LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Pagina 12 di 40

1184 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricettazione continuata: unico possesso ma reati distinti
I ricorrenti contestavano la condanna per plurimi reati unificati sotto il vincolo della ricettazione continuata. La difesa sosteneva che la ricezione simultanea di più beni illeciti costituisse un unico reato, anziché una pluralità di fattispecie. La Corte di Cassazione ha confermato che la presenza di oggetti provenienti da reati differenti determina distinti illeciti penali. Il mero possesso nello stesso contesto spazio-temporale non unifica la condotta. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo l'estinzione per prescrizione e confermando la piena validità della pena inflitta.
Continua »
Dalla condanna penale alla remissione di querela liberatoria
Un cittadino riceveva una condanna per il reato di molestia o disturbo alle persone a causa di un singolo atto di derisione. Il giudice di merito imponeva una sanzione pecuniaria e il risarcimento economico verso la vittima costituita parte civile. Il condannato presentava ricorso per contestare la sussistenza della condotta e chiedere la non punibilità. Prima della decisione definitiva, la persona offesa formalizzava il ritiro dell'accusa e l'imputato accettava la scelta. La Corte di Cassazione ha accertato la tempestiva remissione di querela, cancellando la sanzione penale e annullando gli obblighi risarcitori, lasciando a carico dell'autore del fatto le sole spese processuali.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo chiude la via al ricorso
L'imputato ha pattuito una pena ridotta a un anno di reclusione mediante il concordato in appello con il consenso del Pubblico Ministero. Successivamente ha promosso ricorso per cassazione lamentando una carenza di motivazione e la mancata verifica di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che l'accordo preclude contestazioni generiche sulla motivazione o su questioni a cui la parte ha implicitamente rinunciato. Il concordato in appello vincola le parti: il ricorso in sede di legittimità resta consentito solo per vizi del consenso, violazioni dell'accordo o per sanzioni illegali fuori dai limiti previsti dalla legge. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Morte dell’imputato: la condanna si estingue senza rinvio
La Corte di Appello ha condannato un uomo per violenza sessuale di minore gravità alla pena di due anni e un mese di reclusione. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la validità della querela, il mancato riconoscimento delle pene sostitutive e il diniego della sospensione condizionale della pena. Prima dell'udienza di legittimità, il difensore ha depositato il certificato di decesso della persona condannata. La Suprema Corte ha preso atto del decesso e ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. La morte dell'imputato cancella l'illecito penale ed esaurisce definitivamente il rapporto processuale, rendendo superfluo l'esame del merito.
Continua »
Tentata estorsione: minaccia di licenziamento per ottenere voti
Un candidato politico e un suo sostenitore hanno minacciato un cittadino: se lui e la sua famiglia non avessero votato per loro alle elezioni comunali, la sua compagna avrebbe perso il lavoro precario per mancato rinnovo contrattuale. I giudici di secondo grado hanno assolto gli imputati ritenendo che il voto non costituisse un atto economico e che il profitto politico non avesse natura patrimoniale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore Generale, stabilendo che la tentata estorsione sussiste pienamente. La minaccia di far perdere un'opportunità di lavoro provoca un danno economico diretto alla vittima, mentre l'elezione garantisce vantaggi economici e incarichi retribuiti ai colpevoli.
Continua »
Proscioglimento nel merito e prescrizione: i limiti del giudice
Un pubblico ufficiale del settore urbanistico comunale subiva un processo per presunta falsità ideologica in atti pubblici legati ad autorizzazioni paesaggistiche. I giudici d'appello dichiaravano l'estinzione del reato per prescrizione. L'imputato proponeva ricorso per cassazione, chiedendo l'assoluzione piena anziché il mero decorso del tempo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. Il rapporto tra proscioglimento nel merito e prescrizione impone che l'innocenza emerga in modo incontrovertibile e immediato dagli atti, senza necessità di approfondimenti istruttori o rivalutazioni di prove complesse. Mancando la prova evidente della non colpevolezza e in assenza di una formale rinuncia alla prescrizione da parte dell'imputato, prevale la declaratoria di estinzione del reato.
