LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

1660 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Onere della prova bancario: la Cassazione decide
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema dell'onere della prova bancario in caso di opposizione a decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che la semplice produzione dell'estratto conto e di un piano di rientro non è sufficiente a dimostrare l'entità del credito, se il cliente contesta la validità delle clausole su interessi e anatocismo. Inoltre, ha dichiarato inammissibile l'intervento di una società cessionaria del credito, poiché non aveva fornito prova adeguata del contratto di cessione, ribadendo la necessità di una dimostrazione concreta della propria legittimazione ad agire.
Continua »
Autosufficienza del ricorso: Cassazione inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello relativa a un debito da finanziamento. La decisione si fonda sul principio di autosufficienza del ricorso, poiché i ricorrenti non hanno adeguatamente descritto né localizzato i documenti essenziali alla controversia, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza dei motivi.
Continua »
Successione processuale soci: oneri di allegazione
Una società cita in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente percepite. Durante il processo, la società viene cancellata dal Registro delle Imprese. I soci, già presenti in giudizio come fideiussori, proseguono la causa. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5387/2024, ha stabilito che i giudici di merito hanno errato nel condannare la banca al pagamento in favore dei soci. Questi ultimi, infatti, non avevano mai specificato di agire quali successori della società estinta, limitandosi a proseguire nella loro originaria veste di fideiussori. Tale decisione configura una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato (ultra petita), rendendo necessaria una specifica allegazione della qualità di successore per ottenere il credito della società estinta.
Continua »
Estinzione del processo: la Cassazione chiude il caso
Una banca cooperativa aveva impugnato una sentenza della Corte d'Appello che la condannava a risarcire una società fallita per oltre 63.000 euro. Nonostante i complessi motivi di ricorso, basati su vizi procedurali e violazioni di norme bancarie, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione è stata presa non entrando nel merito della questione, ma a seguito della formale rinuncia al ricorso presentata dalla stessa banca, ponendo così fine alla controversia.
Continua »
Operazioni soggettivamente inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6216/2024, ha rigettato il ricorso di una società coinvolta in una frode carosello. L'oggetto del contendere erano delle operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici hanno confermato che l'onere di provare la propria buona fede e la massima diligenza ricade sul contribuente, una volta che l'Amministrazione Finanziaria ha fornito elementi, anche presuntivi, sulla sua consapevolezza di partecipare alla frode. L'assoluzione in sede penale del legale rappresentante non è stata ritenuta vincolante per il giudice tributario.
Continua »
Operazioni soggettivamente inesistenti: la Cassazione
Una società metallurgica, coinvolta in presunte operazioni soggettivamente inesistenti nell'ambito di una frode carosello, si è rivolta alla Suprema Corte dopo due rigetti nei gradi di merito. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che in caso di frodi IVA spetta all'Amministrazione Finanziaria provare la consapevolezza del contribuente, anche in via presuntiva. Quest'ultimo deve poi dimostrare la massima diligenza. La Corte ha inoltre chiarito che una precedente assoluzione penale dell'amministratore non vincola automaticamente il giudice tributario.
Continua »
Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. I giudici di secondo grado, pur enunciando correttamente il principio sull'onere della prova a carico del contribuente in caso di accertamenti bancari, avevano omesso di analizzare concretamente le prove specifiche fornite. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione basata su formule generiche e non ancorata ai fatti di causa è nulla, rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Transfer pricing: onere della prova e motivazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10574/2024, si è pronunciata su un caso di transfer pricing relativo a un finanziamento infragruppo. La Corte ha cassato la decisione di merito per vizio di motivazione, sottolineando che il giudice deve spiegare chiaramente le ragioni per cui ritiene un tasso d'interesse non conforme al valore normale, specialmente quando l'Amministrazione Finanziaria non fornisce prove basate su transazioni tra soggetti indipendenti. Viene ribadito che, una volta provata la transazione infragruppo a condizioni apparentemente anomale, spetta al contribuente dimostrare la conformità al principio di libera concorrenza.
Continua »
Transfer pricing: onere della prova e motivazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10567/2024, ha chiarito aspetti fondamentali sull'onere della prova nel transfer pricing. La Corte ha cassato la decisione di merito che confermava un accertamento fiscale su un finanziamento infragruppo, ritenendo la motivazione del giudice insufficiente e meramente apparente. In particolare, non era stato adeguatamente spiegato perché il tasso di interesse applicato fosse stato ritenuto non congruo e perché il tasso alternativo, calcolato dall'Amministrazione Finanziaria, fosse corretto. La sentenza ribadisce che spetta all'Amministrazione fornire elementi indiziari sulla non conformità al valore normale, ma il giudice deve poi valutare tutte le prove e motivare in modo approfondito la propria decisione, non potendo limitarsi a convalidare acriticamente la ricostruzione del Fisco.
Continua »
Licenziamento motivo oggettivo: prova e repechage
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore contro un licenziamento motivo oggettivo. La decisione conferma la legittimità del recesso basato sulla soppressione del posto di lavoro, chiarendo che il ricorso non può contestare nel merito la valutazione delle prove già effettuata conformemente da due tribunali. La Corte ha ribadito i limiti del vizio di motivazione e l'inapplicabilità dei criteri dei licenziamenti collettivi a quelli individuali.
