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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1660 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Lavoro straordinario sanità: il diritto alla retribuzione
Un'infermiera non è stata pagata per prestazioni extra svolte in un progetto di 'dialisi estiva'. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in assenza dei requisiti formali per le 'prestazioni aggiuntive', il lavoro svolto oltre l'orario standard configura un lavoro straordinario sanità. Tale lavoro deve essere sempre retribuito se eseguito con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro, in base ai principi costituzionali e all'art. 2126 del codice civile, a prescindere da eventuali irregolarità amministrative o violazioni dei vincoli di spesa.
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Prescrizione crediti di lavoro: stop durante il rapporto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando che la prescrizione crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. A seguito delle riforme del 2012 e 2015, la ridotta stabilità del posto di lavoro giustifica la sospensione del termine quinquennale fino alla cessazione del rapporto, per evitare il 'metus' del lavoratore nel rivendicare i propri diritti.
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Lavoro straordinario sanità: pagamento anche senza ok?
Un operatore sanitario ha svolto prestazioni extra per un progetto di "dialisi estiva" senza ricevere il compenso. La Corte d'Appello aveva negato il pagamento per vizi formali. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il lavoro straordinario sanità, se svolto con il consenso del datore, va sempre retribuito in base all'art. 2126 c.c., a tutela del lavoratore.
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Accertamento sintetico e reddito agricolo: il caso
La Corte di Cassazione ha annullato un accertamento sintetico a carico di un imprenditore agricolo. Nonostante le spese elevate (case, auto, barca) non fossero coperte dal reddito dichiarato, il contribuente ha dimostrato che erano sostenute con il reddito effettivo della sua attività, tassato in modo forfettario. La Corte ha stabilito che la prova del reddito effettivo, anche se tassato forfettariamente, è sufficiente per superare la presunzione del redditometro.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti stagionali
Un ente pubblico agricolo ha reiterato contratti a tempo determinato con un lavoratore per anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, non essendo l'ente un imprenditore agricolo privato e non potendo dimostrare la natura puramente stagionale delle mansioni svolte dal dipendente (come la manutenzione), l'uso prolungato dei contratti a termine era illegittimo. Per i contratti a termine in agricoltura, le deroghe ai limiti di durata valgono solo per attività strettamente stagionali, con l'onere della prova a carico del datore di lavoro. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti
Un lavoratore è stato impiegato da un Ente Pubblico Agricolo con una serie di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di tali contratti è abusiva se le mansioni svolte non sono strettamente stagionali. Per i contratti a termine in agricoltura, attività continuative come la manutenzione richiedono un'assunzione a tempo indeterminato. L'onere di provare la natura stagionale del lavoro spetta al datore. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contratto a termine agricoltura: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico agricolo non può essere considerato un imprenditore agricolo e, pertanto, non può beneficiare delle deroghe speciali previste per il contratto a termine agricoltura. La reiterazione di contratti a termine per oltre trent'anni con un lavoratore è stata ritenuta abusiva, poiché le eccezioni alla durata massima dei contratti sono applicabili solo a mansioni strettamente stagionali, la cui prova spetta al datore di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Mansioni superiori: l’indennità di ente è dovuta
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che i lavoratori di un ente pubblico non economico che svolgono mansioni superiori hanno diritto a percepire non solo la differenza stipendiale, ma anche l'indennità di ente. Questa indennità, avendo carattere fisso e continuativo, è considerata parte integrante della retribuzione dovuta. L'ente datore di lavoro aveva presentato ricorso, sostenendo che tale indennità non dovesse essere inclusa e che non si fosse tenuto conto dei diversi contratti collettivi applicabili nel tempo. La Corte ha rigettato il primo motivo nel merito e dichiarato il secondo inammissibile per un vizio procedurale, ovvero la mancata specificazione dei fatti a supporto della censura.
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Mansioni superiori: CCNL e diritto alla retribuzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per valutare il diritto alle differenze retributive per mansioni superiori, i giudici devono considerare l'evoluzione dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) applicabili nel periodo in contestazione. Nel caso specifico di una dipendente di un ente pubblico, la Corte ha cassato la sentenza d'appello perché non aveva applicato il nuovo CCNL del 2006-2009, che ridefiniva i criteri di inquadramento. Ha invece confermato il diritto a percepire l'indennità di ente, considerandola una componente fissa della retribuzione.
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Riduzione trattamento accessorio: illegittimo il taglio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17506/2024, ha dichiarato illegittimo il taglio forfettario del 30% sul trattamento accessorio di alcuni dirigenti medici operato da un'Azienda Sanitaria Locale. La Corte ha stabilito che la riduzione dei fondi per la retribuzione variabile, prevista dal D.L. 78/2010, non può essere arbitraria ma deve essere strettamente proporzionale alla diminuzione del personale in servizio rispetto all'anno 2010. Qualsiasi taglio percentuale generalizzato che non rispetti questo criterio viola i diritti soggettivi dei lavoratori. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo basato su questo principio.
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Extrapetizione: i limiti del giudice tributario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17473/2024, interviene sul tema dell'extrapetizione nel processo tributario. Il caso riguardava un avviso di accertamento per IVA non versata, basato su fatture ritenute parzialmente inesistenti. La Corte ha stabilito che il giudice di primo grado non commette vizio di extrapetizione se qualifica i fatti come 'sovrafatturazione', poiché tale concetto rientra nell'originaria contestazione di 'operazioni parzialmente inesistenti' mossa dall'Agenzia delle Entrate. Annullata quindi la sentenza d'appello che aveva erroneamente ravvisato il vizio.
