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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1660 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Valutazione ramo d’azienda: il marchio vince
In un caso di cessione di un ramo d'azienda, l'Agenzia delle Entrate ha rettificato il valore dichiarato basandosi sul potenziale del marchio, nonostante le perdite operative della società. La Corte di Cassazione ha confermato questo approccio, stabilendo che nella valutazione del ramo d'azienda, il valore del marchio, in quanto componente dell'avviamento, può essere determinato autonomamente e prevalere sulla redditività storica. La Corte ha respinto il ricorso della società, ritenendo la motivazione della sentenza d'appello sufficiente e logica e la valutazione dell'Agenzia legittima.
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Usucapione vialetto: la Cassazione conferma il diritto
Un museo ha ottenuto il riconoscimento della comproprietà di un'area di passaggio per usucapione, basandosi sull'uso pacifico e continuato per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del proprietario formale, confermando la decisione. La sentenza chiarisce la distinzione tra giudizio possessorio e petitorio, ribadendo che la valutazione delle prove sull'effettivo possesso, necessario per l'usucapione del vialetto, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e completa.
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Potere rappresentativo licenziamento: la ratifica vale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento collettivo, stabilendo che il potere rappresentativo del Direttore Generale era sufficiente. La Corte ha chiarito che, anche in assenza di un potere iniziale esplicito, la successiva ratifica da parte dell'azienda sana retroattivamente l'intera procedura, rendendo il licenziamento valido. L'appello del lavoratore è stato quindi respinto.
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Responsabilità direttore lavori: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione amministrativa a carico di un direttore dei lavori per la realizzazione di una strada di cantiere difforme dal progetto approvato. La sentenza chiarisce la sua responsabilità direttore lavori, non come mero obbligato in solido, ma come concorrente nell'illecito. Questo a causa della sua 'posizione di garanzia', che gli impone di vigilare sulla corretta esecuzione delle opere. La Corte ha stabilito che la colpa è presunta e spetta al professionista dimostrare la sua assenza.
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Assegno ad personam: quali voci include? La Cassazione
Un dipendente pubblico, trasferito da una società partecipata a un Ministero, si è visto riconoscere il diritto a includere nel proprio assegno ad personam anche le indennità di funzione, rischio e produzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21126/2024, ha respinto il ricorso del Ministero, stabilendo che, ai fini della tutela della retribuzione, conta la natura fissa e continuativa dell'emolumento, non la sua classificazione formale nel contratto collettivo. Il principio di non riducibilità della retribuzione prevale, garantendo al lavoratore la conservazione del trattamento economico goduto prima del trasferimento.
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Onere della prova: Cassazione su accertamenti bancari
Un avvocato ha ricevuto un avviso di accertamento basato su indagini bancarie. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21108/2024, ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che il giudice di merito ha l'obbligo di esaminare in modo analitico e rigoroso ogni singola prova fornita dal contribuente per superare la presunzione legale sui versamenti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio perché non aveva adeguatamente motivato il rigetto delle giustificazioni presentate, violando così il corretto riparto dell'onere della prova.
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Responsabilità consulente fiscale: la Cassazione decide
Un consulente fiscale è stato sanzionato per aver presentato una dichiarazione dei redditi fraudolenta per conto di una società, dopo aver cessato la sua carica di amministratore. Le corti di merito avevano annullato la sanzione, ritenendo responsabile solo la società. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che la norma che limita la responsabilità alla sola persona giuridica non si applica al professionista esterno ('estraneo'). Quest'ultimo risponde personalmente per il suo concorso nell'illecito. La sentenza definisce i confini della responsabilità consulente fiscale.
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Notifica rendita catastale: quando è valida per l’IMU?
Una società a partecipazione pubblica ha impugnato avvisi di accertamento IMU sostenendo che la nuova rendita catastale utilizzata dal Comune non le fosse mai stata notificata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la notifica rendita catastale è un presupposto indispensabile per l'efficacia dell'atto e la sua utilizzabilità ai fini impositivi. Di conseguenza, l'ente locale non può pretendere il pagamento dell'imposta basandosi su una rendita non comunicata formalmente al contribuente.
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Liquidazione equitativa del danno: la Cassazione
Una società fornitrice di distributori automatici ha citato in giudizio un'azienda cliente per la violazione di una clausola di esclusiva. Dopo una riforma in appello, l'azienda cliente è stata condannata al risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, validando il ricorso alla liquidazione equitativa del danno data l'impossibilità di calcolare con precisione il lucro cessante. La Corte ha inoltre chiarito i criteri per interpretare le sentenze di primo grado quando motivazione e dispositivo appaiono in conflitto.
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Perequazione urbanistica: quando scatta l’IMU?
Una contribuente ha contestato un avviso di accertamento IMU relativo a un terreno inserito in un piano di perequazione urbanistica, sostenendo che l'imposta non fosse dovuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che, a differenza della compensazione urbanistica, nella perequazione il diritto edificatorio è una qualità intrinseca del suolo che ne determina l'immediata tassabilità, anche se il terreno è destinato alla cessione al Comune.
