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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Prima Civile

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371 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Pagamento dopo fallimento: inefficace anche se diretto
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito l'inefficacia di un pagamento dopo fallimento eseguito da una stazione appaltante direttamente a un ente previdenziale per saldare i contributi di una società fallita. La Corte ha chiarito che la regola dell'inefficacia dei pagamenti post-fallimento, prevista dall'art. 44 della Legge Fallimentare, si applica anche ai pagamenti 'sostitutivi' effettuati da terzi. Questo principio fondamentale, volto a tutelare la parità di trattamento tra i creditori (par condicio creditorum), prevale su qualsiasi norma speciale che preveda pagamenti diretti, impedendo che un creditore venga soddisfatto al di fuori della procedura concorsuale a danno degli altri.
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Onere della prova fallimento: la prova del terzo
La Corte di Cassazione conferma che, in un procedimento fallimentare, l'onere della prova fallimento spetta al terzo che rivendica la proprietà di beni mobili. Tale prova deve essere rigorosa, basata su un atto con data certa anteriore al fallimento, che dimostri non solo l'acquisto ma anche il titolo per cui i beni si trovavano presso il fallito. La mancata produzione di tale prova in primo grado non può essere sanata in appello.
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Indennità di esproprio: vale l’edificabilità legale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2490/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari terrieri che chiedevano una maggiore indennità di esproprio. I giudici hanno ribadito che la valutazione di un terreno ai fini espropriativi si basa esclusivamente sull'edificabilità legale, ovvero quella prevista dagli strumenti urbanistici vigenti, e non sulla cosiddetta edificabilità di fatto, cioè la potenziale vocazione edificatoria dell'area.
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Compenso amministratore: quando è extra? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2396/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista, presidente del C.d.A. di una società in crisi, che richiedeva un compenso extra per attività di consulenza. La Corte ha stabilito che, in assenza di una prova rigorosa, le attività di ristrutturazione svolte in un contesto di grave crisi aziendale rientrano nel mandato gestorio dell'amministratore e non giustificano un compenso amministratore aggiuntivo, essendo già coperte dalla carica sociale.
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Decreto di espulsione: quando l’opposizione è generica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Il ricorrente sosteneva di poter regolarizzare la sua posizione tramite il 'decreto flussi', ma la Corte ha ritenuto l'argomentazione troppo generica e non supportata da prove concrete sulla sua situazione personale, confermando la validità del provvedimento di allontanamento.
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Espulsione associato: limiti del controllo del giudice
Un membro di una associazione nazionale di ex appartenenti alle forze dell'ordine è stato espulso per comportamenti ritenuti lesivi dell'immagine dell'associazione e per la mancata restituzione di beni sociali. Il socio ha contestato l'espulsione associato, ritenendo i motivi non sufficientemente gravi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che il controllo del giudice sui 'gravi motivi' di espulsione, pur previsto, è limitato alla verifica della loro esistenza e non può estendersi a una valutazione di merito sull'opportunità della decisione. La Corte ha confermato che una condotta contraria ai principi dell'istituzione di riferimento, come delineati nello statuto associativo, costituisce una valida causa di espulsione.
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Ricorso inammissibile: le conseguenze per le parti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due fideiussori contro una sentenza della Corte d'Appello. Il ricorso è stato giudicato carente dei requisiti di specificità e chiarezza. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati non solo al pagamento delle spese legali, ma anche a versare una somma aggiuntiva per abuso del processo, confermando la solidità della decisione impugnata riguardo la cessione del credito e la validità delle garanzie prestate.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce gli effetti della rinuncia al ricorso in Cassazione. A seguito della rinuncia della ricorrente principale, accettata dai controricorrenti che hanno a loro volta rinunciato ai ricorsi incidentali, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le parti avevano concordato la compensazione integrale delle spese legali.
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Autotutela PA: i limiti del giudicato amministrativo
Un'autorità regionale ha emesso una seconda ordinanza di pagamento dopo che la prima era stata annullata da una sentenza definitiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il potere di autotutela della PA non può superare il limite invalicabile di un giudicato di merito, che consuma il potere sanzionatorio dell'ente.
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Improcedibilità ricorso fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da due istituti di credito contro l'omologazione di un concordato preventivo. La decisione si basa sul fallimento definitivo della società debitrice, evento che ha determinato la cessazione della materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse. Tale principio di improcedibilità del ricorso per fallimento ha portato anche alla compensazione delle spese legali.
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Accreditamento istituzionale: non serve per l’affitto
La Corte di Cassazione chiarisce che un accordo tra una struttura sanitaria privata e un ente pubblico, qualificabile come affitto di azienda, non richiede l'accreditamento istituzionale per la sua validità. Nel caso specifico, la clinica privata metteva a disposizione solo la struttura e il personale non medico, mentre l'ente pubblico forniva i medici. La Corte ha annullato la sentenza di secondo grado che aveva dichiarato nullo il contratto, affermando che la mancanza di accreditamento istituzionale non inficia un contratto di affitto di azienda.
