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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Prima Civile

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371 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Scissione parziale: responsabilità e fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di fallimento di una società turistica a seguito di una scissione parziale. Nonostante il trasferimento di importanti asset a una società beneficiaria, la società scissa è rimasta insolvente e responsabile per ingenti debiti tributari. La Corte ha ritenuto che la scissione non fosse totale, dato che alla scissa era rimasto un ramo d'azienda con valore economico. Di conseguenza, ha dichiarato inammissibile il ricorso della società beneficiaria, sottolineando che la valutazione della natura della scissione è un accertamento di fatto e che la rateizzazione dei debiti da parte di terzi non esclude lo stato di insolvenza della debitrice originaria priva di patrimonio.
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Estinzione del processo in Cassazione: il caso
Un professionista aveva presentato ricorso in Cassazione contro una decisione che respingeva una sua pretesa creditoria nei confronti di una procedura fallimentare. Prima della decisione nel merito, lo stesso professionista ha rinunciato al ricorso, con l'accettazione della controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo. La decisione chiarisce che, in tali circostanze e in presenza di un accordo tra le parti per compensare le spese, la parte rinunciante non è tenuta al versamento del doppio del contributo unificato.
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Liquidazione giudiziale: via libera senza giudicato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19607/2025, ha stabilito che l'apertura di una liquidazione giudiziale non deve attendere il passaggio in giudicato della decisione che risolve un precedente concordato preventivo. La Corte ha respinto il ricorso di una società, chiarendo che la provvisoria esecutività del provvedimento di risoluzione è sufficiente per avviare la nuova procedura concorsuale, in linea con i principi del nuovo Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza.
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Ricorso inammissibile: la decisione del Tribunale
Una società finanziaria ha impugnato in Cassazione il decreto di un Tribunale che rigettava il suo reclamo contro un piano di riparto in un concordato preventivo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che tali provvedimenti, emessi in fase di esecuzione del concordato, non hanno carattere decisorio e definitivo, ma sono atti di mera vigilanza. Le controversie sull'esecuzione del piano vanno risolte con un ordinario giudizio civile, non con un ricorso straordinario.
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Valutazione merito creditizio: doveri della banca
Una consumatrice propone un piano di ristrutturazione dei debiti, contestato da un istituto di credito. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della consumatrice, chiarendo che nella valutazione del merito creditizio, la banca non è negligente se si affida alle informazioni fornite dal cliente, senza obbligo di ulteriori verifiche esterne se non ritenute necessarie.
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Responsabilità attestatore: quando il compenso è a rischio
Il compenso di un professionista per una relazione di attestazione è stato negato a causa della sua grave negligenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'inadempimento che rende la prestazione inutile giustifica il mancato pagamento. Questo caso evidenzia l'elevato standard di diligenza e la responsabilità attestatore nelle procedure di risanamento aziendale, dove la mera consegna del documento non è sufficiente se il lavoro è sostanzialmente viziato.
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Usura sopravvenuta: la Cassazione conferma l’irrilevanza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due mutuatari contro un istituto di credito. La Corte ribadisce che il concetto di usura sopravvenuta è irrilevante: la verifica dell'usurarietà del tasso di interesse va effettuata solo al momento della stipula del contratto. Vengono inoltre respinte le censure sulla mancata inclusione di spese notarili e imposte nel calcolo del TEG e sulla presunta confessione della banca.
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Compenso avvocato transazione: quando è dovuto?
Un avvocato ha richiesto una maggiorazione del proprio compenso sostenendo di aver concluso una transazione per conto di una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che un semplice accordo processuale, che prevede la rinuncia agli atti e la compensazione delle spese, non costituisce una transazione. Per ottenere l'aumento del compenso avvocato per transazione è necessario che l'accordo preveda "reciproche concessioni" su diritti sostanziali e non solo su aspetti procedurali.
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Consulenza Tecnica d’Ufficio: no se immotivata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di alcuni correntisti contro un istituto di credito. La controversia verteva sul diniego, da parte della Corte d'Appello, di disporre una Consulenza Tecnica d'Ufficio per accertare presunte irregolarità nei rapporti bancari. La Suprema Corte ha ribadito che la nomina di un CTU rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e la sua decisione è difficilmente sindacabile in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia del tutto assente o meramente apparente.
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Improcedibilità del ricorso: errore fatale in Cassazione
Una società emittente di prodotti finanziari ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza sfavorevole relativa ai tassi di interesse di un buono postale. La Corte Suprema ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso non per ragioni di merito, ma a causa di un vizio procedurale: la società ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza impugnata, non ha depositato la relativa prova nei termini di legge. Questo errore ha impedito alla Corte di esaminare il caso nel merito, confermando la decisione precedente a favore del risparmiatore.
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Azzeramento saldo conto corrente: la Cassazione chiarisce
Una società e la sua garante hanno contestato il saldo di un conto corrente bancario. A causa di estratti conto mancanti, il punto cruciale era come ricalcolare il dovuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il principio dell'azzeramento del saldo del conto corrente per i periodi non documentati. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove complete, il saldo dei periodi scoperti deve essere azzerato prima di procedere con i calcoli basati sugli estratti conto disponibili.
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