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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: il ricorso costa caro in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato contro la sentenza d'appello che lo aveva condannato a due anni e otto mesi di reclusione per spaccio di lieve entità. La difesa contestava la qualificazione del reato e la mancata esclusione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso tendeva a ottenere una inammissibile rivalutazione delle prove, preclusa in sede di Cassazione. La motivazione della sentenza impugnata è stata ritenuta logica e coerente, sia in merito alla colpevolezza sia per quanto riguarda il trattamento sanzionatorio. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: lanciare la droga non evita la condanna
L'Imputata è stata condannata per il reato di spaccio di lieve entità a sei mesi di reclusione e mille euro di multa, dopo essere stata sorpresa a lanciare dalla finestra un involucro con 10,9 grammi di cocaina. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione e che la presenza di numerosi precedenti penali impedisce legalmente la concessione dei benefici di sospensione. L'Imputata perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no alla pena retroattiva più severa
Tre imputati sono stati condannati per reati di droga. La Corte d'appello ha riqualificato i fatti come spaccio di lieve entità non occasionale, applicando una norma del 2023 ritenuta più favorevole. La Cassazione ha però rilevato un errore: la riforma del 2023 non ha creato un nuovo reato autonomo, ma una circostanza aggravante che aumenta la pena per le condotte non occasionali. Di conseguenza, applicare questa norma a fatti commessi nel 2020 ha violato il principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole, poiché ha comportato una pena più alta rispetto a quella prevista all'epoca dei fatti. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena, confermando in via definitiva la colpevolezza degli imputati.
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Spaccio di lieve entità: No se l’attività è stabile e organizzata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di droga a un uomo che chiedeva il riconoscimento del reato come 'spaccio di lieve entità'. Sebbene le singole cessioni riguardassero piccole quantità, i giudici hanno negato l'ipotesi meno grave. La decisione si basa sulla valutazione complessiva dell'attività: era continuativa, organizzata, rivolta a numerosi acquirenti e riguardava droghe pesanti come eroina e cocaina. Questi elementi indicano un'offensività significativa, incompatibile con la lieve entità. La Corte ha anche respinto la richiesta di nullità per mancata traduzione degli atti, avendo provato che l'imputato comprendeva perfettamente la lingua italiana.
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Spaccio di lieve entità negato: 53 episodi erano organizzati
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità dello spaccio di lieve entità per un'attività criminale ben organizzata. Un soggetto, accusato di 53 episodi di cessione di cocaina, aveva richiesto la riqualificazione del reato in fattispecie di minore gravità. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che la natura strutturata dell'attività, la capacità di approvvigionamento, il coordinamento con altri soggetti e la disponibilità di un luogo per le scorte sono elementi incompatibili con la lieve entità. La professionalità e la continuità dell'azione criminale prevalgono sulla quantità ceduta nel singolo episodio, confermando così la condanna più grave.
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Spaccio di lieve entità: negato con 100g e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di droga, negando la possibilità di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. L'imputato era stato trovato in possesso di 100 grammi di hashish. I giudici hanno stabilito che, per escludere la lieve entità, non basta considerare solo la quantità della sostanza. In questo caso, i precedenti penali specifici dell'imputato hanno dimostrato un suo stabile inserimento nel mondo del narcotraffico. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la condanna scatta anche per 15 episodi
Una persona è stata condannata per ripetuti episodi di spaccio di lieve entità di hashish e cocaina, spesso in collaborazione con un complice. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che le cessioni fossero gratuite e che i fatti fossero di minima importanza. La Corte ha respinto tutte le argomentazioni, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che lo spaccio è reato anche senza guadagno e che la natura abituale della condotta, con circa quindici episodi, esclude la possibilità di considerare il fatto di lieve entità o di concedere benefici. L'appello è stato dichiarato inammissibile e la pena confermata.
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Spaccio di lieve entità: No se vendi 1kg ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per spaccio di droga, negando l'applicazione della fattispecie di 'spaccio di lieve entità'. L'imputato, già ai domiciliari per reati simili, aveva venduto un chilo di hashish e alcuni 'provini' tramite un complice. Secondo i giudici, la notevole quantità di droga, la condizione di detenzione domiciliare e l'uso di un intermediario sono elementi incompatibili con la lieve entità del fatto. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo la condanna definitiva e condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: 15 dosi e appunti bastano per la condanna
Un detenuto viene trovato in possesso di 15 dosi di hashish e di appunti manoscritti con nomi e cifre. I giudici lo condannano per spaccio di lieve entità, ritenendo che questi elementi, uniti alle modalità di detenzione, provassero l'intenzione di vendere la sostanza ad altri carcerati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La Corte ha stabilito che la valutazione dei fatti era logica e ben motivata, e non poteva essere ridiscussa in sede di legittimità. L'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: condanna confermata, ricorso inutile
Un soggetto condannato per spaccio di lieve entità di marijuana e hashish ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione delle prove. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il loro compito non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La motivazione della condanna è stata ritenuta logica e ben fondata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Auto come deposito droga: non è spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione dell'ipotesi di spaccio di lieve entità a un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. Sebbene la quantità potesse non essere ingente, le modalità professionali dell'attività e l'uso dell'auto come deposito hanno reso il fatto più grave. I giudici hanno sottolineato che per riconoscere lo spaccio di lieve entità, tutti gli elementi del reato devono essere di minima offensività. La Corte ha inoltre confermato la recidiva, data la lunga lista di precedenti penali dell'imputato, e la confisca del denaro e dell'autovettura, considerati strumenti e provento del reato. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Spaccio di lieve entità: famiglia condannata nonostante poca droga
Una famiglia viene condannata per spaccio continuato di cocaina dalla propria abitazione. Gli imputati ricorrono in Cassazione chiedendo il riconoscimento dello 'spaccio di lieve entità', data la modesta quantità di droga complessivamente ceduta. La Corte Suprema rigetta il ricorso e conferma la condanna. I giudici stabiliscono un principio chiaro: la sistematicità e l'organizzazione dell'attività di spaccio, che la rendono un'impresa criminale stabile, escludono la qualifica di 'fatto di lieve entità', anche se le singole cessioni riguardano piccole dosi. La continuità del reato prevale sulla quantità.
