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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Azione revocatoria e fondo patrimoniale: la decisione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di azione revocatoria intentata da un creditore contro un fondo patrimoniale costituito da due coniugi. I debitori sostenevano che il fondo, creato per le necessità familiari, non potesse essere attaccato e che uno dei coniugi non fosse legittimato passivo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando che l'azione revocatoria è esperibile. Ha chiarito che anche il coniuge non proprietario dei beni è parte necessaria del giudizio e che il fondo non può essere usato come scudo per pregiudicare i diritti dei creditori, essendo sufficiente la consapevolezza del danno e non necessario il dolo specifico.
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Cambio appalto licenziamento: non è collettivo
Un gruppo di lavoratori, in seguito a un cambio di appalto, ha rifiutato la riassunzione con la nuova azienda e il successivo trasferimento disposto dal datore di lavoro originario. Di conseguenza, sono stati licenziati per motivi disciplinari. Hanno impugnato il licenziamento sostenendo che si trattasse di un licenziamento collettivo mascherato, ma la Corte di Cassazione ha respinto la loro tesi. La Corte ha chiarito che nel caso di cambio appalto licenziamento, la procedura per i licenziamenti collettivi non si applica se il subentrante offre la riassunzione a parità di condizioni. Il trasferimento è stato considerato legittimo e i licenziamenti validi in quanto disciplinari.
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Litisconsorzio necessario: nullo il processo senza soci
La Corte di Cassazione ha annullato un intero procedimento tributario a carico di una società di persone e di un socio. La decisione si fonda sulla violazione del principio del litisconsorzio necessario, poiché non tutti i soci erano stati coinvolti nel giudizio. L'ordinanza sottolinea che, data l'unitarietà dell'accertamento fiscale per le società di persone, la causa deve obbligatoriamente vedere la partecipazione della società e di tutti i suoi soci. Di conseguenza, il processo è stato rinviato al primo grado per essere celebrato correttamente.
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Impugnabilità estratto di ruolo: limiti e novità
La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa (ius superveniens), ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte del ricorrente, di un pregiudizio specifico che legittimasse l'impugnazione diretta, ridefinendo i limiti dell'impugnabilità dell'estratto di ruolo. La sentenza di merito è stata cassata senza rinvio.
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Motivazione apparente: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un accertamento fiscale. Il caso verteva sulla presunta nullità della sentenza d'appello per motivazione apparente. La Corte ha stabilito che non c'è motivazione apparente se il giudice, pur richiamando la decisione precedente, svolge un'autonoma valutazione critica delle prove, come nel caso di specie, dove la documentazione prodotta dal contribuente è stata ritenuta insufficiente a provare i costi contestati.
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Nullità del contratto e bancarotta: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso complesso di nullità del contratto nell'ambito di una procedura di amministrazione straordinaria. Una società creditrice aveva chiesto l'ammissione al passivo per canoni di locazione e danni a un immobile. La società debitrice si opponeva, sostenendo che i contratti di locazione fossero nulli perché parte di una più ampia operazione di bancarotta fraudolenta. La Corte ha rigettato il ricorso principale, chiarendo che la nullità non è automatica. Ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto i contratti di locazione 'indipendenti' dall'operazione distrattiva, in quanto la lesione patrimoniale si era già perfezionata con atti societari precedenti. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del creditore contro la riduzione del risarcimento per concorso di colpa.
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Retribuzione dipendenti all’estero: guida Cassazione
Una dipendente pubblica impiegata all'estero, dopo essere passata da un contratto di diritto locale a uno di diritto italiano, ha chiesto differenze retributive basandosi sulla paga di una collega. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione favorevole alla lavoratrice, stabilendo che la corretta retribuzione dei dipendenti deve essere calcolata applicando le specifiche norme contrattuali e di legge indicate dalla Cassazione stessa in un precedente rinvio, e non attraverso un mero confronto con altri stipendi.
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Risarcimento danno contratti a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10414/2025, ha stabilito che un lavoratore ha diritto al risarcimento del danno per l'illegittima reiterazione di contratti a termine anche se successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La Corte chiarisce che il superamento di una procedura concorsuale non 'sana' l'abuso pregresso, poiché l'assunzione deriva dal merito selettivo e non è una diretta conseguenza riparatoria della precarizzazione subita. Pertanto, il risarcimento danno contratti a termine resta dovuto.
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Sanzioni previdenziali: non sono interessi usurari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contributi previdenziali. Un professionista aveva impugnato una condanna al pagamento di somme dovute a un ente di previdenza, sostenendo che le sanzioni previdenziali per il ritardato versamento, sommate agli interessi, superassero il tasso di usura. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che le sanzioni e gli interessi moratori hanno natura e funzione diverse. Le prime sono sanzioni civili con scopo dissuasivo, mentre i secondi hanno funzione risarcitoria. Pertanto, non possono essere cumulati per la verifica del superamento della soglia di usura.
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Onere della prova risarcimento danni: il caso Cass.
