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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Accordo di programma: come cambia l’indennità di esproprio
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo di programma ratificato dal Consiglio Comunale costituisce una variante al piano urbanistico generale e deve essere considerato nella determinazione dell'indennità di esproprio. Il caso riguardava un terreno espropriato da un Comune, il cui valore era stato inizialmente calcolato sulla base di una destinazione urbanistica (zona F) superata di fatto dall'accordo che prevedeva uno sviluppo residenziale (zona C3). La Corte ha cassato la decisione precedente, che non aveva correttamente valutato l'efficacia modificativa dell'accordo di programma, e ha rinviato la causa per una nuova valutazione del valore del terreno.
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Maggior danno: calcolo e decorrenza annuale
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene su un lungo contenzioso tra alcuni cittadini e un Comune per un'occupazione illegittima. Il punto centrale è il calcolo del maggior danno sull'indennità per l'occupazione legittima. La Corte stabilisce che tale danno, così come gli interessi, non va calcolato dalla fine del periodo di occupazione, ma deve essere computato su base annuale, poiché il diritto all'indennizzo matura anno per anno. Viene invece respinta la richiesta di un risarcimento basato su un tasso di interesse del 21% derivante da prestiti bancari, poiché non è stato provato il nesso causale diretto.
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Azione Revocatoria: vendita al figlio è inefficace?
Un imprenditore, prima del suo fallimento, vende la nuda proprietà di un immobile al figlio e costituisce il diritto di abitazione a favore della moglie. Il curatore fallimentare agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace l'atto. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso della famiglia. La sentenza chiarisce che l'atto ha di fatto pregiudicato i creditori e che la consapevolezza della frode da parte dei familiari acquirenti può essere provata anche tramite presunzioni, come lo stretto legame di parentela e la vicinanza temporale con il fallimento.
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Mansioni superiori società partecipate: la Cassazione
Un dipendente di una società a partecipazione pubblica si vede revocare l'inquadramento superiore precedentemente riconosciuto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, stabilisce che il rapporto di lavoro in queste società è di natura privatistica. Pertanto, le regole sulle mansioni superiori società partecipate seguono l'art. 2103 del codice civile e le norme sui concorsi pubblici per l'assunzione non si estendono alle progressioni di carriera interne. La revoca dell'inquadramento è stata quindi ritenuta illegittima.
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Occupazione suolo pubblico: quando è temporanea?
Un commerciante ambulante ha contestato una richiesta di pagamento aggiuntivo (conguaglio) per l'occupazione suolo pubblico (COSAP). La Corte di Cassazione ha stabilito che l'occupazione, se limitata a specifici giorni o ore, è sempre da considerarsi temporanea, anche con una concessione a lungo termine. Di conseguenza, il canone più elevato era dovuto. La Corte ha inoltre confermato che il termine di prescrizione per tale credito è di dieci anni e ha respinto l'argomentazione del commerciante basata sulla buona fede, poiché le tariffe erano pubbliche. L'unico punto accolto del ricorso ha riguardato la riduzione delle spese legali.
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Atto a titolo gratuito: la Cassazione e la causa concreta
La Cassazione conferma l'inefficacia di una compravendita immobiliare, qualificandola come atto a titolo gratuito. La società venditrice, poi fallita, aveva ricevuto come prezzo un credito inesigibile verso una società insolvente. La Corte ha stabilito che la valutazione deve basarsi sulla causa concreta dell'operazione, non sulla sua forma, rendendo l'atto inefficace verso i creditori.
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Efficacia retroattiva contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una struttura sanitaria che richiedeva il pagamento di prestazioni e interessi di mora a un'Azienda Sanitaria Locale. Il punto cruciale era l'efficacia retroattiva del contratto, stipulato a fine anno per prestazioni già rese. La Suprema Corte ha confermato la validità dell'efficacia retroattiva contratto, ma ha negato il diritto agli interessi di mora perché la struttura non aveva emesso un'apposita fattura, come previsto da una specifica clausola contrattuale. Sono stati respinti sia il ricorso principale della struttura che quello incidentale dell'ASL.
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Accertamento analitico-induttivo: la Cassazione decide
Una società e i suoi soci hanno contestato un avviso di accertamento basato su un accertamento analitico-induttivo, fondato su presunta antieconomicità della gestione e incongruenze finanziarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte ha ritenuto valida la motivazione della sentenza impugnata e sufficientemente gravi, precisi e concordanti gli indizi utilizzati dal Fisco, sottolineando come l'onere di fornire una prova contraria dettagliata spettasse ai contribuenti.
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Cessione di azienda bancaria e debiti da liti pendenti
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema della cessione di azienda bancaria. Il caso riguarda una risparmiatrice che aveva intentato causa contro una banca per un investimento in titoli di Stato esteri. Durante il processo, la banca è stata posta in liquidazione e la sua azienda ceduta a un altro istituto di credito. La Corte Suprema ha stabilito che la banca acquirente non è responsabile per i debiti derivanti da contenziosi su rapporti contrattuali già conclusi al momento della cessione. La responsabilità, quindi, non si trasferisce e rimane in capo all'istituto originario in liquidazione.
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Cessione bancaria e debiti da rapporti estinti
Una società ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente trattenute. A seguito della liquidazione della banca e della cessione di parte delle sue attività a un altro istituto di credito, è sorto un contenzioso sulla titolarità passiva del debito. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione bancaria: le passività derivanti da rapporti contrattuali già estinti al momento della cessione non vengono trasferite alla banca acquirente, anche se oggetto di cause pendenti. Di conseguenza, la banca acquirente non è la parte corretta da citare in giudizio per tali debiti.
