LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Prima Civile

Pagina 13 di 19

371 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Improcedibilità del ricorso: termini per il deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da una società immobiliare contro una curatela fallimentare. La decisione si fonda sul mancato rispetto del termine perentorio di venti giorni per il deposito del ricorso dopo la sua notificazione, come previsto dal codice di procedura civile. Nonostante il merito della controversia riguardasse la revoca di alcune compravendite immobiliari, il vizio procedurale ha precluso l'esame della questione, confermando l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
Continua »
Credito in prededuzione: sì alle penali post-fallimento
Un Comune ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società di servizi per penali contrattuali. La Cassazione ha stabilito che le penali per inadempienze avvenute dopo l'apertura del fallimento, durante la prosecuzione del contratto, costituiscono un credito in prededuzione. Questa decisione si fonda sul principio che la procedura fallimentare, continuando il rapporto per trarne vantaggio, deve anche assumerne gli oneri, comprese le responsabilità per inadempimenti successivi.
Continua »
Periodo sospetto: quando inizia in caso di fallimenti?
Una società viene dichiarata fallita, ma la sentenza è revocata per applicare l'amministrazione straordinaria. Fallita nuovamente, sorge un dubbio: da quando si calcola il periodo sospetto per le azioni revocatorie? La Corte di Cassazione stabilisce che il calcolo deve partire dalla data della prima dichiarazione di fallimento, affermando il principio di continuità tra le procedure concorsuali basate sullo stesso stato di insolvenza, al fine di garantire la massima tutela dei creditori.
Continua »
Fattibilità del concordato: limiti del giudice
Una società ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la sua domanda di concordato preventivo era stata respinta per mancanza di fattibilità economica. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il tribunale ha il dovere di valutare la fattibilità del concordato, limitatamente alla manifesta inettitudine del piano a raggiungere i suoi obiettivi. Il ricorso è stato inoltre respinto per la sua genericità e perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Concordato con continuità indiretta: quando è valido?
Una società in liquidazione propone un concordato con continuità indiretta basato su un affitto d'azienda. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11220/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: questa procedura è valida solo se garantisce un "miglior soddisfacimento dei creditori" rispetto al fallimento. Questo significa che deve esserci un "surplus" tangibile di attivo, e non basta la mera prosecuzione dell'attività o l'affermazione generica che la vendita in sede concordataria sia più vantaggiosa.
Continua »
Ricorso inammissibile: i requisiti in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza di fallimento. Il ricorso del liquidatore di una società è stato respinto per motivi di forma, come la genericità delle censure e la mancata allegazione di documenti essenziali. La Corte ha ribadito che una società cancellata dal registro delle imprese non può accedere al concordato preventivo, e ha sottolineato i rigorosi requisiti di specificità e autosufficienza necessari per un ricorso in Cassazione.
Continua »
Prova fallimento: bilanci informali non bastano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. La società non ha fornito una prova fallimento valida per dimostrare di essere al di sotto delle soglie dimensionali di legge. La Corte ha stabilito che bilanci informali, non approvati e non depositati, così come scritture contabili palesemente inattendibili, sono privi di valore probatorio. L'onere di fornire tale prova ricade interamente sull'imprenditore debitore.
Continua »
Buoni postali fruttiferi: tassi variabili, ok Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una risparmiatrice riguardo la modifica dei tassi di interesse sui suoi buoni postali fruttiferi. La Corte ha confermato che la legge permette la variazione dei rendimenti tramite decreti ministeriali successivi alla sottoscrizione, e che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è una notifica sufficiente per i risparmiatori, senza necessità di comunicazione individuale. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale stabile in materia.
Continua »
Obblighi informativi: la banca deve provare tutto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito al risarcimento dei danni subiti dagli eredi di un cliente per un investimento in obbligazioni argentine. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso della banca, ribadendo che l'onere di provare l'assolvimento degli obblighi informativi grava sull'intermediario. I tentativi della banca di contestare la valutazione delle prove e l'interpretazione dei fatti sono stati dichiarati inammissibili, in quanto non rientrano nelle competenze del giudizio di legittimità.
Continua »
Lite temeraria: quando l’abuso del processo costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per lite temeraria a carico di due creditori che avevano insistentemente proseguito un'azione per la dichiarazione di fallimento di una società, nonostante fossero emersi nel corso del giudizio elementi chiari sulla sua solvibilità. La Corte ha stabilito che la 'perseveranza' nell'azione, a fronte di circostanze che ne dimostravano l'infondatezza, costituisce un abuso del processo sanzionabile ai sensi dell'art. 96 c.p.c., confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ridotto la sanzione ma ribadito la responsabilità dei ricorrenti.
