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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità negato: l’agenda svela il business
Un soggetto, condannato per detenzione di cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. La richiesta si basava sulla necessità di una pena più mite. Tuttavia, le prove a suo carico, tra cui una consistente quantità di droga, un'agenda con la contabilità di 48 clienti e una notevole somma di denaro contante, dimostravano un'attività sistematica e redditizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che tali elementi sono incompatibili con la figura dello spaccio di lieve entità, che presuppone un'offensività minima. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Spaccio di lieve entità: attività abituale non esclude il reato lieve
Un uomo viene condannato per detenzione e spaccio di marijuana. L'imputato sostiene che si tratti di spaccio di lieve entità, data la modesta quantità di droga. I giudici dei primi gradi di giudizio negano questa qualifica, ritenendo l'attività continuativa e organizzata. La Corte di Cassazione, invece, annulla la condanna. I giudici supremi stabiliscono che per negare lo spaccio di lieve entità non basta che l'attività sia abituale. È necessario valutare tutti gli indici: la quantità effettiva di principio attivo, il numero di dosi (molto più basso di quello inizialmente calcolato) e le modalità concrete. La sentenza afferma che anche un'attività non occasionale può rientrare nella fattispecie lieve. Il caso torna quindi alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Spaccio: i precedenti penali bloccano lo sconto di pena
Due persone, condannate per spaccio di lieve entità, hanno presentato ricorso in Cassazione. Si lamentavano della mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. La decisione evidenzia un principio chiave: la correlazione tra precedenti penali e attenuanti. I giudici hanno confermato che i numerosi precedenti specifici a carico degli imputati erano un ostacolo insormontabile alla concessione di uno sconto di pena. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lavoro onesto non basta: no allo spaccio di lieve entità
La Cassazione ha negato l'applicazione dell'ipotesi di spaccio di lieve entità a un giovane indagato, nonostante avesse da poco trovato un lavoro. La decisione si fonda sul suo stabile inserimento in una rete criminale organizzata, caratterizzata da una chiara divisione dei compiti e da guadagni giornalieri elevati. Secondo i giudici, la continuità e la professionalità dell'attività di spaccio escludono la possibilità di considerarla un fatto minore. Il recente contratto di lavoro non è stato ritenuto sufficiente a diminuire il concreto pericolo che l'indagato potesse commettere altri reati, giustificando così il mantenimento degli arresti domiciliari.
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Spaccio di Lieve Entità? No con 1 Kg di Droga, dice la Cassazione
Un uomo, condannato per aver ceduto un chilogrammo di sostanza stupefacente, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva di qualificare il reato come spaccio di lieve entità per ottenere una pena più bassa. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: una quantità così ingente di droga è oggettivamente incompatibile con l'ipotesi del fatto lieve. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità negato con 365g di droga e libro mastro
La Corte di Cassazione ha negato la qualifica di spaccio di lieve entità a un soggetto trovato in possesso di oltre 365 grammi di marijuana, ingenti somme di denaro, materiale per il confezionamento e un quaderno con la contabilità dell'attività. Secondo i giudici, questi elementi nel loro complesso dimostrano una professionalità e un'organizzazione incompatibili con la minima offensività richiesta per il reato minore. La condanna per spaccio ordinario è stata quindi confermata, stabilendo che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità della sostanza, ma deve considerare tutte le circostanze del caso concreto che indicano un'attività strutturata e non occasionale.
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Spaccio di Lieve Entità: No se l’Attività è Professionale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio continuato. L'imputato chiedeva di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. La Corte ha respinto la richiesta, confermando la valutazione dei giudici precedenti. L'attività di spaccio era stata giudicata professionale e abituale, basandosi su numerose cessioni di droga a molti acquirenti, avvenute per un lungo periodo e con un certo controllo del territorio. Questi elementi sono incompatibili con la qualificazione di 'lieve entità'. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Spaccio di lieve entità negato: disoccupato con soldi e troppe chiamate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, ma i giudici hanno respinto la sua richiesta. La decisione non si è basata solo sulla quantità di cocaina detenuta, ma su un quadro complessivo. Elementi decisivi sono stati il possesso di una considerevole somma di denaro, incompatibile con il suo stato di disoccupazione, e le numerose telefonate ricevute durante il controllo. Questi fattori, insieme, indicavano un'attività di spaccio stabile e organizzata, escludendo così l'ipotesi del fatto di lieve entità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: negato se l’attività è professionale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di cocaina, negando la qualifica di 'fatto di lieve entità'. Secondo i giudici, per escludere l'ipotesi di spaccio di lieve entità è sufficiente che anche un solo elemento, come la professionalità dell'attività, indichi una certa gravità. Nel caso specifico, l'imputato agiva in modo organizzato, con un ruolo da 'palo' e in collaborazione con altri complici. Questa modalità operativa ha dimostrato una non occasionalità dell'attività di spaccio, giustificando il rigetto della richiesta di attenuante e rendendo il ricorso inammissibile.
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Spaccio di lieve entità negato: condanna per droga e videosorveglianza
Un uomo, già ai domiciliari, viene condannato per spaccio di 52 grammi di cocaina, da cui si potevano ricavare 244 dosi. L'attività era organizzata con un sistema di videosorveglianza e un paniere calato dalla finestra. La difesa chiede il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, ma la Corte di Cassazione respinge il ricorso. Secondo i giudici, il numero elevato di dosi e le modalità professionali dell'attività escludono categoricamente l'ipotesi del fatto lieve. La condanna è quindi confermata.
