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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1647 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Omessa pronuncia: Cassazione annulla sentenza d’appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per omessa pronuncia. La corte territoriale aveva confermato la condanna di un ente previdenziale alla restituzione di somme, omettendo però di esaminare l'unico motivo di appello sollevato dall'ente, relativo all'eccezione di prescrizione. Secondo la Cassazione, il giudice d'appello ha il dovere di pronunciarsi su tutti i motivi di gravame, e il suo silenzio ha comportato la nullità della sentenza. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Indennità rischio radiologico: la prova in giudizio
Un'azienda sanitaria ha contestato il diritto dei suoi infermieri di sala operatoria all'indennità di rischio radiologico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che lo svolgimento abituale del lavoro in una "zona controllata" è una prova sufficiente per ottenere il beneficio. La Corte ha inoltre chiarito che la valutazione del giudice può prevalere su quella della commissione interna di valutazione del rischio e che la consulenza tecnica d'ufficio (CTU) è uno strumento valido per accertare l'abitualità dell'esposizione.
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Giudicato esterno e società di fatto: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un accertamento fiscale emesso nei confronti di un contribuente, ritenuto socio di una società di fatto esterovestita. La decisione si fonda sul principio del giudicato esterno: una precedente sentenza definitiva, tra le stesse parti e per lo stesso anno d'imposta, aveva già escluso la qualifica di socio del contribuente. Questo precedente vincolante ha reso illegittimo l'accertamento, superando il principio di autonomia dei periodi d'imposta.
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Efficacia giudicato penale: Cassazione rinvia il caso
L'appello dell'Agenzia delle Entrate riguarda un accertamento per esterovestizione. La questione centrale è l'efficacia del giudicato penale di assoluzione nel processo tributario. La Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di questioni simili davanti alle Sezioni Unite e alla Corte Costituzionale sull'art. 21-bis D.Lgs. 74/2000, ha rinviato la causa a nuovo ruolo, sospendendo la decisione in attesa di tali pronunce.
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Trattamento retributivo insegnanti: la Cassazione decide
Un gruppo di insegnanti tecnico-pratici con funzioni di sostegno ha richiesto lo stesso inquadramento economico dei colleghi laureati, sostenendo la parità di mansioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il trattamento retributivo degli insegnanti è legittimamente differenziato sulla base del titolo di studio e dell'inquadramento di ruolo originario, come previsto dalla contrattazione collettiva, e non esclusivamente sulle mansioni di sostegno svolte.
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Ricostruzione della carriera: la Cassazione decide
Un dipendente scolastico, promosso a DSGA, ha visto la sua carriera ricalcolata in modo peggiorativo dopo il pensionamento, con richiesta di restituzione di somme. La Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che per le promozioni successive al 2003, la ricostruzione della carriera deve avvenire con il metodo più favorevole al lavoratore, non necessariamente con la "temporizzazione".
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Retribuzione feriale: le indennità variabili contano
Una società di trasporti ha impugnato una decisione che la obbligava a includere diverse indennità variabili nella retribuzione feriale dei suoi dipendenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il concetto di retribuzione feriale, in linea con il diritto dell'Unione Europea, deve comprendere tutti gli emolumenti intrinsecamente legati alle mansioni svolte, per evitare di scoraggiare economicamente i lavoratori dal godere del loro diritto al riposo annuale.
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Retribuzione feriale: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che la retribuzione feriale deve essere onnicomprensiva. I contratti collettivi che escludono dal calcolo delle ferie le indennità strettamente connesse alla prestazione lavorativa, come quelle per l'utilizzo professionale o per l'assenza dalla residenza, sono nulli. La Corte ha stabilito che al lavoratore, durante le ferie, spetta una retribuzione parametrata a quella che avrebbe percepito lavorando. È stato inoltre chiarito che la prescrizione dei relativi crediti decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda di trasporti, confermando che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie corrisposte in via ordinaria. La Corte ha dichiarato nulle le clausole dei contratti aziendali che limitavano tale calcolo, ribadendo il principio secondo cui il lavoratore in ferie deve percepire una retribuzione equiparabile a quella del periodo lavorativo. L'azienda è stata anche sanzionata per aver intentato un ricorso basato su motivi già ripetutamente respinti dalla giurisprudenza.
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Patto di non concorrenza nullo: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un patto di non concorrenza stipulato tra un istituto bancario e un suo ex dipendente. La decisione si fonda sulla indeterminatezza dei limiti territoriali, che l'azienda poteva modificare unilateralmente, e su un corrispettivo ritenuto esiguo rispetto al sacrificio imposto al lavoratore, compromettendone eccessivamente la futura professionalità.
