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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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2566 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso inammissibile: limiti nel patteggiamento
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una sentenza di patteggiamento. I motivi, relativi alla mancata motivazione su cause di proscioglimento e pene sostitutive, non rientrano tra quelli tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., che disciplina l'impugnazione di tali sentenze. Il ricorso inammissibile comporta la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena tramite il concordato in appello, aveva impugnato la sentenza chiedendo il proscioglimento. La Corte ribadisce che l'accordo implica la rinuncia ai motivi di merito, precludendo un riesame della colpevolezza e rendendo il ricorso inammissibile.
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Confisca senza condanna: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di una patente di guida ottenuta con documenti falsi, anche in assenza di una sentenza di condanna a causa della prescrizione del reato. La decisione del giudice dell'esecuzione è valida quando la natura illecita del bene è stata accertata. Questo caso stabilisce che la confisca senza condanna è possibile per beni la cui detenzione o uso costituisce di per sé un reato.
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Prescrizione Ricettazione: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per ricettazione di un'arma rubata nel 1971, applicando il principio del favor rei per la prescrizione. In assenza di prove sulla data di acquisizione, si presume la data più risalente. La Corte ha rinviato il caso per la rideterminazione della pena per le residue accuse di lesioni aggravate, nate da una lite di vicinato.
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Concordato in appello: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di concordato in appello. L'imputato, condannato a sette anni, non può contestare motivi rinunciati o la mancata valutazione di cause di proscioglimento. La Corte conferma che il ricorso è limitato a vizi della volontà, del consenso del PM o a pronunce difformi dall'accordo, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: limiti del patteggiamento
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza di patteggiamento in appello. La decisione si basa sul principio consolidato per cui non si possono contestare motivi rinunciati con l'accordo, ma solo vizi nella formazione della volontà o difformità della sentenza rispetto all'accordo stesso. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, ribadendo che l'impugnazione è consentita solo per motivi tassativamente previsti dall'art. 448, co. 2-bis c.p.p. Viene escluso il vizio di motivazione come valido motivo di ricorso, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Decreto Penale: no proscioglimento per tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento per particolare tenuità del fatto emessa da un Giudice per le indagini preliminari a fronte di una richiesta di decreto penale di condanna. La Suprema Corte ha ribadito che tale decisione non può essere presa inaudita altera parte, ovvero senza il contraddittorio tra le parti, poiché viola il diritto di difesa. Il ricorso del Procuratore è stato accolto in quanto non si limitava a denunciare il vizio procedurale, ma contestava nel merito la sussistenza dei presupposti per la tenuità del fatto, data la gravità del reato e i precedenti dell'imputata.
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Danneggiamento e querela: la Cassazione applica la Riforma
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per danneggiamento aggravato su cose esposte alla pubblica fede, applicando retroattivamente la Riforma Cartabia. A seguito della modifica normativa che ha introdotto la procedibilità a querela per tale reato, e in assenza di una formale querela da parte della persona offesa entro i termini stabiliti dalla legge transitoria, il reato è stato dichiarato estinto. La pena per un'imputata, condannata anche per oltraggio a pubblico ufficiale, è stata di conseguenza rideterminata.
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Appello patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per tentata rapina aggravata. La Corte ha chiarito che l'appello patteggiamento non può basarsi sulla mancata valutazione delle cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., poiché i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Dichiarazione fraudolenta: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37642/2024, ha analizzato un caso di dichiarazione fraudolenta attuata tramite un complesso meccanismo di doppia fatturazione e uso improprio del 'reverse charge' per evadere l'IVA. La Corte ha confermato la condanna per gli amministratori, ritenendo il sistema un 'mezzo fraudolento' idoneo a ostacolare l'accertamento, anche se non infallibile. Ha invece annullato con rinvio la condanna del consulente fiscale, specificando che la mera conoscenza dell'illecito non basta a provare il concorso nel reato, essendo necessario dimostrare un contributo attivo e consapevole.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Il motivo, basato sulla mancata motivazione per un proscioglimento, non rientra tra quelli ammessi dall'art. 448, co. 2-bis c.p.p. Questo caso chiarisce i rigidi limiti dell'impugnazione, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, evidenziando l'importanza di conoscere i motivi di inammissibilità ricorso patteggiamento.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un concordato in appello, aveva impugnato la sentenza per mancata motivazione sul proscioglimento. La Corte chiarisce che il concordato in appello preclude la possibilità di sollevare questioni relative alla colpevolezza, essendo l'accordo basato sulla rinuncia ai motivi di impugnazione.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se personale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per cassazione presentato personalmente da un imputato. La Suprema Corte ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, l'atto deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un difensore iscritto all'albo speciale, pena l'inammissibilità e la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso
Un imputato, dopo aver concordato la pena tramite patteggiamento in appello per violazione di domicilio, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata motivazione sul proscioglimento e sulla dosimetria della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'adesione al patteggiamento in appello costituisce una rinuncia ai motivi non concordati, precludendo ogni successiva contestazione sulla responsabilità e rendendo sufficiente una motivazione sintetica sulla pena se questa è inferiore alla media edittale.
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Falsa attestazione presenza: badge e tabulati
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di falsa attestazione presenza di un dirigente medico. La sentenza conferma che l'utilizzo di tabulati telefonici, se corroborato da altre prove come GPS e servizi di osservazione, è legittimo per dimostrare l'assenza dal lavoro. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del medico, confermando la sua responsabilità ai fini del risarcimento del danno, nonostante la prescrizione del reato. Parallelamente, ha rigettato il ricorso di un altro medico, direttore dell'unità, accusato di peculato, confermando l'estinzione del reato per prescrizione in assenza di una prova evidente di innocenza.
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Furto di energia elettrica: quando serve la querela?
Un individuo era stato condannato in appello per furto di energia elettrica. La Cassazione ha annullato la sentenza perché, a seguito della Riforma Cartabia, il reato è diventato procedibile a querela. L'aggravante che avrebbe reso il reato procedibile d'ufficio non era stata descritta in modo specifico nell'imputazione, rendendo l'azione penale improcedibile in assenza di querela. Il reato di resistenza è stato invece dichiarato prescritto.
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Ricorso inammissibile per accordo sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché l'imputato, avendo concordato la pena in appello (c.d. patteggiamento in appello), ha implicitamente rinunciato a contestare la propria responsabilità. La Suprema Corte ha ritenuto il motivo di ricorso, basato sulla presunta mancanza di motivazione, generico e non proponibile dopo l'accordo.
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Furto di energia elettrica: quando è procedibile d’ufficio
La Corte di Cassazione ha stabilito che il furto di energia elettrica commesso tramite allaccio abusivo alla rete di distribuzione pubblica integra l'aggravante della destinazione a pubblico servizio. Anche se non esplicitamente menzionata, tale aggravante si considera contestata "in fatto" dalla descrizione della condotta, rendendo il reato procedibile d'ufficio e non a querela di parte, anche dopo la Riforma Cartabia. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza di improcedibilità emessa dal tribunale di primo grado.
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Prescrizione e contumacia: la Cassazione chiarisce
Un imputato, condannato per furto e inizialmente assente, ha sostenuto l'avvenuta prescrizione del reato. Egli affermava che il periodo di sospensione dei termini dovesse decorrere dalla sentenza d'appello e non da quella di primo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato tale tesi, chiarendo che in caso di prescrizione e contumacia la sospensione decorre dalla notifica della sentenza di primo grado, confermando così la condanna.
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