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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Prima Civile

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371 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Delegazione di pagamento: il delegato può agire?
Una banca, agendo come delegato in una delegazione di pagamento, ha versato una somma a una società che l'ha ricevuta indebitamente. La Corte di Cassazione ha confermato che la banca delegata ha il diritto di agire direttamente contro la società beneficiaria per la restituzione della somma, in quanto si trattava di una delegazione di pagamento titolata rispetto al rapporto di valuta.
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Soglia di fallibilità: il debito fiscale conta sempre
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale in materia di soglia di fallibilità. Il caso riguardava una società dichiarata fallita il cui liquidatore sosteneva che recenti debiti fiscali, divenuti definitivi poco prima della dichiarazione, non dovessero essere conteggiati perché non ancora iscritti in bilancio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che per valutare il superamento della soglia debitoria, rileva la situazione patrimoniale al momento della dichiarazione di fallimento, e la prova del debito può provenire da qualsiasi documento, inclusi gli avvisi di accertamento fiscali, a prescindere dalla loro registrazione contabile.
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Ammissione passivo fideiussore: no senza pagamento
Una banca, in qualità di fideiussore, ha richiesto l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per un credito derivante da una garanzia, prima di aver effettivamente pagato il creditore garantito. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, ribadendo un principio consolidato: l'ammissione passivo fideiussore è possibile solo dopo il pagamento del debito. La richiesta di ammissione condizionata è stata ritenuta illegittima, poiché il diritto di regresso del fideiussore sorge solo con l'effettivo esborso. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso della banca volto a ottenere un privilegio pignoratizio, in quanto basato su una contestazione di accertamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità.
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Decesso difensore: cosa succede al processo civile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito le conseguenze procedurali derivanti dal decesso del difensore di una parte nel corso di un giudizio. Una società aveva proposto ricorso contro la decisione della Corte d'Appello di rimettere nei termini la controparte bancaria, il cui legale era deceduto. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il decesso del difensore unico causa l'interruzione automatica del processo. Di conseguenza, tutti gli atti compiuti successivamente sono nulli e il giudice ha il dovere di rinnovare le fasi processuali per garantire il diritto di difesa della parte rimasta priva di assistenza legale. La decisione sottolinea l'importanza del principio del giusto processo.
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Ricorso inammissibile: mescolare motivi è un errore
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato dagli eredi di un mutuatario deceduto contro una banca e una compagnia assicurativa. L'appello mescolava erroneamente diversi tipi di censure legali (errori procedurali, di giudizio e vizi di motivazione) senza una distinzione chiara. La Corte ha ribadito che questa tecnica di redazione confusa non è ammissibile, poiché riversa impropriamente sul giudice il compito di separare le singole doglianze. La controversia originale riguardava l'attivazione di una polizza assicurativa collegata a un mutuo dopo la morte del contraente.
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Attendibilità bilanci: la prova contro il fallimento
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due ex soci contro il fallimento della loro S.r.l. La Corte ha stabilito che i bilanci prodotti per dimostrare la solvibilità non erano sufficienti, data la loro dubbia attendibilità. I documenti erano stati redatti e depositati solo dopo la sentenza di fallimento e non erano supportati da prove adeguate a giustificare una drastica riduzione del debito. La sentenza ribadisce che il giudice ha il potere di valutare l'attendibilità dei bilanci, che non costituiscono prova legale assoluta.
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Nullità fideiussione ABI: onere della prova in appello
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di nullità di fideiussione basata sullo schema ABI anti-concorrenziale. L'ordinanza chiarisce che, sebbene l'eccezione di nullità possa essere sollevata per la prima volta in appello, spetta alla parte che la solleva l'onere di fornire una prova specifica e tempestiva dei fatti costitutivi. La Corte ha rigettato il ricorso di due garanti, confermando la decisione d'appello che aveva respinto l'eccezione per genericità e assenza di prove, sottolineando che il provvedimento della Banca d'Italia è un atto amministrativo e non una legge che il giudice deve conoscere d'ufficio.
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Inammissibilità Ricorso: la Cassazione e i requisiti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso contro una sentenza di azione revocatoria. La decisione si basa su motivi procedurali, come la commistione dei motivi di ricorso e l'applicazione del principio della 'doppia conforme', che impedisce il riesame dei fatti quando due sentenze di merito sono concordi. La Corte ha sanzionato la società ricorrente per lite temeraria, sottolineando l'importanza dei requisiti di ammissibilità del ricorso.
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Estinzione del processo: guida alla rinuncia in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo in un caso di opposizione allo stato passivo fallimentare. La decisione segue la rinuncia al ricorso da parte della società ricorrente, a seguito di un accordo transattivo con la controparte. La Corte ha chiarito che, in caso di estinzione del processo per rinuncia, non si applica l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Fido di fatto: prova e prescrizione prima del 1992
Un istituto di credito ricorre in Cassazione contro la decisione di merito che riconosceva un fido di fatto a un correntista per il periodo ante-1992. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la prova del fido può essere desunta da presunzioni e fatti concludenti, bloccando così la decorrenza della prescrizione per le rimesse ripristinatorie.
