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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Prima Civile

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371 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Creditore ipotecario terzo datore: no ammissione
Un'agenzia governativa, creditrice verso una società, deteneva un'ipoteca su beni che questa aveva venduto a un'altra impresa, poi fallita. La richiesta di ammissione al passivo fallimentare dell'agenzia è stata respinta. La Corte di Cassazione, richiamando una decisione delle Sezioni Unite, ha confermato che il creditore ipotecario terzo datore non può utilizzare la procedura di ammissione al passivo, ma deve invece intervenire nella successiva fase di distribuzione del ricavato dalla vendita dei beni.
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Contratto di mutuo senza TAN: è valido? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16456/2024, ha stabilito che un contratto di mutuo senza l'esplicita indicazione del TAN (Tasso Annuo Nominale) non è necessariamente nullo. Se il tasso di interesse è chiaramente determinabile attraverso altri elementi presenti nel contratto, come il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), l'importo delle singole rate e il piano di ammortamento dettagliato, i requisiti di trasparenza e determinatezza imposti dalla legge sono soddisfatti. La Corte ha respinto il ricorso di un mutuatario che contestava la validità del proprio finanziamento per questa ragione, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto il contratto pienamente valido.
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Cessione crediti in blocco: prova e oneri
Una società ha contestato la titolarità di un credito in capo a una società di cartolarizzazione, ritenendo insufficiente la prova della cessione crediti in blocco. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale, se indica chiaramente le categorie di crediti ceduti, costituisce prova sufficiente. Inoltre, ha sottolineato che la contestazione del debitore deve essere specifica e non generica, sanzionando la società ricorrente per abuso del processo.
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Azione revocatoria: ricorso inammissibile in Cassazione
Una società creditrice ha ottenuto la declaratoria di inefficacia di una compravendita immobiliare tra padre e figlia tramite un'azione revocatoria. I debitori hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione, ma è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha rilevato che i motivi del ricorso erano formalmente scorretti, non autosufficienti e miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La decisione riafferma che l'azione revocatoria può essere promossa anche per crediti ancora oggetto di contestazione.
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Onere della prova: appello inammissibile senza prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due investitori che chiedevano la nullità di contratti di investimento e la restituzione di somme. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione del danno economico, confermando che l'onere della prova è un requisito fondamentale. La Corte ha inoltre sanzionato i ricorrenti per abuso del processo, condannandoli al pagamento di ulteriori somme per aver intrapreso un'azione legale palesemente infondata.
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Motivazione apparente: annullata sentenza per rinvio a CTU
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per motivazione apparente. La corte territoriale aveva riformato una decisione di primo grado basandosi su una CTU, ma senza specificare a quale dei diversi elaborati peritali facesse riferimento, rendendo incomprensibile il proprio ragionamento. La Corte ha colto l'occasione per ribadire l'inammissibilità della domanda di ripetizione dell'indebito su conto corrente ancora aperto in assenza di prova di rimesse solutorie.
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Competenza e-commerce: il foro del venditore prevale
Una società produttrice di tessuti ha citato in giudizio un'altra azienda per contraffazione del proprio marchio e concorrenza sleale, realizzate tramite vendite online. Il punto cruciale della controversia era la determinazione della corretta competenza territoriale e-commerce. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per gli illeciti commessi su internet, il foro competente è quello del luogo in cui ha origine l'attività illecita (la sede dell'inserzionista), e non il luogo di consegna del prodotto. Questa decisione mira a garantire la prevedibilità del giudice e a contrastare il fenomeno del 'forum shopping'.
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Competenza sezioni specializzate: la vis attractiva
Un risparmiatore ha citato in giudizio una banca e la sua società di revisione per gravi perdite finanziarie. La Corte di Cassazione ha stabilito la competenza sezioni specializzate in materia di impresa, anche se la domanda contro la società di revisione era subordinata. La Corte ha affermato che la competenza funzionale e inderogabile della sezione specializzata attrae a sé l'intera causa, prevalendo anche sul foro del consumatore, in applicazione del principio della "vis attractiva".
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Motivazione apparente e oneri di perequazione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello per motivazione apparente. Il giudice di secondo grado non aveva adeguatamente giustificato l'esclusione di ingenti oneri di perequazione dal calcolo dell'indennità di esproprio, aderendo acriticamente a una correzione immotivata del consulente tecnico. La sentenza sottolinea l'obbligo per il giudice di fornire un percorso logico-giuridico comprensibile e non contraddittorio, pena la nullità della decisione.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non si impugna
Una curatela fallimentare ha contestato la validità di due compravendite immobiliari. A seguito di una scissione societaria di una delle parti, i nuovi ricorrenti hanno eccepito un vizio di procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i ricorrenti non hanno contestato una delle due autonome 'ratio decidendi' su cui si basava la decisione della corte d'appello, ovvero il principio del giudicato implicito formatosi su una precedente pronuncia della stessa Cassazione riguardo la regolarità del contraddittorio.