Due proprietari citavano in giudizio il loro Condominio per ottenere il risarcimento dei danni a seguito della rottura di una condotta fognaria, chiedendo sia le spese di ripristino sia un indennizzo per il mancato utilizzo di un'unità immobiliare resa inagibile. Mentre la richiesta per le spese di ripristino veniva accolta, quella per il danno da mancato utilizzo veniva respinta in primo e secondo grado per genericità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando come l'onere della prova risarcimento danni gravi sull'attore, il quale deve specificare con precisione l'immobile, la sua consistenza e le prove del pregiudizio subito, non potendo rimediare a tali mancanze in fasi successive del processo.
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Presunzioni conti correnti soci: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di accertamento fiscale, le presunzioni sui conti correnti dei soci si estendono alla società se vi è un uso promiscuo degli stessi. La sentenza chiarisce che l'utilizzo del conto personale del socio per operazioni aziendali fa scattare l'inversione dell'onere della prova: spetta alla società, e non al Fisco, dimostrare che le movimentazioni non giustificate non sono ricavi in nero. Il ricorso della società è stato rigettato proprio perché non è riuscita a fornire tale prova contraria.
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Ricorso in Cassazione: la specificità dei motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla curatela fallimentare di un'impresa edile in una causa per un appalto pubblico. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza, poiché i motivi di ricorso in cassazione erano generici e non adeguatamente dettagliati, limitandosi a criticare la valutazione delle prove fatta dal giudice d'appello senza individuare specifici errori di diritto. L'ordinanza ribadisce che la Cassazione non può riesaminare i fatti della causa.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione nega
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10255/2025, ha rigettato il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per l'inadeguatezza della loro borsa di studio e il mancato adeguamento annuale e triennale. La Corte ha stabilito che la normativa europea non imponeva un importo specifico per la remunerazione medici specializzandi, né la copertura previdenziale. Inoltre, ha confermato l'inesistenza del diritto all'adeguamento del compenso, richiamando una precedente pronuncia delle Sezioni Unite.
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Compensazione fallimentare: no se manca reciprocità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società mandataria che chiedeva la compensazione fallimentare di un proprio credito verso la mandante fallita. La Corte chiarisce che la compensazione non è possibile se manca il requisito della reciprocità, come nel caso di un credito sorto prima del fallimento opposto a un credito della massa sorto dopo. Viene inoltre ribadito che il privilegio del mandatario non si applica per pagamenti eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento.
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Prova del credito nel fallimento: la Cassazione decide
Una società mandataria in un'associazione temporanea di imprese ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società partner per crediti derivanti da anticipazioni. La richiesta, basata su rendiconti interni, è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la prova del credito nel fallimento deve essere rigorosa e non può basarsi su documenti di parte. Il principio di non contestazione è attenuato in ambito fallimentare dai poteri di verifica d'ufficio del giudice delegato. La Corte ha ritenuto inammissibili le censure relative alla compensazione, in quanto l'argomento era secondario rispetto alla mancata dimostrazione del credito stesso.
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Comportamento concludente: basta per modificare un contratto?
Una società meccanica e una di produzione erano legate da un contratto di subfornitura. La prima sosteneva che l'accordo fosse stato modificato, passando da una fornitura completa a una di sola lavorazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel non considerare un fatto decisivo: le parti avevano operato secondo le nuove condizioni per oltre un anno senza contestazioni. Questo "comportamento concludente" è sufficiente per suggerire un accordo tacito e impone una nuova valutazione del caso.
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Contratto preliminare: recesso e onere della prova
Un'ordinanza della Cassazione esamina un caso di recesso da un contratto preliminare per la vendita di un'azienda. Il promissario acquirente si è ritirato a causa di vizi giuridici sui beni, come diritti di terzi non dichiarati. I giudici di merito hanno confermato la legittimità del recesso. La Cassazione, prima di decidere nel merito, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per risolvere una questione procedurale legata alla cessazione di una delle società venditrici, ordinando l'integrazione del contraddittorio nei confronti dei suoi successori.
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Accertamento induttivo: prova e motivazione apparente
Un professionista ha impugnato un avviso di accertamento per redditi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, annullando la decisione di secondo grado. È stato stabilito che i giudici di merito non possono ignorare le prove contrarie fornite dal contribuente con una motivazione apparente, né omettere di pronunciarsi su specifici motivi di gravame. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Legittimazione ad agire: chi firma un contratto?
Un privato firma un contratto di riparazione per un veicolo usato dalla sua società. La Corte d'Appello nega la sua legittimazione ad agire, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che essere parte di un accordo è sufficiente per avere il diritto di agire in giudizio per il suo inadempimento, a prescindere da chi sia l'effettivo utilizzatore del bene.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione sui motivi misti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in una causa di lavoro per il riconoscimento di una patologia come derivante da causa di servizio. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il ricorrente aveva formulato motivi di ricorso 'misti', sovrapponendo censure diverse (violazione di legge, vizio di motivazione, omesso esame di un fatto) in modo indistinguibile. La Corte ha ribadito che tale tecnica processuale è inammissibile perché costringe il giudice di legittimità a un'opera di selezione delle censure che non gli compete, rendendo di fatto impossibile l'esame nel merito.
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