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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Impugnazione del patteggiamento: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata contro la sentenza di patteggiamento che le aveva applicato la pena di otto mesi di reclusione per violazione delle misure di prevenzione. Il difensore lamentava la mancata applicazione del proscioglimento e delle sanzioni sostitutive. La Suprema Corte ha stabilito che l'impugnazione del patteggiamento è strettamente limitata ai casi tassativi previsti dalla legge, dichiarando il ricorso inammissibile de plano e condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo non si può contestare
L'Imputato ha concordato una pena di due anni di reclusione e una multa per i reati di ricettazione e porto di arma clandestina tramite patteggiamento. Successivamente, il suo difensore ha proposto ricorso per cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e altri vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è strettamente limitato dalla legge a casi specifici e tassativi, tra i quali non rientrano le contestazioni sul merito della responsabilità o sulla gravità del fatto. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo blindato costa caro
L'Imputato ha concordato con il Pubblico Ministero l'applicazione di una pena per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti. Successivamente, ha proposto un ricorso contro patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, lamentando che il giudice non avesse motivato la mancata pronuncia di un proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento sono tassativi e rigidamente limitati dalla legge. La mancata motivazione sul proscioglimento immediato non rientra tra i casi consentiti. Di conseguenza, l'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Contraddittorio nel processo penale: no ai ricorsi formali
Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza con cui la Corte d'appello ha dichiarato estinto per prescrizione un reato a carico dell'Imputato. L'impugnazione lamentava la violazione del contraddittorio nel processo penale, poiché la decisione era stata assunta "de plano" (senza sentire le parti) in fase predibattimentale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della parte pubblica. I giudici hanno chiarito che la tutela del contraddittorio mira a salvaguardare il diritto di difesa dell'imputato, il quale potrebbe voler rinunciare alla prescrizione per ottenere un'assoluzione nel merito. Al contrario, la pubblica accusa non può limitarsi a denunciare una violazione astratta delle regole procedurali se non contesta concretamente la sussistenza della causa estintiva del reato.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo blindato costa caro
L'Imputato ha concordato con il Pubblico Ministero una pena di quattro mesi di reclusione e mille euro di multa per un reato in materia di stupefacenti. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione del proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato a motivi tassativi previsti dalla legge, tra i quali non rientra la contestazione sulla mancata assoluzione immediata. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo esclude i ripensamenti
L'Imputato aveva concordato con il Pubblico Ministero una pena di due anni di reclusione e 1.800 euro di multa per reati di droga, ottenendo l'applicazione della pena dal Giudice per le indagini preliminari. Successivamente, l'uomo ha presentato un ricorso contro patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, lamentando la mancata motivazione del giudice sulla sua mancata assoluzione immediata e sulla congruità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge limita severamente i motivi per cui si può impugnare una sentenza di patteggiamento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Limiti al ricorso per cassazione contro patteggiamento
Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contro patteggiamento, lamentando la mancata verifica delle cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile de plano, poiché l'art. 448 c.p.p. limita l'impugnabilità del patteggiamento a casi tassativi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento e onere della prova: l’accordo esclude il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali, dopo aver concordato un patteggiamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il patteggiamento e onere della prova sono strettamente collegati: l'accordo tra le parti esonera l'accusa dal dover dimostrare la colpevolezza. Di conseguenza, la sentenza che recepisce il patteggiamento richiede solo una motivazione sintetica sulla ricostruzione del fatto e sulla congruità della pena. L'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: la Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Roma per reati legati agli stupefacenti. Il ricorrente lamentava la mancata verifica delle cause di proscioglimento. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il patteggiamento è limitato per legge a casi tassativi e non può riguardare la generica violazione dell'obbligo di proscioglimento immediato. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo preclude l’appello
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza del Giudice per l'udienza preliminare che applicava la pena concordata (patteggiamento). Il ricorrente lamentava la mancata verifica dell'insussistenza di cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. I giudici hanno chiarito che la legge limita rigorosamente i motivi di impugnazione contro le sentenze di patteggiamento a casi tassativi, escludendo la generica violazione dell'obbligo di proscioglimento immediato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: i limiti invalicabili
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Giudice per le indagini preliminari. Il ricorrente lamentava la mancata verifica delle cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il patteggiamento è strettamente limitato dalla legge a casi tassativi. Non è possibile contestare la mancata verifica dell'insussistenza del reato al di fuori di queste ipotesi specifiche. Di conseguenza, la Corte ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: lo sconto esclude il proscioglimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da L'Imputata contro la sentenza di appello che aveva ridotto la sua pena a seguito di concordato in appello. La difesa lamentava la mancata pronuncia di proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha chiarito che, quando si perfeziona il concordato in appello, il giudice non deve motivare sul mancato proscioglimento d'ufficio, poiché l'accordo limita la cognizione del giudice ai soli punti concordati. Il ricorso in Cassazione è limitato a vizi sulla formazione della volontà o sull'illegalità della pena.
