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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
Analisi di un'ordinanza della Cassazione che dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di ricettazione, droga e fiscali. La Corte ribadisce i rigidi limiti imposti dall'art. 448, co. 2-bis, c.p.p. per l'impugnazione, escludendo censure sulla valutazione dei fatti e sulla congruità della pena. Un caso esemplare sui motivi non consentiti nel ricorso per cassazione contro patteggiamento.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre imputati contro una sentenza di "concordato in appello". La Corte ha ribadito che, dopo un accordo sulla pena, il ricorso è consentito solo per vizi di volontà, dissenso del PM o difformità della sentenza rispetto all'accordo. Non è possibile contestare la mancata concessione di attenuanti o il calcolo della pena, a meno che questa non sia "illegale", cioè al di fuori dei limiti previsti dalla legge. La rinuncia ai motivi di appello, pilastro del concordato, si estende anche a quelli relativi alle circostanze attenuanti.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
Un imputato, dopo aver concordato una pena per ricettazione, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione della sua responsabilità e il diniego di attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, in caso di patteggiamento, l'impugnazione è consentita solo per motivi tassativamente previsti dalla legge, escludendo un riesame del merito della colpevolezza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per associazione a delinquere e riciclaggio. La decisione si fonda sui limiti introdotti dalla riforma del 2017, che esclude la possibilità di contestare la mancata valutazione di cause di proscioglimento e limita la censura sulla qualificazione giuridica ai soli casi di errore manifesto. Il rigetto del ricorso patteggiamento ha comportato per i ricorrenti la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
Un imputato, dopo aver definito la sua posizione con un concordato in appello per un reato di rapina aggravata, ha tentato di ricorrere in Cassazione lamentando vizi nella determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, a seguito di un concordato in appello, le impugnazioni sono consentite solo per vizi specifici (come l'illegalità della pena) e non per motivi a cui si è implicitamente rinunciato con l'accordo stesso, quale la quantificazione della sanzione.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La Corte ribadisce che l'accordo processuale non può essere abbandonato unilateralmente, impedendo di sollevare in Cassazione questioni oggetto di rinuncia, come quelle sull'entità della pena o sulla mancata applicazione di sanzioni sostitutive non richieste.
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Ricorso patteggiamento: inammissibile se ex art. 129
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento per un reato di rapina. L'imputato sosteneva la mancata valutazione delle condizioni per il proscioglimento ex art. 129 c.p.p., ma la Corte ha applicato l'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., che esclude tale motivo di ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile dopo concordato in appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato che, dopo aver concordato la pena in appello per riciclaggio, ha tentato di contestare la propria responsabilità. La Suprema Corte chiarisce che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di sollevare questioni di merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Mancanza di querela: prevale sulla prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che, pur dichiarando un reato di appropriazione indebita estinto per prescrizione, aveva confermato le condanne al risarcimento del danno. L'imputato aveva eccepito la tardività e quindi la mancanza di querela. La Suprema Corte ha stabilito che la causa di improcedibilità per mancanza di querela, essendo più favorevole all'imputato perché estingue anche le obbligazioni civili, deve essere valutata prioritariamente rispetto alla prescrizione.
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Inammissibilità ricorso: requisiti essenziali appello
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso perché ritenuto generico e privo di critiche specifiche alla sentenza impugnata. La decisione sottolinea i requisiti essenziali previsti dall'art. 581 c.p.p., ribadendo che un'impugnazione deve consistere in un confronto puntuale con le argomentazioni del provvedimento contestato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale della procedura penale: il giudizio di legittimità non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti o delle prove. L'imputato, condannato in appello, aveva presentato ricorso basato su contestazioni fattuali e su motivi generici ed estranei al caso. La Corte ha respinto l'appello, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando così la decisione dei giudici di merito.
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Ricorso per cassazione: firma del difensore obbligatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione presentato personalmente dall'imputato. La decisione si fonda sulla violazione dell'art. 613 del codice di procedura penale, che impone, a pena di inammissibilità, la sottoscrizione dell'atto da parte di un difensore iscritto all'albo speciale. Oltre al difetto di forma, il ricorso è stato ritenuto generico. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Errore giudiziario e patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che negava la riparazione per errore giudiziario a un'imputata che aveva patteggiato. La Corte ha stabilito che per negare il risarcimento, la condotta dell'imputato deve essere stata la causa esclusiva e gravemente colposa dell'errore, valutazione che il giudice del rinvio non aveva correttamente effettuato, basandosi su elementi generici e successivi al patteggiamento.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per detenzione di stupefacenti. La decisione sottolinea che il ricorso patteggiamento è consentito solo per motivi specifici e tassativi, come l'erronea qualificazione giuridica o l'illegalità della pena, e non per contestazioni generiche sulla motivazione della sentenza di primo grado.
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Rigetto decreto penale: quando il GIP può dire no al PM
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è abnorme, e quindi non è impugnabile, il provvedimento con cui il Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) respinge una richiesta di decreto penale di condanna. La decisione si basa sulla mancanza di documentazione sufficiente a valutare la situazione economica dell'imputato. Questo rigetto del decreto penale è un legittimo esercizio del potere del giudice di verificare la congruità della pena pecuniaria sostitutiva, come previsto dalla legge, e non un'indebita ingerenza nelle scelte del Pubblico Ministero.
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Patente di guida falsa: la Cassazione chiarisce
Un uomo viene condannato per aver utilizzato una patente di guida falsa di origine albanese. La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato, chiarendo che la prova della falsità può basarsi su database specializzati della polizia. Tuttavia, annulla la parte della sentenza d'appello che aveva revocato la sospensione condizionale della pena, stabilendo che il giudice non può prendere tale decisione di sua iniziativa, ma solo se specificamente richiesto in un motivo di impugnazione.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una sentenza basata su un concordato in appello. L'imputato lamentava la mancata riduzione della pena al minimo, ma la Corte ha ribadito che, una volta accettato l'accordo sulla pena, non si possono sollevare questioni relative alla sua determinazione, a meno che la sanzione non sia illegale o vi siano vizi nel consenso.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento. L'appello contestava la congruità della pena, un motivo non previsto dall'art. 448 c.p.p., che limita le censure ammissibili. L'ordinanza condanna il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado (concordato in appello), ricorre in Cassazione lamentando la mancanza di una querela. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, spiegando che il concordato in appello limita fortemente i motivi di impugnazione, escludendo questioni procedurali rinunciate con l'accordo.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, poiché i motivi addotti non rientravano tra quelli tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Questo caso evidenzia come un ricorso patteggiamento inammissibile comporti la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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