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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1660 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Residenza fiscale: quando non si pagano le tasse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10796/2024, ha stabilito che una cittadina straniera, pur possedendo beni di lusso in Italia, non può essere considerata soggetta a tassazione nel nostro Paese se la sua residenza fiscale non è provata. Il caso riguardava un accertamento sintetico basato su auto e immobili, annullato dai giudici di merito poiché la contribuente aveva dimostrato di avere il centro dei propri interessi vitali all'estero per l'anno d'imposta in questione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che la prova della residenza fiscale è un presupposto essenziale per l'imposizione.
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Giudicato esterno: come blocca un nuovo processo
Una società ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che riconosceva a un dipendente il diritto all'assunzione. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione in base al principio del giudicato esterno, poiché una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti aveva già negato tale diritto. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi di altri lavoratori relativi a un presunto trasferimento di ramo d'azienda, confermando che tale valutazione è una questione di fatto riservata ai giudici di merito.
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Contratto autonomo di garanzia: eccezioni ammesse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10786/2024, chiarisce i limiti del contratto autonomo di garanzia. La Corte ha stabilito che, nonostante l'autonomia della garanzia, il garante può eccepire la nullità delle clausole del contratto principale se questa deriva dalla violazione di norme imperative, come quelle in materia di anatocismo. La pronuncia ha inoltre dichiarato inammissibile l'intervento di una società cessionaria del credito per mancata prova della sua legittimazione, cassando con rinvio la sentenza d'appello.
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Inadempimento contrattuale: prova e conseguenze
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10752/2024, ha confermato la risoluzione di un contratto di vendita di un'imbarcazione per inadempimento contrattuale dell'acquirente. Quest'ultimo non aveva saldato il prezzo, sostenendo di essersi affidato al venditore per ottenere un finanziamento. La Corte ha ritenuto le sue difese generiche e non provate, dichiarando inammissibili i motivi di ricorso poiché non coglievano la ratio della decisione d'appello e sollevavano questioni ormai coperte da giudicato.
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Assunzione disabili: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione a un'azienda per la mancata copertura della quota di riserva per l'assunzione disabili. Si è stabilito che l'obbligo è tassativo e che spetta al datore di lavoro dimostrare, con prova rigorosa, l'impossibilità assoluta di collocare il lavoratore in qualsiasi mansione aziendale, non essendo sufficiente offrire posizioni palesemente incompatibili. La Corte ha sottolineato la violazione dei principi di buona fede da parte dell'azienda, che non aveva nemmeno richiesto l'esonero parziale.
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Responsabilità del commissario: l’omesso controllo
Un commissario liquidatore è stato ritenuto responsabile per somme sottratte da un suo collega. La Cassazione ha confermato la sua condanna, sottolineando la grave violazione del dovere di vigilanza. La sentenza chiarisce che la responsabilità del commissario sorge per l'omesso controllo attivo e costante sulla gestione, non essendo sufficienti tardive e generiche richieste di informazioni per esonerarsi dalla colpa.
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Spedizione assegno: colpa di chi lo manda per posta?
Una società assicurativa ha subito il furto e l'incasso fraudolento di assegni non trasferibili spediti tramite posta ordinaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10711/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla ripartizione delle responsabilità. Sebbene l'istituto di pagamento che ha negoziato gli assegni sia responsabile per non aver verificato adeguatamente i documenti, anche il mittente che sceglie un metodo di spedizione insicuro come la posta ordinaria commette una negligenza. Questa condotta imprudente contribuisce al danno, configurando un concorso di colpa. Di conseguenza, il risarcimento dovuto al mittente può essere ridotto in proporzione alla sua negligenza. La Corte ha quindi rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Onere della prova credito IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10836/2024, ha stabilito che l'onere della prova sull'esistenza di un credito IVA spetta sempre al contribuente, anche se l'Amministrazione Finanziaria non contesta specificamente le singole voci in primo grado. Il rigetto della domanda di rimborso è sufficiente a rendere necessaria la prova del credito. La Corte ha cassato la decisione precedente che, applicando erroneamente il principio di non contestazione, aveva accolto la richiesta di rimborso di una società immobiliare.
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Ricorso inammissibile: autosufficienza e limiti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in materia tributaria. L'ordinanza sottolinea come la mancanza di autosufficienza, ovvero la mancata chiara esposizione dei fatti, impedisca alla Corte di esaminare il caso. Viene ribadito che il giudizio di Cassazione non può riesaminare le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, rendendo così il ricorso del contribuente un tentativo fallito di ottenere una nuova valutazione del merito.