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Spaccio di lieve entità: No se il gruppo è organizzato | Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un gruppo di persone condannate per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Gli imputati chiedevano che il reato fosse classificato come 'spaccio di lieve entità' per ottenere una pena più bassa, sostenendo che le singole vendite riguardavano piccole quantità. La Corte ha respinto la richiesta. Ha stabilito che la presenza di una struttura organizzata, con una cassa comune, la capacità di rifornirsi di grandi quantitativi (5 kg) e il controllo delle piazze di spaccio, è incompatibile con la qualifica di 'spaccio di lieve entità'. La condanna è stata quindi confermata perché l'organizzazione criminale prevale sulla modesta quantità delle singole cessioni. Gli imputati hanno perso il ricorso.
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Spaccio di lieve entità: No con 100g di hashish e precedenti
Un uomo, condannato per detenzione di un ingente quantitativo di droga, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. Sosteneva che la droga fosse per uso personale in vista di un viaggio. La Corte ha respinto il ricorso. La grande quantità di stupefacente (un panetto di hashish da 100 grammi ad alta purezza e altre dosi), le modalità di confezionamento e un precedente penale specifico sono stati ritenuti elementi incompatibili con la qualifica di spaccio di lieve entità. La condanna è stata quindi confermata, stabilendo che tali indizi dimostrano una professionalità nel crimine e non un fatto occasionale e di minima gravità.
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Spaccio di lieve entità: negato a detenuto con 4500 dosi in cella
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità dello spaccio di lieve entità per un detenuto trovato in possesso di un ingente quantitativo di droga. L'uomo deteneva hashish e cocaina sufficienti per oltre 4.500 dosi, confezionate in modo professionale e destinate a essere introdotte in un istituto penitenziario. Secondo i giudici, la pluralità delle sostanze, la quantità, le modalità di confezionamento e il contesto carcerario sono elementi che dimostrano una notevole pericolosità e capacità criminale, incompatibili con l'ipotesi del reato minore. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è stata confermata.
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Spaccio di lieve entità: No se hai 1300 dosi e una mini-serra
La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di configurare lo spaccio di lieve entità per un individuo trovato in possesso di 363,4 grammi di marijuana, equivalenti a 1.378 dosi medie, e di attrezzatura rudimentale per la coltivazione. Secondo i giudici, sia l'ingente quantitativo della sostanza sia la presenza di strumenti per la produzione (vasi, lampada, pannelli riflettenti) indicano una condotta non occasionale e di gravità tale da impedire l'applicazione della norma più favorevole. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e respingendo anche la richiesta di attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'imputato.
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Spaccio di lieve entità: 144 dosi non bastano per lo sconto
La Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a un uomo trovato con oltre 23 grammi di cocaina, da cui si potevano ricavare 144 dosi. L'imputato aveva chiesto uno sconto di pena, ritenendola eccessiva. I giudici hanno respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. Hanno stabilito che, nonostante la qualifica di 'lieve entità', la quantità significativa di droga giustificava pienamente la pena inflitta, rendendo la valutazione del giudice di merito corretta e ben motivata. L'uomo è stato quindi condannato a pagare anche le spese processuali e un'ulteriore somma alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: No se l’attività è stabile e organizzata
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un individuo condannato per spaccio di cocaina. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità e l'applicazione di una pena sostitutiva al carcere. La Corte ha negato entrambe le richieste, sottolineando che il possesso di un quantitativo significativo di droga pura (31,6 grammi), suddivisa in dosi e accompagnata da bilancini di precisione e appunti contabili, dimostra un'attività di spaccio stabile e non occasionale. Tale organizzazione esclude la possibilità di qualificare il fatto come di lieve entità. La richiesta di pene alternative è stata respinta anche a causa della gravità dei fatti e della pericolosità sociale del soggetto, già con precedenti penali.
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Spaccio di droga abituale: condanna anche senza grandi quantità
Un uomo viene condannato per spaccio di cocaina, gestito dalla propria abitazione. Le prove includono appostamenti, il fermo di due acquirenti e il ritrovamento in casa di droga, un bilancino e materiale per il confezionamento. La Corte di Cassazione conferma la condanna, respingendo la richiesta di applicare la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. La decisione si basa sulla natura continuativa dell'attività, che configura uno spaccio di droga abituale. I precedenti specifici dell'imputato hanno rafforzato questa valutazione, portando a dichiarare il suo ricorso inammissibile e a rendere la pena definitiva.
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Spaccio di lieve entità negato: 1700 dosi sono troppe per la legge
La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di riconoscere lo spaccio di lieve entità a un imputato trovato in possesso di un quantitativo enorme di droga. Nello specifico, quasi 1400 dosi di cocaina e oltre 300 di hashish. Secondo i giudici, una quantità così rilevante è un elemento decisivo che impedisce di qualificare il reato come minore, nonostante le argomentazioni della difesa. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna decisa nei gradi precedenti. La motivazione della sentenza precedente è stata ritenuta solida, logica e non criticabile.
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