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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: la decisione della Cassazione
L'Imputato viene condannato dai giudici di merito per il reato di spaccio di lieve entità dopo essere stato notato dalla polizia mentre scambiava piccoli oggetti in auto in cambio di denaro. La difesa propone ricorso in Cassazione lamentando l'errata ricostruzione dei fatti, la mancata concessione dell'attenuante per il danno di speciale tenuità e il rifiuto di sostituire la pena con il lavoro di pubblica utilità. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il motivo sulla ricostruzione dei fatti, poiché spetta solo ai giudici di merito valutare le prove. Tuttavia, la Corte accoglie il ricorso sui restanti punti: rileva una chiara contraddizione nell'escludere le attenuanti e censura la mancanza di motivazione sul lavoro di pubblica utilità. La sentenza viene annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Spaccio di lieve entità: poche dosi ma maxi traffico
Un uomo è stato fermato con modiche dosi di eroina e un telefono cellulare. Le indagini successive hanno svelato una costante attività di cessione a più acquirenti per un totale di circa 256 grammi di droga distribuiti nel tempo. Il Tribunale del riesame ha negato la configurabilità dell'ipotesi di spaccio di lieve entità, mantenendo la misura cautelare. L'indagato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo la modesta entità dei singoli episodi e l'assenza di un'organizzazione strutturata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la cessione continuativa, la disponibilità di scorte e il quantitativo complessivo escludono la minima offensività del fatto.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di spaccio di lieve entità commesso in concorso. La difesa contestava la sussistenza degli elementi del reato, la destinazione della sostanza stupefacente sequestrata e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno rilevato la genericità delle censure sollevate, le quali riproponevano argomenti di merito già analizzati dai giudici territoriali senza evidenziare vizi logici effettivi. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso il ricorso, con condanna al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro ciascuno alla cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso per 110 grammi di eroina
Un corriere trasportava 110 grammi di eroina, pari a circa 494 dosi singole, tra due diverse città per conto di terzi. L'imputato chiedeva di derubricare il fatto nella fattispecie di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato che il quantitativo rilevante della droga e il ruolo attivo di collegamento tra piazze di spaccio dimostrano legami non occasionali con ambienti criminali. Queste circostanze escludono categoricamente la minore gravità del fatto.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
L'Imputato, condannato per detenzione di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale, ha impugnato la decisione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità e lamentando un calcolo eccessivo della sanzione inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ipotesi attenuata richiede una valutazione globale di mezzi, modalità e sostanze: l'organizzazione professionale della condotta esclude in radice la minima offensività del fatto. Inoltre, la quantificazione della pena fissata vicino al minimo edittale non necessita di motivazioni minuziose da parte dei giudici di merito. L'Imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al rimborso delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: l’organizzazione esclude lo sconto
Tre imputati hanno presentato ricorso per cassazione contro la condanna per reati legati agli stupefacenti. Il primo ricorrente contestava la responsabilità penale nonostante avesse precedentemente rinunciato a tali motivi. Il secondo censurava in modo generico il mancato riconoscimento delle attenuanti e il calcolo della pena. Il terzo richiedeva la riqualificazione del fatto in spaccio di lieve entità invece dell'ipotesi più grave. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i ricorsi inammissibili. I giudici hanno confermato che la rinuncia ai motivi rende definitiva la decisione su quei punti, che le doglianze generiche non superano il vaglio di legittimità e che l'organizzazione strutturata e l'impiego di terze persone escludono lo spaccio di lieve entità. Ciascun ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte d'Appello aveva ridotto la pena inflitta all'imputato per il reato di spaccio di lieve entità, valorizzando il suo comportamento collaborativo pur confermando la gravità del fatto per il sequestro della sostanza stupefacente. L'interessato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e la misura della sanzione applicata. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione perché i motivi proposti risultavano del tutto generici e privi di un reale confronto con le dettagliate motivazioni del provvedimento impugnato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso respinto e condanna definitiva
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per spaccio di lieve entità in concorso tra loro. Entrambi hanno contestato la valutazione delle prove e la motivazione della sentenza di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. I giudici supremi hanno accertato che la sentenza d'appello possedeva una motivazione perfettamente lineare, logica e coerente sia sugli elementi del reato sia sulla cooperazione tra i colpevoli. Le doglianze difensive risultavano generiche e meramente ripetitive rispetto agli elementi già vagliati. Di conseguenza, i giudici hanno confermato in via definitiva la condanna penale e hanno sanzionato ciascun ricorrente con il pagamento delle spese del processo e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità negato: peso e trasporto confermano reato
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. La difesa contestava la mancata riqualificazione del reato di cessione di stupefacenti nella fattispecie di spaccio di lieve entità. I giudici di merito avevano accertato un ingente quantitativo di droga e il trasporto della sostanza fuori città. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che il quantitativo rilevante e il trasporto extraurbano dimostrano l'inserimento dell'autore nei circuiti criminali, escludendo la fattispecie attenuata. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità e cessioni seriali: stop ai benefici
L'Imputato gestiva una rete continuativa di rifornimento e vendita di cocaina ed eroina tramite utenze dedicate e contatti con fornitori stabili. La difesa ha chiesto di qualificare i fatti come spaccio di lieve entità, sostenendo il modesto peso delle singole cessioni e la mancata prova di una struttura complessa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il frazionamento artificiale degli acquisti non trasforma un'attività strutturata in un reato minore. La pluralità degli episodi, la frequenza quotidiana dei traffici e l'inserimento stabile nel mercato della droga escludono la minima offensività richiesta dalla legge, rendendo legittima la pena più severa.
