'incarico a un notaio e, in una email alla venditrice, si dichiara disponibile a pagare la parcella. La Cassazione ha confermato la sua condanna a rimborsare i costi alla venditrice, qualificando l'email come una valida assunzione di responsabilità e non un mero riconoscimento di debito.
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Erronea iscrizione ipotecaria: no al risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario che chiedeva il risarcimento per una erronea iscrizione ipotecaria sul suo immobile. La Corte ha stabilito che, nonostante l'errore della banca, il ricorrente non ha fornito prova sufficiente del nesso causale tra l'iscrizione, peraltro subito cancellata, e i danni lamentati, come la risoluzione di un contratto preliminare e il trauma psicologico.
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Transazione locatizia: è valida dopo lo sfratto?
Un conduttore, il cui contratto di locazione era stato risolto per inadempimento, ha firmato una transazione locatizia per ritardare l'esecuzione dello sfratto in cambio della rinuncia all'appello. In seguito, ha sostenuto che l'accordo fosse simulato e mirasse a continuare il rapporto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la transazione era valida, che i pagamenti effettuati erano indennità di occupazione e non canoni, e che non vi era stata alcuna rinnovazione tacita del contratto.
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Responsabilità professionale: quando il consulente paga?
Una società ha citato in giudizio il proprio consulente per responsabilità professionale a seguito del rigetto di una domanda di finanziamento. I tribunali, inclusa la Corte di Cassazione, hanno respinto la richiesta, non ritenendo provato che il consulente fosse responsabile dell'inoltro prematuro della pratica. Il caso sottolinea l'importanza di dimostrare la negligenza e il nesso causale, escludendo la responsabilità professionale quando è il cliente stesso a compiere l'atto finale.
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Errore di fatto: quando non giustifica la revocazione
Un debitore ha presentato ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto. L'ordinanza aveva dichiarato improcedibile il suo precedente ricorso per il mancato deposito della sentenza impugnata. La Corte Suprema ha rigettato la richiesta di revocazione, chiarendo che l'errore di fatto non sussiste quando la decisione si fonda su un'attestazione formale della cancelleria. Tale attestazione, in quanto atto pubblico, può essere contestata solo con lo strumento della querela di falso, non con un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto.
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Azione civile nel processo penale: oneri e spese
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24047/2024, ha chiarito importanti principi sull'azione civile nel processo penale. Il caso riguardava una richiesta di risarcimento danni avanzata da alcuni vicini contro un costruttore per presunti illeciti edilizi. Dopo un lungo iter giudiziario, la domanda risarcitoria è stata rigettata perché i danneggiati non avevano fornito prova del danno subito. La Cassazione ha specificato che la parte civile, anche se agisce in sede penale, ha il pieno onere di allegare e dimostrare i fatti a fondamento della sua pretesa. Inoltre, ha accolto il ricorso del costruttore sulla regolamentazione delle spese legali, affermando che la loro compensazione deve essere specificamente motivata e non può basarsi su formule generiche, specialmente a fronte di una soccombenza prevalente di una delle parti.
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Inammissibilità del ricorso: requisiti e conseguenze
Un lungo contenzioso su un contratto di affitto agrario culmina in Cassazione. La Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso degli affittuari per non aver rispettato il principio di autosufficienza, omettendo di allegare integralmente le sentenze precedenti. La decisione conferma la cessazione del contratto e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese e a sanzioni per lite temeraria, sottolineando l'importanza dei requisiti formali nel processo civile.
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Giudizio di rinvio: poteri e limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30683/2024, chiarisce l'ampiezza dei poteri del giudice nel giudizio di rinvio. In una complessa lite familiare su un accordo transattivo, la Corte ha stabilito che il giudice di rinvio ha piena libertà di riesaminare i fatti, incluso il comportamento della parte che si lamenta dell'inadempimento, non essendo vincolato dalle precedenti valutazioni di merito annullate. La decisione sottolinea che l'accertamento dell'inadempimento non può prescindere dalla valutazione delle sue cause, anche se imputabili al creditore stesso.
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Termine ricorso cassazione: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso poiché tardivo. Il caso chiarisce un punto cruciale sulla decorrenza del termine ricorso cassazione: quando viene proposto anche un ricorso per revocazione contro la stessa sentenza, il termine breve di 60 giorni per l'impugnazione in Cassazione decorre dalla data di deposito del ricorso per revocazione, e non dalla sua successiva notifica. Questo principio, già affermato per il rito locatizio, viene esteso anche al rito agrario, sottolineando che il deposito dell'atto costituisce conoscenza legale della sentenza impugnata.
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