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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Prima Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Giudicato penale: limiti in un’azione di responsabilità
La Corte di Cassazione conferma la condanna per responsabilità civile di alcuni amministratori di una società fallita per non aver recuperato crediti essenziali. La Corte stabilisce che un'assoluzione in un processo penale per fatti simili non blocca l'azione civile, se questa è stata avviata prima. Viene ribadito il principio di autonomia tra giudizio civile e penale, sottolineando come il giudicato penale abbia un'efficacia limitata in tali circostanze.
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Responsabilità processuale aggravata: no a cause separate
Una società, dopo aver ricevuto un pagamento da un Ente Pubblico, subisce un'azione revocatoria fallimentare. La società accusa l'Ente di aver ritardato il pagamento con un'opposizione infondata, chiedendogli i danni. La Cassazione chiarisce che la richiesta di danni per abuso del processo rientra nella sfera della responsabilità processuale aggravata (art. 96 c.p.c.) e non può essere oggetto di un'autonoma azione di risarcimento.
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Responsabilità amministratori: prova e onere probatorio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni amministratori condannati per mala gestio. La decisione conferma che la prova della responsabilità degli amministratori può basarsi su gravi e ingiustificate anomalie contabili, come l'azzeramento di poste di bilancio e la mancata consegna dei libri sociali, senza che ciò costituisca un'inversione dell'onere della prova. Il principio della "doppia conforme" ha inoltre precluso il riesame dei fatti.
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Revocatoria fallimentare: conta il pagamento, non l’ordine
Una società creditrice, dopo aver ottenuto un pagamento tramite pignoramento presso terzi, si è vista contestare l'operazione con una revocatoria fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che, ai fini della revocatoria, l'atto rilevante è il pagamento effettivo e non la precedente ordinanza di assegnazione del credito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché contrario a un principio di diritto consolidato.
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Revocatoria fallimentare: no alla mediazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due coniugi, confermando che l'azione di revocatoria fallimentare, intentata dalla curatela per rendere inefficace un trasferimento immobiliare dal fallito alla moglie, non richiede il preventivo esperimento della mediazione obbligatoria. L'azione ha natura personale e mira a tutelare la garanzia patrimoniale dei creditori, non a contestare diritti reali. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibile il motivo relativo all'estinzione del processo per presunta errata ripresa dopo una sospensione.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7944/2024, ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti e della successiva accettazione della controparte. La decisione chiarisce che, in caso di estinzione del giudizio, non si applica l'obbligo del versamento del doppio del contributo unificato. Le parti hanno inoltre concordato la totale compensazione delle spese legali.
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Competenza Sezione Specializzata: il caso del recesso
Una socia recedeva da una società in accomandita semplice durante la sua trasformazione in s.r.l., contestando l'applicabilità di una nuova clausola arbitrale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la controversia rientra nella competenza della sezione specializzata imprese, poiché la sua natura è intrinsecamente legata a una vicenda societaria, nonostante il recesso della socia. La decisione si fonda sulla natura del rapporto e sulla causa petendi della domanda, riconducibile ai rapporti societari.
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Consulenza tecnica d’ufficio: limiti e poteri del CTU
La Cassazione esamina un caso di contratti derivati, chiarendo i limiti di una consulenza tecnica d'ufficio (CTU). L'ordinanza rigetta il ricorso di un istituto di credito contro una condanna basata sulla CTU, affermando che in materia contabile il CTU può acquisire documenti non prodotti in causa. L'eccezione di nullità della CTU deve essere sollevata tempestivamente dal difensore, non bastando le osservazioni del consulente di parte. La Corte accoglie parzialmente il ricorso incidentale della società cliente, rinviando al giudice d'appello la valutazione su una domanda di nullità per costi occulti non esaminata in precedenza.
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Aggio sulla riscossione: nessun privilegio nel fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6760/2024, ha ribadito un principio cruciale in materia fallimentare: l'aggio sulla riscossione, spettante all'agente incaricato, non gode del privilegio che assiste il credito tributario principale. Questo compenso, qualificato come corrispettivo per un servizio, deve essere ammesso al passivo come credito chirografario. La Corte ha inoltre confermato che, ai fini dell'insinuazione al passivo, è sufficiente la produzione dell'estratto di ruolo, senza la necessità di provare la notifica delle singole cartelle esattoriali.