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Spaccio di lieve entità: inammissibile il ricorso sul merito
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati in materia di stupefacenti. La difesa lamentava la mancata qualificazione dei fatti nella fattispecie di spaccio di lieve entità e contestava la ricostruzione della responsabilità penale. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso perché i motivi sollevati riproponevano censure di merito già respinte dalla Corte di Appello con motivazione logica e corretta. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità escluso se la rete è organizzata
Due imputati hanno proposto ricorso per contestare la mancata applicazione dell'ipotesi di spaccio di lieve entità per il commercio continuato di hashish. La difesa ha sostenuto la modesta entità dei singoli passaggi di droga e ha lamentato una disparità rispetto ad altri coimputati prosciolti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. I giudici hanno chiarito che l'organizzazione strutturata, la divisione dei compiti e la continuità delle vendite escludono la lieve entità, a prescindere dal quantitativo sequestrato nelle singole cessioni. I coimputati avevano ottenuto il proscioglimento unicamente per prescrizione, non applicabile ai ricorrenti a causa della recidiva.
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Spaccio di lieve entità: condanna ferma anche al primo giorno
Le forze dell'ordine hanno fermato L'Imputato con 7,5 grammi di cocaina ad elevata purezza. L'Imputato ha ammesso di aver accettato di vendere la droga per conto di terzi dietro compenso di 80 euro al giorno. La difesa ha sostenuto che la sostanza fosse destinata all'uso personale e che l'attività non fosse ancora iniziata. I giudici hanno escluso l'uso personale ma hanno riconosciuto il reato di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Imputato. I giudici di legittimità hanno confermato la pena superiore al minimo edittale. L'accordo per un compenso giornaliero dimostra infatti una condotta professionale inserita in contesti criminali. L'Imputato deve quindi pagare le spese processuali e la multa inflitta.
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Spaccio di lieve entità o uso personale: la Cassazione decide
L'Imputato ha impugnato la sentenza di condanna per il reato di spaccio di lieve entità avente ad oggetto un quantitativo di hashish. La difesa ha sostenuto la destinazione dello stupefacente all'esclusivo uso personale, sollecitando in subordine l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di merito hanno tuttavia desunto la finalità di cessione dalle concrete modalità del fatto e dalla presenza di materiale idoneo al confezionamento delle dosi. Inoltre, i precedenti penali specifici hanno dimostrato l'abitualità della condotta delittuosa e la pericolosità sociale del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando integralmente la condanna e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: dose da 30 euro e condanna confermata
L'Imputato ha ricevuto una condanna per spaccio di lieve entità dopo la vendita di una dose di eroina per trenta euro. Gli inquirenti hanno confermato la cessione tramite le dichiarazioni dell'acquirente e i messaggi salvati sul telefono cellulare del venditore. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando la credibilità del compratore e chiedendo lo sconto di pena per il lucro minimo ottenuto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi riproponevano argomenti già valutati e non evidenziavano errori di legge sul valore della cessione. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: vendere ai giovani esclude lo sconto
L'Imputato è stato condannato per lo spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti, nello specifico per la cessione e la detenzione di marijuana. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del danno di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo spaccio di lieve entità non comporta in automatico la non punibilità: le cessioni ripetute a soggetti molto giovani dimostrano un pericolo concreto per la salute pubblica. Inoltre, le trenta dosi ricavabili dalla sostanza sequestrata e il contante in possesso dell'Imputato escludono la speciale tenuità dell'aspetto economico. L'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: condanna per 42 dosi negli slip
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un imputato sorpreso in strada con quarantadue dosi di cocaina nascoste negli slip. L'uomo ha provato a sostenere la tesi dell'uso personale della sostanza. I giudici hanno respinto la linea difensiva. Il frazionamento della droga in numerose dosi pronte alla vendita dimostra la destinazione a terzi. Inoltre, le condizioni economiche dell'imputato non giustificano l'acquisto di un quantitativo così elevato come scorta personale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, escludendo anche la concessione delle attenuanti generiche a causa della condotta poco collaborativa tenuta dall'uomo durante il controllo di polizia.
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Spaccio di lieve entità o uso di gruppo: ricorso respinto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione e cessione di quattro dosi di marijuana. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'ipotesi dell'uso di gruppo e lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e generico. I giudici hanno confermato la configurabilità del reato di spaccio di lieve entità, rilevando la totale assenza di prove a supporto del consumo condiviso e valorizzando i precedenti specifici dell'imputato. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità e confessione: no al taglio di pena
L'Imputato è stato condannato per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità e il diniego delle attenuanti generiche. L'Imputato sosteneva di aver reso un'ampia confessione e di aver agito in via del tutto occasionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attività non era occasionale né di minima importanza, vista la pluralità di cessioni a diversi clienti in un breve arco temporale con un'organizzazione continuativa. Inoltre, la confessione è stata ritenuta una mera scelta tattica per ottenere benefici processuali e non un reale pentimento. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico dell'Imputato, accusato di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. I giudici hanno respinto l'impugnazione perché l'atto chiedeva un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità. Le testimonianze e il riconoscimento fotografico eseguiti dagli acquirenti provano in modo solido e coerente la responsabilità penale. Inoltre, la Suprema Corte ha convalidato l'applicazione della recidiva a causa dei numerosi precedenti penali e della manifesta pericolosità sociale dell'autore del reato, condannandolo anche al pagamento delle spese.
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