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Rischio di confusione: la tutela del marchio debole
Una società ha richiesto la registrazione di un marchio per servizi assicurativi. Un'altra società, titolare di un marchio precedente con un elemento verbale simile, si è opposta con successo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che esiste un rischio di confusione anche per i marchi deboli quando i servizi sono identici e le variazioni apportate al segno non sono sufficienti a differenziarlo. La valutazione globale degli elementi visivi, fonetici e concettuali è stata decisiva per determinare il rischio di confusione per il consumatore.
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Prededuzione e continuità: no al credito consecutivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società fornitrice che chiedeva il riconoscimento della prededuzione del proprio credito nel fallimento di un'azienda cliente. Quest'ultima aveva avviato due distinte procedure di concordato preventivo. La prima era stata oggetto di rinuncia, mentre la seconda si era conclusa con la dichiarazione di fallimento. La Corte ha stabilito che, ai fini della prededuzione e continuità, non è sufficiente un mero lasso temporale tra le procedure, ma è necessaria una continuità causale e funzionale dello stato di insolvenza. La rinuncia alla prima procedura ha interrotto tale continuità, facendo tornare la società debitrice 'in bonis' e rendendo il credito sorto in quella fase non prededucibile nel successivo fallimento.
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Rinuncia all’azione: chi paga le spese processuali?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce che la rinuncia all'azione equivale a una sconfitta nel merito. Di conseguenza, la parte che rinuncia è tenuta a pagare tutte le spese legali dell'intero giudizio, applicando il principio della soccombenza complessiva. Nel caso di specie, un istituto di credito, dopo aver rinunciato all'azione in fase di rinvio, è stato condannato a rimborsare le spese legali alle controparti, nonostante avesse ottenuto decisioni favorevoli nei gradi precedenti.
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Onere di specificità: ricorso in Cassazione respinto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cliente contro una banca, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso riguardava contratti di mutuo, un interest rate swap e accuse di usura. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile o infondato su tutti i fronti principalmente per la violazione dell'onere di specificità, in quanto i motivi di appello erano generici e non criticavano puntualmente le ragioni della sentenza impugnata.
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Indennizzo acquisizione sanante: i limiti del ricorso
Un Ente Locale ricorre in Cassazione ritenendo eccessivo l'indennizzo per acquisizione sanante determinato dalla Corte d'Appello per un terreno illegittimamente occupato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che le critiche alla valutazione del perito tecnico riguardano il merito della causa e non sono riesaminabili in sede di legittimità, che decide solo su questioni di diritto. Viene così confermato l'indennizzo liquidato ai privati proprietari.
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Legittimo affidamento PA: quando è risarcibile?
Un'agenzia ambientale ha citato in giudizio una Regione per ottenere un risarcimento, sostenendo la violazione del legittimo affidamento riguardo a un finanziamento pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le sentenze precedenti. La Corte ha stabilito che l'agenzia era pienamente consapevole della necessità di un'aggiudicazione definitiva entro una data certa, escludendo così la possibilità di un affidamento incolpevole e, di conseguenza, il diritto al risarcimento.
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Onere probatorio: chi accusa deve provare i fatti
Un Comune si opponeva alla stima di un terreno espropriato, contestando le qualifiche di un perito e la valutazione urbanistica del fondo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la violazione del principio dell'onere probatorio: il Comune non ha fornito prove concrete a sostegno delle sue eccezioni. La decisione ribadisce che non basta affermare un difetto, ma bisogna dimostrarlo, e ha condannato l'ente per lite temeraria.
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Interessi per ritardato pagamento: quando sono dovuti
Una struttura sanitaria privata si è rivolta ai tribunali per ottenere il pagamento degli interessi su somme corrisposte in ritardo da un'azienda sanitaria pubblica. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto in assenza di una formale richiesta di pagamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: per i crediti liquidi ed esigibili, gli interessi per ritardato pagamento decorrono automaticamente dalla scadenza del termine, senza necessità di costituzione in mora del debitore. La Suprema Corte ha chiarito che la regola generale dell'art. 1282 c.c. prevede la produzione di interessi "di pieno diritto" e che la messa in mora rileva solo per ulteriori profili risarcitori.
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Segnalazione illegittima: onere della prova del danno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore che chiedeva un risarcimento danni per una presunta segnalazione illegittima alla Centrale dei Rischi. La decisione si fonda sulla totale assenza di prove, da parte del ricorrente, sia dei danni patrimoniali e non patrimoniali lamentati (come il fallimento dell'impresa), sia del nesso di causalità tra tali danni e la condotta della banca. L'imprenditore è stato inoltre condannato per lite temeraria.
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Giurisdizione amministrativa per occupazione di suolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2926/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un privato contro un ente pubblico per l'occupazione di un terreno. Il caso verteva sulla giurisdizione competente: ordinaria o amministrativa. La Corte ha stabilito la giurisdizione amministrativa esclusiva, poiché l'occupazione e la trasformazione del terreno, seppur temporanee, erano funzionalmente collegate a un'opera per la quale era stata emessa una dichiarazione di pubblica utilità. Questo legame, anche se mediato, è sufficiente a radicare la competenza del giudice amministrativo, a prescindere dal fatto che non fosse prevista una specifica espropriazione del fondo.
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