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Cessione banche venete: chi paga i debiti pregressi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22707/2025, ha stabilito un principio fondamentale riguardo la cessione banche venete. In un caso riguardante un contenzioso tra un'azienda e un istituto di credito poi posto in liquidazione e ceduto a una grande banca, la Corte ha chiarito che l'acquirente non è responsabile per le passività derivanti da rapporti bancari già estinti al momento della cessione. La responsabilità per tali debiti, anche se oggetto di cause pendenti, rimane in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria, in quanto non funzionali all'attività della banca cessionaria.
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Giudicato esterno e COSAP: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio del giudicato esterno si applica anche alle richieste di pagamento del canone COSAP per annualità diverse. Se una sentenza definitiva ha già accertato che determinate opere (in questo caso, griglie e intercapedini di un condominio) sono state realizzate su suolo privato prima che questo diventasse di uso pubblico, tale accertamento è vincolante per le future controversie tra le stesse parti. Di conseguenza, il Comune non può richiedere il pagamento del canone per gli anni successivi, poiché il presupposto impositivo è stato giudizialmente escluso in modo definitivo.
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Compenso commissario: calcolo su attivo inventariato
Un commissario giudiziale ha contestato il calcolo del suo compenso, basato dal Tribunale sull'attivo realizzato anziché su quello inventariato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il compenso commissario deve essere sempre calcolato sull'attivo inventariato. La Corte ha inoltre annullato la decisione per violazione del diritto di difesa, in quanto il commissario non era stato convocato per discutere la ripartizione del compenso con il suo successore.
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Ricorso collettivo: quando è ammissibile in materia fiscale
La Corte di Cassazione ha chiarito le condizioni di ammissibilità del ricorso collettivo in materia tributaria. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che più contribuenti possono impugnare congiuntamente diverse cartelle di pagamento, anche se basate su presupposti fattuali differenti, a condizione che il ricorso sollevi questioni giuridiche identiche. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Supersocietà di fatto: la prova dell’affectio societatis
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contributo di beni immateriali, essenziale per l'attività d'impresa e protratto per oltre un decennio senza corrispettivo, costituisce una prova presuntiva forte dell'esistenza di una 'supersocietà di fatto' e della volontà dei conferenti di essere soci (affectio societatis). La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente qualificato tale apporto come 'occasionale', ritenendola illogica e contraddittoria. Il caso ridefinisce i criteri per l'estensione del fallimento ai soci di fatto.
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Esenzione TARSU luoghi di culto: la decisione della Corte
Un monastero ha impugnato un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU), sostenendo il diritto all'esenzione totale in quanto luogo di culto. La Corte di Cassazione ha rigettato questa interpretazione, affermando che l'esenzione TARSU luoghi di culto si applica solo alle aree specificamente destinate al culto e non a quelle adibite alla vita quotidiana delle religiose (alloggi, refettori, cucine), in quanto produttive di rifiuti. Tuttavia, la Corte ha cassato la sentenza d'appello per un vizio procedurale: i giudici di secondo grado avevano omesso di pronunciarsi su altre eccezioni sollevate dal contribuente, come la prescrizione e i vizi di motivazione dell'atto. Di conseguenza, il caso è stato rinviato a un nuovo giudice per l'esame delle questioni non trattate.
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Tassazione rifiuti speciali: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene sulla tassazione dei rifiuti speciali, chiarendo la distinzione tra quota fissa e variabile della Tariffa di Igiene Ambientale (TIA). Con l'ordinanza n. 21973/2025, la Suprema Corte ha stabilito che le superfici aziendali dove si producono rifiuti speciali non assimilati sono esenti solo dalla quota variabile della tariffa, ma restano soggette al pagamento della quota fissa. Quest'ultima copre i costi generali del servizio di gestione rifiuti, di cui beneficia l'intera comunità. La sentenza di merito, che aveva concesso un'esenzione totale, è stata cassata con rinvio.
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Accreditamento temporaneo: serve un atto formale?
Una struttura sanitaria si è vista negare il pagamento per prestazioni erogate in regime di accreditamento temporaneo perché priva di un formale decreto regionale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per le strutture già convenzionate nel periodo di transizione legislativa, tale accreditamento era quasi automatico e non necessitava di un nuovo atto formale. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza precedente, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, interviene sul tema del raddoppio termini accertamento per capitali detenuti all'estero. Il caso riguarda un avviso di accertamento per l'anno 2004 notificato a un contribuente per maggiori redditi derivanti da attività finanziarie non dichiarate in Svizzera. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non è retroattiva e non può applicarsi a periodi d'imposta antecedenti. Tuttavia, la norma che prevede il raddoppio dei termini di accertamento, avendo natura procedurale, si applica retroattivamente. Di conseguenza, l'accertamento è legittimo nei termini, ma l'Amministrazione Finanziaria deve provare l'evasione basandosi su presunzioni semplici (gravi, precise e concordanti) e non sulla presunzione legale automatica. La Corte ha inoltre accolto il motivo relativo alle sanzioni, disponendo l'applicazione del trattamento più favorevole (favor rei) previsto dalla normativa successiva.
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Accertamento retroattivo: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento retroattivo per capitali detenuti all'estero. Con l'ordinanza n. 26372/2025, ha stabilito che la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non può essere applicata a periodi d'imposta precedenti, come il 2005. Tuttavia, ha confermato la validità retroattiva del raddoppio dei termini per l'accertamento in caso di violazioni che coinvolgono Paesi a fiscalità privilegiata. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando il caso per una nuova valutazione basata non su una presunzione legale, ma su presunzioni semplici che l'Agenzia delle Entrate dovrà provare.
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