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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: ricorso respinto e sanzione
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di spaccio di lieve entità commesso in concorso tra loro. I ricorrenti contestavano la destinazione della droga alla cessione a terzi, il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili perché i motivi riproponevano argomenti generici già esaminati e motivati dai giudici d'appello. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quantità e rigetto del ricorso
L'Imputato è stato condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti alla pena di sei anni di reclusione e trentamila euro di multa, a causa del possesso di oltre sessanta grammi di cocaina e quasi cinquantanove grammi di eroina. L'Uomo ha presentato ricorso per cassazione chiedendo il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su motivi generici e ripetitivi, confermando la decisione dei giudici territoriali che avevano escluso la fattispecie attenuata data la notevole quantità e la tipologia delle droghe sequestrate. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la reiterazione non esclude la tenuità
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da più imputati condannati per traffico e cessione di sostanze stupefacenti. Uno dei ricorrenti ha contestato il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità, negato dai giudici di merito a causa della continuità dell'attività illecita e della presenza di tre fornitori. La Suprema Corte ha accolto questo ricorso, stabilendo che la natura abituale dello spaccio e la pluralità di canali non escludono automaticamente l'ipotesi attenuata quando i quantitativi ceduti restano minimi, nell'ordine di cinque o dieci grammi. I giudici hanno invece rigettato o dichiarato inammissibili le altre impugnazioni, confermando le valutazioni sul divieto di doppio giudizio e sul diniego delle attenuanti generiche. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio limitatamente alla posizione del ricorrente che chiedeva la riqualificazione del reato.
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Spaccio di lieve entità: la continuità esclude il reato minore
L'Imputato ha impugnato la sentenza di condanna per reati di stupefacenti, lamentando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità. I giudici di merito hanno escluso l'ipotesi attenuata a causa del numero rilevante di clienti, della continuità delle cessioni e della gestione professionale dell'attività illecita. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento e ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che la presenza di una clientela vasta e di una routine di spaccio organizzata impedisce la riqualificazione favorevole del fatto. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità negato: conta il contesto
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per narcotraffico. I difensori hanno contestato la mancata concessione dell'ipotesi di spaccio di lieve entità, la valutazione delle intercettazioni telefoniche e la determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. I giudici hanno confermato che i quantitativi non modici e la copertura fornita da un agente corrotto escludono la minima offensività del fatto. I dialoghi intercettati hanno provato in modo inequivoco l'occultamento della droga. La Cassazione ha condannato i due ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: Cassazione respinge il ricorso
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza d'appello, lamentando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità previsto dal testo unico sugli stupefacenti. I giudici supremi hanno rilevato che la difesa non aveva sollevato questa specifica questione durante il processo di secondo grado. La richiesta risultava inoltre generica e incompatibile con la presenza di una specifica circostanza aggravante già accertata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Di conseguenza, l'Imputata ha perso il ricorso e ha subito la condanna al pagamento delle spese di giudizio, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione conferma la pena
La vicenda riguarda un individuo condannato per la detenzione e lo spaccio di lieve entità di 0,4 grammi di cocaina. A seguito di una modifica legislativa più favorevole, la Corte di Appello ha ridotto la sanzione a dieci mesi di reclusione e duemila euro di multa. L'imputato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che i giudici avessero fissato la pena base sopra il minimo edittale senza adeguata motivazione, violando il divieto di peggioramento della pena. I giudici supremi hanno respinto la tesi e dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il giudice di merito gode di piena autonomia nella quantificazione sanzionatoria, purché la pena finale rimanga sotto la media edittale e non superi la sanzione originaria, confermando così la condanna e imponendo il pagamento delle spese.
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Dalla lieve entità al traffico: la condanna definitiva per droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e due mesi di reclusione per un imputato trovato in possesso di 200 grammi di marijuana e oltre 25 grammi di cocaina, oltre a strumenti per la pesatura e il taglio. La difesa chiedeva la riqualificazione della condotta nell'ipotesi di spaccio di lieve entità. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso: la presenza di bilancini, materiale da confezionamento, l'elevata purezza della cocaina e il quantitativo complessivo dimostrano una professionalità organizzata incompatibile con la minima offensività. L'imputato perde definitivamente il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese legali e di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: niente attenuante con guadagni continui
Un uomo viene condannato per cessione ripetuta di sostanze stupefacenti, reato riqualificato come spaccio di lieve entità. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la presunta inattendibilità delle dichiarazioni rese dall'acquirente e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del lucro di speciale tenuità. La Suprema Corte rigetta il ricorso confermando la condanna. I giudici evidenziano che le dichiarazioni dell'acquirente trovano riscontro nelle osservazioni delle forze dell'ordine e nelle analisi tossicologiche. Inoltre, la Corte precisa che il riconoscimento dello spaccio di lieve entità non comporta in modo automatico l'attenuante per il guadagno di speciale tenuità. Trattandosi di circa trenta episodi di cessione, il guadagno complessivo perseguito dallo spacciatore non risulta marginale o di speciale tenuità.
