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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1660 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Prescrizione danno direttive: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18408/2024, ha stabilito che la prescrizione del danno da tardiva attuazione di direttive comunitarie è di cinque anni a partire dal 1° gennaio 2012, data di entrata in vigore della L. 183/11. Questa nuova norma si applica anche ai diritti sorti in precedenza ma non ancora prescritti. Nel caso di specie, un medico che aveva interrotto la prescrizione decennale nel 2008, si è visto applicare il nuovo termine quinquennale a decorrere dal 2012, con la conseguenza che il suo diritto si è estinto il 1° gennaio 2017, prima dell'instaurazione del giudizio.
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Risarcimento medici specializzandi: Cassazione conferma
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici per il risarcimento del danno da tardiva attuazione di direttive UE, confermando la prescrizione decennale del diritto. La Corte ha inoltre condannato i ricorrenti per lite temeraria, data la consolidata giurisprudenza contraria. La questione del risarcimento medici specializzandi è quindi ormai definita dalla giurisprudenza di legittimità.
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Risarcimento specializzandi: Cassazione e prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18394/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano il risarcimento del danno per la tardiva attuazione di direttive comunitarie. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, secondo cui il diritto al risarcimento specializzandi si prescrive in dieci anni, con decorrenza dal 27 ottobre 1999. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per lite temeraria.
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Indennità di riposo: la Cassazione conferma il danno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando la condanna al risarcimento del danno a favore di un autista per la sistematica violazione del diritto ai riposi giornalieri e settimanali. La Suprema Corte ha ribadito che, una volta provata la violazione, il danno da usura psicofisica si presume e spetta al datore di lavoro dimostrare di aver concesso un adeguato ristoro, che non può essere frazionato o tardivo. La mancata concessione del riposo, configurandosi come indennità di riposo non goduta, costituisce una lesione di un diritto costituzionalmente garantito.
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Progressione verticale: quando si applica il blocco?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18385/2024, ha stabilito che in caso di progressione verticale nel pubblico impiego, le norme applicabili al trattamento economico sono quelle in vigore al momento della stipula del contratto, non quelle del bando di concorso. Di conseguenza, il blocco degli aumenti stipendiali introdotto da una legge successiva al bando (ius superveniens) è legittimo e prevale sulle condizioni originarie, in quanto la progressione si considera 'disposta' solo con la formalizzazione del nuovo inquadramento.
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Esenzione IVA chiropratico: la Cassazione cambia rotta
Un professionista chiropratico si è visto negare l'esenzione IVA per le sue prestazioni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18363/2024, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'esenzione IVA per il chiropratico è possibile anche in assenza di un regolamento attuativo che disciplini la professione. Ciò che conta è la qualifica professionale adeguata a garantire un alto livello di cura, in linea con i principi del diritto dell'Unione Europea.
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Esenzione IVA chiropratico: sì anche senza decreti
Un professionista chiropratico si è visto negare il diritto all'esenzione IVA in quanto la sua professione, sebbene riconosciuta dalla legge, mancava dei decreti attuativi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo un principio fondamentale: per l'esenzione IVA chiropratico, ciò che conta è la natura sanitaria della prestazione e l'adeguata qualifica del professionista, non la presenza di regolamenti attuativi. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, riconoscendo il diritto del chiropratico all'esenzione.
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Imposta unica scommesse: CTD responsabile in solido
Un gestore di un centro trasmissione dati (CTD) che raccoglieva scommesse per un bookmaker estero è stato ritenuto responsabile per il pagamento della imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando il principio della responsabilità solidale tra il gestore del CTD e il bookmaker. La Corte ha ribadito che l'imposta si applica a tutte le scommesse raccolte in Italia, indipendentemente dalla sede dell'operatore, basandosi su una giurisprudenza ormai consolidata.
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Risarcimento specializzandi: Cassazione e prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18344/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la tardiva attuazione di direttive comunitarie sulla remunerazione. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, secondo cui il diritto al risarcimento specializzandi si prescrive in dieci anni, con decorrenza dal 27 ottobre 1999. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per lite temeraria, data la consolidata giurisprudenza in materia.
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Responsabilità amministratore di fatto: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18341/2024, ha stabilito che la responsabilità dell'amministratore di fatto per le sanzioni fiscali è personale quando la società è una mera 'cartiera', creata al solo scopo di commettere illeciti. In questi casi, non si applica il principio generale che attribuisce la responsabilità esclusivamente all'ente. La Corte ha rigettato i ricorsi degli amministratori di fatto di una società coinvolta in una frode carosello, confermando che lo schermo societario non può essere usato per eludere le conseguenze sanzionatorie personali.
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Motivazione cartella pagamento: quando basta il rinvio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18330/2024, ha stabilito che la motivazione della cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato è sufficiente se rinvia alla dichiarazione del contribuente. Poiché la pretesa si basa sui dati forniti dal contribuente stesso, non sono necessari ulteriori dettagli sui presupposti di fatto e di diritto, essendo questi già noti all'interessato. Il ricorso del contribuente, che lamentava una motivazione insufficiente, è stato quindi rigettato.