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Estinzione giudizio Cassazione: accordo tra le parti
Una società di gestione aeroportuale e diverse aziende di logistica avevano impugnato una sentenza della Corte d'Appello. Durante il procedimento in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, presentando rinuncia ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio di Cassazione, specificando che, dato l'accordo, non era necessario pronunciarsi sulle spese legali e che non si applicava l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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Domanda tardiva: la Cassazione sui termini perentori
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che aveva presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo in una procedura di liquidazione controllata. La Corte ha stabilito che, anche in questa procedura, tutti i debiti si considerano scaduti al momento della sua apertura, rendendo il ritardo del creditore non giustificabile e la domanda inammissibile.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: onere della prova
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società e dei suoi fideiussori contro un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. L'ordinanza chiarisce principi fondamentali sull'onere della prova nell'opposizione a decreto ingiuntivo, affermando che spetta sempre alla banca (creditore) dimostrare il proprio credito nel merito. Inoltre, la Corte ha ribadito che le eccezioni di nullità, come quelle relative alle fideiussioni basate su schemi ABI, devono essere fondate su fatti allegati tempestivamente in primo grado per poter essere esaminate nelle fasi successive del giudizio.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e Cassazione
Una società e i suoi garanti hanno impugnato in Cassazione una condanna al pagamento di debiti bancari. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che i motivi di appello non possono essere generici. In particolare, ha chiarito che l'omessa pronuncia su questioni meramente processuali e il disconoscimento non specifico di una firma non costituiscono validi motivi per un'impugnazione, ribadendo l'importanza del principio di autosufficienza e specificità degli atti.
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Assistenza finanziaria: nullità del patto di opzione
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un patto di opzione, in quanto parte di una complessa operazione di assistenza finanziaria illecita. La società finanziatrice aveva erogato fondi per consentire a terzi l'acquisto di proprie azioni, in violazione delle norme imperative. La Corte ha stabilito che la nullità del finanziamento si estende a tutti gli atti funzionalmente collegati, compreso il patto di opzione finalizzato al recupero delle somme.
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Manleva fiscale: quando scatta l’obbligo di garanzia?
In un caso riguardante una clausola di manleva fiscale, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei garanti. Questi si erano rifiutati di onorare l'impegno sostenendo la tardività della comunicazione della pretesa fiscale e l'esistenza di una condizione implicita venuta meno. La Corte ha stabilito che il termine per la comunicazione decorre dall'atto impositivo formale, non da atti preliminari. Ha inoltre chiarito che spetta al garante provare eventuali eccezioni, come il dolo del garantito, e che la modifica dell'assetto societario non invalida di per sé l'accordo di manleva fiscale.
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Presunzione di rinuncia: credito escluso dal bilancio
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società socia che agiva per recuperare un credito della società partecipata, ormai cancellata dal registro delle imprese. Tale credito, derivante da anatocismo bancario, non era stato inserito nel bilancio finale di liquidazione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la mancata inclusione di crediti incerti o illiquidi nel bilancio finale equivale a una presunzione di rinuncia. Secondo i giudici, il liquidatore, per accelerare la chiusura della società, ha implicitamente rinunciato a pretese che avrebbero richiesto ulteriori attività giudiziali, estinguendo di fatto il diritto.
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Liberazione del fideiussore: quando è esclusa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5224/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un fideiussore che chiedeva di essere liberato dalla propria obbligazione. Il caso riguardava una garanzia prestata a favore di una cooperativa per un'anticipazione su fatture. La Corte ha ribadito che per ottenere la liberazione del fideiussore ai sensi dell'art. 1956 c.c., è il garante stesso a dover provare che il creditore ha concesso nuovo credito pur essendo a conoscenza del peggioramento delle condizioni economiche del debitore, senza l'autorizzazione del fideiussore. Nel caso di specie, tale prova non è stata fornita, e le censure del ricorrente sono state ritenute un tentativo di riesaminare il merito della causa, non consentito in sede di legittimità.
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Liquidazione quota socio receduto: il caso in Cassazione
Una professionista recede da uno studio associato, dando origine a una controversia sulla liquidazione della sua quota. I soci rimanenti contestano il valore, sostenendo un illecito accaparramento di clientela. La Corte d'Appello rigetta questa tesi, e la Cassazione conferma l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che non può riesaminare i fatti. La decisione sulla liquidazione quota socio receduto diventa quindi definitiva.
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Prescrizione e Società: la Cassazione chiarisce
Gli eredi di un socio di una banca rurale defunto citavano in giudizio l'istituto di credito che aveva incorporato la banca originaria per ottenere il riconoscimento del loro status di soci e il controvalore delle azioni. L'istituto di credito eccepiva la prescrizione del diritto. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso degli eredi. La Corte ha chiarito che una precedente sentenza di cassazione per vizi procedurali non costituiva un giudicato implicito sulla questione della prescrizione, la quale poteva essere riesaminata. Inoltre, ha confermato che una lettera con cui gli eredi chiedevano la liquidazione delle quote non era idonea a interrompere la prescrizione del distinto diritto al riconoscimento della qualità di soci.
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Opponibilità decreto ingiuntivo: la Cassazione chiarisce
Una società creditrice chiede di essere ammessa al passivo di un fallimento sulla base di un decreto ingiuntivo, la cui opposizione era stata dichiarata estinta. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4807/2024, ha stabilito che l'opponibilità del decreto ingiuntivo al fallimento è subordinata alla scadenza del termine semestrale per impugnare l'ordinanza di estinzione, qualora questa non sia stata notificata. Il termine breve di trenta giorni non si applica, poiché l'ordinanza ha natura sostanziale di sentenza e il decreto non era ancora definitivo al momento della dichiarazione di fallimento.
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