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Spaccio di lieve entità: ricorso inammissibile e recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di spaccio di lieve entità in concorso. La Polizia Giudiziaria aveva osservato direttamente la cessione di una dose di sostanza stupefacente, sequestrando poi ulteriore droga e contanti. L'imputato ha contestato la ricostruzione dei fatti e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove in sede di Cassazione quando l'accertamento di merito è privo di difetti logici. La Corte ha inoltre confermato la recidiva, giustificata da precedenti condanne recenti e gravi. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità negato: 1301 dosi escludono il beneficio
L'imputato è stato condannato per la detenzione illecita di 225 grammi di cocaina e circa 490 grammi di sostanza da taglio. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione sollecitando il riconoscimento dell'ipotesi di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che dalla droga sequestrata si potevano ricavare 1301 dosi medie singole, che 50 bustine erano già pronte per lo spaccio e che il soggetto operava come gestore autonomo di un commercio redditizio con guadagni stimati in 12.000 euro. Tale organizzazione esclude la lieve entità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità dopo che le forze dell'ordine hanno assistito direttamente alla cessione di sostanze stupefacenti. L'acquirente ha inoltre dichiarato di aver comprato droga dalla stessa persona anche il giorno precedente. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la motivazione dei giudici di merito e citando principi generali sulla prova indiziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di specificità. La difesa non ha infatti criticato in modo concreto le testimonianze e l'osservazione diretta degli agenti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto all'Imputato il pagamento delle spese processuali e il versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la cocaina pura nega lo sconto
Due imputati sono stati condannati per detenzione e spaccio di cocaina. La polizia ha sequestrato oltre 42 grammi di sostanza con un principio attivo purissimo (tra il 74% e il 77%), già suddivisa in 55 dosi ma ulteriormente tagliabile fino a 191 dosi commerciali. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo la minima offensività della condotta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'elevata purezza e il quantitativo della droga indicano un collegamento stabile con canali di rifornimento di alto livello. Questo scenario esclude l'applicazione della circostanza attenuante, richiedendo una valutazione globale e non parcellizzata di tutti gli indici di reato.
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Spaccio di lieve entità: 514 dosi escludono lo sconto di pena
Il ricorrente è stato condannato per detenzione e trasporto di sostanze stupefacenti da Sassari a Olbia. La polizia ha sequestrato un quantitativo di droga equivalente a ben 514 dosi medie singole. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità, la concessione delle attenuanti generiche e il riconoscimento del reato continuato con una precedente condanna per cocaina risalente a due anni prima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'elevato numero di dosi e i collegamenti con ambienti criminali escludono lo spaccio di lieve entità. Inoltre, il distacco temporale di due anni e le diverse modalità escludono un unico disegno criminoso originario. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: l’organizzazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di diversi imputati per traffico di stupefacenti, respingendo la richiesta di riqualificare i fatti come spaccio di lieve entità. Le indagini, supportate da videoregistrazioni e servizi di controllo, avevano svelato una complessa organizzazione di piazze di spaccio a Palermo, caratterizzata da una precisa divisione dei ruoli tra vedette, pali e spacciatori. La Suprema Corte ha chiarito che la sistematicità, la continuità delle cessioni e la struttura organizzata escludono l'applicazione della fattispecie attenuata, anche in presenza di dosi singolarmente modeste. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: lanciare la droga non evita la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano sorpreso il soggetto mentre cedeva cocaina a un acquirente e lanciava altre dosi dal finestrino dell'auto. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una scorretta valutazione delle prove e la violazione della regola del ragionevole dubbio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la ricostruzione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando insistere costa caro
Un cittadino, condannato in appello per reati sugli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le stesse contestazioni già ampiamente esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: il quaderno dei clienti nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di droga a carico di un uomo trovato in possesso di circa nove grammi di cocaina suddivisi in dosi. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, evidenziando la modesta quantità di stupefacente e l'assenza di legami stabili con la criminalità organizzata. Tuttavia, i giudici hanno respinto la richiesta a causa del ritrovamento, presso l'abitazione dell'imputato, di un quaderno contenente la contabilità dell'attività illecita, con nomi di clienti e somme di denaro. Questo elemento dimostra una gestione organizzata e continuativa dello spaccio, che esclude l'applicazione della circostanza attenuante. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità negato: troppe dosi di shaboo e contanti
Il caso riguarda un uomo fermato con 21,70 grammi di shaboo, suddivisi in nove involucri pronti per lo spaccio, equivalenti a circa 174 dosi, oltre a una somma di denaro. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo che il reato venisse riqualificato come spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo spaccio di lieve entità non può essere riconosciuto quando la quantità della sostanza stupefacente e il denaro rinvenuto escludono una minima offensività della condotta. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: l’organizzazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di stupefacenti. I ricorrenti chiedevano la riqualificazione del fatto nella fattispecie di spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'attenuante. I giudici hanno valorizzato l'organizzazione dell'attività illecita, svolta in pieno giorno con una precisa suddivisione dei ruoli all'interno di una nota piazza di spaccio. Tali elementi, uniti alla reiterazione della condotta e alla notevole capacità diffusiva sul territorio, impediscono di considerare il fatto come di minore gravità. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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