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Decreto di esproprio tardivo: la Cassazione esamina
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un complesso caso riguardante un decreto di esproprio. La controversia vede contrapposti gli eredi di un terreno e un Comune. I punti centrali del dibattito sono la validità di un decreto di esproprio emesso tardivamente e a nome di una persona defunta, le conseguenze procedurali di una sua tardiva produzione in giudizio e la questione della legittimazione attiva degli eredi che non hanno provato l'accettazione dell'eredità. Riconoscendo la rilevanza nomofilattica delle questioni, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza prima di emettere una decisione finale.
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Legittimazione passiva: divieto di mutatio libelli
Una società ha citato in giudizio un'altra società e il suo legale rappresentante per un debito. I tribunali di merito hanno escluso la responsabilità personale del rappresentante per difetto di legittimazione passiva, poiché il debito era riconducibile alla società. Il tentativo della parte attrice di modificare la domanda in corso di causa, definendo il debito come un prestito 'personale', è stato respinto in quanto costituiva una modifica inammissibile della domanda (mutatio libelli). La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile e ribadendo che i fatti e le ragioni della pretesa non possono essere alterati sostanzialmente dopo l'inizio del processo.
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Translatio iudicii: appello straordinario pre-2009
Una società energetica impugna una nota ministeriale tramite ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Il ricorso viene dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione. La società riassume la causa dinanzi al giudice tributario. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, stabilisce che la translatio iudicii non si applica, poiché la decisione sul ricorso straordinario, emessa prima della riforma del 2009 (L. 69/2009), aveva natura meramente amministrativa e non giurisdizionale. Di conseguenza, l'atto di riassunzione è tardivo e il ricorso originario inammissibile.
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Usucapione del proprietario: quando è inammissibile?
Un ente locale, dopo aver acquistato un immobile con un atto valido ma non trascritto, ha tentato di ottenerne la proprietà per usucapione contro un terzo che lo aveva successivamente acquistato all'asta. La Corte di Cassazione ha dichiarato la domanda inammissibile, stabilendo che il principio dell'usucapione del proprietario non si applica in questo contesto. Chi è già proprietario non può usucapire un bene che già gli appartiene, anche se il suo titolo non è opponibile a terzi a causa della mancata trascrizione.
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Supercondominio e uso dei beni comuni: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18241/2024, ha chiarito i presupposti per la costituzione di un supercondominio. Nel caso esaminato, una società immobiliare aveva agito in giudizio per la rimozione di una condotta fognaria che attraversava aree di sua presunta proprietà esclusiva. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello che aveva qualificato tali aree come beni comuni facenti parte di un supercondominio sorto di fatto. Di conseguenza, l'utilizzo della condotta non configurava una servitù illegittima, ma un legittimo uso della cosa comune, respingendo così l'actio negatoria servitutis.
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Qualificazione rapporto di lavoro: no decadenza art.32
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito sulla qualificazione del rapporto di lavoro di una programmista regista da autonomo a subordinato. Con l'ordinanza, la Corte ha stabilito che i termini di decadenza e il regime indennitario previsti dall'art. 32 della L. 183/2010 non si applicano in questi casi, poiché non si tratta di conversione di un contratto a termine nullo, ma di una 'rilettura' complessiva della natura effettiva del rapporto lavorativo, facendo emergere la realtà dei fatti rispetto alla forma contrattuale.
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Pensione e rapporto di lavoro: cosa succede al posto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18209/2024, ha stabilito che la percezione della pensione di anzianità non comporta l'automatica estinzione del rapporto di lavoro. In un caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla reintegrazione anche se nel frattempo è andato in pensione. Tuttavia, il diritto alle retribuzioni matura solo dal momento della formale messa in mora del datore di lavoro. La sentenza chiarisce la distinzione tra la relazione previdenziale e quella lavorativa, confermando che la compatibilità tra pensione e rapporto di lavoro è la regola, salvo esplicita volontà contraria del dipendente.
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Servitù coattiva: quando la motivazione è apparente
Una disputa su un confine immobiliare approda in Cassazione. La Corte chiarisce la differenza tra azione di regolamento di confini e accertamento contrattuale, rigettando le doglianze sulla proprietà. Tuttavia, accoglie il ricorso in tema di servitù coattiva, cassando la decisione d'appello per 'motivazione apparente', in quanto il giudice non aveva spiegato adeguatamente le ragioni del rigetto della domanda di passaggio, specie in relazione all'accesso per persone con disabilità.
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Licenziamento ritorsivo: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice che sosteneva la natura di licenziamento ritorsivo del proprio recesso. La Corte ha ribadito che la valutazione del motivo ritorsivo è una questione di fatto, di competenza dei giudici di merito, e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Anche la quantificazione dell'indennità risarcitoria rientra nella discrezionalità del giudice di merito.
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