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Supersocietà di fatto: l’autonoma insolvenza è cruciale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 144/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di fallimento esteso a una cosiddetta "supersocietà di fatto". Il caso riguardava l'estensione del fallimento di una S.r.l. ai suoi soci occulti, persone fisiche e un'altra società, ritenuti parte di un unico ente imprenditoriale non formalizzato. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della curatela fallimentare, confermando che per dichiarare il fallimento di una supersocietà di fatto non è sufficiente l'insolvenza di uno dei suoi membri, ma è necessario dimostrare uno stato di insolvenza autonomo e proprio della supersocietà stessa. La decisione ha anche esteso la revoca del fallimento a un socio che non aveva partecipato al secondo grado di giudizio, in applicazione del principio espansivo della sentenza.
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Responsabilità Attestatore: negligenza e compenso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare il compenso a un professionista per la sua attività di attestatore in una procedura di concordato. È stata riscontrata una macroscopica negligenza, in quanto il professionista aveva certificato due stime immobiliari palesemente divergenti per giustificare prima un piano liquidatorio e poi uno in continuità, omettendo inoltre di rilevare che un immobile cruciale non era di proprietà dell'impresa ma in leasing. La sentenza sottolinea la gravità della responsabilità dell'attestatore, il cui ruolo richiede assoluta oggettività e diligenza.
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Accordo di ristrutturazione e sindacato del giudice
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società dichiarata fallita dopo il diniego di omologa di un accordo di ristrutturazione. La Corte ha confermato che il controllo del giudice sul piano non è meramente formale ma sostanziale, riguardando l'effettiva fattibilità e plausibilità. Inoltre, ha stabilito che la "relative priority rule", che vieta un trattamento deteriore per i creditori fiscali e previdenziali, si applica anche a questo strumento e non solo al concordato preventivo.
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Responsabilità sindaci: compenso negato per omesso controllo
La Corte di Cassazione conferma la decisione di negare il compenso a un membro del collegio sindacale a causa di un grave inadempimento ai suoi doveri. La sentenza chiarisce che la mancata attivazione del sindaco di fronte alla prolungata inerzia degli amministratori nel riscuotere un credito vitale per la società costituisce una condotta omissiva continuativa. Tale inadempimento, protrattosi nell'annualità per cui era richiesto il compenso, giustifica il mancato pagamento, sottolineando la gravità della responsabilità sindaci.
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Ricorso tardivo: la PEC del cancelliere vale notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di una società contro il rigetto di un accordo di ristrutturazione. La decisione si basa su un ricorso tardivo, in quanto il termine di 30 giorni per impugnare è iniziato a decorrere dalla comunicazione del provvedimento via PEC da parte della cancelleria, considerata equipollente alla notificazione formale.
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Appello incidentale condizionato: quando è ammissibile
La Cassazione chiarisce i limiti dell'appello incidentale condizionato. Un convenuto, totalmente vittorioso in primo grado pur essendo rimasto assente (contumace), non ha interesse a proporre appello, neanche condizionato, per far valere la nullità della notifica. Tale questione va sollevata come semplice eccezione. Il caso nasce da un'azione revocatoria fallimentare in cui l'acquirente di un immobile, dopo aver vinto in primo grado, si è visto riformare la sentenza in appello. La Corte ha confermato la decisione di secondo grado, correggendone però la motivazione in diritto.
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Garanzia oggetto sociale: quando è inefficace?
La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia di un'ipoteca concessa da una società a garanzia di un debito del proprio socio unico, poiché l'atto era estraneo all'oggetto sociale. La decisione si fonda sul principio che la consapevolezza della banca circa la potenziale dannosità dell'operazione per la società garante integra il dolo richiesto dalla legge. Questo caso chiarisce i limiti della validità di una garanzia oggetto sociale nei confronti dei terzi, specialmente in un contesto fallimentare.
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Estinzione del giudizio in Cassazione: guida completa
Una società ricorrente rinuncia al proprio ricorso in Cassazione dopo un accordo. La controparte accetta. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio, con compensazione delle spese e senza raddoppio del contributo unificato, chiarendo le conseguenze legali di tale atto.
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Modifiche piano concordatario: i limiti temporali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34828/2024, ha rigettato il ricorso di una società fallita che contestava la mancata concessione di un rinvio per presentare modifiche al piano concordatario. La Corte ha stabilito che le richieste di modifica devono essere tempestive e che una semplice memoria integrativa non costituisce un 'nuovo piano' tale da giustificare un differimento. Viene così riaffermata la rigidità dei termini procedurali anche alla luce della normativa emergenziale Covid-19.
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