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Operazioni inesistenti: onere della prova per l’IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10823/2024, ha rigettato il ricorso di una società, confermando l'indetraibilità dell'IVA per operazioni inesistenti sul piano soggettivo. La Corte ha ribadito che spetta all'Amministrazione Finanziaria provare, anche tramite presunzioni, che il contribuente fosse o dovesse essere a conoscenza della frode. Una volta fornita tale prova, basata su indizi gravi, precisi e concordanti, l'onere si sposta sul contribuente, che deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. La presenza di numerosi 'campanelli d'allarme' relativi al fornitore è stata ritenuta sufficiente a fondare la pretesa dell'erario.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità per il pagamento dell'imposta unica scommesse per l'anno 2009. La Corte ha stabilito che il bookmaker estero è soggetto passivo d'imposta in modo autonomo, anche se la responsabilità del centro di trasmissione dati (CTD) è stata dichiarata incostituzionale per quel periodo. La normativa non viola il diritto dell'Unione Europea.
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Estratto di ruolo: quando è inammissibile l’appello
Una società ha impugnato un estratto di ruolo per mancata notifica delle cartelle. La Cassazione, applicando una nuova norma, ha dichiarato l'impugnazione dell'estratto di ruolo inammissibile perché il contribuente non ha dimostrato un pregiudizio concreto, come richiesto per agire in giudizio.
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Accertamento del credito: basta un esame sommario
Una società dichiarata fallita si rivolge alla Cassazione, sostenendo che il credito del ricorrente non era stato definitivamente provato. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando che per avviare una procedura fallimentare è sufficiente un accertamento del credito di tipo sommario e incidentale da parte del giudice, senza necessità di un giudizio definitivo.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della commissione tributaria regionale per motivazione apparente. Il caso riguardava la rettifica del valore di un immobile storico ai fini dell'imposta di registro. I giudici di appello avevano ridotto il valore accertato dall'Agenzia delle Entrate basandosi su generiche affermazioni della società acquirente, senza spiegare il percorso logico seguito. La Cassazione ha stabilito che una motivazione è apparente quando, pur esistendo, non permette di comprendere le ragioni della decisione, violando il principio del giusto processo.
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Specificità dei motivi: appello inammissibile
Un professionista ha ricevuto un avviso di accertamento fiscale per maggiori ricavi non dichiarati. Il suo appello in secondo grado è stato giudicato inammissibile dalla Commissione Tributaria Regionale per la mancanza di specificità dei motivi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando a sua volta inammissibile il ricorso del contribuente, poiché quest'ultimo non aveva contestato la pronuncia processuale sull'inammissibilità, concentrandosi invece su questioni di merito ormai superate dalla decisione in rito.
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Studio di settore evoluto: la Cassazione fa chiarezza
Una società di vendita al dettaglio ha ricevuto un avviso di accertamento basato su uno studio di settore. L'azienda ha contestato l'atto, sostenendo che uno studio più recente e aggiornato dimostrava la correttezza dei suoi ricavi. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che l'amministrazione finanziaria ha l'obbligo di utilizzare lo **studio di settore evoluto** e più affidabile, anche se elaborato in un momento successivo all'annualità verificata, annullando la precedente decisione che considerava tale scelta come discrezionale.
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Strada ex collatione: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario terriero che rivendicava la comproprietà di una strada rurale. Il motivo principale del rigetto risiede nell'aver introdotto per la prima volta in sede di legittimità l'argomento della costituzione della strada per 'ex collatione privatorum agrorum'. La Corte ha qualificato tale argomentazione come 'questione nuova', inammissibile in Cassazione perché avrebbe richiesto un nuovo accertamento dei fatti non compiuto nei precedenti gradi di giudizio. La decisione sottolinea il principio per cui non è possibile modificare la causa petendi (la ragione della domanda) nel corso del processo, specialmente in ultimo grado.
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Accertamento induttivo: legittimo se non rispondi
Un professionista ha ricevuto un accertamento induttivo per IRPEF, IRAP e IVA a seguito della sua mancata risposta a un questionario fiscale e della dichiarazione di un reddito inferiore a quello di un suo dipendente. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, confermando la piena legittimità dell'accertamento induttivo, che in questi casi consente all'Amministrazione Finanziaria di utilizzare anche presunzioni semplici per ricostruire il reddito.
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Responsabilità amministratore per frode fiscale: la guida
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità amministratore per sanzioni tributarie. Se una società viene usata come mero schermo per l'interesse personale dell'amministratore, la regola dell'esclusiva responsabilità della persona giuridica non si applica. In questi casi, l'amministratore, anche se di fatto, risponde personalmente delle sanzioni. La sentenza analizza il caso di una società 'cartiera' utilizzata in una frode IVA, confermando la condanna dell'amministratore di fatto al pagamento delle sanzioni in solido con l'ente.
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Obbligo informativo stranieri: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di espulsione nei confronti di un cittadino straniero, ribadendo un principio fondamentale: l'amministrazione ha il preciso dovere di informare in modo completo ed effettivo lo straniero sulla possibilità di richiedere protezione internazionale. Secondo la Corte, non basta una generica affermazione, ma è necessario provare le modalità concrete con cui l'informativa è stata fornita, inclusa la lingua e l'eventuale uso di un mediatore. La mancanza di tale prova, a fronte della contestazione dell'interessato, rende illegittimo il provvedimento di espulsione, in quanto viola l'obbligo informativo stranieri.
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