Continua »
Stabilizzazione precari: esclude il risarcimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10548/2024, ha stabilito un importante principio in materia di pubblico impiego. Sebbene un docente precario abbia diritto al riconoscimento dell'anzianità di servizio (scatti di anzianità) al pari dei colleghi di ruolo, la successiva stabilizzazione del rapporto di lavoro, avvenuta tramite graduatorie, costituisce una sanzione adeguata per l'abuso dei contratti a termine. Tale stabilizzazione precari, pertanto, esclude il diritto a un ulteriore risarcimento del danno, a meno che il lavoratore non provi un danno specifico e ulteriore.
Continua »
Imposta di registro proporzionale: legittima con l’IVA
Una società immobiliare ha chiesto il rimborso dell'imposta di registro proporzionale versata su contratti di locazione già soggetti a IVA, ritenendola una duplicazione vietata dal diritto UE. Mentre i giudici di merito hanno accolto la richiesta, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Sulla base di una pronuncia della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che l'imposta di registro proporzionale non è un'imposta sul giro d'affari e, pertanto, la sua applicazione è legittima e compatibile con il sistema comune dell'IVA.
Continua »
Abuso contratti a termine: risarcimento docenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10455/2024, ha stabilito un importante principio in materia di abuso contratti a termine nel settore scolastico. La Suprema Corte ha chiarito che la disciplina speciale per i docenti di religione impedisce l'applicazione delle sanatorie previste dalla legge sulla 'Buona Scuola' (L. 107/2015). Di conseguenza, la reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato dà sempre diritto al risarcimento del danno, anche qualora il docente venga successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata annullata con rinvio.
Continua »
Stabilizzazione precari: non sana l’abuso dei termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10452/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di stabilizzazione precari nel pubblico impiego. L'assunzione a tempo indeterminato, se avvenuta tramite una procedura concorsuale, non costituisce una misura risarcitoria idonea a sanare l'illegittima reiterazione di contratti a termine. Secondo la Corte, manca la necessaria correlazione diretta e immediata tra l'abuso subito dal lavoratore e la successiva stabilizzazione, che quindi non estingue il diritto del dipendente a ottenere il risarcimento del danno.
Continua »
Responsabilità amministratore: delega e successione
Un ex-amministratore, sanzionato per violazioni di sicurezza, chiede il rimborso al suo successore, cui aveva delegato le funzioni. La Cassazione cassa la decisione d'appello che ripartiva la responsabilità al 25% per l'ex-amministratore, ritenendo la motivazione contraddittoria e incomprensibile su come tale divisione della responsabilità amministratore sia stata determinata.
Continua »
Imposta unica scommesse: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che un bookmaker estero, operante in Italia tramite centri di trasmissione dati (CTD) senza concessione, è tenuto al pagamento dell'imposta unica scommesse. Con l'ordinanza n. 10342/2024, la Corte ha però annullato le relative sanzioni, riconoscendo una condizione di oggettiva incertezza normativa per il periodo fiscale in esame (2010), precedente alla legge interpretativa del 2011. La decisione chiarisce che la tassazione non viola i principi UE sulla libera prestazione di servizi, in quanto l'attività di gestione delle scommesse si considera svolta nel territorio italiano.
Continua »
Imposta Unica Scommesse: obblighi per operatori esteri
Un operatore di scommesse con sede all'estero ha impugnato avvisi di accertamento relativi all'Imposta Unica Scommesse, lamentando la mancata traduzione degli atti e la violazione di principi nazionali e unionali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la gestione di scommesse sul territorio italiano attraverso centri di trasmissione dati integra il presupposto impositivo, a prescindere dalla sede legale dell'operatore o dalla presenza di una concessione statale. La Corte ha escluso qualsiasi discriminazione e violazione del diritto UE, ribadendo la piena legittimità della normativa tributaria italiana.
Continua »
Benefici vittime mafia: quale legge si applica?
La Corte di Cassazione affronta un caso riguardante i benefici per le vittime di mafia. Il nodo centrale è determinare se applicare la legge in vigore al momento della domanda o una normativa successiva più restrittiva. A causa di un contrasto giurisprudenziale sul tema, la Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per risolvere questa importante questione di diritto, che incide sulla concessione dei benefici vittime mafia.
Continua »
Disconoscimento firma: la Cassazione rinvia la decisione
In una causa per l'esecuzione di un contratto preliminare immobiliare, la parte convenuta ha contestato l'autenticità della propria firma. La Corte di Cassazione, di fronte a un ricorso che lamenta la tardività di tale disconoscimento firma, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Ritenendo indispensabile verificare la cronologia processuale, la Corte ha sospeso la decisione e disposto l'acquisizione del fascicolo d'ufficio dei gradi precedenti per accertare i fatti prima di pronunciarsi nel merito.
Continua »
Liquidazione spese processuali: obbligo di motivazione
Una contribuente vince un ricorso contro un'intimazione di pagamento, ma il giudice d'appello liquida le spese legali a suo favore in misura inferiore ai minimi di legge, senza fornire alcuna giustificazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, cassando la sentenza e ribadendo che qualsiasi deroga ai parametri minimi nella liquidazione spese processuali deve essere supportata da un'adeguata e specifica motivazione.
Continua »