LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

Pagina 11 di 40

1660 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Sversamento doloso: no all’esenzione accise
La Corte di Cassazione ha stabilito che uno sversamento doloso di prodotti petroliferi, effettuato con l'intento di evadere le imposte, non dà diritto all'esenzione dal pagamento delle accise. Anche se il prodotto diventa irrecuperabile, la natura fraudolenta dell'atto impedisce l'applicazione delle esimenti previste per caso fortuito o forza maggiore, rendendo l'imposta pienamente dovuta.
Continua »
Perdita di chance: l’azienda risponde sempre?
Un candidato, escluso da un corso di formazione per un erroneo giudizio di inidoneità fisica poi annullato in appello, ottiene il risarcimento per perdita di chance. La Cassazione conferma che l'azienda organizzatrice è responsabile dell'intero processo selettivo, anche per gli errori di terzi, e la sua colpa sussiste nel non aver atteso l'esito del ricorso del candidato.
Continua »
Indennità turno spezzato: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore all'indennità turno spezzato, anche in presenza di una pausa inferiore a un'ora e mezza. La sentenza stabilisce che se il contratto collettivo non prevede una durata minima della pausa per l'erogazione dell'indennità, questa è comunque dovuta. La Corte ha distinto l'applicabilità di due diverse norme contrattuali, chiarendo che la finalità dell'indennità è compensare il disagio derivante dalla rottura della continuità dell'orario di lavoro, a prescindere dalla durata dell'intervallo.
Continua »
Cessazione materia del contendere: il caso tributario
Una professionista, a seguito di un accertamento fiscale per presunti ricavi non dichiarati, si è vista annullare l'atto impositivo in appello. Durante il ricorso in Cassazione dell'Agenzia delle Entrate, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata, pagando integralmente il dovuto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo e la cessazione della materia del contendere, confermando l'efficacia della procedura di sanatoria.
Continua »
Delega di firma: quando è valida la sottoscrizione?
Una società impugna un avviso di accertamento basato su perdite reiterate, contestando sia la validità della delega di firma dell'atto sia la motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la delega di firma, a differenza di quella di funzioni, non richiede l'indicazione nominativa del delegato, essendo sufficienti ordini di servizio generici. Inoltre, ha ritenuto la motivazione della sentenza impugnata chiara e logicamente coerente, escludendo il vizio di motivazione apparente.
Continua »
Clausole generali licenziamento e tutela reintegratoria
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che la tutela reintegratoria spetta al lavoratore anche quando il CCNL prevede sanzioni conservative attraverso clausole generali. Il caso riguardava una capo negozio licenziata per diverse mancanze. La Corte ha stabilito che il giudice può e deve interpretare tali clausole per ricondurre il fatto a una sanzione meno grave del licenziamento, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva concesso solo un'indennità risarcitoria. L'uso di clausole generali nel licenziamento non esclude quindi la reintegra.
Continua »
Decorrenza pensione: la prova della domanda è cruciale
Un lavoratore ha richiesto la retrodatazione della propria pensione di anzianità, sostenendo di aver presentato domanda in una data anteriore a quella riconosciuta dall'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La sentenza sottolinea che la corretta decorrenza della pensione dipende dalla prova documentale della presentazione della domanda, onere che grava sul richiedente. In assenza di tale prova, prevale la data accertata dall'istituto.
Continua »
Tassazione per enunciazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23015/2024, interviene sul tema della tassazione per enunciazione di finanziamenti tra soci. Il caso riguardava due prestiti, uno fruttifero e uno infruttifero, menzionati in un atto di aumento di capitale. La Corte ha stabilito che il finanziamento fruttifero, in quanto operazione soggetta ad IVA (seppur esente), sconta l'imposta di registro in misura fissa per il principio di alternatività. Il finanziamento infruttifero, invece, non rientrando nel campo IVA, è soggetto a imposta di registro proporzionale.
Continua »
Tassazione per enunciazione e alternatività IVA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22997/2024, ha stabilito che un mutuo fruttifero, anche se solo menzionato in un altro atto, non sconta l'imposta di registro proporzionale. A causa della sua rilevanza ai fini IVA (anche se esente), si applica il principio di alternatività e l'imposta di registro è dovuta solo in misura fissa. La Corte ha così parzialmente accolto il ricorso di una società contro l'Agenzia delle Entrate, annullando parte della pretesa fiscale derivante dalla tassazione per enunciazione.
Continua »
Giudicato sulla giurisdizione: ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico ha intentato una lunga causa per il riconoscimento di una qualifica superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso finale, stabilendo che una precedente decisione sul difetto di giurisdizione del giudice ordinario era diventata definitiva. Questo principio, noto come giudicato sulla giurisdizione, ha precluso ogni ulteriore esame della vicenda, sottolineando l'importanza della certezza del diritto e della finalità delle sentenze.
