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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre imputati coinvolti in attività di spaccio di lieve entità. I ricorrenti avevano impugnato la sentenza della Corte di Appello contestando l'utilizzabilità di alcune dichiarazioni testimoniali e la mancata concessione di attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, rilevando che le prove raccolte tramite intercettazioni e tracciamenti GPS erano solide e coerenti. I giudici hanno chiarito che la reiterazione delle condotte di spaccio di lieve entità e il conseguimento di un lucro non modesto giustificano il diniego di ulteriori sconti di pena. La decisione sottolinea l'importanza della precisione dei motivi di ricorso, che non possono limitarsi a riproporre questioni di fatto già ampiamente analizzate nei gradi precedenti.
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Spaccio di lieve entità negato per l’organizzazione criminale
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di due imputati condannati per cessione illecita di stupefacenti. Entrambi chiedevano la derubricazione del reato in spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato il diniego della qualificazione più mite, sottolineando che l'attività, sebbene riguardasse quantitativi non enormi, era inserita in un contesto organizzato. I giudici hanno valorizzato la reiterazione sistematica, l'ampia platea di clienti e l'uso di mezzi funzionali, come utenze fittizie e abitazioni adibite a base operativa. Inoltre, per uno degli imputati, è stata confermata la misura di sicurezza dell'espulsione a pena espiata, giustificata dalla spiccata pericolosità sociale e dalla pervicacia nell'attività criminale. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un imputato sorpreso con nove dosi di marijuana e denaro contante non giustificato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su contestazioni puramente fattuali e generiche riguardanti la visibilità notturna degli agenti operanti. La Corte ha ritenuto pienamente attendibili le testimonianze delle forze dell'ordine, valorizzando il possesso della sostanza e la mancanza di redditi leciti documentati.
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Spaccio di lieve entità: perché la durata esclude il beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di traffico di stupefacenti, rigettando la richiesta di riqualificare il fatto come spaccio di lieve entità. I giudici hanno rilevato che l'attività illecita è stata portata avanti per oltre 700 giorni, configurando la gestione di una vera e propria piazza di spaccio con profitti significativi. Tale continuità temporale e l'organizzazione della condotta escludono la minima offensività richiesta dalla legge. Inoltre, è stato negato il riconoscimento delle attenuanti generiche per mancanza di elementi positivi nel comportamento dell'imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità e tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il ricorrente contestava un errore materiale nel capo d'imputazione e il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che l'errore materiale non inficia la sentenza se non lede il diritto di difesa. Inoltre, l'organizzazione della vendita, caratterizzata da consegne a domicilio e possesso di strumenti per il confezionamento, esclude la possibilità di applicare l'art. 131-bis cod. pen., evidenziando un'intensità del dolo incompatibile con la tenuità.
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Spaccio di lieve entità: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di due soggetti sorpresi in attività di cessione coordinata di stupefacenti. I ricorrenti contestavano la responsabilità penale e la configurazione della continuazione interna, sostenendo che la detenzione di diverse sostanze integrasse un unico reato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili poiché riproponevano genericamente motivi già respinti in appello, confermando la legittimità del diniego della sospensione condizionale basata sui precedenti penali e sulla prognosi negativa di ravvedimento.
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Spaccio di lieve entità e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un soggetto sorpreso con dosi di droga confezionate e differenziate. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati dalla difesa erano meramente riproduttivi di quanto già discusso in appello, senza una reale confutazione delle logiche decisionali. La Corte ha inoltre ribadito il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato e dell'assenza di elementi positivi di valutazione.
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Spaccio di lieve entità: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per spaccio di lieve entità. La ricorrente contestava la destinazione a terzi della droga e l'entità della pena. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità e che la determinazione della pena, se motivata secondo i criteri di legge, rientra nella discrezionalità del giudice di merito.
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Spaccio di lieve entità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano generici e non scalfivano la logica della sentenza di appello, che aveva correttamente analizzato le prove. Oltre al rigetto del ricorso, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: i limiti della pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità nei confronti di un soggetto che cedeva sistematicamente cocaina. Nonostante la difesa invocasse l'incensuratezza e la collaborazione, i giudici hanno ritenuto che la reiterazione della condotta per oltre due anni giustificasse il diniego delle attenuanti generiche e dei benefici di legge. La sentenza ribadisce che la determinazione della pena è discrezionale e può discostarsi dal minimo edittale in presenza di fatti gravi e prolungati nel tempo.
