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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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2566 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento, lamentando vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale, escludendo censure generiche sulla motivazione.
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Concordato in appello: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 40994/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso proposto contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La decisione ribadisce che l'impugnazione è consentita solo per vizi relativi alla formazione della volontà delle parti o per difformità della pronuncia rispetto all'accordo, escludendo la possibilità di sollevare motivi a cui si è rinunciato, come la valutazione delle condizioni di proscioglimento.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 40979/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato da un imputato dopo aver concluso un patteggiamento in appello. La Corte ha stabilito che la rinuncia ai motivi di appello, funzionale all'accordo sulla pena, crea una preclusione processuale che impedisce di sollevare le stesse questioni in Cassazione, salvo che per vizi sull'accordo o illegalità della pena.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e incompatibili con la natura del rito scelto, che limita il controllo del giudice a specifici aspetti di legalità. Questo caso evidenzia come un ricorso inammissibile dopo un patteggiamento porti alla condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati contro una sentenza emessa a seguito di "concordato in appello". La Corte chiarisce che l'accordo preclude la possibilità di contestare la qualificazione giuridica dei reati o i criteri di calcolo della pena, salvo che la sanzione finale sia illegale. L'adesione al concordato in appello comporta una rinuncia implicita a tali motivi di doglianza, rendendo il successivo ricorso per Cassazione non scrutinabile nel merito.
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Concordato in appello: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza emessa a seguito di un concordato in appello. La decisione ribadisce che l'impugnazione è possibile solo per specifici vizi procedurali (es. difetti del consenso) e non per riesaminare il merito della causa, poiché tali motivi si intendono rinunciati con l'accordo stesso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano una generica ripetizione di argomenti già respinti in appello. La decisione sottolinea che l'inammissibilità impedisce alla Corte di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione, anche se già maturata, condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Bancarotta riparata: prescrizione e annullamento
Un amministratore, condannato per bancarotta preferenziale, ricorre in Cassazione invocando la tesi della bancarotta riparata. La Corte, pur non ritenendo il ricorso inammissibile, dichiara i reati estinti per prescrizione, annullando la sentenza di condanna senza rinvio per gli effetti penali e civili, data anche la revoca della costituzione di parte civile.
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Ricorso inammissibile: l’avvocato non ha più la nomina
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per rapina impropria. La decisione non entra nel merito delle questioni sollevate, ma si fonda su un vizio procedurale decisivo: l'appello è stato presentato da un avvocato la cui nomina era già stata revocata dall'imputato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lottizzazione abusiva: confisca anche con prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40784/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni imputati, confermando la confisca di un vasto complesso immobiliare sorto su un'area agricola a seguito di una lottizzazione abusiva. La Corte ha stabilito che la confisca è legittima anche se il reato è prescritto, a condizione che l'accertamento della responsabilità sia avvenuto nel pieno contraddittorio prima della maturazione del termine di prescrizione. Nel caso specifico, la trasformazione del territorio era talmente radicale da integrare il reato, a prescindere dalla parziale urbanizzazione preesistente.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
Un imputato, dopo aver raggiunto un concordato in appello per un reato di furto, ha proposto ricorso in Cassazione contestando un'aggravante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo preclude la possibilità di contestare i motivi di impugnazione a cui si è rinunciato, come la qualificazione giuridica del fatto.
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Termine impugnazione: avviso non dovuto non lo sposta
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello presentato tardivamente. Il caso riguardava il calcolo del termine impugnazione a seguito di una condanna per furto. I ricorrenti sostenevano che il termine dovesse decorrere dalla notifica di un avviso di deposito della sentenza, inviato per errore dalla cancelleria. La Suprema Corte ha stabilito che, essendo la sentenza stata depositata nei tempi di legge (tenuto conto della sospensione COVID), l'avviso non era dovuto e, pertanto, irrilevante. L'errore della cancelleria non può modificare un termine fissato dalla legge, spettando al difensore, in virtù della sua diligenza professionale, calcolarlo correttamente.
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Remissione di querela: estinzione reato in Cassazione
Un automobilista, condannato per lesioni stradali a seguito di un sorpasso illecito, ha visto la sua condanna annullata in Cassazione. Decisiva è stata la remissione di querela da parte della persona offesa, intervenuta durante il giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del reato, confermando che tale causa estintiva prevale su eventuali altre questioni processuali, e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello per un reato di droga, aveva impugnato la sentenza. La Corte chiarisce che la rinuncia ai motivi di appello, elemento fondamentale del concordato, preclude la possibilità di sollevare nuovamente tali questioni in Cassazione, comprese quelle relative a misure di sicurezza e circostanze aggravanti.
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Inammissibilità del ricorso: motivi generici in appello
Un individuo condannato per la violazione dell'obbligo di firma durante eventi sportivi ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, sottolineando che i motivi presentati erano generici e non affrontavano specificamente le motivazioni della sentenza d'appello. Inoltre, una delle censure era tardiva, poiché sollevata per la prima volta in sede di legittimità. La decisione ribadisce l'importanza della specificità nei motivi di impugnazione.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. L'imputato lamentava la mancata valutazione di un'eventuale causa di proscioglimento. La Corte ha ribadito che, accettando il concordato, si rinuncia a tali doglianze, e il ricorso è ammissibile solo per vizi del consenso o difformità della pronuncia rispetto all'accordo.
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Espulsione straniero: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza nella parte in cui disponeva l'espulsione di un cittadino straniero condannato con patteggiamento per reati di droga. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice, anche in caso di accordo tra le parti sulla pena, deve sempre fornire una motivazione specifica e autonoma sulla concreta pericolosità sociale dell'imputato prima di poter applicare la misura di sicurezza dell'espulsione straniero. L'assenza di tale motivazione rende illegittimo il provvedimento.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per tentata rapina. La decisione ribadisce che il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., escludendo censure sulla motivazione della sentenza, come la mancata valutazione di un proscioglimento ex art. 129 c.p.p. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Truffa contrattuale: inammissibile il ricorso vago
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per truffa contrattuale. La sentenza sottolinea l'importanza di formulare motivi di ricorso specifici e chiari, confermando che l'inammissibilità impedisce di dichiarare l'eventuale prescrizione del reato. Il caso riguardava la mancata installazione di impianti eolici dopo aver ricevuto acconti.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché fondato su un motivo generico e non consentito. L'imputato, che in appello aveva ammesso la condotta chiedendo solo una riduzione di pena, ha tentato in Cassazione di ottenere un proscioglimento. La Corte ha sanzionato questa incoerenza difensiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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