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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1660 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Indennità di pronta disponibilità: limiti e fondi
Una dirigente medico ha richiesto una maggiore indennità di pronta disponibilità basandosi su una vecchia delibera aziendale. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'aumento dell'indennità è possibile solo tramite un accordo collettivo integrativo e nei limiti dei fondi disponibili. Un atto amministrativo unilaterale, come una delibera, non è sufficiente a creare tale diritto per il dipendente pubblico.
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Concorso del terzo: sanzioni anche al consulente
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del professionista in caso di illeciti fiscali commessi da una società cliente. La sentenza stabilisce che il principio di responsabilità esclusiva della persona giuridica non esclude il concorso del terzo, come il consulente, quando questi partecipi all'illecito con un interesse autonomo e per un beneficio che va oltre il semplice compenso professionale. Viene quindi affermata la potenziale sanzionabilità del consulente che agisce come complice attivo nella frode.
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Assegno ad personam: come calcolarlo dopo un cambio?
Un dipendente pubblico, trasferito da un ente ferroviario statale a un Comune, ha richiesto il riconoscimento del valore economico delle agevolazioni di viaggio perse. La Corte d'Appello aveva concesso un assegno ad personam, calcolandolo però in via equitativa sulla base di una presunzione errata. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'assegno ad personam deve essere determinato confrontando i trattamenti economici complessivi e che è destinato a essere riassorbito. Il ricorso al criterio equitativo è stato ritenuto illegittimo in presenza di precisi criteri legali di calcolo.
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Notifica atti fiscali: la Cassazione sulla nullità
Un ex amministratore di una SRL viene perseguito per debiti fiscali della società. I giudici di merito annullano gli atti di riscossione, negando la sua responsabilità personale. La Corte di Cassazione, però, cassa la decisione e rinvia la causa, stabilendo che il giudice deve prima verificare la regolarità della notifica atti fiscali delle cartelle di pagamento originarie. Se queste non sono state impugnate, la pretesa è definitiva e non può essere ridiscussa nel merito.
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Indennità di funzione: il diritto resta dopo la riforma?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico ha diritto a mantenere un'indennità di funzione anche dopo la soppressione dell'ente di appartenenza. La Corte ha chiarito che se l'indennità è diventata una componente stabile e continuativa della retribuzione, essa è protetta dal principio di irriducibilità dello stipendio. La successiva abrogazione della norma che ha soppresso l'ente non cancella il diritto acquisito dal lavoratore sulla base di una legge precedente e non abrogata, che aveva generalizzato tale indennità.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla avviso IMU
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IMU per il 2014, la cui base imponibile era fondata su una valutazione immobiliare del 2007. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado che confermava l'atto, ravvisando una motivazione apparente. I giudici d'appello, infatti, avevano ignorato le argomentazioni del contribuente sul cambiamento del valore di mercato in sette anni, utilizzando frasi generiche e apodittiche. La Suprema Corte ha ribadito che una decisione è nulla se le sue ragioni non sono comprensibili, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Indennità di coordinamento: quando è dovuta nel S.S.N.
Una dietista ha richiesto il riconoscimento dell'indennità di coordinamento e il relativo inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che la lavoratrice non aveva provato di svolgere effettive funzioni di coordinamento del servizio e del personale, ma solo compiti di controllo rientranti nel suo profilo professionale. La sentenza chiarisce che per ottenere l'indennità è necessario dimostrare un ruolo di coordinamento che va oltre le mansioni ordinarie del proprio profilo.
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Querela di falso: quando è inammissibile in Cassazione
Un contribuente ha impugnato degli avvisi di accertamento, sostenendo la falsità delle firme apposte sulle ricevute di notifica. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato tardivi i ricorsi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso del contribuente, chiarendo che la querela di falso relativa a documenti del giudizio di merito non può essere proposta per la prima volta in sede di legittimità. In tali casi, la falsità, una volta accertata in un giudizio separato, può essere fatta valere solo come motivo di revocazione della sentenza impugnata, confermando così la decisione di inammissibilità per tardività.
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Termini ricorso tributario: notifica vs deposito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24518/2024, ha annullato una decisione di merito che aveva erroneamente dichiarato inammissibile un ricorso per tardività. La Corte ha ribadito la distinzione fondamentale tra "proposizione" del ricorso (notifica alla controparte) e "costituzione in giudizio" (deposito presso il giudice). Per rispettare i termini ricorso tributario di 60 giorni, fa fede la data della proposizione, non quella, successiva, della costituzione.
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Fatture inesistenti: la Cassazione e la debenza IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società coinvolta in una frode basata su fatture inesistenti. Il caso riguardava acquisti fittizi da un intermediario monegasco per evadere l'IVA. La Corte ha confermato che, in base al principio di cartolarità, l'IVA indicata su una fattura è sempre dovuta da chi la emette, anche se l'operazione è inesistente, per neutralizzare il rischio di indebita detrazione da parte del destinatario e prevenire danni all'erario.