Continua »
Ricorso contro il patteggiamento: accordo e vincoli
Due soggetti concordano una pena detentiva e pecuniaria per i reati di tentata estorsione pluriaggravata e danneggiamento in concorso. Dopo la definizione del procedimento con rito speciale, entrambi presentano ricorso per cassazione chiedendo l'annullamento della decisione. Il primo imputato denuncia la mancata valutazione del proscioglimento immediato senza motivare le ragioni specifiche. Il secondo imputato contesta la qualificazione del fatto, sostenendo la propria estraneità alle minacce e l'assenza del concorso morale. La Suprema Corte dichiara inammissibili entrambe le impugnazioni. La legge limita tassativamente il ricorso contro il patteggiamento ai soli casi di errore manifesto sulla qualificazione giuridica, escludendo nuove rivalutazioni dei fatti. I giudici condannano i ricorrenti alle spese processuali e al pagamento di tremila euro ciascuno alla cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso contro il patteggiamento: accordo blindato e sanzione
Un imputato ha concordato l'applicazione della pena per reati di furto in abitazione mediante il rito speciale. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso contro il patteggiamento lamentando l'assenza di motivazione circa la mancata assoluzione immediata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge prevede limiti severi all'impugnazione delle sentenze concordate tra le parti, escludendo contestazioni generiche sull'assenza di cause di non punibilità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità escluso per cento grammi di cocaina
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per traffico e cessione continuata di cocaina. Il Primo Imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo di aver svolto un ruolo marginale. Il Secondo Imputato contestava invece l'entità della sanzione decisa tramite accordo tra le parti. La Suprema Corte ha respinto entrambe le impugnazioni. I giudici hanno escluso la minore gravità a causa del possesso di oltre cento grammi di droga, dell'attività protratta per cinque mesi e dei consistenti guadagni. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il reclamo del secondo ricorrente, poiché la pena concordata in appello non può subire contestazioni generiche. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per Cassazione e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato per i reati di concorso in ricettazione e violazione delle disposizioni sulle misure di prevenzione. La difesa ha impugnato la sentenza della Corte di Appello lamentando la mancata declaratoria di non punibilità immediata. I giudici supremi hanno rilevato la totale genericità dell'impugnazione, priva di argomentazioni critiche puntuali contro la decisione di secondo grado. Tale vizio ha determinato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione, con il definitivo consolidamento della condanna e l'obbligo per il ricorrente di versare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Fatture false e particolare tenuità del fatto: ricorso respinto
Una titolare d'azienda è stata condannata per dichiarazione fraudolenta mediante fatture per operazioni inesistenti e occultamento di scritture contabili. L'imprenditrice ha fatto ricorso in Cassazione lamentando che la Corte d'Appello non avesse applicato la particolare tenuità del fatto e contestando le prove dell'accusa. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La causa di non punibilità non può essere chiesta per la prima volta in Cassazione se non era stata sollecitata in appello. Inoltre, la gravità complessiva della condotta, la fittizietà dell'attività produttiva priva persino di utenze elettriche e la mancata conservazione dei registri escludono ogni minimo disvalore. La ricorrente perde il ricorso e subisce la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo chiude la via
Un imputato concordava con l'accusa l'applicazione della pena per reati di estorsione aggravata. Successivamente, la difesa presentava ricorso per cassazione lamentando la carenza di motivazione del giudice in merito all'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. La legge limita in modo tassativo i motivi per cui è consentito il ricorso contro il patteggiamento, escludendo i presunti difetti di motivazione sull'insussistenza di motivi di assoluzione. L'accordo iniziale sulla pena vincola le parti e rende definitivo l'esito concordato. Il ricorrente ha subito la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Bancarotta fraudolenta patrimoniale: condanna cancellata dal tempo
L'amministratore di una società fallita subiva una condanna per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, commesso nel 2013. Il manager proponeva ricorso per Cassazione contestando la motivazione della Corte d'Appello circa la sussistenza degli elementi del reato e la responsabilità omissiva. I giudici di legittimità hanno ritenuto il ricorso ammissibile per difetto di chiarezza nella motivazione dei giudici territoriali. Tuttavia, in mancanza dei presupposti per un proscioglimento immediato nel merito e accertato il decorso del termine massimo previsto dalla legge senza sospensioni, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il reato. La vicenda si è conclusa con l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per intervenuta prescrizione.
