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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Terza Civile

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672 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Simulazione assoluta: prova tra familiari e presunzioni
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato la simulazione assoluta di una serie di atti dispositivi tra familiari, volti a sottrarre beni alla garanzia di un istituto di credito. La sentenza ribadisce la validità della prova per presunzioni, sottolineando che gli indizi, come lo stretto rapporto di parentela e la gratuità sostanziale delle operazioni, devono essere valutati nel loro complesso e non singolarmente.
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Legittimazione attiva: prova e oneri in appello
Due Amministrazioni Statali hanno agito con azione revocatoria contro la vendita di immobili da parte di un soggetto condannato dalla Corte dei Conti per un ingente danno erariale. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto la domanda per difetto di legittimazione attiva. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che le Amministrazioni appellanti non avevano prodotto in giudizio la sentenza di condanna della Corte dei Conti, documento essenziale per provare la loro titolarità del credito. La Corte ha ribadito che è onere della parte appellante assicurare la disponibilità dei documenti a supporto della propria pretesa, e la sua mancanza impedisce al giudice di valutare nel merito la questione.
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Ricorso inammissibile: limiti alla Cassazione
Un creditore, beneficiario di un'ipoteca, si è visto revocare tale garanzia a seguito dell'azione di un istituto bancario. Il suo successivo appello in Cassazione è stato giudicato un ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che il ricorso mancava della necessaria specificità e mirava a un riesame dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità, ribadendo i rigorosi requisiti formali per adire la Suprema Corte.
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Onere della prova: come provarlo in un inadempimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6633/2024, ha rigettato il ricorso di un soggetto che lamentava l'inadempimento di accordi transattivi. La Corte ha chiarito che l'onere della prova incombe sul creditore, il quale deve dimostrare non solo l'esistenza del contratto (fonte del diritto), ma anche il fatto costitutivo della sua pretesa. Non è sufficiente allegare l'inadempimento della controparte se non si prova concretamente il fondamento e l'ammontare del proprio credito, confermando così la decisione della Corte d'Appello.
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Giudizio di rinvio: i limiti del giudice d’appello
Una compagnia assicurativa ricorre in Cassazione dopo una condanna in appello. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo i limiti invalicabili del giudice nel giudizio di rinvio, il quale non può esaminare questioni non indicate nella precedente sentenza di annullamento. Il caso riguardava la copertura assicurativa per una rapina a un furgone portavalori.
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Vendita indiretta: revocatoria e tutela dei creditori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6583/2024, ha confermato la decisione di merito che qualificava una complessa operazione immobiliare come vendita indiretta. L'operazione, volta a evitare una doppia imposizione fiscale, consisteva nella vendita di un immobile da parte di un procuratore speciale (acquirente sostanziale) a una società terza, senza che il bene transitasse formalmente nel patrimonio del procuratore. I creditori del procuratore hanno agito con azione revocatoria. La Corte ha stabilito che anche una vendita indiretta costituisce un atto dispositivo lesivo della garanzia patrimoniale, suscettibile di essere dichiarato inefficace, confermando che il pregiudizio per i creditori (eventus damni) sussiste anche in caso di mera trasformazione del patrimonio del debitore in beni più difficilmente aggredibili.
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Responsabilità avvocato: serve prova del danno effettivo
Una famiglia ha citato in giudizio gli eredi del proprio avvocato per negligenza professionale, sostenendo che non avesse ottenuto un'indennità per l'occupazione di un immobile. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che per accertare la responsabilità dell'avvocato non è sufficiente dimostrarne l'errore, ma è indispensabile che il cliente provi di aver subito un danno economico concreto e diretto. Poiché i clienti avevano di fatto già ricevuto la somma dalla controparte, che non l'aveva mai richiesta indietro, non sussisteva alcun danno effettivo.
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Condizione di adempimento: valida per la Cassazione
Un debitore, a seguito di una fideiussione, stipula un accordo transattivo con un istituto di credito. L'accordo contiene una clausola che ne subordina l'efficacia all'integrale pagamento del debito. Il debitore non adempie e la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6535/2024, stabilisce la piena validità della "condizione di adempimento", dichiarando l'accordo inefficace a causa del mancato pagamento.
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Copertura assicurativa: quando la colpa è coperta?
Un istruttore sportivo, condannato per lesioni colpose a un allievo, ha citato in giudizio la propria federazione sportiva per non avergli garantito la copertura assicurativa. La federazione sosteneva che l'atto, derivante da colpa cosciente, non fosse "accidentale" e quindi non coperto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della federazione, stabilendo che la copertura assicurativa per responsabilità civile si estende a ogni forma di colpa, anche grave o cosciente, escludendo unicamente i danni causati con dolo, salvo diversa pattuizione espressa.