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Retribuzione feriale: le indennità vanno incluse?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11776/2025, ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando il diritto dei lavoratori a vedersi incluse nella retribuzione feriale tutte le indennità accessorie (trasferta, diaria, etc.) collegate all'esecuzione delle mansioni. La decisione si fonda sull'interpretazione del diritto dell'Unione Europea, che mira a garantire al lavoratore una retribuzione durante le ferie paragonabile a quella ordinaria, per evitare un effetto dissuasivo che ne disincentiverebbe la fruizione.
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Retribuzione ferie: inclusione delle indennità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11781/2025, ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di un lavoratore a ricevere una retribuzione ferie comprensiva dell'indennità di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza. La Corte ha stabilito che le clausole dei contratti collettivi che escludono tali voci sono nulle perché in contrasto con la normativa europea e nazionale, che impone una retribuzione onnicomprensiva durante le ferie, equivalente a quella ordinaria.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
Un lavoratore dello spettacolo aveva ottenuto in primo e secondo grado il ricalcolo della sua pensione senza l'applicazione del limite di retribuzione giornaliera. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione e la Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto. La Suprema Corte ha stabilito che il massimale pensionabile spettacolo, previsto da una norma del 1971, è ancora pienamente in vigore per il calcolo della "quota B" della pensione, in quanto mai abrogato e considerato un elemento essenziale per bilanciare un sistema previdenziale altrimenti più favorevole rispetto a quello generale.
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Revoca del mandato: l’avvocato non può intervenire
Un avvocato, a seguito della revoca del mandato da parte di un ente comunale, interveniva nello stesso giudizio per contestare la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del suo intervento, chiarendo che le questioni relative al rapporto professionale sono distinte e separate dall'oggetto della causa principale. La sentenza sottolinea che la revoca del mandato è un atto di autonomia privata e le relative contestazioni devono essere sollevate in un procedimento autonomo.
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Affitto di azienda in sanità: accreditamento non serve
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto con cui un'azienda sanitaria pubblica utilizza la struttura di una clinica privata, avvalendosi del proprio personale medico, si qualifica come affitto di azienda. Di conseguenza, la validità del contratto non dipende dal possesso dell'accreditamento sanitario da parte della clinica, poiché quest'ultima non eroga direttamente servizi sanitari per conto del Servizio Sanitario Nazionale, ma si limita a locare un complesso di beni organizzati. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda sanitaria, confermando la decisione d'appello.
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Sopravvenienza attiva: tassazione al deposito sentenza
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla tassazione della sopravvenienza attiva derivante da un credito riconosciuto in giudizio. Con l'ordinanza n. 11919/2025, i giudici hanno stabilito che il momento impositivo coincide con l'anno di deposito della sentenza che accerta il credito, e non con il momento in cui la stessa diventa definitiva. La condizione è che l'efficacia esecutiva della decisione non sia stata sospesa. Il caso riguardava la restituzione di interessi anatocistici da parte di una banca a una società, il cui reddito è stato poi imputato per trasparenza ai soci.
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Sopravvenienza attiva: quando tassare un credito?
Una società ha ottenuto un risarcimento da un istituto di credito a seguito di una causa per interessi anatocistici. La Corte di Cassazione ha stabilito che la conseguente sopravvenienza attiva deve essere tassata nell'anno in cui la sentenza di condanna viene depositata, e non quando diventa definitiva, a condizione che la sua esecutività non sia stata sospesa. Con questa ordinanza, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, fissando un principio fondamentale sul momento impositivo dei proventi derivanti da contenziosi legali.
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Accertamenti bancari: onere della prova del contribuente
Un professionista perde in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate in un caso di accertamenti bancari. La Corte Suprema ribadisce che la presunzione legale di reddito per i versamenti non giustificati può essere vinta solo dal contribuente, il quale deve fornire una prova analitica e rigorosa per ogni singola operazione, dimostrandone l'estraneità alla propria attività professionale.
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Accertamento bancario socio: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento a carico di una società, basato sulle movimentazioni bancarie rilevate sul conto corrente personale del suo amministratore. Secondo la Corte, la presunzione di riferibilità di tali somme alla società è valida quando l'amministratore detiene, di fatto, l'intero capitale sociale, anche se indirettamente. In questo contesto, spetta alla società fornire la prova contraria, dimostrando che le operazioni non sono collegate all'attività d'impresa, e non è sufficiente allegare genericamente la partecipazione dell'amministratore in altre società.
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Usucapione parcheggio: no se il possesso è saltuario
Un acquirente di un terreno agisce in giudizio per ottenerne la restituzione da parte di terzi che lo utilizzavano come parcheggio. Questi ultimi si oppongono, sostenendo di averlo acquisito per usucapione. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, respinge il ricorso. La Corte chiarisce che l'uso occasionale di un'area per parcheggiare o depositare materiali, senza un controllo esclusivo e continuo, non configura il possesso 'uti domini' necessario per l'usucapione del parcheggio.
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