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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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2566 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Assoluzione nel merito: quando è esclusa dalla prescrizione
Un imputato per appropriazione indebita, il cui reato era ormai prescritto, ha richiesto un'assoluzione nel merito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in presenza di una causa di estinzione del reato come la prescrizione, l'assoluzione piena è possibile solo se l'innocenza è talmente evidente da non richiedere alcuna valutazione o approfondimento probatorio. Poiché il caso in esame necessitava di un'analisi complessa delle prove, la Corte ha confermato la decisione di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati che, dopo aver definito la pena tramite un concordato in appello, avevano impugnato la sentenza per vizi nel calcolo della pena e per la mancata declaratoria di prescrizione. La Corte chiarisce che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di sollevare tali questioni, salvo il caso di pena illegale, confermando la validità della decisione impugnata.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per evasione. La sentenza chiarisce che la genericità dei motivi e la mancanza di interesse rendono l'appello invalido, impedendo la successiva dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione.
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Turbativa d’asta: ricorso inammissibile in Cassazione
Un imprenditore, condannato per turbativa d'asta e induzione indebita per aver manipolato un appalto pubblico, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le argomentazioni una mera rilettura dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La decisione della Corte di Appello, basata su prove quali la consegna di un'offerta in bianco e la manomissione delle buste, è stata giudicata logica e coerente, confermando così la condanna per turbativa d'asta.
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Contrabbando doganale: la confisca e il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per contrabbando doganale a carico dell'amministratore di fatto di una società estera, proprietaria di uno yacht. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il sequestro civile del bene non interrompe i termini dell'importazione temporanea e l'imputato non ha legittimazione a contestare la confisca di un bene che asserisce essere di terzi. L'inammissibilità del ricorso ha impedito di dichiarare l'eventuale prescrizione del reato.
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Amministratore di fatto: prescrizione e confisca
Due soggetti, ritenuti amministratori di fatto di una società, vengono condannati in appello per omessa dichiarazione fiscale. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente i ricorsi, rileva la debolezza delle prove sulla continuità della loro gestione. Poiché i ricorsi non erano manifestamente infondati, la Corte procede a calcolare la prescrizione del reato, maturata nel frattempo. Di conseguenza, la sentenza di condanna viene annullata senza rinvio e la relativa confisca per equivalente viene revocata.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento. La decisione ribadisce che, a seguito della Riforma Orlando, l'impugnazione di un patteggiamento è consentita solo per motivi specifici, come l'errata qualificazione giuridica del reato o l'illegalità della pena. In questo caso, il motivo del ricorso, ovvero il presunto difetto di motivazione, non rientrava tra quelli ammessi, portando a un giudizio di ricorso inammissibile patteggiamento.
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Prescrizione reato: la Cassazione annulla condanna
Una persona, inizialmente assolta per furto, è stata condannata in appello. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, dichiarando l'estinzione del crimine per prescrizione reato. La sentenza chiarisce che se il termine massimo di prescrizione matura prima della decisione di legittimità, la condanna deve essere annullata, anche in presenza di un ricorso che affronta complesse questioni giuridiche come il calcolo della sospensione per la pandemia.
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Remissione di querela: reato estinto e annullamento
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per lesioni colpose causate da un cane a seguito della remissione di querela da parte della persona offesa. La Corte ha applicato l'art. 129 c.p.p., dichiarando l'estinzione del reato, poiché non sussistevano evidenti motivi per un'assoluzione più favorevole. Il querelato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti. La Corte ha ribadito che il ricorso patteggiamento è consentito solo in casi di 'errore manifesto' nella qualificazione giuridica del fatto o quando la causa di proscioglimento è 'evidente'. In assenza di tali condizioni, l'impugnazione non può essere esaminata nel merito.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: i limiti
Un imputato ricorre contro una sentenza di patteggiamento per un reato di lieve entità legato a sostanze stupefacenti, lamentando un difetto di motivazione sulla prova. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Corte spiega che, a seguito di un patteggiamento, i motivi di ricorso sono strettamente limitati dalla legge (art. 448 cod. proc. pen.) e non comprendono la contestazione del quadro probatorio, poiché l'accordo tra le parti implica una rinuncia a tale contestazione. Questo caso ribadisce la natura definitiva del patteggiamento e i confini ristretti per un ricorso inammissibile patteggiamento.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello (art. 599-bis c.p.p.). L'accordo sulla pena, che implica la rinuncia ai motivi, preclude un successivo ricorso se meramente assertivo e non basato su vizi specifici. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado (concordato in appello), aveva impugnato la sentenza contestando la propria responsabilità. La Suprema Corte ribadisce che l'accordo preclude la possibilità di sollevare in Cassazione motivi di ricorso ai quali si è rinunciato, limitando l'impugnazione a vizi specifici dell'accordo stesso.
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Pena su richiesta e proscioglimento: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per violazione della legge sugli stupefacenti. I ricorsi lamentavano il mancato proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p. La Corte ha stabilito che la sentenza di patteggiamento è sindacabile solo se la causa di non punibilità è evidente dagli atti, cosa non avvenuta nel caso di specie, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per omicidio stradale. Il ricorrente aveva lamentato un difetto di motivazione circa l'usura dei pneumatici, ma la Corte ha ribadito che il ricorso patteggiamento è limitato a specifici vizi di legittimità, escludendo la rivalutazione dei fatti.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e sanzioni
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché basato su motivi generici e non specifici. L'appellante, condannato per false dichiarazioni, aveva presentato un appello vago, limitandosi a chiedere il proscioglimento senza argomentare. La Suprema Corte ha confermato che un'impugnazione deve contenere una critica argomentata della sentenza precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda sui limiti tassativi imposti dalla legge, che non consentono di impugnare la sentenza per difetto di motivazione sulla non punibilità. Con questa ordinanza, la Corte ribadisce che il ricorso patteggiamento è circoscritto a specifiche violazioni, escludendo doglianze generiche.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
Un imputato, condannato per detenzione di stupefacenti e resistenza, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado (cosiddetto concordato in appello), ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il concordato in appello implica la rinuncia a tutti i motivi di appello non relativi alla determinazione della pena. La decisione sottolinea che presentare ricorso su questioni di merito, dopo aver accettato l'accordo, è una pratica proceduralmente scorretta che porta all'inammissibilità e alla condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per guida senza patente. La Corte ha ribadito che il ricorso patteggiamento per errata qualificazione giuridica è ammesso solo in caso di errore manifesto e palese. Allo stesso modo, il mancato proscioglimento è censurabile solo se la causa di non punibilità emerge con evidenza dal testo della sentenza. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per detenzione di stupefacenti. Il ricorrente sosteneva che la detenzione fosse per uso personale, una causa di non punibilità che il giudice avrebbe dovuto riconoscere. La Corte ha stabilito che, nel contesto di un ricorso patteggiamento, il controllo di legittimità è limitato: la causa di proscioglimento deve essere 'evidente' dagli atti, non semplicemente affermata dalla parte. La mancanza di tale evidenza ha portato alla conferma della condanna e a una sanzione pecuniaria per il ricorrente.
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