Continua »
Autorizzazione regionale: contratto nullo senza di essa
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto di incarico specialistico tra un medico e un'Azienda Sanitaria Provinciale. La decisione si fonda sulla mancanza della preventiva autorizzazione regionale, prevista da una legge regionale per il contenimento della spesa pubblica. Secondo la Corte, tale autorizzazione è un requisito di validità del contratto, e la sua assenza determina una nullità virtuale ai sensi dell'art. 1418 c.c., impedendo qualsiasi pretesa, inclusa quella risarcitoria.
Continua »
Cessioni intracomunitarie: prova e onere del cedente
Una società si è vista negare l'esenzione IVA per delle cessioni intracomunitarie perché non ha fornito la prova del trasporto dei beni. La Cassazione ha annullato la sentenza d'appello, ritenendola nulla per 'motivazione apparente', poiché i giudici non hanno spiegato perché la documentazione alternativa prodotta fosse insufficiente a provare l'esportazione.
Continua »
Stato di insolvenza in liquidazione: la Cassazione decide
Una società in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23290/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, cogliendo l'occasione per chiarire i criteri di valutazione dello stato di insolvenza per le imprese non più operative. La Corte ha stabilito che, in fase di liquidazione, l'insolvenza è di natura puramente patrimoniale: si deve unicamente verificare se l'attivo sia sufficiente a soddisfare integralmente i creditori. Viene inoltre confermata l'ampia discrezionalità del giudice di rinvio nel riesaminare i fatti dopo un annullamento per vizi di motivazione.
Continua »
Recesso contratto a progetto: quando è illegittimo
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un ente pubblico per il risarcimento del danno a favore di alcuni collaboratori. Il caso riguarda un recesso contratto a progetto motivato dalla cessazione di fondi regionali. La Corte ha stabilito che la sospensione del rapporto di lavoro, avvenuta prima della delibera formale di stop ai finanziamenti, è illegittima. La decisione di tagliare i fondi non può avere effetto retroattivo per giustificare una sospensione precedente, rendendo dovuto il risarcimento ai lavoratori per il periodo di inattività forzata.
Continua »
Termine dilatorio: nullità avviso senza urgenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23270/2024, ha ribadito un principio fondamentale a tutela del contribuente: l'avviso di accertamento emesso prima della scadenza del termine dilatorio di 60 giorni dalla chiusura della verifica fiscale è nullo. Tale nullità può essere evitata solo se l'Amministrazione finanziaria dimostra l'esistenza di concrete ragioni di urgenza. Nel caso di specie, il Fisco aveva notificato gli atti impositivi solo 20 giorni dopo la consegna del verbale, violando il diritto al contraddittorio del contribuente. La Corte ha inoltre cassato la sentenza d'appello per carenza di motivazione riguardo altre pretese fiscali.
Continua »
Dichiarazione di fallimento: i motivi del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società il cui concordato preventivo era stato precedentemente annullato. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che lo stato di insolvenza era evidente sia dalla domanda di concordato stessa, sia dall'aggravamento della situazione debitoria a seguito della scoperta di abusi edilizi su un immobile chiave. Sono stati respinti anche i motivi relativi alla presunta illegittimità della composizione dei collegi giudicanti e della nomina del curatore fallimentare.
Continua »
Inammissibilità ricorso: l’errore che costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso relativo a vizi di costruzione a causa di un grave errore procedurale. Il ricorso era stato notificato dall'avvocato del ricorrente a sé stesso, in qualità di difensore di altre parti della stessa parte processuale, e non alla controparte vittoriosa. Questa errata notifica ha impedito la corretta instaurazione del contraddittorio, rendendo l'esame del merito impossibile e confermando la decisione della Corte d'Appello.
Continua »
Concorso del terzo: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23229/2024, stabilisce che il principio di responsabilità esclusiva della società per sanzioni fiscali non esclude il concorso del terzo. Un consulente può essere sanzionato se partecipa all'illecito per un vantaggio autonomo, andando oltre il compenso professionale. La sentenza chiarisce la relazione tra l'art. 7 del D.L. 269/2003 e l'art. 9 del D.Lgs. 472/1997, rimandando al giudice di merito la valutazione dei fatti.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: basta l’obbligo di denuncia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23226/2024, ha chiarito che il raddoppio termini accertamento fiscale è legittimo se sorge l'obbligo di denuncia per un reato tributario, anche senza l'effettiva presentazione della stessa entro i termini ordinari. La Corte ha cassato la decisione di merito per grave difetto di motivazione, avendo questa ignorato la documentazione prodotta dall'Agenzia delle Entrate e basato la sua decisione su una consulenza tecnica penale non analizzata né riportata in sentenza.
Continua »
Concorso violazione tributaria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23196/2024, ha stabilito un importante principio in materia di concorso in violazione tributaria. Il caso riguardava un professionista sanzionato per aver partecipato a un illecito fiscale di una società cliente. La Corte ha chiarito che la norma che imputa le sanzioni esclusivamente alla società non esclude la responsabilità del terzo concorrente. Se il professionista partecipa all'illecito con una condotta autonoma e finalizzata a un proprio specifico vantaggio, che va oltre il semplice compenso, può essere sanzionato ai sensi dell'art. 9 del D.Lgs. 472/1997. La sentenza di merito è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »