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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: i precedenti negano lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione a fini di spaccio di oltre 33 grammi di cocaina e meno di un grammo di hashish. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata partecipazione personale all'udienza svoltasi durante l'emergenza sanitaria e il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'imputato non aveva formulato una richiesta esplicita di partecipazione e che lo spaccio di lieve entità non può essere riconosciuto in presenza di precedenti penali specifici che dimostrano una continuità nell'attività criminale, oltre alla quantità non trascurabile di stupefacente. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: no alle attenuanti per chi ha precedenti
Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell'ordine hanno rinvenuto nell'abitazione e addosso a una donna diversi quantitativi di eroina e cocaina, oltre a un bilancino di precisione e strumenti per il taglio. La donna è stata condannata per il reato di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, che lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della speciale tenuità del danno. I giudici hanno confermato la condanna a dieci mesi di reclusione e 2.500 euro di multa, evidenziando la gravità del fatto dovuta alla diversità delle sostanze e alla personalità negativa della ricorrente, la quale ha continuato a spacciare nonostante fosse già sottoposta all'obbligo di firma. La ricorrente dovrà inoltre pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: no a ipotesi future contro prove reali
Il Tribunale di Napoli aveva confermato l'obbligo di firma per un uomo sorpreso a cedere circa quattro grammi di cocaina, rifiutando di qualificare il fatto come spaccio di lieve entità. Il rifiuto si basava sull'ipotesi, ancora da verificare, che l'indagato potesse far parte di una rete criminale più ampia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che la valutazione sulla gravità del reato deve fondarsi esclusivamente su prove concrete e già acquisite, non su semplici ipotesi investigative future. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento e ha ordinato al Tribunale del Riesame di rivalutare il caso applicando correttamente la legge.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega sconti al recidivo
Un uomo è stato condannato a due anni di reclusione e seimila euro di multa per lo spaccio di lieve entità di 0,30 grammi di cocaina, dopo essere stato colto in flagrante. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche, basati su precedenti condotte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi di quanto già esaminato in appello. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare il merito della vicenda, ma solo verificare la logicità della motivazione della sentenza impugnata, che in questo caso è risultata solida e coerente. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: un telefono scambiato per droga condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'imputato contestava l'attendibilità dell'acquirente, che lo aveva accusato indicando la cessione di un telefono come pagamento per la droga. La difesa sosteneva che il testimone fosse inattendibile perché sotto l'effetto di sostanze. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. Di conseguenza, la condanna a otto mesi di reclusione è diventata definitiva e l'imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la parola degli acquirenti condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per lo spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva che mancasse la prova della finalità di cessione della droga e lamentava un'ingiusta inversione dell'onere della prova. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno confermato la validità delle prove raccolte nei precedenti gradi di giudizio. Gli agenti di polizia avevano infatti osservato direttamente gli scambi di droga, successivamente confermati dalle dichiarazioni degli acquirenti fermati. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la condanna scatta anche senza precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per lo spaccio di lieve entità di cocaina. L'imputato era stato sorpreso dalla polizia mentre riceveva denaro in cambio di droga, e addosso gli erano state trovate altre dosi. La Suprema Corte ha confermato il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando l'abitualità della condotta desunta dalle dichiarazioni dell'acquirente. I giudici hanno chiarito che la commissione di altri reati della stessa specie può essere accertata anche in via incidentale dal giudice del processo. Infine, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che ha motivato correttamente la sanzione in base alla gravità del fatto e alla reiterazione dello spaccio. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la parola dei clienti batte la difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di spaccio di lieve entità a carico di un uomo, sorpreso a cedere dosi di cocaina. La difesa contestava l'attendibilità delle testimonianze degli acquirenti e la ricostruzione dei fatti operata dalle forze dell'ordine. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, in presenza di una doppia conforme (le sentenze di primo e secondo grado concordano nella valutazione delle prove), la motivazione dei giudici di merito è insindacabile se priva di illogicità. Le dichiarazioni dei testimoni, non conoscenti tra loro e fermati in tempi diversi, e i riscontri oggettivi della polizia blindano la colpevolezza dell'imputato. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: no se guadagni 1.200 euro al giorno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre soggetti coinvolti in un traffico di sostanze stupefacenti. Il primo imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, ma i giudici hanno escluso l'attenuante a causa del suo ruolo di spacciatore di medio calibro con un guadagno giornaliero di circa 1.200 euro. Anche la posizione del secondo imputato, identificato come fornitore abituale e grossista del primo, ha impedito l'applicazione della minore gravità del fatto. Per il terzo soggetto è stata invece respinta la richiesta di attenuante comune, poiché la detenzione della droga non presentava un carattere occasionale o un ridotto disvalore sociale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi.