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Spaccio di lieve entità: No con 363g di hashish, dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di 363 grammi di hashish. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, ma la Corte ha respinto la richiesta. La grande quantità di droga, sufficiente per oltre 3000 dosi, le modalità di occultamento e i precedenti penali dell'imputato sono stati considerati incompatibili con l'ipotesi del reato minore. La sentenza stabilisce che per qualificare lo spaccio di lieve entità non basta guardare un solo elemento, ma è necessaria una valutazione complessiva che, in questo caso, indicava un'attività criminale non marginale. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Spaccio di Lieve Entità Negato: Troppa Droga nell’Appartamento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per detenzione e spaccio di droga, respingendo la loro richiesta di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. Sebbene le singole cessioni potessero essere modeste, il considerevole quantitativo totale di droga rinvenuto nell'appartamento (28 gr di cocaina e 459 gr di marijuana) e le modalità organizzate dell'attività sono stati ritenuti elementi decisivi. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla lieve entità del fatto deve essere complessiva e non limitata ai singoli episodi. La significativa quantità di stupefacente è sintomatica di un'attività di spaccio non irrisoria, escludendo così la possibilità di applicare la pena più mite.
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Spaccio di lieve entità: No se ci sono bilancino e telecamere
La Corte di Cassazione ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità per un uomo trovato in possesso di marijuana e cocaina. Nonostante la difesa sostenesse la minima offensività, i giudici hanno dato peso non solo alla quantità di droga, sufficiente per oltre duemila dosi, ma anche al contesto. La presenza in casa di un bilancino di precisione, denaro contante e un sistema di videosorveglianza, sebbene non funzionante, è stata interpretata come un chiaro indice di un'attività di spaccio non occasionale. La Corte ha quindi confermato la condanna, stabilendo che la valutazione sulla lieve entità deve considerare tutti gli elementi nel loro complesso, non solo il peso della sostanza.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Quattro soggetti sono stati condannati per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità. Secondo la difesa, i giudici di merito avrebbero sbagliato a non applicare la pena ridotta prevista per i casi meno gravi. La Suprema Corte ha però dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno rilevato che i ricorrenti si sono limitati a riproporre le stesse lamentele sui fatti già esaminate nei precedenti gradi di giudizio, senza offrire critiche specifiche alla sentenza impugnata. Inoltre, la decisione di negare la lieve entità è risultata ben motivata e priva di difetti logici. Di conseguenza, i condannati devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Droga e lieve entità: la quantità blocca lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per reati legati alla detenzione e alla vendita di sostanze stupefacenti. Egli ha presentato ricorso sostenendo che la sua condotta dovesse essere qualificata come spaccio di lieve entità, cercando di ottenere una riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha però dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'elevata quantità di droga rinvenuta impedisce categoricamente di considerare il fatto come di lieve entità. Inoltre, la Corte ha rilevato che le contestazioni dell'Imputato erano semplici ripetizioni di quanto già discusso e respinto nei precedenti gradi di giudizio. La decisione finale ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: inutile il ricorso se si ridiscutono i fatti
Un soggetto, condannato per concorso in spaccio di lieve entità, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Le sue lamentele riguardavano la sua presunta colpevolezza e l'eccessiva severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che non è possibile chiedere alla Cassazione di rivalutare i fatti del processo, compito che spetta ai tribunali di merito. Anche la richiesta di una pena più mite è stata respinta perché la decisione del giudice precedente era ben motivata. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di Lieve Entità Negato: Attività Continua, Condanna Grave
Un imputato, condannato per una continuativa attività di spaccio di cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli chiedeva di riclassificare il reato in spaccio di lieve entità. La Corte ha respinto la richiesta. I giudici hanno sottolineato che l'attività era 'fiorente e continuativa', caratteristiche incompatibili con l'ipotesi minore. La richiesta dell'imputato è stata considerata un tentativo di far riesaminare i fatti, cosa non permessa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: No se l’attività è organizzata
Un uomo viene condannato per detenzione e cessione di diverse droghe (cocaina, hashish e marijuana). L'imputato chiede alla Corte di Cassazione di riconoscere lo spaccio di lieve entità, che comporta una pena minore. La Corte respinge la richiesta. Secondo i giudici, non si può parlare di fatto lieve quando l'attività è organizzata. La presenza di più tipi di droga, le dosi già confezionate, una vasta rete di clienti e un sistema di 'passaparola' e contatti telefonici dimostrano una professionalità che esclude l'ipotesi dello spaccio di lieve entità, anche se la quantità di cocaina non era enorme. La condanna viene quindi confermata.
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Spaccio di Lieve Entità Negato se l’Attività è Continuativa
Un indagato, posto agli arresti domiciliari per plurime cessioni di droga, chiedeva di riqualificare il reato in spaccio di lieve entità. Sosteneva che le piccole quantità, i mezzi rudimentali e l'assenza di una vera organizzazione giustificassero l'ipotesi più lieve. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito un principio chiaro: la non occasionalità e la continuità dell'attività di spaccio, unite ad altri indizi come l'uso di chat e utenze fittizie, sono elementi che, nel loro complesso, escludono la configurabilità dello spaccio di lieve entità, anche in presenza di singole cessioni modeste. La sistematicità dell'attività prevale sulla piccola quantità ceduta di volta in volta.
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Spaccio di lieve entità? No, se è abituale: condanna confermata
Un uomo condannato per spaccio continuato di droga ricorre in Cassazione chiedendo il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici sottolineano che l'attività illecita, protratta per anni con centinaia di cessioni, dimostra un carattere stabile e professionale. Questa abitualità esclude categoricamente la possibilità di qualificare il fatto come di minima offensività. La condanna per il reato più grave è quindi confermata, poiché la continuità e l'organizzazione dell'attività prevalgono sulla quantità di droga ceduta in ogni singola occasione.
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