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Esenzione ICI per immobili in comodato: la Cassazione
Una parrocchia ha richiesto l'esenzione ICI per un immobile concesso in comodato gratuito a una ONLUS per attività scolastiche. La Corte di Cassazione, applicando una nuova legge di interpretazione autentica (L. 213/2023), ha stabilito che l'esenzione ICI si estende anche all'utilizzo indiretto, a condizione che l'utilizzatore sia un ente non commerciale collegato al proprietario e svolga esclusivamente le attività meritevoli previste dalla legge. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e ha rinviato il caso alla corte territoriale per un nuovo esame dei fatti.
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Sentenza senza motivazione: la decisione è nulla
Un Ente Locale ha impugnato una sentenza d'appello che riduceva una pretesa IMU senza fornire alcuna spiegazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la decisione per totale assenza di motivazione e rinviando il caso a un nuovo giudice. Questo caso evidenzia come una sentenza senza motivazione sia considerata radicalmente nulla.
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Responsabilità soci società estinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17398/2024, ha stabilito che la responsabilità dei soci di una società estinta per i debiti fiscali pregressi deriva da un fenomeno successorio e non dipende dalla normativa del 2014 che ha introdotto una 'fictio iuris' sulla sopravvivenza quinquennale della società. Il caso riguardava un avviso di accertamento per fatture inesistenti notificato ai soci e al liquidatore dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato l'atto solo sulla base della irretroattività della nuova legge, omettendo di valutare la responsabilità dei soci e del liquidatore secondo i principi generali dell'ordinamento (art. 2495 c.c. e art. 36 D.P.R. 600/1973).
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Prescrizione quinquennale: Cassazione su sanzioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione quinquennale si applica sempre a sanzioni e interessi fiscali, anche quando derivano da una cartella di pagamento non impugnata. La Corte ha cassato la decisione precedente che applicava erroneamente il termine decennale, ribadendo che solo un titolo giudiziale passato in giudicato può estendere la prescrizione a dieci anni, ma non per sanzioni e interessi che hanno una loro autonomia.
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Società consortile: la gestione fiscale dei costi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17388/2024, interviene sul tema della fiscalità della società consortile. Il caso riguarda la contestazione dell'Agenzia delle Entrate a un consorzio per la mancata fatturazione di ricavi trattenuti per coprire costi di gestione e per la deduzione di quote di ammortamento per sponsorizzazioni. La Corte ha cassato la decisione del giudice di secondo grado, che aveva dato ragione al consorzio, ravvisando una 'motivazione apparente' e la violazione delle norme fiscali inderogabili sul mandato senza rappresentanza. È stato ribadito che spetta al consorzio l'onere di provare che le somme trattenute corrispondano a costi effettivi e non a ricavi occulti.
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Società consortile: oneri fiscali e ribaltamento costi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17386/2024, ha annullato la decisione di secondo grado che aveva dato ragione a una società consortile in una disputa con l'Amministrazione Finanziaria. Il caso riguarda la mancata fatturazione, da parte del consorzio alle proprie consorziate, di una quota dei ricavi ottenuti da terzi. La Corte ha stabilito che la sentenza d'appello è viziata da 'motivazione apparente', poiché non ha indagato sulla natura effettiva dei rapporti tra consorzio e consorziate, un accertamento indispensabile per determinare se il consorzio avesse diritto a trattenere quelle somme per coprire i costi di gestione o se dovesse 'ribaltarle' interamente. La parola_chiave del caso è società consortile.
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Onere della prova fondo pensione: la Cassazione decide
Un ex dipendente ha richiesto un rimborso fiscale su una somma ricevuta da un fondo pensione integrativo, sostenendo di avere diritto a un'aliquota agevolata sulla quota di rendimento. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che l'onere della prova fondo pensione spetta al contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare che il rendimento dichiarato proviene da effettivi investimenti sul mercato effettuati dal fondo. La mancata presentazione di tale prova ha comportato il rigetto definitivo del ricorso.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e sanzioni
In un caso di accertamento fiscale per operazioni inesistenti a carico di una società fallita, la Corte di Cassazione ha chiarito due principi fondamentali. Per le operazioni oggettivamente inesistenti, ai fini della detrazione IVA, è irrilevante la buona fede del contribuente; l'Amministrazione finanziaria deve solo provare che la transazione non è mai avvenuta. Inoltre, i giudici hanno l'obbligo di applicare la normativa sanzionatoria più favorevole al contribuente (favor rei), anche se sopravvenuta. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione su questi punti.
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Integrazione del contraddittorio: il rinvio in Corte
Una complessa disputa commerciale, nata da un contratto preliminare per la cessione di un cantiere navale e passata per un lodo arbitrale e un giudizio di appello, giunge in Cassazione. La Corte, prima di esaminare il merito, emette un'ordinanza interlocutoria. Rilevando la mancata notifica del ricorso a tutti i coeredi di una delle parti e alla società originaria titolare del diritto controverso, dispone l'integrazione del contraddittorio. La causa viene quindi rinviata per consentire la corretta instaurazione del processo nei confronti di tutti i litisconsorti necessari, a garanzia del diritto di difesa e della validità della futura sentenza.
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