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Ricorso inammissibile: genericità dei motivi di appello

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per bancarotta fraudolenta. La decisione si fonda sulla estrema genericità del motivo di ricorso, che non specificava gli elementi a sostegno della censura, limitandosi a un generico dissenso sulla valutazione delle prove, in violazione dell’art. 581 c.p.p.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 26393 Anno 2024
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Pubblicato il 30 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione sulla Genericità dei Motivi

L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre un importante chiarimento sui requisiti di ammissibilità dei ricorsi, sottolineando come la genericità dei motivi possa condurre a una declaratoria di ricorso inammissibile. Il caso riguarda un’imputata condannata in primo e secondo grado per reati gravi come la bancarotta fraudolenta e documentale, la cui impugnazione non ha superato il vaglio preliminare della Suprema Corte.

I Fatti del Processo

Il percorso giudiziario ha inizio con una sentenza di primo grado che riconosce la responsabilità penale di un’imputata per i reati di bancarotta fraudolenta e documentale. La decisione viene successivamente confermata dalla Corte di Appello di Torino. Non accettando la condanna, l’imputata decide di presentare ricorso per Cassazione, affidandosi a un unico motivo: la presunta inosservanza della legge penale per la mancata pronuncia di proscioglimento immediato, ai sensi dell’art. 129 del codice di procedura penale.

L’Analisi della Cassazione sul Ricorso Inammissibile

La Corte Suprema, nell’analizzare il ricorso, lo ha immediatamente qualificato come inammissibile. La ragione di tale drastica decisione risiede nella violazione dei requisiti formali imposti dall’articolo 581, comma 1, lettera c) del codice di procedura penale. Secondo i giudici, il motivo di ricorso era “estremamente generico e assertivo”.

In pratica, la ricorrente non aveva indicato in modo specifico gli elementi di fatto e di diritto che avrebbero dovuto sostenere la sua tesi difensiva. Invece di contestare punti precisi della motivazione della sentenza d’appello, si era limitata a esprimere un dissenso generico rispetto alla valutazione delle prove effettuata dai giudici di merito. Questo approccio non consente al giudice dell’impugnazione di individuare con chiarezza i rilievi mossi alla decisione e, di conseguenza, di esercitare il proprio sindacato di legittimità.

Le Motivazioni della Decisione

La motivazione della Corte si fonda sul principio fondamentale secondo cui un ricorso non può essere una mera riproposizione di argomenti già vagliati o una semplice manifestazione di disaccordo con l’esito del processo. Per essere ammissibile, l’atto di impugnazione deve contenere una critica argomentata e specifica della decisione impugnata, evidenziando gli errori logici o giuridici che ne inficerebbero la validità.

Nel caso di specie, la difesa non ha fornito alla Corte gli strumenti per comprendere quali fossero, nel concreto, le ragioni della censura. Di fronte a una motivazione della Corte d’Appello ritenuta “logicamente corretta”, la genericità del ricorso ha impedito qualsiasi tipo di valutazione nel merito, portando inevitabilmente alla dichiarazione di inammissibilità. A seguito di questa decisione, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza ribadisce un insegnamento cruciale per la pratica forense: la specificità è un requisito non negoziabile nell’atto di impugnazione. Un ricorso, per avere una possibilità di successo, deve essere redatto con rigore, precisione e chiarezza, articolando le doglianze in modo puntuale e supportandole con riferimenti concreti agli atti processuali e alle norme di legge. Limitarsi a esprimere un dissenso generico equivale a presentare un atto inidoneo a raggiungere il suo scopo, con la conseguenza non solo di vedere confermata la condanna, ma anche di subire ulteriori sanzioni pecuniarie.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché era estremamente generico e assertivo, privo dei requisiti specifici richiesti dall’art. 581, comma 1, lett. c) del codice di procedura penale. Non indicava gli elementi concreti a fondamento della censura, limitandosi a un dissenso generale.

Qual era il reato per cui l’imputata era stata condannata?
L’imputata era stata ritenuta responsabile dei reati di bancarotta fraudolenta e documentale.

Quali sono state le conseguenze economiche della dichiarazione di inammissibilità?
La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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