Continua »
Impossibilità sopravvenuta: quando si risolve un contratto
Una società fornitrice di energia ha richiesto il pagamento per le forniture a un'azienda fallita. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto a partire dalla data in cui l'azienda fallita non ha più potuto utilizzare il servizio, a causa del trasferimento dei suoi impianti a terzi. Questo evento ha configurato una impossibilità sopravvenuta di utilizzare la prestazione, giustificando la cessazione dell'obbligo di pagamento da quel momento in poi.
Continua »
Estinzione del processo: cosa succede alle spese?
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte di un ex amministratore, condannato in appello al risarcimento danni verso il fallimento di una società. La decisione chiarisce che, con l'accettazione della rinuncia, le spese legali si intendono compensate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato. L'ordinanza si basa sull'accordo tra le parti, che pone fine alla lite senza una pronuncia sul merito.
Continua »
Estinzione del processo per rinuncia: guida pratica
Una società cooperativa ha impugnato in Cassazione un decreto del Tribunale relativo all'ammissione di un suo credito nello stato passivo di un'altra cooperativa in liquidazione coatta. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, rinunciando reciprocamente ai ricorsi. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, specificando che, in tal caso, non si procede alla condanna sulle spese (compensate tra le parti) né si applica l'obbligo del versamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Competenza territoriale: sede legale vs sede effettiva
Una società ha contestato la decisione che fissava la competenza territoriale per la sua liquidazione giudiziale presso la sede operativa anziché quella legale. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il 'centro degli interessi principali' prevale sull'indirizzo formale, basandosi su prove concrete del luogo dove si svolge l'attività direttiva e amministrativa.
Continua »
Azione Revocatoria: onere della prova dell’eventus damni
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società di leasing, confermando l'inefficacia di alcuni atti di compravendita immobiliare. La sentenza chiarisce che, nell'ambito di un'azione revocatoria promossa dal curatore fallimentare, la prova dell'eventus damni (il pregiudizio per i creditori) è a carico del curatore stesso. Tale prova è considerata raggiunta quando si dimostra che l'atto dispositivo, come la vendita della quasi totalità del patrimonio immobiliare a fronte di un ingente debito, ha reso più difficile e incerto il soddisfacimento dei creditori. La Corte ribadisce che il curatore deve provare che il patrimonio residuo del debitore è insufficiente, e non spetta al convenuto dimostrare il contrario.
Continua »
Maggiorazione rette sanitarie: quando è automatica?
Una struttura assistenziale ha richiesto una maggiorazione delle rette sanitarie basandosi su un decreto regionale che la prevedeva in caso di assistenza a un'alta percentuale di pazienti gravi. L'azienda sanitaria si è opposta, sostenendo che l'aumento non fosse automatico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo che, una volta verificate le condizioni oggettive previste dalla norma (come la percentuale di pazienti), la maggiorazione delle rette sanitarie è dovuta, a patto che siano rispettati i requisiti formali previsti dalla convenzione tra le parti.
Continua »
Eccezione di giudicato: quando è tardiva in appello?
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio un'ASL per ottenere un adeguamento tariffario. L'ASL ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo e i giudici di merito le hanno dato ragione. La struttura sanitaria ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la tardività dell'opposizione dell'ASL e il mancato rilievo di una eccezione di giudicato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'opposizione era tempestiva e che l'eccezione di giudicato era stata sollevata tardivamente, solo nella comparsa conclusionale d'appello.
Continua »
Revocazione credito fallimentare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di revocazione di un credito ammesso al passivo di un fallimento. Un curatore scopre, dopo l'ammissione, documenti che provano l'avvenuto pagamento del debito da parte di un terzo. La Corte rigetta il ricorso del creditore, stabilendo che il termine per la revocazione decorre non dalla mera conoscenza dell'esistenza dei documenti, ma dal momento in cui se ne comprende appieno la portata decisiva. Viene inoltre confermato che il pagamento estingue il debito, a prescindere da chi lo abbia effettuato, rendendo legittima la revocazione del credito fallimentare.
Continua »
Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una società aveva impugnato in Cassazione un decreto del Tribunale relativo a una domanda di rivendica in un fallimento. A seguito di una transazione, la società ha presentato rinuncia al ricorso. La Corte ha dichiarato estinto il processo, compensando le spese tra le parti e chiarendo che non è dovuto il doppio del contributo unificato in caso di estinzione.
Continua »
Giudicato endofallimentare: no a nuovo creditore
Una banca ha presentato ricorso in Cassazione dopo il rigetto di una sua domanda di ammissione al passivo fallimentare. La corte ha respinto il ricorso basandosi sul principio del giudicato endofallimentare, poiché la stessa pretesa, avanzata dal precedente titolare del credito (cedente), era già stata respinta in via definitiva per mancanza di prova della titolarità. La Cassazione ha stabilito che la decisione negativa nei confronti del cedente si estende al cessionario, impedendogli di riproporre la domanda.
Continua »