LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

Pagina 12 di 40

2566 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre imputati avverso una sentenza di patteggiamento per associazione a delinquere e furto. L'ordinanza chiarisce che il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente previsti dalla legge, escludendo la possibilità di contestare la mancata assoluzione. La decisione comporta la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena per un reato di furto attraverso il concordato in appello, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione di possibili cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'adesione al concordato in appello implica la rinuncia a sollevare questioni relative alla valutazione delle cause di assoluzione, che non possono quindi essere oggetto di un successivo ricorso per legittimità.
Continua »
Bancarotta documentale: la Cassazione sul dolo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta documentale a carico di un'imprenditrice, rigettando il suo ricorso. I giudici hanno chiarito i termini di prescrizione del reato e confermato la sussistenza del dolo specifico, ovvero l'intento di danneggiare i creditori. La Corte ha ritenuto infondate le lamentele sulla mancata conoscenza del processo e inammissibile la richiesta di un trattamento sanzionatorio più mite, data la personalità negativa dell'imputata e i suoi numerosi precedenti penali.
Continua »
Procedibilità a querela: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una condanna per furto, applicando le nuove norme sulla procedibilità a querela introdotte dalla Riforma Cartabia. La sentenza stabilisce che un ricorso basato su una modifica legislativa favorevole, sopravvenuta dopo la condanna ma prima della presentazione del ricorso stesso, è ammissibile. Di conseguenza, in assenza della querela della persona offesa, il reato è stato dichiarato improcedibile, con l'annullamento della relativa condanna.
Continua »
Remissione di querela in Cassazione: reato estinto
Un imputato, condannato in primo e secondo grado per furto, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, la persona offesa ha ritirato la querela e l'imputato ha accettato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la remissione di querela, essendo una causa di estinzione del reato, prevale su eventuali motivi di inammissibilità del ricorso, purché questo sia stato tempestivamente presentato. Di conseguenza, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, dichiarando il reato estinto.
Continua »
Errore notifica PEC: annullamento e prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per lesioni personali a causa di un ripetuto errore di notifica PEC dei documenti processuali all'avvocato difensore. Nonostante il reato sia stato dichiarato estinto per prescrizione, la Corte ha rinviato il caso a un giudice civile per la decisione sul risarcimento dei danni alla parte civile, evidenziando come i vizi procedurali possano avere conseguenze distinte sugli aspetti penali e civili di un processo.
Continua »
Prescrizione e assoluzione: quando prevale il merito
Un professionista, condannato in primo grado per false attestazioni in una relazione per un concordato preventivo, ottiene in appello la dichiarazione di prescrizione del reato. Tuttavia, la Corte d'Appello revoca le statuizioni civili per mancanza di prova dell'intento doloso. La Cassazione interviene, stabilendo un principio fondamentale su prescrizione e assoluzione: se dagli atti emerge l'innocenza dell'imputato, anche per insufficienza di prove, l'assoluzione nel merito prevale sulla prescrizione. La sentenza viene quindi annullata e l'imputato assolto con la formula "perché il fatto non sussiste".
Continua »
Ricorso inammissibile: genericità dei motivi di appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per bancarotta fraudolenta. La decisione si fonda sulla estrema genericità del motivo di ricorso, che non specificava gli elementi a sostegno della censura, limitandosi a un generico dissenso sulla valutazione delle prove, in violazione dell'art. 581 c.p.p.
Continua »
Ricorso patteggiamento: i limiti all’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per truffa aggravata. La decisione si fonda sulla riforma dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., che limita tassativamente i motivi di impugnazione. Il ricorso patteggiamento basato sulla mancata applicazione delle cause di proscioglimento dell'art. 129 c.p.p. non rientra tra i motivi consentiti, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
Continua »
Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver accettato un concordato in appello per reati di ricettazione, truffa e appropriazione indebita, ha tentato di sollevare questioni relative alla sua responsabilità. La Corte stabilisce che l'accordo sulla pena implica la rinuncia a tali motivi, rendendo il successivo ricorso non consentito.
Continua »
Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un concordato in appello sulla pena, aveva impugnato la sentenza lamentando la mancata valutazione di cause di proscioglimento. La Corte ha stabilito che la rinuncia ai motivi di appello, funzionale all'accordo, crea una preclusione processuale che impedisce al giudice di Cassazione di esaminare questioni a cui la parte ha implicitamente rinunciato, anche se rilevabili d'ufficio.
Continua »
Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La Corte ribadisce che l'accordo sulla pena, con rinuncia ai motivi di appello, preclude la possibilità di sollevare questioni in Cassazione, anche quelle relative a cause di proscioglimento.
Continua »
Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
Tre imputati, dopo aver ottenuto una rideterminazione della pena tramite un concordato in appello per reati quali rapina ed estorsione, hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che l'accordo sulle pene implica la rinuncia a contestare i motivi d'appello, salvo il caso di pena illegale.
Continua »
Ricorso tardivo: inammissibile anche per prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per ricettazione. Il motivo principale è il ricorso tardivo, presentato oltre i termini perentori di legge. La Corte chiarisce che la tardività dell'impugnazione impedisce di esaminare nel merito ogni altra questione, inclusa la presunta prescrizione del reato sollevata dalla difesa.
Continua »
Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per il reato di ricettazione. Il motivo del ricorso, basato sulla presunta mancanza di motivazione circa le cause di proscioglimento, è stato ritenuto al di fuori dei casi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen. La Corte ha ribadito che il ricorso patteggiamento è limitato a specifici vizi, escludendo questioni sulla responsabilità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso inammissibile: genericità dei motivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza di patteggiamento per il reato di ricettazione. L'impugnazione è stata giudicata troppo generica e aspecifica, incompatibile con la natura del rito speciale, dove il controllo del giudice è limitato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati avverso una sentenza di "concordato in appello". I ricorrenti lamentavano una mancata motivazione sulla quantificazione della pena, ma la Corte ha ribadito che, in caso di accordo tra le parti, non si può contestare la misura della sanzione, a meno che questa non sia palesemente illegale. La decisione sottolinea i limiti stringenti all'impugnazione delle sentenze emesse ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p.
Continua »
Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27771/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Un imputato, condannato per usura, aveva impugnato la sentenza sostenendo la propria innocenza. La Corte ha ribadito che il ricorso patteggiamento è consentito solo per vizi specifici (es. errore sulla qualificazione giuridica o illegalità della pena) e non per una rivalutazione del merito dei fatti, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
Continua »
Ricorso inammissibile: motivi generici e infondati
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per detenzione di merce contraffatta. L'appello è stato giudicato generico e manifestamente infondato, ribadendo che la riproposizione pedissequa dei motivi d'appello senza un confronto critico con la sentenza impugnata porta all'inammissibilità. La decisione ha anche precluso la possibilità di dichiarare la prescrizione del reato.
Continua »
Procedibilità d’ufficio e Riforma Cartabia: è valida?
Un caso di furto di energia elettrica, divenuto procedibile a querela con la Riforma Cartabia, viene salvato dalla Cassazione. Nonostante la mancata querela, la Corte ha ritenuto valida la contestazione di una circostanza aggravante da parte del PM, ripristinando la procedibilità d'ufficio del reato.
Continua »