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Spaccio di lieve entità: no se hai 200 dosi di cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per detenzione di circa 200 dosi di cocaina, suddivise in 72 involucri nascosti nell'auto. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità e l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che la presenza di bilancini di precisione, denaro in contanti e le modalità di occultamento indicano un'attività di spaccio ben organizzata e non occasionale. Inoltre, la richiesta di attenuante per il profitto minimo è stata dichiarata inammissibile poiché presentata per la prima volta in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: niente sconti ai professionisti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sette anni e sei mesi di reclusione nei confronti di un cittadino straniero, ritenuto colpevole di plurimi episodi di cessione e detenzione di marijuana ed eroina. La difesa ha contestato l'attendibilità dei testimoni e ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, oltre al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e all'annullamento della misura di sicurezza dell'espulsione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che lo spaccio di lieve entità va escluso in presenza di un'attività organizzata e professionale protratta nel tempo. Inoltre, ha ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti e l'espulsione, data la provata pericolosità sociale del condannato, dedito stabilmente al commercio illecito come unica fonte di reddito.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per un chilo di eroina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per aver fatto da intermediario nella compravendita di un chilo di eroina. L'imputato chiedeva che il reato venisse riqualificato come spaccio di lieve entità, valorizzando il modesto compenso ricevuto di 200 euro. I giudici hanno respinto la richiesta, confermando che l'ingente quantitativo di droga trattato (un chilo) esclude categoricamente l'applicazione dell'attenuante della lieve entità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la cantina-deposito nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione e spaccio di stupefacenti. L'uomo custodiva in cantina circa 104 grammi di cocaina (pari a 438 dosi) e 19 grammi di marijuana. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo che il giudice non potesse basarsi solo sul peso della droga. La Suprema Corte ha invece confermato che l'elevata quantità di sostanza, unita alla diversità delle droghe e all'uso di una cantina come deposito organizzato, esclude lo spaccio di lieve entità. Il dato quantitativo può infatti assumere un valore decisivo e assorbente quando dimostra una circolazione non occasionale sul mercato. Di conseguenza, la condanna a quattro anni e un mese di reclusione è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per il corriere recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per detenzione di circa cinquanta grammi di droga (eroina e altre sostanze). L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo che la reale efficacia psicotropa di alcune sostanze fosse minima. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'attenuante sia per il dato quantitativo (oltre mille dosi ricavabili), sia per il ruolo di corriere emerso dalle indagini. È stata inoltre confermata l'aggravante della recidiva, data la presenza di precedenti condanne specifiche e l'uso di falsi nomi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: condanna confermata anche senza flagranza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di lieve entità a due anni di reclusione e quattromila euro di multa. La polizia aveva osservato il ricorrente nascondere cocaina in un'intercapedine stradale, poi prelevata da un complice per consegnarla agli acquirenti. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ribadendo che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove se la ricostruzione dei fatti è logica e coerente. Inoltre, ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, poiché per ottenerle non basta l'assenza di elementi negativi, ma servono elementi positivi che giustifichino uno sconto di pena. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: l’organizzazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva che il reato venisse riqualificato come spaccio di lieve entità. I giudici hanno invece confermato la gravità del fatto, evidenziando la struttura professionale dell'attività: presenza di vedette, divisione dei ruoli tra complici, un flusso continuo di clienti con oltre quindici cessioni giornaliere e il sequestro di centinaia di dosi di eroina e hashish. La Suprema Corte ha ribadito che l'organizzazione sistematica esclude l'applicazione della fattispecie attenuata. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Spaccio di lieve entità: la collaborazione non cancella la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gestore di un chiosco condannato per spaccio di lieve entità. La polizia giudiziaria aveva notato movimenti sospetti vicino al locale e fermato due giovani acquirenti, i quali avevano confermato l'acquisto dal gestore. Quest'ultimo aveva poi consegnato spontaneamente altra droga agli agenti. La difesa contestava l'uso delle intercettazioni telefoniche e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito ha legittimamente negato le attenuanti a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato e della continuità dello spaccio. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per chi vende ai domiciliari
Il Ricorrente, già agli arresti domiciliari, è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, essendo stato trovato in possesso di 198 dosi di cocaina e 806 dosi di hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità e contestando l'aumento di pena per la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevato numero di dosi e la commissione del fatto durante la detenzione domiciliare escludono categoricamente la minore gravità del fatto. Di conseguenza, Il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità nei confronti di un uomo sorpreso a Palermo mentre cedeva un involucro a un noto assuntore. Gli inquirenti avevano sequestrato sostanze stupefacenti equivalenti a ventinove dosi medie, conservate e nascoste con modalità tipiche dell'attività illecita. L'imputato ha proposto ricorso contestando la ricostruzione dei giudici di merito e chiedendo una nuova valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti se la motivazione della sentenza precedente è logica e coerente. Di conseguenza, l'uomo perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità negato: la Cassazione conferma le condanne
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per traffico di stupefacenti. I ricorrenti chiedevano la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando che l'elevato numero di clienti, la pluralità delle piazze di spaccio, la durata della condotta (dal 2021 al 2023) e l'ingente quantitativo di droga escludono l'ipotesi attenuata. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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