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Querela di falso in Cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che contestava la tardività del proprio appello basandosi su una presunta falsità delle firme sulle ricevute di notifica. La Corte ha stabilito che la querela di falso non può essere proposta nel giudizio di Cassazione se riguarda documenti utilizzati nei gradi di merito, ma può costituire, se del caso, motivo di revocazione della sentenza impugnata. La decisione chiarisce i limiti procedurali di questo strumento nel contenzioso tributario.
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Raddoppio termini IRAP: Cassazione chiarisce i limiti
Una società ha contestato un avviso di accertamento per IRAP relativo al disconoscimento di quote di ammortamento derivanti da operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo che il principio del raddoppio termini di accertamento, legato a illeciti penali, non è applicabile all'IRAP. Il caso è stato rinviato alla commissione tributaria regionale per una nuova valutazione.
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Querela di falso: notifica e ricorso tardivo
Un contribuente ha impugnato degli avvisi di accertamento sostenendo la falsità delle firme sulle ricevute di notifica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24497/2024, ha rigettato il ricorso, stabilendo che la querela di falso per documenti del giudizio di merito non può essere proposta per la prima volta in sede di legittimità. Di conseguenza, la notifica è stata considerata valida e i ricorsi originari del contribuente sono stati dichiarati inammissibili per tardività.
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Querela di falso: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente, confermando che la querela di falso non può essere proposta in sede di legittimità per contestare documenti del giudizio di merito. In questo caso, il contribuente contestava la firma su un avviso di ricevimento che rendeva tardivo il suo ricorso. La Corte ha stabilito che la falsità di un documento usato in primo o secondo grado può essere motivo di revocazione della sentenza, ma non di una querela incidentale in Cassazione. È stato inoltre confermato il diritto dell'Agenzia delle Entrate al rimborso delle spese legali anche se difesa da propri funzionari.
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Scorrimento graduatoria: quando esiste il diritto?
Un dipendente pubblico, idoneo ma non vincitore in un concorso del 1997, ha richiesto l'assunzione tramite scorrimento graduatoria a seguito della vacanza di nuove posizioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, ribadendo che lo scorrimento graduatoria non è un diritto soggettivo del candidato, ma una scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione. Tale diritto sorge solo se l'amministrazione manifesta esplicitamente la volontà di utilizzare la graduatoria esistente.
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Contratto autonomo di garanzia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26788/2024, si è pronunciata sulla distinzione tra fideiussione e contratto autonomo di garanzia. Il caso riguardava una polizza assicurativa a garanzia di un contratto d'appalto. La Corte ha confermato che la presenza di clausole come 'a semplice richiesta' qualifica il negozio come contratto autonomo, esonerando il beneficiario dal provare l'inadempimento del debitore principale per ottenere il pagamento. La decisione chiarisce anche i criteri per la liquidazione degli interessi legali.
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Annullamento atto presupposto: effetti a cascata
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'annullamento definitivo di un atto fiscale presupposto, come un avviso di accertamento, provoca l'invalidità di tutti gli atti successivi e dipendenti, come la cartella di pagamento e l'intimazione. Nel caso di specie, essendo stati annullati con sentenze passate in giudicato gli atti impositivi originari per falsità della sottoscrizione, la Corte ha rigettato il ricorso dell'Agente della Riscossione, confermando che l'intera pretesa tributaria aveva perso la sua giustificazione causale.
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Responsabilità solidale appalto: la guida completa
Una società appaltatrice è stata condannata a pagare i salari dei lavoratori impiegati da una sua subappaltatrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo il principio di responsabilità solidale appalto, che tutela i lavoratori garantendo il pagamento delle loro retribuzioni da parte di tutti i soggetti coinvolti nella catena contrattuale (committente, appaltatore e subappaltatori). L'ordinanza chiarisce che tale responsabilità sussiste a prescindere dalla complessità della struttura contrattuale, rendendo inammissibile il ricorso che non affronta questo principio cardine.
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Fondo patrimoniale: l’ipoteca per debiti fiscali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26750/2024, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un'ipoteca iscritta su beni facenti parte di un fondo patrimoniale. L'ipoteca garantiva un debito fiscale derivante dall'attività d'impresa del contribuente. La Corte ha ribadito che l'iscrizione è legittima se il debito è sorto per i bisogni della famiglia e che spetta al debitore dimostrare il contrario, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.
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Esecuzione forzata: la Cassazione chiarisce le regole
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di esecuzione forzata, annullando una sentenza d'appello che aveva dichiarato nulla la vendita all'asta di un capannone. La vicenda riguardava un bene pignorato come mobile ma ritenuto immobile dai giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che la qualificazione del bene data nel corso della procedura di esecuzione forzata non può essere contestata in un giudizio successivo, ma solo tramite opposizione agli atti esecutivi. Viene inoltre riaffermata la competenza esclusiva del foro fallimentare per le azioni di risoluzione contrattuale contro un soggetto fallito.
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