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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Imposta unica scommesse: il bookmaker estero paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22205/2024, ha stabilito che l'imposta unica scommesse è dovuta anche dai bookmaker esteri che operano in Italia senza la necessaria concessione statale. Il caso riguardava una società di scommesse straniera che contestava avvisi di accertamento per gli anni 2008-2009. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la normativa italiana non viola i principi dell'Unione Europea sulla non discriminazione e sulla libera prestazione di servizi. È stato chiarito che la tassazione si applica a chiunque raccolga scommesse sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale dell'operatore o dal possesso di una concessione. La Corte ha inoltre escluso la necessità di un contraddittorio preventivo per questo tipo di imposta e ha distinto la responsabilità fiscale da quella penale.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua soggezione all'imposta unica scommesse per le giocate raccolte in Italia tramite un centro di trasmissione dati. La Corte ha stabilito che il presupposto dell'imposta è la "gestione" dell'attività sul territorio nazionale, rendendo il bookmaker estero e la ricevitoria locale coobbligati solidali. La decisione ribadisce la compatibilità della normativa con il diritto dell'Unione Europea, escludendo qualsiasi discriminazione.
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Termini impugnazione licenziamento: la Cassazione chiarisce
Un autista ha contestato il licenziamento, l'inquadramento e il mancato pagamento di straordinari. La Cassazione ha stabilito che i termini impugnazione licenziamento di 60 giorni decorrono dalla consegna dell'avviso di giacenza, non dal ritiro della raccomandata. Le richieste su inquadramento e straordinari sono state respinte per mancanza di prove. Tuttavia, la Corte ha annullato la sentenza per omessa pronuncia su altre voci retributive, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su quel punto specifico.
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Imposta unica scommesse: Cassazione sulla tassazione
Una società di scommesse estera, operante in Italia tramite centri di trasmissione dati (CTD) senza concessione nazionale, ha contestato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la responsabilità solidale tra la società estera e il gestore del CTD. I giudici hanno stabilito che l'imposta è legittima, non discriminatoria e conforme al diritto dell'Unione Europea, poiché si applica alla "gestione" dell'attività di scommessa svolta sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede o dallo status giuridico dell'operatore. Essendo l'annualità contestata (2012) successiva ai chiarimenti legislativi, è stata esclusa qualsiasi violazione del legittimo affidamento.
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Imposta Unica Scommesse: Tassabili anche operatori esteri
Una società di scommesse estera ha impugnato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse, sostenendo di non essere soggetto passivo in quanto priva di concessione statale e denunciando una violazione del diritto UE. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che chiunque gestisca la raccolta di scommesse sul territorio italiano, anche se stabilito all'estero e tramite intermediari locali (CTD), è coobbligato al pagamento del tributo. La Corte ha escluso qualsiasi discriminazione, ritenendo la normativa conforme ai principi dell'Unione Europea.
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Ticket restaurant aziendale: conta il lavoro effettivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22178/2024, ha stabilito che, in base all'interpretazione di specifici accordi sindacali, il ticket restaurant aziendale spetta solo per le giornate di effettiva prestazione lavorativa. La Corte ha cassato la decisione di merito che estendeva il beneficio anche alle giornate equiparate ma non lavorate, sottolineando la necessità di un'interpretazione sistematica e non solo letterale dei contratti collettivi.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dell'ammortamento beni di terzi. Una società di trasporti aveva costruito la propria sede su un terreno comunale, tentando di ammortizzarne i costi. La Corte ha stabilito che tali costi non sono ammortizzabili perché, per il principio di accessione, l'immobile è di proprietà del Comune. L'ammortamento è possibile solo se il bene entra nel patrimonio dell'imprenditore tramite proprietà o altro diritto reale, come il diritto di superficie. La sentenza ha anche chiarito che i contributi pubblici a ripiano dei disavanzi non sono tassabili ai fini delle imposte dirette.
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Impugnazione incidentale tardiva: quando è lecita?
Una società azionista otteneva in sede arbitrale la condanna in solido di amministratori e sindaci di una partecipata al risarcimento dei danni. Alcuni dei condannati impugnavano il lodo. La società creditrice proponeva un'impugnazione incidentale tardiva, dichiarata inammissibile dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che l'impugnazione incidentale tardiva è sempre ammissibile quando l'appello principale, proposto anche da uno solo dei condebitori solidali, rischia di alterare l'assetto degli interessi del creditore, riducendo la platea dei soggetti obbligati.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22106/2024, ha affrontato il caso di un'azienda di trasporti che aveva costruito la propria sede su un terreno comunale. La Corte ha stabilito un importante principio in materia di ammortamento beni di terzi: i costi di costruzione non sono ammortizzabili se l'impresa non ha la proprietà o un altro diritto reale sul bene. Inoltre, ha chiarito che i contributi pubblici a ripiano dei disavanzi non costituiscono reddito imponibile ai fini delle imposte dirette e ha rinviato alla corte di merito la valutazione sulla soggettività a IVA di tali contributi.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22096/2024, ha affrontato il caso di un'azienda di trasporti e l'Agenzia Fiscale. Ha stabilito che i contributi pubblici per coprire perdite di esercizio non sono reddito tassabile. Tuttavia, ha negato la possibilità di ammortamento per beni costruiti su terreni altrui, ribadendo il principio che l'ammortamento beni di terzi è escluso se non si ha la proprietà o un diritto reale sul bene. La questione IVA sui contributi è stata rinviata per un nuovo esame.