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Concordato in appello: sconto di pena ma addio al ricorso
L'Imputato ha concordato la pena in secondo grado tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione dei presupposti per il proscioglimento immediato e una diversa qualificazione giuridica del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione originari. Di conseguenza, il giudice non deve motivare sul mancato proscioglimento, a meno che non emerga in modo evidente una causa di non punibilità. Il ricorso in Cassazione contro la sentenza di concordato in appello è limitato a vizi formali del consenso o all'illegalità della pena concordata.
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Ricorso contro patteggiamento: no alla contestazione delle prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento presentato da un cittadino che contestava la propria colpevolezza. Il ricorrente lamentava l'assenza di prove a suo carico dopo aver concordato la pena con il giudice. La Suprema Corte ha chiarito che l'impugnazione della sentenza di patteggiamento è consentita solo per motivi tassativi, come i vizi della volontà o l'illegalità della pena. Di conseguenza, i giudici hanno respinto il ricorso e condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo non si può contestare
Un cittadino, condannato per reati in materia di stupefacenti a seguito di un accordo di patteggiamento, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato lamentava la mancanza di motivazione del giudice sulla congruità della pena e sull'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è ammesso solo in casi tassativi e limitati, come l'errore sulla qualificazione del fatto o l'illegalità della pena. Poiché la sentenza del Tribunale era correttamente motivata e non presentava vizi evidenti, la Cassazione ha respinto l'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: la Cassazione punisce l’imputato
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Bari, lamentando l'illegalità della pena, la mancata applicazione del proscioglimento immediato e un vizio della propria volontà. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano generici e non rientravano nei casi tassativi previsti dalla legge per impugnare questo tipo di sentenze. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: i limiti invalicabili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento proposto da un cittadino condannato per reati legati agli stupefacenti. L'imputato contestava la mancata valutazione del proscioglimento immediato e la congruità della pena. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato per legge a casi tassativi, come i vizi della volontà o l'illegalità della pena. Poiché il provvedimento del giudice di merito era corretto e privo di vizi evidenti, la Suprema Corte ha respinto l'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: quando l’accordo blocca l’appello
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro una sentenza di patteggiamento emessa dal Giudice dell'Udienza Preliminare. I ricorrenti lamentavano la mancata valutazione, da parte del giudice, delle cause di non punibilità immediata. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è ammesso solo per motivi tassativi, come l'espressione della volontà, l'errore sulla qualificazione del fatto o l'illegalità della pena. La contestazione dei ricorrenti non rientrava in queste ipotesi. Inoltre, la decisione di inammissibilità è stata presa de plano, ossia senza formalità, come previsto dalla legge per velocizzare i procedimenti manifestamente infondati. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di quattromila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Impugnazione del patteggiamento: limiti e rigetto del ricorso
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di patteggiamento del Tribunale di Pesaro, lamentando la mancata pronuncia di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione del patteggiamento è limitata per legge a motivi tassativi, tra cui non rientra la contestazione sulla mancata applicazione del proscioglimento immediato, specialmente se il giudice di merito ha già escluso tale ipotesi basandosi sulle indagini. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo blindato e le sanzioni
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Giudice dell'Udienza Preliminare, lamentando la mancanza di motivazione sull'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato per legge a motivi tassativi, come l'espressione della volontà o l'illegalità della pena. La sentenza impugnata conteneva già una valutazione implicita sull'insussistenza di cause di proscioglimento, supportata dagli atti di indagine. Di conseguenza, la Corte ha respinto il ricorso "de plano" (senza formalità), condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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