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Amministratore di fatto: la Cassazione e la società
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità fiscale di due soggetti qualificati come amministratore di fatto di una società cooperativa, ritenuta un mero "schermo" per l'evasione fiscale. La sentenza chiarisce che in questi casi, la responsabilità per le violazioni e le sanzioni ricade direttamente sulle persone fisiche che hanno agito dietro la fittizia struttura societaria, utilizzando prove acquisite anche in sede penale per dimostrare il loro ruolo gestionale effettivo.
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Assegno ad personam: la retribuzione va garantita
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20958/2024, ha stabilito che l'assegno ad personam spettante a un dipendente pubblico trasferito deve includere tutte le componenti retributive fisse e continuative, anche se contrattualmente definite come "variabili". Il caso riguardava una dipendente passata da una società a partecipazione pubblica a un Ministero, la quale si era vista decurtare l'assegno di alcune indennità. La Corte ha chiarito che la natura di un emolumento non dipende dalla sua classificazione formale, ma dalla sua effettiva modalità di erogazione. Se una voce è corrisposta stabilmente, non legata al raggiungimento di specifici obiettivi, deve essere considerata parte del trattamento economico da salvaguardare per evitare una riduzione dello stipendio.
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Socio lavoratore subordinato: quando il rapporto è fittizio
A seguito di un accertamento ispettivo, alcuni soci lavoratori di una cooperativa venivano riclassificati come dipendenti subordinati. La società cooperativa ha impugnato tale decisione, ma sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno confermato la natura subordinata del rapporto, basandosi su indici quali la retribuzione fissa, l'assenza di rischio d'impresa e l'eterorganizzazione delle mansioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso finale della cooperativa, ribadendo che la modalità effettiva di svolgimento della prestazione prevale sulla qualificazione formale del contratto, confermando così lo status di socio lavoratore subordinato.
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Sanzioni bancarie: irretroattività e giusto processo
Un consigliere di amministrazione di un primario istituto di credito ha impugnato una sanzione pecuniaria inflitta dall'Autorità di Vigilanza Bancaria per violazioni in materia di politiche di remunerazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sanzioni bancarie e chiarendo importanti principi. In particolare, ha stabilito che la "riproposizione" del giudizio non ne determina l'inizio ex novo, impedendo l'applicazione di nuove norme procedurali. Ha inoltre escluso l'applicazione del principio della legge più favorevole (favor rei) a illeciti amministrativi commessi prima dell'entrata in vigore della nuova normativa.
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Compenso CTU: no solidarietà se parte è errata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20919/2024, ha stabilito che la parte erroneamente coinvolta in una procedura esecutiva immobiliare non è tenuta a pagare il compenso CTU in solido con il creditore procedente. Se l'esecuzione viene estinta a causa di un errore nell'individuazione del debitore, l'onere del pagamento del consulente tecnico d'ufficio ricade unicamente sul creditore che ha dato avvio alla procedura in modo errato, non potendosi applicare il principio generale di solidarietà passiva.
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Omologazione autovelox: multa annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una multa per eccesso di velocità perché l'apparecchio utilizzato non aveva ricevuto la corretta omologazione autovelox. La sentenza chiarisce che la semplice 'approvazione' ministeriale non è sufficiente per validare la sanzione, stabilendo un principio fondamentale a tutela dei cittadini.
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Motivazione sentenza: annullata per vizio logico
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione d'appello in materia fiscale a causa di una grave carenza nella motivazione della sentenza. La corte territoriale aveva rigettato l'appello dell'Agente della Riscossione affermando apoditticamente la mancata prova della notifica di alcune cartelle di pagamento, senza analizzare la documentazione prodotta. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione solo apparente, rinviando il caso per un nuovo esame che valuti concretamente le prove.
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Litisconsorzio necessario e nullità del giudizio
La Corte di Cassazione ha annullato i giudizi di merito in una causa tributaria contro uno studio associato e i suoi soci. La decisione si fonda sulla violazione del litisconsorzio necessario, poiché uno degli associati non era stato parte del giudizio in proprio, ma solo come rappresentante dello studio. Tale vizio procedurale ha comportato la nullità insanabile dell'intero procedimento, con rinvio della causa al primo grado per la corretta integrazione del contraddittorio.
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Accertamento bancario: onere della prova del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20854/2024, ha stabilito che in caso di accertamento bancario, spetta all'Agenzia delle Entrate l'onere di provare la specifica natura del reddito contestato. La sola iscrizione a un albo professionale non è sufficiente per qualificare i versamenti ingiustificati come reddito da lavoro autonomo. La Corte ha quindi confermato la classificazione dei proventi come 'redditi diversi', rigettando il ricorso del Fisco.
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Qualificazione del reddito: onere della prova Fisco
Un professionista riceve un avviso di accertamento per un maggior reddito basato su movimentazioni bancarie non giustificate. L'Agenzia delle Entrate presume che tali somme derivino dalla sua attività professionale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20852/2024, ha annullato la decisione di merito, stabilendo che la qualificazione del reddito non può basarsi su mere presunzioni. Spetta all'Amministrazione finanziaria l'onere di provare, anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, la natura del reddito accertato, non potendo semplicemente collegarlo all'attività professionale del contribuente senza adeguata motivazione.
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