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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità escluso se l’attività è professionale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti. La difesa contestava la mancata riqualificazione del fatto nella meno grave ipotesi di spaccio di lieve entità e lamentava l'applicazione della recidiva. I giudici hanno chiarito che il beneficio della lieve entità impone una valutazione complessiva di mezzi, modalità dell'azione, purezza e quantità della sostanza. La presenza di indici di professionalità nell'attività illecita esclude la minima offensività della condotta. Inoltre, la censura sulla recidiva è risultata infondata poiché il primo giudice l'aveva già disapplicata. L'imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese legali e al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso inammissibile e pena confermata
I giudici di merito hanno condannato un imputato a un anno, un mese e dieci giorni di reclusione per spaccio di lieve entità, avendo detenuto cinque grammi di crack e ceduto una dose da 0,40 grammi. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione chiedendo la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità e contestando la severità della condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La difesa non aveva richiesto la sanzione sostitutiva durante il giudizio di appello, rendendo preclusa la domanda. I giudici hanno inoltre confermato la congruità della pena a causa della recidiva e dell'organizzazione dell'attività illecita. L'imputato deve scontare la condanna e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità e carcere: la droga minima non basta
I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo sorpreso a cedere una modica dose di cocaina, pari a 0,80 grammi. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto nella sua abitazione oltre 8.600 euro in contanti, privi di giustificazione reddituale. La difesa ha invocato lo spaccio di lieve entità basandosi esclusivamente sul ridotto peso della dose ceduta, richiedendo in subordine gli arresti domiciliari anche presso terzi. La Suprema Corte ha respinto la tesi: la valutazione della lieve entità richiede un esame complessivo dei fatti e non un mero calcolo quantitativo. Il possesso dell'ingente somma ingiustificata e l'uso dell'abitazione come base logistica provano un'attività strutturata e continuativa. I giudici hanno escluso i domiciliari per l'alto rischio di reiterazione, confermando la massima misura carceraria.
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Spaccio di lieve entità negato: confermata condanna a quattro anni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti a carico de L'Imputato. La difesa contestava la mancata qualificazione del reato come spaccio di lieve entità e l'applicazione della recidiva, sostenendo l'esistenza di un unico precedente penale. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso poiché le censure risultavano generiche e miravano a una rivalutazione dei fatti già motivati nei gradi precedenti. La consistente quantità di droga, il contesto operativo, l'organizzazione tra complici e i precedenti penali del soggetto escludono il reato minore e giustificano la pena ordinaria.
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Spaccio di lieve entità: professionalità ed esclusioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti del tipo hashish. La difesa contestava il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità e il diniego della prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti. I giudici di legittimità hanno ribadito che la minore gravità del fatto richiede una valutazione complessiva di mezzi, modalità dell'azione, grado di purezza e quantità della droga. Nel caso esaminato, i giudici di merito hanno accertato una spiccata professionalità nell'attività illecita. Tale elemento esclude in radice la minima offensività della condotta. Il ricorrente deve quindi scontare la pena confermata e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità e 800 dosi: la Cassazione nega lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione illecita di cocaina, eroina e hashish, chiedendo il riconoscimento dello spaccio di lieve entità e l'esclusione dell'aumento per recidiva. I giudici di merito hanno accertato il possesso di quantitativi equivalenti a oltre ottocento dosi di cocaina, materiale per il confezionamento, appunti contabili e denaro contante ingiustificato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha ribadito che la ricostruzione dei fatti spetta al giudice di merito quando la motivazione è logica e completa. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a dieci mesi di reclusione e 1.330 euro di multa inflitta a un imputato per il reato di spaccio di lieve entità. L'uomo aveva proposto ricorso lamentando un presunto travisamento delle prove e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha ribadito che non può sostituirsi ai giudici di merito per reinterpretare gli elementi di fatto o modificare il valore dato alle prove. La sentenza d'appello conteneva una motivazione logica, coerente ed esaustiva sia sulla responsabilità penale sia sul diniego dei benefici. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e un'ammenda di 3.000 euro.
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Spaccio di lieve entità: pesa l’allestimento del locale
Un imputato ha presentato ricorso per contestare la condanna e ottenere il riconoscimento del reato come spaccio di lieve entità ai sensi dell'art. 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti. I giudici di merito avevano respinto la richiesta a causa della presenza di una precisa organizzazione materiale: la vendita di sostanze stupefacenti si svolgeva all'interno di un appartamento specificamente dedicato e attrezzato allo scopo. La Corte di Cassazione ha confermato l'impostazione accusatoria, dichiarando il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. L'esistenza di un'infrastruttura logistica stabile esclude la minima offensività della condotta illecita. L'imputato deve quindi espiare la pena di oltre due anni di reclusione e pagare una pesante multa, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso se la droga garantisce 780 dosi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per plurimi episodi di cessione e detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la qualificazione dei fatti come spaccio di lieve entità e il riconoscimento del reato continuato. I giudici hanno respinto le richieste. L'ingente quantitativo di droga sequestrata, pari a ben 780 dosi singole, esclude categoricamente la particolare tenuità del fatto. Inoltre, la Suprema Corte ha negato la continuazione tra le varie condotte illecite commesse nell'arco di cinque anni. La reiterazione prolungata delle vendite a clienti differenti dimostra una scelta di vita stabile per procurarsi un reddito e non un unico disegno delinquenziale iniziale. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione alla cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la droga pesante nega lo sconto di pena
L'Imputato, condannato per il reato di spaccio di lieve entità per aver ceduto e detenuto droga pesante, ricorreva per Cassazione lamentando la mancata concessione dell'ulteriore attenuante del lucro o danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante comune è astrattamente compatibile con la fattispecie di minore gravità, ma richiede la sussistenza congiunta della speciale tenuità sia del guadagno economico sia del pericolo per la salute pubblica. La detenzione di ulteriore sostanza stupefacente e la natura pesante della droga escludono un'offesa minima, confermando la pena e disponendo il pagamento delle spese.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato per il reato di spaccio di lieve entità. Le autorità avevano rinvenuto sostanze illecite e materiale per il confezionamento durante una perquisizione domiciliare. Il ricorrente ha contestato la decisione dei giudici di merito sollevando generiche censure sulla motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della totale genericità delle contestazioni difensive. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: Cassazione conferma la condanna
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contro la condanna per spaccio di lieve entità. La difesa contesta l'identificazione telefonica, lamenta l'assenza di sequestri diretti e richiede l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, oltre alle attenuanti generiche. I giudici di merito hanno tuttavia fondato la responsabilità su intercettazioni riscontrate da pedinamenti, testimonianze e sequestri presso i fornitori. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito, mentre la pluralità delle cessioni e la mancata partecipazione al processo escludono benefici di pena e attenuanti.