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Spaccio di lieve entità: quando il ricorso è inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità di cocaina. La decisione conferma la pena di un anno di reclusione, sottolineando che il ricorrente si era limitato a riproporre le stesse difese già respinte in appello. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità, specialmente quando le indagini di polizia hanno documentato in modo diretto la cessione della sostanza stupefacente in cambio di denaro.
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Spaccio di lieve entità: limiti alle attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di due soggetti sorpresi in attività di cessione di stupefacenti. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi, sottolineando che la reiterazione delle condotte esclude l'applicazione dell'attenuante della speciale tenuità del danno (Art. 62 n. 4 c.p.), poiché il pericolo per la salute pubblica prevale sul modesto lucro conseguito. Inoltre, è stata ribadita la discrezionalità del giudice nel dosaggio della pena e nella concessione delle attenuanti generiche, purché la motivazione sia logica e coerente con la gravità del fatto.
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Spaccio di lieve entità: limiti alla non punibilità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità di hashish e cocaina. La difesa sosteneva l'uso personale o di gruppo, ma il rinvenimento di dosi già confezionate e di un bilancino di precisione ha confermato la finalità di cessione. La Corte ha chiarito che il riconoscimento della lieve entità non comporta automaticamente l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché quest'ultima richiede un'offesa ancora più esigua. Tuttavia, la sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alla mancata motivazione sul diniego delle attenuanti generiche e sull'applicazione della recidiva, basata solo sui precedenti penali senza una valutazione concreta della pericolosità sociale.
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Spaccio di lieve entità: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità nei confronti di un soggetto trovato in possesso di diverse tipologie di stupefacenti, strumenti per il confezionamento e una somma di denaro in banconote di piccolo taglio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la difesa richiedeva una rivalutazione dei fatti già accertati nei gradi di merito. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto, evidenziando come la pluralità delle sostanze e le segnalazioni dei vicini dimostrassero un'offesa non trascurabile al bene della salute pubblica.
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Spaccio di lieve entità e attenuante collaborazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un'imputata trovata in possesso di hashish e un bilancino di precisione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché basato su motivi di merito e sulla richiesta infondata dell'attenuante della collaborazione attiva. La consegna spontanea della droga durante la perquisizione non è stata ritenuta un contributo decisivo.
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Spaccio di lieve entità: quando viene escluso?
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della fattispecie dello spaccio di lieve entità per un caso riguardante il possesso di cocaina equivalente a 247 dosi. La decisione si fonda sull'elevata purezza della sostanza e sulle modalità di occultamento, fattori ritenuti incompatibili con la minore offensività del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio lieve entità: Cassazione su quantità e pena
Un individuo condannato per traffico di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo la riqualificazione del reato come spaccio di lieve entità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito. La reiezione si fonda sulla notevole quantità di sostanza (1.128 dosi), sulle modalità di confezionamento e sul rinvenimento di denaro contante in piccoli tagli, elementi ritenuti incompatibili con un'offesa di minore gravità.
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Spaccio lieve entità: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva la qualificazione del reato come spaccio di lieve entità, valorizzando elementi come la pluralità delle sostanze, la continuità dell'attività e l'inserimento in contesti criminali organizzati, ritenendoli prevalenti rispetto al modesto quantitativo delle singole cessioni.
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Spaccio di lieve entità: i criteri di valutazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato come spaccio di lieve entità. La Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sul dato quantitativo, ma deve considerare l'intera condotta, inclusa l'organizzazione, la sistematicità dell'attività e i collegamenti con altri soggetti, elementi che in questo caso escludevano la lieve entità del fatto.
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Spaccio di lieve entità: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due fratelli condannati per spaccio di stupefacenti. La sentenza sottolinea che per la configurabilità del reato di spaccio di lieve entità non si deve guardare al singolo episodio, ma è necessaria una valutazione complessiva dell'intera attività criminale, incluse le modalità organizzative e la continuità delle cessioni.
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