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Ammortamento beni di terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22094/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia fiscale: i costi per la costruzione di un immobile su terreno altrui non sono ammortizzabili se l'impresa non ne acquisisce la proprietà o un altro diritto reale. Il caso riguardava una società di trasporti che aveva costruito la propria sede su un terreno comunale. La Corte ha negato l'ammortamento beni di terzi, applicando il principio civilistico dell'accessione. Ha inoltre chiarito che i contributi pubblici a ripiano delle perdite non costituiscono reddito imponibile, ma ha rinviato al giudice di merito la valutazione sulla loro soggezione a IVA, per difetto di motivazione.
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Rettifica valore immobile: i criteri della Cassazione
Un contribuente contesta la rettifica valore immobile di un terreno, ritenuta errata dall'Agenzia delle Entrate. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del metodo sintetico-comparativo usato dall'Agenzia, basato sul potenziale edificatorio e su vendite di terreni simili. La Corte ha stabilito che la motivazione dell'avviso di accertamento è sufficiente se indica i dati essenziali degli atti di comparazione.
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Abuso del diritto: no a minusvalenze da dividend washing
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale contro una società per abuso del diritto, attuato tramite un'operazione di "dividend washing". La Corte ha stabilito che le minusvalenze generate da operazioni prive di sostanza economica, finalizzate unicamente a ottenere vantaggi fiscali, non sono deducibili. Ha inoltre chiarito i requisiti del contraddittorio preventivo, ritenendo legittimo l'avviso emesso dopo la scadenza dei 60 giorni per le osservazioni del contribuente, anche in assenza di una risposta tempestiva.
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Rimborso spese legali amministratore: la Cassazione
Un ex assessore comunale, assolto in un processo penale, ha richiesto al Comune il rimborso delle spese legali. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, escludendo l'applicabilità delle norme per i dipendenti pubblici, per gli amministratori (poiché non ancora in vigore all'epoca) e del codice civile sul mandato. La Corte di Cassazione, rilevando l'esistenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti sulla questione del rimborso spese legali amministratore, ha sospeso la decisione, rinviando la causa in attesa di una pronuncia a pubblica udienza che faccia chiarezza sul tema.
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Tetto pensionistico INPDAI: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il tetto pensionistico INPDAI si applica anche ai lavoratori che hanno maturato contributi in altre gestioni prima di transitare in INPDAI e successivamente nell'AGO. La Corte ha annullato la decisione di merito che escludeva tale limite, affermando che la normativa sulla confluenza dell'INPDAI nell'INPS impone di considerare le regole originarie, incluso il massimale, per il calcolo della quota di pensione di competenza. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Controllo agenzie investigative: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento basato sulle prove raccolte da un'agenzia investigativa. Il caso riguarda il controllo agenzie investigative sulla prestazione lavorativa di una guardia giurata. La Corte ha stabilito che tale controllo, se volto a verificare l'adempimento della prestazione, viola lo Statuto dei Lavoratori, rendendo le prove inutilizzabili.
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Lavoro socio cooperativa: quando è subordinato?
Una società cooperativa ha contestato la richiesta di ingenti contributi previdenziali da parte dell'Ente Previdenziale, che aveva riqualificato i rapporti con i soci come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cooperativa, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che, ai fini della classificazione del rapporto di lavoro socio cooperativa, prevalgono le concrete modalità di svolgimento della prestazione rispetto alla qualificazione formale data dalle parti. L'aver inizialmente optato per il regime contributivo dei lavoratori dipendenti costituisce un forte indizio a sfavore della tesi della cooperativa, che non è riuscita a provare la natura autonoma dei rapporti.
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Rimborso spese legali amministratore: il caso in Cassazione
Un consigliere comunale, assolto da accuse penali, ha richiesto il rimborso delle spese legali al proprio Comune. La Corte d'Appello ha negato il rimborso, non ravvisando un collegamento tra i reati contestati e le funzioni pubbliche. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema del rimborso spese legali, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una decisione chiarificatrice.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21940/2024, ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando il suo obbligo di versare l'imposta unica sulle scommesse per le giocate raccolte in Italia tramite centri di trasmissione dati, anche in assenza di una concessione statale. La Corte ha stabilito che l'imposta si applica a chiunque gestisca scommesse sul territorio italiano, escludendo qualsiasi discriminazione ai sensi del diritto dell'Unione Europea. È stata inoltre chiarita la natura paritetica della solidarietà fiscale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione locale, entrambi considerati soggetti passivi d'imposta.
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Blocco retributivo pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il blocco retributivo nel pubblico impiego, introdotto per il triennio 2011-2013, si applica anche ai dipendenti delle società a totale partecipazione statale inserite nell'elenco ISTAT. Con questa ordinanza, la Corte ha annullato una decisione di merito che aveva riconosciuto il diritto a scatti di anzianità e all'indennità di vacanza contrattuale, rigettando le domande dei lavoratori e confermando la piena validità delle misure di contenimento della spesa pubblica.
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