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Chiamata in causa del terzo: l’obbligo di autorizzazione
Una società finanziaria, opponendosi a un decreto ingiuntivo, ha effettuato una chiamata in causa del terzo fornitore senza l'autorizzazione del giudice. La Cassazione ha confermato la nullità di tale chiamata, ribadendo che l'opponente, pur essendo attore formale, è convenuto in senso sostanziale e deve quindi seguire le regole procedurali che impongono la richiesta di autorizzazione per coinvolgere terzi nel processo.
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Requisiti ricorso Cassazione: inammissibile se vago
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la decisione della Corte d'Appello su un'opposizione a precetto. La motivazione risiede nella mancata osservanza dei requisiti del ricorso in Cassazione, in particolare la chiara e completa esposizione dei fatti e dei motivi, come previsto dall'art. 366 c.p.c.
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Spese di lite: la Cassazione sulla vittoria parziale
Una società, dopo aver perso una causa di revocatoria fallimentare, ha presentato appello ottenendo una vittoria solo parziale sulla quantificazione degli interessi. Nonostante ciò, la Corte d'Appello l'ha condannata a pagare la maggior parte delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. Secondo la Corte, la parte che risulta sostanzialmente soccombente nel giudizio complessivo, pur ottenendo una lieve riforma della sentenza in appello, può essere legittimamente condannata a rifondere gran parte delle spese legali, in applicazione dei principi di soccombenza e causalità.
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Gestione di affari altrui: la prova del pagamento
Un Comune ha anticipato spese funerarie per due cittadini deceduti, agendo in base al principio della gestione di affari altrui. Successivamente, ha richiesto il rimborso all'unica erede, la quale ha accettato l'eredità ma si è opposta al pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede, confermando la sua obbligazione, poiché i motivi di ricorso miravano a una rivalutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità.
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Onere della prova indebito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due coniugi che chiedevano la restituzione di una somma pagata con assegno, ritenendola non dovuta. La Corte ha ribadito un principio fondamentale sull'onere della prova indebito: spetta a chi ha effettuato il pagamento dimostrare non solo di averlo fatto, ma anche l'inesistenza di una causa giustificatrice. Non essendo stata fornita tale prova, il ricorso è stato respinto e i ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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Rimborso accise energia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un'azienda a ottenere il rimborso accise energia relative all'addizionale provinciale sulla fornitura elettrica. Il caso vedeva un'azienda utente richiedere la restituzione delle somme versate a una società di factoring, la quale aveva acquistato i crediti dal fornitore di energia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del fornitore, allineandosi a un orientamento consolidato che sancisce l'illegittimità di tale addizionale e il conseguente diritto alla restituzione per l'utente finale.
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Addizionale energia elettrica: Cassazione e rimborso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28517/2025, ha rigettato il ricorso di una società fornitrice di energia, confermando il diritto di un'azienda cliente a ottenere il rimborso dell'addizionale provinciale all'accisa sull'energia elettrica. La decisione si fonda su un orientamento giurisprudenziale consolidato, che segue la declaratoria di illegittimità costituzionale della norma che istituiva tale addizionale, rendendo superflua un'analisi dettagliata dei motivi del ricorso.
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Diffamazione chat privata: i limiti secondo la Corte
A seguito della fine di una relazione, un uomo ha citato in giudizio la sua ex partner per i danni derivanti da presunta diffamazione, a causa di messaggi inviati da quest'ultima a due amici comuni tramite una chat privata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non sussiste diffamazione quando le comunicazioni, seppur contenenti giudizi negativi, sono inviate a un singolo destinatario per volta e manca la volontà o l'accettazione del rischio che tali contenuti vengano ulteriormente diffusi.
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Danno non patrimoniale: risarcimento per ritardo aereo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5601/2024, ha confermato il diritto dei passeggeri a ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale per lo stress e il disagio subiti a causa di un grave ritardo aereo e della ritardata consegna del bagaglio. La Corte ha chiarito che tale risarcimento è aggiuntivo rispetto alla compensazione pecuniaria prevista dal Regolamento CE 261/2004 e può essere liquidato in via equitativa quando il danno, pur essendo provato nella sua esistenza, non è quantificabile nel suo preciso ammontare.
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Responsabilità custode: prova del nesso causale
Un'impresa di ristorazione ha citato in giudizio un Comune per i danni derivanti da odori molesti provenienti da un canale adiacente, invocando la responsabilità custode dell'ente. I giudici di merito hanno respinto la domanda per mancata prova del nesso causale e della qualità di custode del Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetti procedurali, in particolare per la mancata autosufficienza nel dimostrare la natura comunale del canale, elemento fondamentale per configurare la responsabilità custode.
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Responsabilità solidale appaltatore: no con autonomia
Una società energetica ha citato in giudizio un'impresa appaltatrice e una subappaltatrice per il danneggiamento di un cavo ad alta tensione durante lavori di scavo. Inizialmente condannate in solido, la Corte d'Appello ha riformato la sentenza, attribuendo la colpa esclusiva alla subappaltatrice. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della società energetica e chiarendo che la responsabilità solidale appaltatore è esclusa quando il subappaltatore gode di piena autonomia tecnica e organizzativa, senza ingerenze da parte del committente.
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