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Inammissibilità ricorso cassazione: requisiti formali
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso in materia di fideiussione bancaria. Sebbene l'appello fosse stato presentato tempestivamente, a causa della nullità della notifica all'avvocato sospeso, è stato respinto per un vizio di forma: la mancata esposizione sommaria dei fatti. La sentenza sottolinea come questo requisito non sia mero formalismo, ma essenziale per consentire alla Corte di decidere. Viene quindi confermata l'inammissibilità del ricorso cassazione.
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Quietanza di pagamento: quando non basta a provare?
In un caso di cessione di quote societarie, il venditore ha contestato il pagamento nonostante una quietanza di pagamento scritta. L'acquirente ha ammesso in giudizio di aver consegnato un assegno, mai incassato, ma non è riuscito a provarne l'effettiva consegna. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto per grave inadempimento, stabilendo che la confessione del debitore può superare il valore probatorio della quietanza e che l'onere di provare la consegna del titolo di pagamento grava sul debitore stesso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Concorso di colpa assegno: spedizione e responsabilità
Una società assicurativa ha spedito un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. L'assegno è stato sottratto e incassato fraudolentemente presso un ente postale. I giudici di merito hanno stabilito un concorso di colpa al 50% tra la società, per aver scelto un metodo di spedizione non sicuro, e l'ente postale, per l'errata identificazione del prenditore. La società ha presentato ricorso in Cassazione ma ha successivamente rinunciato, portando la Suprema Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio. La decisione conferma l'importanza della scelta di metodi di spedizione sicuri per i titoli di credito.
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Credito prededucibile: quando è negato al professionista
Un professionista ha richiesto il riconoscimento di un credito prededucibile per l'attività svolta in un concordato preventivo, poi dichiarato inammissibile. Anni dopo, la società è fallita. La Cassazione ha respinto la richiesta, sottolineando che il lungo lasso di tempo e la prosecuzione dell'attività aziendale hanno interrotto la continuità tra le due procedure. Di conseguenza, il credito non è stato ritenuto funzionale al successivo fallimento e la prededuzione è stata negata.
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Contributo pubblico: acconto non garantisce il saldo
Un cittadino ha ricevuto un parziale contributo pubblico per danni da alluvione. Dopo aver richiesto il saldo, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'erogazione di un "acconto" non crea un diritto automatico al pagamento dell'intera somma. La decisione dell'amministrazione è discrezionale e limitata dai fondi disponibili. L'interpretazione del termine "acconto" da parte dei giudici di merito è stata confermata, sottolineando che si trattava di un'anticipazione su future e incerte provvidenze, non di una prima rata di un importo già dovuto.
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Cessazione materia del contendere: l’accordo che estingue
Una società e il suo legale rappresentante hanno citato in giudizio un istituto di credito per la presunta nullità di clausole su interessi e commissioni. Dopo aver perso in primo e secondo grado per mancata produzione dei contratti, le parti hanno raggiunto un accordo durante il ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rendendo inefficace la sentenza d'appello e stabilendo che, in questi casi, non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Cessazione materia contendere: il caso della confusione
Un contenzioso per il pagamento di servizi tra due enti giunge in Cassazione. Durante il processo, la società creditrice viene assorbita dall'ente debitore, determinando una "confusione" giuridica. Le parti, divenute un unico soggetto, rinunciano al ricorso. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, senza provvedere sulle spese e escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Polizza assicurativa mutuo: chi è l’assicurato?
La Corte di Cassazione chiarisce l'ambito di applicazione di una polizza assicurativa mutuo. In un caso riguardante un finanziamento cointestato, la Corte ha stabilito che la copertura assicurativa per decesso opera solo a favore del soggetto specificamente qualificato come "richiedente" nel contratto e non si estende al semplice "coobbligato". La decisione si basa su una stretta interpretazione letterale delle clausole contrattuali, evidenziando che la qualifica nel contratto di mutuo non determina automaticamente quella nel contratto di assicurazione.
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Consulenza tecnica d’ufficio: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due mutuatari che denunciavano tassi usurari su contratti di mutuo. La Corte ha stabilito che la richiesta di una consulenza tecnica d'ufficio (C.T.U.) era esplorativa e la sua mancata ammissione non è un valido motivo per il ricorso, poiché rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso di una società che, pur avendo menzionato la data di notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la relativa prova (relata di notifica). La Corte ha ribadito che tale adempimento è un onere inderogabile del ricorrente, la cui omissione impedisce la verifica della tempestività dell'impugnazione e comporta la sanzione processuale, senza possibilità di sanatoria.
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