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Spaccio di lieve entità: l’organizzazione nega l’attenuante
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata concessione dell'ipotesi di spaccio di lieve entità a seguito del sequestro di cocaina. I giudici hanno accertato una struttura organizzata caratterizzata dall'uso di due automobili, un appartamento adibito al confezionamento delle dosi e il possesso di un'ingente somma di denaro contante. La Corte di Cassazione ha confermato la gravità della condotta e ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che la presenza di una logistica articolata impedisce la riqualificazione del reato nella fattispecie minore.
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Spaccio di lieve entità: continuità e volumi escludono sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di un imputato, respingendo la richiesta di derubricazione nel reato di spaccio di lieve entità. La difesa sosteneva il ruolo marginale del soggetto, privo di legami con la criminalità organizzata e rivolto a pochi acquirenti abituali. Tuttavia, i giudici hanno evidenziato la vendita continuativa di oltre 2700 dosi di cocaina e crack nell'arco di quattro anni, con guadagni stimati in almeno 60.000 euro. Tale continuità temporale e l'efficienza logistica dimostrano una solida capacità organizzativa, incompatibile con la minima offensività richiesta dalla fattispecie attenuata.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione esclude il beneficio
Tre imputati hanno presentato ricorso per contestare la condanna per cessione continuata di cocaina. I ricorrenti chiedevano l'applicazione della fattispecie di spaccio di lieve entità e contestavano l'applicazione congiunta della recidiva e del reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'organizzazione sistematica delle vendite, la presenza di clienti abituali, la fornitura costante protratta per anni e i guadagni non trascurabili impediscono la qualificazione del fatto come fatto tenue. Inoltre, la Corte ha ribadito la piena compatibilità tra la disciplina della continuazione e l'aumento di pena per la recidiva, confermando le condanne e disponendo il pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per ciascun ricorrente.
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Spaccio di lieve entità escluso tra droga, attrezzi e contanti
L'Imputato deteneva per la vendita circa novanta grammi di cocaina e oltre centottantasette grammi di marijuana. I giudici di merito hanno condannato il soggetto per detenzione illecita non attenuata. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione richiedendo la riqualificazione della condotta in spaccio di lieve entità. Il ricorrente ha sostenuto la presenza di un'organizzazione rudimentale e di cessioni minime. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Gli ermellini hanno evidenziato che la notevole quantità di stupefacente, il possesso di strumenti per il confezionamento e l'assenza di un'attività lavorativa lecita escludono la fattispecie attenuata. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge l’uso personale
I Carabinieri hanno sorpreso l'Imputato mentre cedeva tre grammi di cocaina all'Acquirente all'interno di un'auto. L'Imputato ha sostenuto la tesi del consumo personale e l'assenza di prove certe oltre ogni ragionevole dubbio. La Corte di Appello ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità, evidenziando le contraddizioni difensive e la flagranza della cessione. L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione probatoria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo corretta e logica la motivazione dei giudici territoriali e vietando una nuova valutazione dei fatti.
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Spaccio di lieve entità: quantità e contanti negano la riduzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un uomo per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, respingendo la richiesta difensiva di qualificare il reato come spaccio di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nell'abitazione dell'imputato circa 35 grammi di eroina (pari a 194 dosi) e oltre 20 grammi di cocaina (pari a 102 dosi), insieme a un bilancino di precisione, strumenti per il confezionamento e 1.040 euro in contanti nascosti. I giudici hanno escluso la minore gravità del fatto e l'attenuante del danno di speciale tenuità, evidenziando il numero elevato di dosi, la pronta commerciabilità della droga e la disponibilità di strumenti professionali per il taglio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile con condanna alle spese.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione frena la difesa
L'Imputato ha impugnato la condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti chiedendo il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La difesa ha sostenuto che i giudici avessero considerato solo il peso complessivo della droga senza valutare l'intera condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la detenzione di oltre ottanta dosi suddivise in diverse sostanze, la presenza di vedette di controllo e il contesto criminale escludono la lieve offensività del fatto. L'attività presentava carattere sistematico e organizzato. La recidiva specifica reiterata ha inoltre impedito la prevalenza delle attenuanti generiche. Il ricorrente deve sostenere le spese legali e pagare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso per la varietà della droga
L'Imputato ha subito una condanna per molteplici cessioni e detenzioni di stupefacenti, in particolare cocaina e hashish. La difesa ha presentato ricorso per cassazione chiedendo di qualificare i fatti come spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il quantitativo, la gestione simultanea di droghe diverse e la continuità dello smercio escludono la minima offensività della condotta. Il ricorrente deve versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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