Continua »
Sentenza predibattimentale: tra proscioglimento e appello del PM
Un imputato ottiene il proscioglimento durante la fase preliminare a citazione diretta perché il fatto non sussiste. Il Pubblico Ministero impugna la decisione proponendo appello. La Corte di Appello invia gli atti alla Cassazione, ritenendo la decisione non appellabile secondo i limiti generali. La Suprema Corte stabilisce che la sentenza predibattimentale segue un rito speciale e autonomo. L'articolo 554-quater del codice di procedura penale ammette espressamente l'appello del Pubblico Ministero contro la pronuncia di non luogo a procedere. La Cassazione riqualifica l'atto come appello e trasmette il fascicolo alla Corte di secondo grado per il giudizio.
Continua »
Concordato in appello: accordo valido senza ricorso
Un imputato ha definito il proprio giudizio di secondo grado tramite il concordato in appello, patteggiando una pena di due anni di reclusione e novecento euro di multa con equivalenza tra attenuanti e aggravanti. Successivamente, il condannato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata prevalenza della circostanza attenuante sul reato contestato. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il concordato in appello preclude la possibilità di contestare il calcolo della pena liberamente concordata, salvo i casi di sanzione illegale. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: limiti rigidi e sanzione
L'Imputato concorda con il giudice una pena per cessione di stupefacenti di lieve entità. Successivamente propone un ricorso contro patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata assoluzione d'ufficio per insussistenza del reato e lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La legge stabilisce limiti rigorosi e tassativi per impugnare una sentenza di patteggiamento, tra cui non rientra la valutazione sulle cause generali di proscioglimento. Il ricorrente perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: no alla prescrizione
La Corte d'Appello ha condannato L'Imputato per reati di truffa e falso, dichiarando la prescrizione solo per alcuni episodi. L'Imputato ha presentato ricorso davanti alla Suprema Corte sostenendo l'estinzione di ulteriori addebiti e chiedendo l'assoluzione nel merito. I giudici supremi hanno respinto le doglianze. I motivi presentati risultavano generici e privi di fondamento normativo. La Corte ha dichiarato la piena inammissibilità del ricorso per cassazione. Questo vizio originario dell'atto impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale. Di conseguenza, l'intervenuta prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello non può cancellare la condanna.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo blocca i ricorsi generici
L'Imputato ha concordato con la Procura la rideterminazione della pena inflitta in primo grado davanti alla Corte di Appello. Successivamente, l'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che i giudici di secondo grado non avevano accertato la sua effettiva volontà di accedere all'intesa né verificato l'eventuale illegalità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della genericità delle censure. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita rigorosamente la possibilità di impugnazione, precludendo doglianze sui motivi già rinunciati o su aspetti sanzionatori rientranti nei limiti edittali di legge. L'Imputato ha subito la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: accordo vincolante e ricorso inammissibile
Un imputato ha definito il giudizio di secondo grado richiedendo il concordato in appello con rinuncia ai motivi principali di impugnazione, concordando una sanzione ridotta con la pubblica accusa. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione delle cause di proscioglimento immediato e contestando i criteri di calcolo della pena pattuita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo processuale limita il giudizio ai soli punti concordati e impedisce di contestare la pena liberamente accettata o di pretendere motivazioni sul proscioglimento. Il ricorrente ha subito la condanna alle spese e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: nessun ricorso contro la pena patteggiata
L'Imputato, accusato di detenzione e cessione di cocaina, ha concordato la pena in secondo grado con la Procura Generale. Successivamente ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, contestando la violazione delle regole sul proscioglimento immediato e sulla colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Chi stipula un concordato in appello rinuncia alle questioni di merito e non può riaprire il giudizio su elementi già negoziati. I giudici hanno condannato il ricorrente a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
Continua »